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TEMPI MODERNI

Corpo-anima, diritti, TEMPI MODERNI maggio 31, 2016

Tutti pazzi per la famiglia

La famiglia era considerata un destino da sfuggire a ogni costo, una trappola borghese, tempio di ogni ipocrisia, un sepolcro imbiancato, un inferno a cui sottrarsi sperimentando forme diverse di aggregazione umana. Per Michel Foucault, tra i massimi ispiratori delle queer theory e lui stesso omosessuale, la famiglia è uno dei dispositivi dell’”internamento”. E questo è André Gide: “Famiglie, io vi odio! focolari chiusi; porte sprangate; possessi gelosi della felicità”. La critica dei focolari e dei ruoli familiari è stato uno dei fuochi del femminismo. Non è detto che si fosse nel giusto, ma tutto questo è evaporato come neve al sole. La famiglia è diventata il nuovo Graal.

diritti, esperienze, TEMPI MODERNI gennaio 25, 2016

Tutti pazzi per la famiglia

La piazza di Milano per il riconoscimento delle unioni civili

Ho partecipato alla manifestazione per il riconoscimento delle unioni civili. Piazza della Scala era strapiena e, per quanto conosco la mia città, quella di sabato era una piazza “vera”. Ma mentre stavo lì pigiata, al freddo e al gelo, non potevo non domandarmi che fine aveva fatto la feroce critica alla famiglia, definita addirittura “schizofrenogena”, ovvero generatrice di disagio mentale, da profeti dell’antipsichiatria come Ronald D. Laing  e David Cooper, che ha a lungo informato i comportamenti dalla generazione post baby-boomer, ovvero la mia.

La famiglia era considerata un destino da sfuggire a ogni costo, una trappola borghese, tempio di ogni ipocrisia, un sepolcro imbiancato, un inferno a cui sottrarsi sperimentando forme diverse di aggregazione umana. Per Michel Foucault, tra i massimi ispiratori delle queer theory e lui stesso omosessuale, la famiglia è uno dei dispositivi dell’”internamento”. E questo è André Gide: “Famiglie, io vi odio! focolari chiusi; porte sprangate; possessi gelosi della felicità”. La critica dei focolari e dei ruoli familiari è stato uno dei fuochi del femminismo. Eccetera.

Non è detto che si fosse nel giusto, ma tutto questo è evaporato come neve al sole. La famiglia è diventata il nuovo Graal. Non che sia più solida di un tempo, anzi: una famiglia su due è destinata a sfasciarsi. Ma tutti vogliono una famiglia, e in un certo senso le piazze Lgbt + supporter di sabato erano piuttosto stranianti: tocca proprio alla cultura Lgbt rilanciare l’antica istituzione?

Abbiamo rinunciato a ogni riserva critica sulla famiglia? e perché? Si tratta di una resa (forse l’unica vera alternativa che siamo riusciti a configurare, la solitudine, è un inferno ben peggiore)? Di un desiderio un po’ esteriore di normalità? E’ neoconformismo o c’è dell’altro? Forse vediamo la famiglia come l’ultima zattera di salvataggio tra i marosi della società liquida? Ed è giusto smobilitare senza riserve?

Non so: pensiamoci.

giovani, italia, lavoro, TEMPI MODERNI ottobre 21, 2015

La triste vita nelle aziende

Giovani e precari, fortunatissimi giovanotti/e che in un modo o nell’altro lavorano, e non è roba per tutti, in-attesa-di-rinnovo-di-contratto  ammazzandosi di fatica, mandare comunque in giro curriculum perché non si sa come va a finire, mai alzare la cresta, mai rivendicare un diritto anche se ce l’hai in contratto, manca un mese alla scadenza, mancano 15 giorni, a te ti hanno detto qualcosa? (tra me e te spero che salvino te, scusa, sono costretto a pensare questo, amico), sempre sissignore, pedalare anche con la febbre, odio soprattutto per quei maledetti vecchi, 40 o 50 anni ormai fuori dal mondo, con capiscono un ca…o, non imparano più un c…o, e perché non se ne vanno? supergarantiti e non rendono niente e possono permettersi tutto, finché non vanno a casa loro per noi non c’è speranza, ma adesso si sente dire di una legge –l’ho sentito alla tv- una legge che possono licenziare anche i vecchi, possono lasciarli a casa come noi, cioè anche a loro gli tolgono l’articolo 18, è questione di mesi, l’ha detto il governo, gli daranno un po’ di pensione, non so, basta che si levino dalle palle, non ce la faccio più a farmi un mazzo così e loro sempre in malattia, sempre una scusa, e la maternità e una palla e l’altra, e noi qua ogni 6 mesi-un anno a tremare perché non sai mai come va a finire, e una volta mi sono girate e ho risposto male al capo e lui non mi ha parlato per una settimana e io non ci dormivo la notte, sono fregato, pensavo, e invece ‘sti vecchi di m…a che hanno tutti i diritti, ma che muoiano, ma che vadano ai giardinetti col cagnolino, che se ero io a poter andare a casa sparavo i mortaretti, perché questa è vita? ditemi se è vita, ogni mattina venire qua e la sera uscire con le ossa rotte, che se vai in bagno una volta di più ti guardano male, tu messo così, quei due amici e quelle due amiche che lavorano come te, stanchi morti che ce la fai a malapena a farti una birra, e gli altri e le altre messi e messe invece molto peggio, perché la birra gliela devi pagare tu (la disoccupazione giovanile in Italia è al 40,7 per cento, con tendenza a crescere, ndr).

La triste vita nelle aziende.

bambini, Corpo-anima, diritti, TEMPI MODERNI marzo 30, 2015

The Body affitta un body per avere un figlio a 51 anni

La ex-stra-top Elle Macpherson (The Body), 51 anni, vorrebbe un terzo figlio. Per via naturale, com’è ovvio, non ce la farebbe mai, perciò avrebbe deciso per una madre surrogata. The Body affitterebbe un altro body in cui fare impiantare i suoi ovuli (congelati anni fa) fecondati con il seme del terzo  marito Jeffrey Soffer, anche lui già ampiamente padre insieme ad altre donne.

Di figli, volendo, ce ne sarebbero già abbastanza. Ma Elle e Jeffrey ne vorrebbero uno tutto loro, e avrebbero già individuato l’utero, quello di una donna di trent’anni. Non so come escano certe notizie: forse è un modo per avere i riflettori, o forse il close-insider è la candidata-utero che vuole arrotondare e ha spifferato tutto alla rivista Woman’s Day, che ha diffuso la notizia.

Per i paladini e le paladine delle “libertà” femminili –sempre pronte-i  a difendere in il diritto di ciascuna di vendere o affittare il proprio corpo, con particolare riferimento agli annessi sessuali: perché i diritti sono inviolabili, mentre vagina, utero etc sono violabilissimi– dico che se The Body maiuscolo e the body minuscolo trovano un accordo, e se la legge lo consente (in Italia no), si potrebbe anche dire che sono affari loro.E dico anche che mi piacerebbe vederli sostenere, con uguale accanimento, il diritto di avere figli entro la scadenza biologica, contro tutto e contro tutti (le aziende che non ti assumono o ti licenziano, le banche che non ti danno il mutuo casa, etc.).

Quanto a me penso che una coppia di cinquantenni già plurigenitori, in buona salute e pieni di soldi dovrebbero ringraziare Dio ogni giorno, fare del bene per condividere la propria buona sorte, e magari baloccarsi con il pensiero di un bambino tutto loro, e poi guardarsi negli occhi e dirsi: “Ma no, lasciamo stare…” e aspettare e sperare nei bambini dei propri figli.

E a quella ragazza così bisognosa, al punto di affrontare gravidanze per conto terzi, offrire il proprio aiuto senza pretendere niente in cambio.

Non metterebbero al mondo un bambino, ma ho la sensazione che darebbero alla luce qualcosa di più grande: un’umanità più adulta, capace di accettare il limite.


Politica, TEMPI MODERNI novembre 7, 2013

Trend De Blasio: la sinistra che vince restando a sinistra

Bill De Blasio balla con i figli Chiara e Dante

Non è il caso di farsi troppe illusioni -alla prova dei fatti tutti i miti si appannano- ma la vittoria di Bill De Blasio, nuovo sindaco di New York, segna un bel cambio di passo. Da una politica securitaria-finanziaristica a una decisa impostazione sociale. Bill dice che sarà il sindaco del 99 per cento dei newyorkesi: evidente il richiamo al 99 vs 1 di Occupy Wall Street. Nel suo programma parte dagli ultimi (lui stesso è figlio della lower class di Brooklyn): più tasse per chi guadagna oltre 500 mila dollari l’anno per finanziare gli asili nido, cambiare la legge sui salari minimi, convivenza multietnica (la sua famiglia è un vero melting pot), città sempre più gay friendly. Perfino attenzione ai diritti degli animali, ultimi fra gli ultimi: vuole abolire le carrozzelle intorno a Central Park per evitare sofferenze ai cavalli.

E poi lavoro, lavoro, lavoro.

Insomma, una sinistra che fa la sinistra. E vince.

Se è vero che quasi tutte le tendenze politiche, culturali e di costume, come le perturbazioni atlantiche ci arrivano regolarmente da Ovest, consiglierei a tutti gli amici di sinistra -tantissimi- convinti che per vincere la sinistra debba diventare di destra, di guardare a quest’omone mezzo tedesco e mezzo italiano, con moglie nera e bisex e figli di nome Chiara e Dante ancora più meticci di lui, per dubitare della loro strategia, che è già invecchiata.

La sinistra che fa la sinistra vince. Essendo semplicemente, come dovrebbe essere per sua natura, il partito del lavoro.

 

 

leadershit, Politica, TEMPI MODERNI ottobre 2, 2013

Venezia, navi e ferramenta

Mentre il premier Letta parla al Senato per chiedere la fiducia, penso che uno dei molti problemi del Paese è la straordinaria mediocrità della nostra classe dirigente (non sto pensando a Letta, beninteso, e non sto pensando soltanto alla politica). Un manager si potrebbe anche pagare molto bene, e perfino liquidare profumatamente se sapesse davvero fare il suo lavoro. Una quota cospicua della crisi italiana va ricondotta al familismo, al raccomandatismo e all’inciucismo che hanno informato la selezione di una leva manageriale incapace e irresponsabile, a cui va addebitata la crisi molte aziende. Quanto alla politica, il piccolo esempio che porto ha a che vedere con Venezia.

Quello che vedete sopra è un negozio di ferramenta del sestiere Cannaregio, per la precisione in Campo Santi Apostoli. Un negozio vero, dove si possono comprare cacciaviti e carta vetrata, ormai una rarità in una città disneyzzata, satura di vetracci cinesi spacciati truffaldinamente per made in Murano, di orribili botteghe di maschere e piumaggi, come in un carnevale perenne e di molte altre schifezze, enogastronomico compreso: ormai trovare un vecchio bàcaro per uno spritz e due sarde in saòr è come cercare un ago in un pagliaio.

Il titolare del ferramenta mi dice che per i nuovi regolamenti sui plateatici, ovvero lo spazio pubblico antistante ai negozi, dovrà probabilmente rinunciare alla sua esposizione di catini e utensileria, un festoso disordine che viene fotografato dai turisti. Leggo sulle pagine di un quotidiano locale il caso di una signora che ha dovuto rimuovere dalla sua corte i vasi con le piante “abusive” che lo abbellivano perché secondo i vigili si trattava di occupazione  di suolo pubblico. Questa faccenda dei plateatici come un piccolo ma fulgido esempio di miopia della politica, una politica provinciale che fa di tutta l’erba un fascio e non sembra comprendere che, per quello che riguarda Venezia, salvaguardarne la vita autentica, che si esprime anche in negozi di ferramenta e di pitture, in frutaròi e bàcari, è almeno altrettanto importante del fatto di impedire alle navi-condominio di sfiorare le fragili rive della Giudecca.

p.s.: mi rendo conto, sono quisquilie se si pensa al fatto che in queste ore l’isola di Budelli, paradiso nell’arcipelago della Maddalena, è stata venduta a meno di 3 milioni di euro. Meno di un superattico.

 

Donne e Uomini, economics, italia, TEMPI MODERNI settembre 27, 2013

Le cento lire meglio spese della giornata

Chissà se Guido Barilla ha questo manifesto nei suoi archivi. Immagino di sì (grazie a Simona che me l’ha mandato).

A quel tempo -anni Cinquanta, a quanto vedo- la Pasta Barilla, come dice il claim, era proprio per tutti. La compravano le donne con i loro colli di pelliccia e anche gli uomini con il Borsalino. Come si dice con una gentilezza di cui si è persa ogni traccia, erano “le cento lire meglio spese della giornata”. Non c’era bisogno di galline né di star hollywoodiane. Tra l’altro Guido Barilla dovrebbe sapere che il suo supertestimonial Antonio Banderas è diventato famoso grazie al regista gay per definizione, Pedro Almodovar -che, si dice, era disperatamente innamorato di lui- interpretando con molta verosimiglianza scene d’amore omosessuale.

Ma lasciamo andare questa storia. Barilla sta cercando in qualche modo di arginare la valanga che si è tirato addosso, sembra che la cosa stia facendo gravi danni anche sul mercato americano dove con la sexual correctness non si scherza affatto. Insomma: un marketing disaster di proporzioni epiche, e la concorrenza che, beffardamente, si dichiara gay friendly e si affida proprio al claim che vediamo in questo antico manifesto: “A casa Buitoni c’è posto per tutti”.

Per non parlare poi del fatto che nella grande maggioranza dei casi sono le donne a fare la spesa e a comprare la pasta, e non perderanno certamente l’occasione per fare un dispettuccio a uno che scambia il loro “ruolo fondamentale nella famiglia” con la servitù obbligatoria (servire a tavola e pulire casa sono bellissimi gesti d’amore e di cura, se non ti toccano come un destino a causa del sesso di cui sei nata) e sceglieranno Voiello, De Cecco, Granoro e così via.

Lasciamo stare. A questo punto sono solo fatti suoi e dei suoi bilanci. Ma certo, rivedendo la gentilezza di quel claim, la civiltà di quel vecchio manifesto, la sensazione acuta e dolorosa è quella di essere tornati indietro e di avere perso molto. A cominciare dalla semplicità e dalla cortesia di quel messaggio. E l’onestà, la fiducia, la capacità, il senso del bello… Ci è capitato di tutto, in questi ultimi vent’anni (ciao papà, che per tua fortuna non hai visto nulla). Viene voglia di voltarsi indietro per vedere dove eravamo rimasti, e cominciare pazientemente a ricostruire di lì.

Guardate come eravamo. Guardate quanta naturale eleganza (ho suggerito a Malika Ayane di regalarci una cover di questa canzone meravigliosa, e lei mi ha promesso che ci penserà: hey Malika, ci conto!).

 

aggiornamento ore 16.20:  dice Oscar Farinetti: “Tempo dieci anni, l’Italia non solo sarà fuori dal tunnel, ma Paese leader in Europa.Per dire: oggi esportiamo 31 miliardi di agroalimentare? Bene. Devono raddoppiare.
In tre anni. Si può”.

Quello che manca sono donne e uomini che sappiano guidare il cambiamento. Li troveremo