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AMARE GLI ALTRI

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini Novembre 4, 2011

Cronache di povere amanti

Nel milanese una giovane medica dell’ospedale San Raffaele, Valeria Orlandi, 28 anni, ha ucciso la moglie del suo ex-amante -anche lui medico, 61enne-, Patrizia Reguzzelli, 58 anni casalinga. La ragazza e l’uomo, Marzio Brigatti, avevano avuto una storia per quasi due anni, e avevano vissuto insieme per un po’. Poi lui aveva deciso di tornare dalla moglie, che aveva maternamente perdonato. Pare che le due donne si parlassero al telefono, che la ragazza non si desse pace, torturando la rivale ma  anche aggrappandosi a lei, dicendole che quell’amore non era affatto finito, forse implorandola di levarsi di mezzo. E la moglie, che aveva una figlia più o meno di quell’età, costretta a essere materna anche con la sua antagonista, in quel complesso gioco di specchi -desiderio di distruzione, identificazione, lampi di amore e di compassione reciproca, solidarietà, maternage e affiliazione- che si crea tra due donne che si contendono lo stesso uomo.

L’altro giorno le due donne si incontrano in un parcheggio alla periferia di Pioltello. L’uomo sa dell’incontro, incoraggia la moglie al chiarimento definitivo, le chiede questo plus di amore e di aiuto. Ma la discussione si accende, l’odio monta e travolge tutto, la ragazza chiude gli occhi e sgozza la donna con un coltello che aveva portato con sé. Poi scrive un sms a lui: “E’ successa una cosa grave”. E va a lavorare, cercando invano di nascondere le macchie di sangue.

Questa storia è infinitamente triste. Parla di una ragazza disperata, resa folle dall’incapace di accettare l’abbandono. Di una donna inchiodata al ruolo di madre responsabile di tutti, della figlia, del marito, dell’amante del marito, costretta a perdonare, a comprendere, a cercare le mediazioni, e infine a morire. Di un uomo classicamente infantilizzato, che dopo averla fatta piuttosto grossa, provocando sofferenze, non riesce a sbrogliare la matassa da solo.

Pietà per tutti. Per la vittima, per quest’uomo debole, e per quella ragazza assassina. La condizione dell’amante è tragica. Non l’auguro a nessuna.

 

AMARE GLI ALTRI, Corpo-anima Ottobre 20, 2011

Chiedo scusa

Chiedo scusa, ma il coraggio non l’ho trovato.

Ho visto come molti di voi l’atroce filmato di quella bimba cinese ripetutamente falciata da ruote di camion, il piccolo corpo maciullato e abbandonato come uno straccetto insanguinato in mezzo alla strada, nell’indifferenza di pedoni e ciclisti, e dopo una decina di minuti trascinato sul bordo della strada con un gesto pietoso e senza sentimenti apparenti, e le urla della madre, e tutto il resto. La bambina è clinicamente morta, si è visto da subito che non c’era speranza.

Avrei voluto chiedere che cosa è successo a quella gente, incapace del minimo dell’umanità, che cosa l’ha ridotta in quel modo, a ignorare il valore della vita, a perdere il senso minimo e istintivo di protezione nei confronti di una creatura piccola, se è capitato qualcosa che ha pietrificato il loro cuore. Avrei dovuto farmi la domanda scorrettissima e autodifensiva: sono i cinesi a essere così, o solo i cinesi di quella provincia, o quelli che lavorano in quel mercato, per una maledizione divina? oppure sarebbe potuto capitare anche da noi?

Stavolta non ce l’ho fatta, sono rimasta pietrificata, ci penso di continuo. Il male esiste.

Non riesco nemmeno a illustrarlo, questo post.

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica, Senza categoria, TEMPI MODERNI Ottobre 18, 2011

Narcisi, str…i ed esteti della violenza

Ho conosciuto da ragazzina la stagione del preterrorismo, delle piazze violente, dei servizi d’ordine. I black bloc, a cui io toglierei questo nome nobilitante e gasante per chiamarli più propriamente narcisi, imbecilli, irresponsabili o peggio, sono proprio un’altra cosa. Non fanno parte del movimento, come ne facevano parte quei servizi d’ordine, ma sono un corpo estraneo e parassita. Vivono totalmente nell’impero mediatico: quello che desiderano sono solo i riflettori e le telecamere tutti per sé, e fatalmente li conquistano. Non hanno strategia, vogliono solo dare sfogo alla loro ansia di protagonismo violento. Verosimilmente sono infiltrati, e comunque le loro azioni si prestano magnificamente a chi chiede leggi repressive e stati di polizia. E nella situazione sociale ed economica  in cui ci troviamo, lo stato di polizia sarebbe dare fuoco alle polveri.

In breve, sono esteti della violenza, fascistoidi, marinettiani da quattro soldi, e non hanno alcuna legittimazione politica. Le nuove generazioni le abbiamo viste politicamente al lavoro in occasione dell’ultima tornata elettorale amministrativa. Scrivendo di loro, dopo averli conosciuti, ne parlavo così:

“I giovani hanno anche lavorato sodo per la vittoria del centrosinistra. Come per Zedda a Cagliari e per De Magistris a Napoli, anche per lo staff di Pisapia si è trattato di un contributo decisivo. Hanno lavorato gratis, portando in dote tutto il loro know how di nativi digitali –senza la rete questa svolta sarebbe stata impensabile-, la loro velocità, i flash mob, la naturalezza nel fare squadra: l’individuo per loro non esiste, la rete non è solo il medium, è il messaggio. L’altro pezzo della dote è stato la non-violenza, il non-odio. Questa dei figli dei baby boomer è una generazione innocente e quieta, che ha avuto la fortuna di non conoscere il male. L’etica e l’estetica resistenziale, che hanno nutrito l’immaginario militante della nostra generazione, si è esaurito. Noi occhiuti, sempre all’erta, alla ricerca di nemici, e questi che non lottano neanche contro i loro genitori. Non capivamo che cosa fossero, e qui si è visto: post-antagonismo, non-violenza, non-individualismo e rete, è questo a comporre la cifra. Oltre a un forte europeismo. Risposte virali e interstiziali, il nuovo che prende forma in micro-pratiche quotidiane, infinitesime, reticolari, subliminali. Un linguaggio più femminile che maschile”. 

Ditemi voi che cosa c’entra quel manipolo di str…i con questa magnifica generazione.

AMARE GLI ALTRI, ambiente, Donne e Uomini, economics, Politica Settembre 28, 2011

Il Paese del Wellness

Non sono Mario Monti, o Prodi, non sono Mario Draghi e nemmeno Rosy Bindi. Sono niente di niente, solo una donna che si dà la libertà di pensare e di comunicare quello che ha pensato, e a cui interessa più la nostra casa comune che la sua propria. E che ha bisogno di capire di che cosa stiamo parlando quando parliamo di economia, che cosa si intende per crescita, ad esempio, e per sviluppo. Una che, come quasi tutti -salvo quei pochi che della confusione si giovano e speculano, facendo ballare il resto del mondo-, vorrebbe sapere da che parte spingere per andare incontro al meglio, per noi e soprattutto per i nostri ragazzi.

E allora quando penso al nostro paese, penso due cose: che ce la faremo, ce l’abbiamo sempre fatta, purché cresca il numero di donne e uomini di buona volontà che impegnino le loro energie e il loro desiderio in questa direzione; e che si deve accettare il nuovo che arriva, nel suo bene e nel suo male, e aprirgli la strada. Mi immagino un paese, è quello in cui vorrei vivere, in cui penso che convenga vivere, e provo a raccontarvelo. Se tu sai quello che vuoi, se lo vedi, se lo pratichi, è come se lo mettessi già al mondo -la mia diletta Mary Daly parlava di “campi morfogenetici” ingenerati dal desiderio-.

Io la vedo così: un paese che ha come risorsa non il petrolio, non l’oro, ma il bene della bellezza in tutte le sue forme. Un piccolo paese a cui la Provvidenza, se ci credete, ha dato il compito di testimoniare il qualis, più che il quantum. E’ questo che ci viene bene, è questo che il resto del mondo viene a cercare qui, senza dubbio: la bellezza naturale e artistica nella sua stupefacente varietà, la capacità di trasformare la materia in bellezza, il piacere, la dolcezza di vita che ne viene.

Di questo potremmo avere il privilegio di vivere. Di bellezza, di wellness. E’ in questa risorsa che dovremmo investire. E’ a questo, in tutte le sue declinazioni, che dovremmo preparare le ragazze e i ragazzi. A valorizzare, a produrre, ad amministrare bellezza in tutte le sue declinazioni. Agevolando in ogni modo l’apprendistato delle nostre belle arti. Favorendo e sostenendo la libera impresa in tutti i settori che hanno a che vedere con questa risorsa, dal turismo alle attività culturali, all’agricoltura, all’enogastronomia, all’artigianato. Creando tutte le infrastrutture necessarie. Finanziando ricerca, anche biomedica, che abbia a che vedere con la sana alimentazione, con il buon vivere (per es. nel settore della medicina preventiva e antiaging).

Insomma, ne ho dette solo alcune e in ordine sparso, per capirci. Volendo, qui ci sarebbe l’embrione di un programma di sviluppo. Ma finché le dico solo io… Sarebbe bello che la politica della rappresentanza -o politica seconda-, con la più ampia convergenza, assumesse se non proprio questa visione, che mi convince molto, quanto meno UNA visione, facendone il goal del lavoro di ricostruzione che ci tocca, come ci toccò dopo la guerra, la stella polare di quel “retto vivere” invocato dalla Chiesa, esortazione a cui tutti dobbiamo corrispondere, a cominciare naturalmente da chi si è assunto le più onerose responsabilità pubbliche e che la retta via l’ha del tutto smarrita.

Temo che per tutto questo servirà un rinnovamento radicale -non parlo solo di alternanza politica, oggi sarebbe troppo poco– una nuova classe di amministratrici e amministratori, capaci di assumere una visione -io la mia modestamente l’ho presentata qui- di renderla chiara a tutti, il che sarebbe già un grande passo, e di agevolare la sua materializzazione.

E credo che Expo 2015, evento sul quale vi invito a porre la massima attenzione, potrebbe costituire il laboratorio del nostro Paese nuovo.

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, esperienze, Politica Settembre 27, 2011

Guardate Milano!

L’altra sera vengo intervistata da una radio romana, e il conduttore fa riferimento alla rivoluzione maghrebina, a quello che succede nel Nordeuropa… “Guardate Milano!“, gli dico. Non riusciamo mai a vedere quello che abbiamo sotto il naso.

Qui si sta facendo la politica nuova. Qui, con enorme fatica, nella penuria ma anche con fiducia, stiamo davvero spingendo tutti insieme. La città resta stra-mobilitata, le occasioni di “partecipazione” -parola che non mi è mai piaciuta molto- si moltiplicano. Ieri sera, a una riunione dell’Agorà del lavoro c’era anche la giovane assessora Cristina Tajani, che aveva offerto la sede per l’iniziativa: “Non siamo noi che diamo a voi” ha precisato. “Sono le istituzioni che chiedono a voi spunti e suggestioni per nuove pratiche politiche”.

E’ questo il segno più grande di cambiamento. Questo sporgersi di chi sta dentro verso “fuori”, verso la città, ad ascoltare, a chiedere, a riconoscerne il primato. Questo mostrarsi bisognosi: gli assessori, il sindaco, e perfino il nuovo arcivescovo Scola (“Sosteniamoci, vi scongiuro“: così ha concluso l’omelia del suo solenne insediamento) che chiedono aiuto, che si mettono in posizione di secondi, di amministratori di una politica prima a cui finalmente si dà il nome di politica, e che fino a pochi mesi fa veniva liquidata come “volontariato” e tenuta ai margini. Quella è invece la politica di cui oggi i rappresentanti eletti si pongono al servizio. E’ un cambio di sguardo radicale. E’ il doppio sguardo, anche qui.

Tra i cittadini il desiderio di fare è talmente grande da non trovare canali sufficienti, e bisognerà inventarseli. Guardate Milano! E’ un laboratorio politico in atto, merita tutta l’attenzione. Perché quello che si sta facendo qui presto si farà nel Paese.

AMARE GLI ALTRI, Corpo-anima, Donne e Uomini, lavoro Settembre 25, 2011

L'ingiustizia più feroce

madonna di giovanni bellini, particolare

Una giovane segretaria. Foto di cuccioli e di bambini appese sulla sua bacheca. Un bambino biondo, bellissimo. Le somiglia un po’.

“E’ il tuo?” le chiedo

“Eh no, magari…”. Le brillano gli occhi. “E’ di una mia amica. Io vorrei, ma come si fa?“

“Quanti anni hai?”

“Trenta”.

“Be’, l’età è giusta… E’ il tuo ragazzo che non vuole?”

“No no, lui vorrebbe. Il fatto è che sono interinale“

“E quindi?”

“Se resto incinta ho diritto alla maternità pagata, ma poi mi lasciano a casa…“

“Sei sicura?”

“Di solito va così”

“Diventi fissa a 40 anni se va bene” interviene la collega “e poi è un casino. I bambini non ti vengono più“

Di tutte le ingiustizie questa è di sicuro la più feroce. Non vedo mai editoriali su questo in prima pagina. Ci siamo abituati al fatto che le cose vanno così, e questo è ancora più feroce. Intanto la natalità, già molto bassa nel nostro paese, è calata ulteriormente.

 

 

AMARE GLI ALTRI, ambiente, Donne e Uomini, economics, Politica Settembre 18, 2011

Penelope a Davos

Se vi è mai capitato di pensare che l’economia è una scienza triste, lontana non solo dalla produzione e dall’allegria del fare, ma dalla vita reale tout court, dai bisogni, dal desiderio umanissimo di felicità; e se dopo averlo pensato vi siete sentiti impotenti al cospetto di questo Superleviatano e delle sue leggi date come immutabili, rassegnati di fronte questo pensiero triste che paradossalmente ci sta rendendo anche più poveri –tutti, tranne pochissimi-, allora il libro di Ina Praetorius, teologa protestante svizzera, “autrice di saggi, casalinga e madre di una figlia” è scritto per voi.

In “Penelope a Davos” (ed. Quaderni di Via Dogana), Praetorius guarda al disordine di fine-patriarcato, alla crisi irreversibile di una civiltà che ha preso forma dal dominio maschile. Il compito elettrizzante che oggi abbiamo, dice, donne e uomini insieme, è quello di costruire un pensiero post-patriarcale. Di trovare parole, immagini, un simbolico che fa nascere il mondo nuovo. Senza lasciarsi scoraggiare: “un ordine che sia stato costruito è logicamente anche modificabile”.

L’economia è l’epicentro del grande disordine, ed è “urgente e indispensabile… restituire alle donne e agli uomini che se ne occupano la libertà di ripensarla in un modo nuovo”. Sentendosi liberi di pensare che “il mercato, quando si costituisce erroneamente quale prima istanza dell’economia, è destinato a fallire, e lo si desume dal fatto che in un’economia di mercato globale migliaia di persone muoiono quotidianamente di fame”. Vale in particolare per un mercato in cui lo scambio avido è ormai solo tra denaro e altro denaro, senza alcun rapporto con i bisogni umani reali.

La soluzione non sta in leggi che vincolino queste transazioni, ma nel fatto di non pensare più al mondo come mercato per ricominciare a vederlo come l’ambiente domestico, la casa, l’oikos –radice del termine economia- di 6 miliardi e mezzo di umani, tutti ugualmente bisognosi e interdipendenti. Si tratta di rimettere le cose al loro posto, tornando a vedere il mercato come istanza secondaria, e  bisogni e relazioni come primari. Anche a costo di sembrare ingenua e naïve, dice Praetorius: “aggettivo che viene dal latino nativus, relativo alla nascita”. Ma è proprio a partire dalla nascita, dalle relazioni, dalla vulnerabilità, da un’idea di libertà che non è indipendenza assoluta ma “partecipare al gioco del mondo con nuove pratiche” (Hannah Arendt), che lei intende ripensare le cose.

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI Settembre 17, 2011

L'uomo più povero del mondo

Leggo oggi sul Corriere: Silvio Berlusconi “Io ho due BAMBINE PICCOLE che è tanto che non vedo…”
Essendo una persona fiduciosa, qui io penso in prima battuta che lui si riferisca alle sue figlie, che stia dicendo a Gianpaolo Tarantini: guarda, stasera non posso proprio, devo vedere le mie ragazze… E invece no.
“… una fa la giornalista in Rai, in Mediaset allo sport, è una napoletana molto simpatica, molto dolce. Un’altra è una bambina di 21 anni brasiliana che mi ha pianto al telefono dicendomi che l’avevo dimenticata e allora la faccio venire…”.

Non posso fare altro che ripostare la lettera che segue, scritta alcuni mesi fa, chiedendomi che cosa provino le figlie di quest’uomo, ricche di tutto ma le più povere del mondo -come sono stata ricca io, avendo avuto un padre tanto dolce e premuroso!- di fronte a tanta miseria morale. E se lui non se lo chieda, e se non provi un’intima e profonda vergogna al loro cospetto per questo stato di bulimia sessuale che lo rende (in)capace di tutto e ricattabile da chiunque, e perché non scatti in lui quel senso paterno che lo preserverebbe dal degrado e dall’insensibilità nei confronti di queste ragazze che gli si concedono con sicuro disgusto in cambio di favori. E mi domando come si comporterebbe se qualcuno facesse alle sue figlie quello che lui fa a queste giovani donne. E se non si senta l’uomo più povero del mondo, povero come le sue figlie, quando le guarda negli occhi.

 

Signor Presidente del Consiglio,

sono abbastanza vecchia da non poter più aspirare a essere selezionata per i suoi party, ma anche abbastanza giovane da poter essere sua figlia (per bontà divina non lo sono). Quelle ragazze sono mie figlie, e lei è il loro nonno. Lei dice di aver diritto a godersi la vita, ma anche quelle ragazze hanno diritto a godersela. Se sua figlia o sua nipote, per godersi la vita, per trovare un posto nel mondo, o per legittima per quanto malriposta ambizione, dovessero danzare e spogliarsi per un vecchio quale lei è, o perfino accomodarsi tra le sue braccia, lei di sicuro ne soffrirebbe molto. Che queste ragazze siano minorenni o maggiorenni è un fatto che riguarda la legge. Ma anche se avessero  25 anni, rimarrebbe aperta una seria questione di coscienza.

Signor Presidente del Consiglio, attualmente lei gode ancora del consenso della maggioranza degli italiani, ma questo non la dispensa dalla più elementare legge morale, che è quella di non fare del male a chi è indifeso, e di non approfittare di chi si trova in una situazione di bisogno. Se quelle ragazze vengono ai suoi party, Presidente, non è perché la trovino attraente, ma solo perché sperano di ricavarne qualche vantaggio. Per qualunque donna giovane e feconda, non si faccia illusioni, il contatto con un uomo vecchio è ripugnante. Senza eccezioni. Lei compreso. Questo può essere molto doloroso per un uomo che provi ancora il desiderio di una donna, contravveleno alla paura della morte che si avvicina. A quanto ci viene raccontato da molta letteratura, da vecchi il desiderio può essere ancora lancinante, e perfino disperato. Ma vi è la possibilità che il dispositivo della coscienza sia più forte, che il desiderio venga sublimato, che l’istinto di proteggere chi è più piccolo, come quelle quasi-bambine, abbia la meglio. Su questa possibilità e su questa speranza basiamo grande parte del patto umano.

Ci sono anche i ragazzi, non solo le ragazze, a cui da molti anni, praticamente da quando sono al mondo, lei offre un modello di relazione tra uomini e donne basato sullo scambio sesso-potere-denaro. I suoi figli e i suoi nipoti, che la osservano, e si sentono certamente mortificati dal suo lassismo.

Signor Presidente, molti osservatori concordano sul fatto che il tempo del suo premierato è in scadenza, che siamo agli ultimi giorni di Pompei, e si sa che un impero alla sua fine esprime quasi sempre un collaterale degrado morale. Ma senza voler parlare di politica, stando all’essenziale della sua e anche della mia umanità, l’auspicio, Presidente Berlusconi, è che in uscita lei accetti i limiti e le responsabilità connessi alla sua età veneranda, che trovi la forza morale per esprimere qualche ravvedimento, per restituire in extremis alle giovani generazioni quello che, insieme a ben altro -la possibilità di un lavoro, di una casa, di una vita- è stato loro tolto: la fiducia nell’amore vero, costruito nel rispetto e nella dignità, e nella possibilità di costruire insieme, uomini e donne, quel poco di serenità in cui ci viene dato di sperare nella vita. Si lasci aiutare a farlo, se da solo non ci riesce.

Detto come da una figlia a un padre in gravi difficoltà, e provando una profonda compassione, per lei e per tutti.

AMARE GLI ALTRI, media, TEMPI MODERNI Settembre 13, 2011

Bye bye, troll…

Carissime amiche e carissimi amici,

allo scopo di liberarci di troll, stalker, frustrati e molestatori di ogni tipo che, mi dicono dalla redazione, abbondano in ogni blog con un buon traffico, e ritengono di poter agire indisturbati nascondendosi dietro nick variabili, da oggi per poter commentare sarà necessario registrarsi. Vi chiedo questo piccolissimo sforzo. Ne vale senz’altro la pena. La discussione potrà procedere più fluidamente, proficuamente e serenamente.

Proviamo così. Grazie e baci