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AMARE GLI ALTRI

AMARE GLI ALTRI, ambiente, economics, lavoro, Politica Settembre 11, 2011

Ma la nave dove diavolo va?

Sul Corriere di oggi (Renato Mannheimer, pag.5) leggo che solo il 6 per cento degli italiani direbbe sì alla richiesta di nuovi sacrifici. Non che sia sorprendente. Non si tratta tanto, io credo, del fatto che uno più di tanto non può essere spennato, essendo che le penne finiscono. Il fatto è che è possibile decidere di tirare la cinghia, e anche molto, ma in vista di un obiettivo chiaro.

E’ l’economia del buon senso, l’economia domestica che tutti pratichiamo: devi fare una spesa straordinaria, devi comprare una casa a tuo figlio, o ristrutturare, o arredare, o anche meno, e cerchi per un certo periodo di tagliare su quello che non è strettamente necessario. Ti dai un obiettivo e ti dai dei tempi ragionevoli per realizzarlo.

Il fatto è che molti di noi, la maggioranza di noi, ha la spiacevole sensazione che questi sacrifici siano a fondo perduto, che l’obiettivo sia molto fumoso -non affondare, ok, ma per intraprendere quale rotta?-, che non sia chiaro che cosa si vuole costruire e da quale parte si vuole andare. A questo si aggiunge la sfiducia in coloro che dovrebbero condurre la nave in porto, di qualunque porto si tratti: potremmo anche accettare di navigare a vista, fidandoci del comandante. Ma è evidente che non è questo il caso.

La spiacevole sensazione -e i non-tagli sui costi della politica la confermano- è che buona parte di questi pensino fondamentalmente ai cavoli propri, razziando tutto il possibile prima di affondare, che il bene pubblico non stia esattamente in cima ai loro pensieri, che non siano proprio degli illuminati, che manchino la passione politica, la cultura, lo sguardo necessari all’immane impresa.

Sono convinta che se sapessimo da che parte stiamo andando la fatica di remare ci peserebbe meno. Sentiremmo di partecipare a un’impresa comune. Accetteremmo di condividerere il rischio. Uscendo dalla metafora nautica, manca del tutto una visione. E anche quando si parla genericamente di crescita e sviluppo, non è chiaro che cosa dovrebbe crescere, che cosa dovrebbe svilupparsi.

Manca un’idea di paese. Quali sono i nostri atout, i nostri talenti, le risorse su cui puntare? Che cosa ci fa credere nell’Italia? Facciamo un esempio: le incredibili bellezze artistiche e naturali, non basta una vita per esplorarle tutte, un grandissimo dono di Dio che ci rende una nazione unica nel mondo. Ecco, la bellezza, il nostro senso innato per la qualità, le nostre eccellenze potrebbero essere le carte che noi abbiamo da giocare nell’economia globale? E questo il compito che ci è stato dato? Oppure il nostro grande talento per le relazioni, che ha dentro il nostro bene e anche il nostro male, come il familismo amorale:  potrebbe essere una risorsa da fare crescere? E per conseguire l’obiettivo, quali strutture, quali indirizzi, quale ricerca, quale formazione?

Insomma: qual è il paese che abbiamo in mente? Che cosa ne dite?

 

AMARE GLI ALTRI, scuola, TEMPI MODERNI Settembre 6, 2011

Uno strano "straniero"

A proposito della scuola di via Paravia a Milano, dove la ministra Gelmini ha ritenuto di cancellare la prima classe perché sarebbe stata formata  da bambini quasi tutti stranieri, ricevo e pubblico la lettera aperta che un immigrato ha scritto al sindaco Pisapia.

Carissimo Sindaco,

tornando a Milano ho seguito la vicenda della scuola di Via Paravia in Zona San Siro (la mia zona) dove stanno per cancellare la prima classe perché 15 su 17 iscritti sono figli di stranieri. Avrei voluto scrivere una lettera ai giornali per dare l’opinione di un immigrato (Io), ma temo che nessuno la pubblicherà visto che il conformismo diffuso (la sinistra, la stampa di sinistra ecc.) ha deciso di bollare come discriminatoria l’idea di spargere questi  bambini in altre scuole della zona con la maggioranza degli iscritti figli di Italiani.

Dalle mie esperienze ho tratto alcune ragioni semplici per cui credo che il provvedimento della Gelmini non è necessariamente discriminatorio – ragioni per cui non avrei iscritto i miei figli in una tale scuola (tengo a precisare che non sono un fan della Gelmini). Sono concetti apparentemente banali ma frutto della mia esperienza come immigrato e genitore a Milano. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola in cui gli altri genitori leggono regolarmente i giornali Italiani e seguono i telegiornali Italiani – Io so bene che non lo fa la grande maggioranza dei genitori stranieri (per motivi probabilmente giustificabili) dunque sono poco informati sulle vicende italiane. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola in cui gli altri genitori hanno almeno un metro di libri in casa (la famosa proposta di Cesare Zavattini) – Io so per esperienza diretta che per 1000 ragioni giustificabili i genitori stranieri non leggono e non trafficano con i libri. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola dove i genitori partecipano attivamente alle attività scolastiche dei figli frequentando gli incontri dei comitati di classe e partecipando attivamente con suggerimenti sulla programmazione didattica. Pochissimi stranieri lo fanno e quando lo fanno sono spettatori passivi – per ragioni comunque giustificabili. Insomma se fossi un operaio straniero di Zona San Siro preferirei iscrivere i miei figli in una scuola con alunni provenienti da classi socioculturali (e forse economiche) più elevate della mia perché credo che la migliore educazione è l’osmosi socioculturale – impossibile in quella classe  di Via Paravia. Si, i bambini di Via Paravia sono nati a Milano ma hanno genitori nati all’estero e spesso i genitori devono (o preferiscono) pensare ad altro (lavoro) e non alla qualità della scuola.

Caro Sindaco, ho l’impressione che questa grande voglia per le cosiddette scuole multietniche è  frutto della fantasia degli Italiani di sinistra a cui piace immaginare un circo esotico di bambini stranieri; infatti le varie associazioni che si battono per mantenere i bimbi in quella scuola di Via Paravia sono gestite da Italiani – con alcuni partecipanti stranieri che fanno la parte di osservatori passivi – come nelle riunioni dei genitori a scuola.  Io mi considero un ‘liberal’  di sinistra (in senso americano) e mi ricordo che una delle grandi conquiste delle battaglie per i diritti civili negli USA negli anni 50/60/70 era il ‘busing’ –  la pratica di assegnazione e il trasporto di studenti a scuole fuori dai loro quartieri in modo da porre rimedio alle precedenti segregazioni razziali e residenziali che avevano un impatto sulla demografia scolastica.

Grazie

SkepticAfro

Suo grande tifoso + elettore mancato

AMARE GLI ALTRI, scuola, TEMPI MODERNI Settembre 6, 2011

Uno strano "straniero"

A proposito della scuola di via Paravia a Milano, dove la ministra Gelmini ha ritenuto di cancellare la prima classe perché sarebbe stata formata  da bambini quasi tutti stranieri, ricevo e pubblico la lettera aperta che un immigrato ha scritto al sindaco Pisapia.

Carissimo Sindaco,

tornando a Milano ho seguito la vicenda della scuola di Via Paravia in Zona San Siro (la mia zona) dove stanno per cancellare la prima classe perché 15 su 17 iscritti sono figli di stranieri. Avrei voluto scrivere una lettera ai giornali per dare l’opinione di un immigrato (Io), ma temo che nessuno la pubblicherà visto che il conformismo diffuso (la sinistra, la stampa di sinistra ecc.) ha deciso di bollare come discriminatoria l’idea di spargere questi  bambini in altre scuole della zona con la maggioranza degli iscritti figli di Italiani.

Dalle mie esperienze ho tratto alcune ragioni semplici per cui credo che il provvedimento della Gelmini non è necessariamente discriminatorio – ragioni per cui non avrei iscritto i miei figli in una tale scuola (tengo a precisare che non sono un fan della Gelmini). Sono concetti apparentemente banali ma frutto della mia esperienza come immigrato e genitore a Milano. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola in cui gli altri genitori leggono regolarmente i giornali Italiani e seguono i telegiornali Italiani – Io so bene che non lo fa la grande maggioranza dei genitori stranieri (per motivi probabilmente giustificabili) dunque sono poco informati sulle vicende italiane. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola in cui gli altri genitori hanno almeno un metro di libri in casa (la famosa proposta di Cesare Zavattini) – Io so per esperienza diretta che per 1000 ragioni giustificabili i genitori stranieri non leggono e non trafficano con i libri. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola dove i genitori partecipano attivamente alle attività scolastiche dei figli frequentando gli incontri dei comitati di classe e partecipando attivamente con suggerimenti sulla programmazione didattica. Pochissimi stranieri lo fanno e quando lo fanno sono spettatori passivi – per ragioni comunque giustificabili. Insomma se fossi un operaio straniero di Zona San Siro preferirei iscrivere i miei figli in una scuola con alunni provenienti da classi socioculturali (e forse economiche) più elevate della mia perché credo che la migliore educazione è l’osmosi socioculturale – impossibile in quella classe  di Via Paravia. Si, i bambini di Via Paravia sono nati a Milano ma hanno genitori nati all’estero e spesso i genitori devono (o preferiscono) pensare ad altro (lavoro) e non alla qualità della scuola.

Caro Sindaco, ho l’impressione che questa grande voglia per le cosiddette scuole multietniche è  frutto della fantasia degli Italiani di sinistra a cui piace immaginare un circo esotico di bambini stranieri; infatti le varie associazioni che si battono per mantenere i bimbi in quella scuola di Via Paravia sono gestite da Italiani – con alcuni partecipanti stranieri che fanno la parte di osservatori passivi – come nelle riunioni dei genitori a scuola.  Io mi considero un ‘liberal’  di sinistra (in senso americano) e mi ricordo che una delle grandi conquiste delle battaglie per i diritti civili negli USA negli anni 50/60/70 era il ‘busing’ –  la pratica di assegnazione e il trasporto di studenti a scuole fuori dai loro quartieri in modo da porre rimedio alle precedenti segregazioni razziali e residenziali che avevano un impatto sulla demografia scolastica.

Grazie

SkepticAfro

Suo grande tifoso + elettore mancato

AMARE GLI ALTRI, salute Settembre 4, 2011

Virus mangia-cancro

 

il virus dell'herpes simplex

Traggo dal Corriere della Sera quella che sembrerebbe davvero un’ottima notizia, sperando che le promesse siano confermate. Che Dio benedca i ricercatori dell’Università di Ottawa.

I virus sono capaci di uccidere i tumori. Una ricerca, appena pubblicata su Nature, dimostra, per la prima volta al mondo, che un’iniezione di virus cosiddetti “oncolitici” provoca la distruzione delle cellule tumorali, senza “infettare” i tessuti sani. L’idea di sfruttare i virus per combattere il cancro non è nuova. Anni fa si era pensato di utilizzarli per stimolare il sistema immunitario ad aggredire le cellule cancerose. Poi i progressi della genetica hanno aperto una nuova prospettiva: modificare i virus in modo da spedirli direttamente sul tumore. È il caso dell’OncoVex, (un preparato costituito da virus dell’Herpes labiale) che ha dimostrato una certa efficacia nel melanoma, quando è iniettato all’interno della massa neoplastica.

POCHI EFFETTI COLLATERALI – I ricercatori dell’Università di Ottawa, autori del lavoro di Nature, invece, hanno pensato di somministrare i virus per via endovenosa, con l’obiettivo di raggiungere tumori diffusi in diversi organi. Lo studio ha coinvolto 23 pazienti, tutti con forme di cancro avanzato e diffuso, insensibili alle terapie standard. Ai pazienti è stata somministrata una singola infusione endovenosa di virus, chiamati JX-594, a cinque differenti dosi. L’obiettivo, in questo studio, era quello di verificare la sicurezza della cura, ma parallelamente sono stati valutati anche gli effetti terapeutici. I ricercatori hanno osservato che i virus si replicavano nei tessuti tumorali, ma non in quelli sani, e nei pazienti, che hanno ricevuto le dosi più alte, hanno visto anche una riduzione o una stabilizzazione della massa tumorale. La terapia era ben tollerata e gli effetti collaterali limitati a sintomi simili a quelli dell’influenza, che duravano meno di un giorno.

CONTRO IL VAIOLO – «È la prima volta nella storia medica – ha commentato John Bell dell’Ottawa Hospital Research Institute – che i virus, somministrati per endovena, si replicano in maniera consistente e selettiva nei tessuti neoplastici. Non solo, ma i tumori, infettati dai virus, esprimono anche geni estranei, veicolati da questi ultimi, che possono rappresentare un bersaglio di nuove terapie». Il virus JX-594 è derivato da un ceppo di virus del vaccino, quello utilizzato per la vaccinazione antivaiolosa, ha una naturale capacità di replicarsi nelle cellule tumorali e può essere manipolato geneticamente in modo da aumentare le sue proprietà anti-cancro. «I virus oncolitici sono unici – ha aggiunto Bell – perché possono aggredire il tumore in molti modi, hanno pochi effetti collaterali, a confronto con altri trattamenti, e possono essere “personalizzati” e adattati a diversi tipi di cancro».

 

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI Settembre 2, 2011

Poveri cogl…ni

Spero che tutta questa vicenda che ruota intorno a Sesto San Giovanni e a Filippo Penati si possa chiarire al più presto, è come sentirsi qualcosa di sporco addosso e non potersela levare. E lo dico non essendo di Sesto, ma essendoci affezionata, né del Pd, ma avendone a cuore le sorti. Spero che Filippo Penati abbia la possibilità di dimostrare la sua assoluta innocenza. Spero che si sappia presto e con certezza se qualcuno ha rubato, e chi è stato a rubare, e a quale scopo (vantaggio personale o finanziamento illecito). Spero, nel caso che qualcuno abbia rubato, e lo abbia fatto per finanziamento illecito, che venga alla luce chi altri eventualmente sapeva, e che se qualcun altro eventualmente sapeva, spero che lasci al più presto, a qualunque livello di responsabilità si trovi. Spero si possa definitivamente chiarire che la politica non è necessariamente sempre e solo un business, e anzi che non dovrebbe esserlo per niente, e che ci si renda conto del fatto che tante donne e tanti uomini fanno politica, quella vera -ovvero vivono e lavorano per gli altri- senza mezzi e senza volerci guadagnare, solo per puro desiderio e per amore del mondo. Io ne conosco tanta, ma veramente tanta di gente così. Spero che non ci si debba più sentire dei poveri coglioni, ad avere speranze del genere.

AMARE GLI ALTRI, esperienze, Politica Agosto 28, 2011

Scandalo al sole

Nel giro di un paio di giorni le città torneranno nella normalità, piene di gente abbronzata e traumatizzata dal rientro -già avuto un paio di interazioni automobilistiche poco piacevoli-. Riapriranno anche i negozi, che sono gli occhi della città, la vita torna a battere il suo ritmo, che a Milano è frenetico e ossessivo: qui l’estate finisce con agosto, senza proroghe, senza dolci appendici, come a Roma, senza ponentini o ottobrate. Caldo o non caldo, tutti a laurà.

Mi auguro che sia davvero l’ultima volta che chi resta in città, e sono ogni anno di più, venga punito con un vuoto pneumatico di commercio e servizi, chilometri senza trovare un bar, call center a cui nessuno risponde mai, presidi sguarniti, giusto quattro cinema e il fresco del supermarket: e grazie al cielo ci sono gli “stranieri” che tengono aperto, non avvezzi all’assurdo dei black out agostani.

Dev’esserci una proporzione sensata tra il numero degli abitanti e i servizi erogati. Non è più possibile sentirsi abbandonati in città, solitudine e angoscia, e se hai un problema te lo tieni, tutto chiuso per ferie, mentre sono sempre meno quelli che possono permettersi di andare al mare per più di una settimana.

Non ci sono altre città del mondo in cui questo capita, e deve smettere di capitare anche qui. Per avvicinarsi all’obiettivo, occorre cominciare a pensarci da adesso. L’augurio è che sindaci e giunte vecchi e nuovi ci lavorino seriamente, severamente e da subito.

AMARE GLI ALTRI, economics, TEMPI MODERNI Agosto 26, 2011

Una ragione storta

Immediatamente dopo l’annuncio di Steve Jobs, che per gravi ragioni di salute è stato costretto a lasciare la guida di Apple (“… purtroppo il momento è arrivato, mi ritiro”) le azioni della mela sono crollate del 5 per cento, mentre quelle dei concorrenti Actc e Samsung hanno registrato rispettivamente un +4.1 e un +3.2 per cento.

Tutto questo è perfettamente comprensibile, assolutamente logico, del tutto razionale. Eppure la notizia mi procura un malinconico stupore. E’ una razionalità triste, che non mi piace affatto. Somiglia all’idea di gente che brinda perché ha fatto i soldi con vendite allo scoperto, mentre intere popolazioni stanno morendo di sete in Africa.

E’ una ragione storta e inumana. Non si può continuare così.

AMARE GLI ALTRI, esperienze, Politica Agosto 24, 2011

Gli invasori

Mi arriva la lettera accorata di una signora milanese, mia conoscente.

Proviamo a dialogare con lei, prendendo in seria considerazione le sue ragioni

 Cara Marina, mai come quest’anno -dopo 13 – passati in agosto a Milano

ho visto in giro tanti extracomunitari.
Praticamente quasi tutte le donne sono incinte e con
le mani impegnate con altri bambini piccoli o piccolissimi.  Non
voglio parlare degli zingari sarebbe troppo.   Altra cosa le bande di
ragazzi sudamericani. Tutti vestiti bene e tutti strafottenti.  Le
dico quanto sopra perchè chi non è qui non lo può proprio immaginare.
Non si tratta a Milano di accogliere ora si tratta di dire le parole
giuste: noi siamo letteralmente invasi.  Sinceramente non riesco a
immaginare quanto ancora potremo sopportare altra gente in arrivo.
Quanto sopra mi permetto di dirLe perchè visto che Lei è vicina al Suo
sindaco e all’Arch. Boeri potrebbe dir loro  di smetterla di occuparsi
di “quadri” e di “melanzane” e alla “moschea” di zona, ma di pensare a
quanti asili e scuole occorreranno nella nostra città per accogliere
tutti i prossimi nati. Senza contare la sicurezza per difenderci dalle
suddette bande.  Io sono nata a Milano e mi dispiace vedere la mia
città cambiare per i troppi assalti che ha ricevuto e che pare
riceverà. Non hanno rispetto di noi gli  extra ecco quale è la mia –
alla fine – ininfluente conclusione.  Mi scusi questo sfogo ma sono
tristissima  e l’anno prossimo spero di andarmene in vacanza in agosto
(crisi permettendo) così vivrò in beata ignoranza visiva.

Con affetto, E.

AMARE GLI ALTRI, economics, TEMPI MODERNI Agosto 22, 2011

Il corpo delle donnine

Quanti anni avranno queste bambine? Sette? Otto? Le vedete anche voi sulle spiagge queste bimbette precocemente sessualizzate per attirare e compiacere lo sguardo adulto, tutte ancheggiamenti, schiena inarcata, donnine che con un gesto sapiente fanno roteare le loro chiome? Perché hanno bisogno di ricorrere a questi mezzi, alla seduzione, per farsi amare?

Si fa tutto per vendere, tutto per i soldi. Bimbette truccate e scosciate, anoressiche porta-abiti.

C’è da chiedersi, oltre al resto, che cosa resterà a queste creature dell’esperienza di stare su un set, sotto i riflettori, circondate da adulti che dicono loro “brava!” “stupenda!” “così!” a ogni ammiccamento sexy. C’è da chiedersi come mai non scatta niente nella coscienza dei fotografi, degli addetti al casting, dei costumisti… Dei genitori poi non si può dire nulla.