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TEMPI MODERNI

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI Settembre 17, 2011

L'uomo più povero del mondo

Leggo oggi sul Corriere: Silvio Berlusconi “Io ho due BAMBINE PICCOLE che è tanto che non vedo…”
Essendo una persona fiduciosa, qui io penso in prima battuta che lui si riferisca alle sue figlie, che stia dicendo a Gianpaolo Tarantini: guarda, stasera non posso proprio, devo vedere le mie ragazze… E invece no.
“… una fa la giornalista in Rai, in Mediaset allo sport, è una napoletana molto simpatica, molto dolce. Un’altra è una bambina di 21 anni brasiliana che mi ha pianto al telefono dicendomi che l’avevo dimenticata e allora la faccio venire…”.

Non posso fare altro che ripostare la lettera che segue, scritta alcuni mesi fa, chiedendomi che cosa provino le figlie di quest’uomo, ricche di tutto ma le più povere del mondo -come sono stata ricca io, avendo avuto un padre tanto dolce e premuroso!- di fronte a tanta miseria morale. E se lui non se lo chieda, e se non provi un’intima e profonda vergogna al loro cospetto per questo stato di bulimia sessuale che lo rende (in)capace di tutto e ricattabile da chiunque, e perché non scatti in lui quel senso paterno che lo preserverebbe dal degrado e dall’insensibilità nei confronti di queste ragazze che gli si concedono con sicuro disgusto in cambio di favori. E mi domando come si comporterebbe se qualcuno facesse alle sue figlie quello che lui fa a queste giovani donne. E se non si senta l’uomo più povero del mondo, povero come le sue figlie, quando le guarda negli occhi.

 

Signor Presidente del Consiglio,

sono abbastanza vecchia da non poter più aspirare a essere selezionata per i suoi party, ma anche abbastanza giovane da poter essere sua figlia (per bontà divina non lo sono). Quelle ragazze sono mie figlie, e lei è il loro nonno. Lei dice di aver diritto a godersi la vita, ma anche quelle ragazze hanno diritto a godersela. Se sua figlia o sua nipote, per godersi la vita, per trovare un posto nel mondo, o per legittima per quanto malriposta ambizione, dovessero danzare e spogliarsi per un vecchio quale lei è, o perfino accomodarsi tra le sue braccia, lei di sicuro ne soffrirebbe molto. Che queste ragazze siano minorenni o maggiorenni è un fatto che riguarda la legge. Ma anche se avessero  25 anni, rimarrebbe aperta una seria questione di coscienza.

Signor Presidente del Consiglio, attualmente lei gode ancora del consenso della maggioranza degli italiani, ma questo non la dispensa dalla più elementare legge morale, che è quella di non fare del male a chi è indifeso, e di non approfittare di chi si trova in una situazione di bisogno. Se quelle ragazze vengono ai suoi party, Presidente, non è perché la trovino attraente, ma solo perché sperano di ricavarne qualche vantaggio. Per qualunque donna giovane e feconda, non si faccia illusioni, il contatto con un uomo vecchio è ripugnante. Senza eccezioni. Lei compreso. Questo può essere molto doloroso per un uomo che provi ancora il desiderio di una donna, contravveleno alla paura della morte che si avvicina. A quanto ci viene raccontato da molta letteratura, da vecchi il desiderio può essere ancora lancinante, e perfino disperato. Ma vi è la possibilità che il dispositivo della coscienza sia più forte, che il desiderio venga sublimato, che l’istinto di proteggere chi è più piccolo, come quelle quasi-bambine, abbia la meglio. Su questa possibilità e su questa speranza basiamo grande parte del patto umano.

Ci sono anche i ragazzi, non solo le ragazze, a cui da molti anni, praticamente da quando sono al mondo, lei offre un modello di relazione tra uomini e donne basato sullo scambio sesso-potere-denaro. I suoi figli e i suoi nipoti, che la osservano, e si sentono certamente mortificati dal suo lassismo.

Signor Presidente, molti osservatori concordano sul fatto che il tempo del suo premierato è in scadenza, che siamo agli ultimi giorni di Pompei, e si sa che un impero alla sua fine esprime quasi sempre un collaterale degrado morale. Ma senza voler parlare di politica, stando all’essenziale della sua e anche della mia umanità, l’auspicio, Presidente Berlusconi, è che in uscita lei accetti i limiti e le responsabilità connessi alla sua età veneranda, che trovi la forza morale per esprimere qualche ravvedimento, per restituire in extremis alle giovani generazioni quello che, insieme a ben altro -la possibilità di un lavoro, di una casa, di una vita- è stato loro tolto: la fiducia nell’amore vero, costruito nel rispetto e nella dignità, e nella possibilità di costruire insieme, uomini e donne, quel poco di serenità in cui ci viene dato di sperare nella vita. Si lasci aiutare a farlo, se da solo non ci riesce.

Detto come da una figlia a un padre in gravi difficoltà, e provando una profonda compassione, per lei e per tutti.

AMARE GLI ALTRI, media, TEMPI MODERNI Settembre 13, 2011

Bye bye, troll…

Carissime amiche e carissimi amici,

allo scopo di liberarci di troll, stalker, frustrati e molestatori di ogni tipo che, mi dicono dalla redazione, abbondano in ogni blog con un buon traffico, e ritengono di poter agire indisturbati nascondendosi dietro nick variabili, da oggi per poter commentare sarà necessario registrarsi. Vi chiedo questo piccolissimo sforzo. Ne vale senz’altro la pena. La discussione potrà procedere più fluidamente, proficuamente e serenamente.

Proviamo così. Grazie e baci

AMARE GLI ALTRI, scuola, TEMPI MODERNI Settembre 6, 2011

Uno strano "straniero"

A proposito della scuola di via Paravia a Milano, dove la ministra Gelmini ha ritenuto di cancellare la prima classe perché sarebbe stata formata  da bambini quasi tutti stranieri, ricevo e pubblico la lettera aperta che un immigrato ha scritto al sindaco Pisapia.

Carissimo Sindaco,

tornando a Milano ho seguito la vicenda della scuola di Via Paravia in Zona San Siro (la mia zona) dove stanno per cancellare la prima classe perché 15 su 17 iscritti sono figli di stranieri. Avrei voluto scrivere una lettera ai giornali per dare l’opinione di un immigrato (Io), ma temo che nessuno la pubblicherà visto che il conformismo diffuso (la sinistra, la stampa di sinistra ecc.) ha deciso di bollare come discriminatoria l’idea di spargere questi  bambini in altre scuole della zona con la maggioranza degli iscritti figli di Italiani.

Dalle mie esperienze ho tratto alcune ragioni semplici per cui credo che il provvedimento della Gelmini non è necessariamente discriminatorio – ragioni per cui non avrei iscritto i miei figli in una tale scuola (tengo a precisare che non sono un fan della Gelmini). Sono concetti apparentemente banali ma frutto della mia esperienza come immigrato e genitore a Milano. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola in cui gli altri genitori leggono regolarmente i giornali Italiani e seguono i telegiornali Italiani – Io so bene che non lo fa la grande maggioranza dei genitori stranieri (per motivi probabilmente giustificabili) dunque sono poco informati sulle vicende italiane. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola in cui gli altri genitori hanno almeno un metro di libri in casa (la famosa proposta di Cesare Zavattini) – Io so per esperienza diretta che per 1000 ragioni giustificabili i genitori stranieri non leggono e non trafficano con i libri. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola dove i genitori partecipano attivamente alle attività scolastiche dei figli frequentando gli incontri dei comitati di classe e partecipando attivamente con suggerimenti sulla programmazione didattica. Pochissimi stranieri lo fanno e quando lo fanno sono spettatori passivi – per ragioni comunque giustificabili. Insomma se fossi un operaio straniero di Zona San Siro preferirei iscrivere i miei figli in una scuola con alunni provenienti da classi socioculturali (e forse economiche) più elevate della mia perché credo che la migliore educazione è l’osmosi socioculturale – impossibile in quella classe  di Via Paravia. Si, i bambini di Via Paravia sono nati a Milano ma hanno genitori nati all’estero e spesso i genitori devono (o preferiscono) pensare ad altro (lavoro) e non alla qualità della scuola.

Caro Sindaco, ho l’impressione che questa grande voglia per le cosiddette scuole multietniche è  frutto della fantasia degli Italiani di sinistra a cui piace immaginare un circo esotico di bambini stranieri; infatti le varie associazioni che si battono per mantenere i bimbi in quella scuola di Via Paravia sono gestite da Italiani – con alcuni partecipanti stranieri che fanno la parte di osservatori passivi – come nelle riunioni dei genitori a scuola.  Io mi considero un ‘liberal’  di sinistra (in senso americano) e mi ricordo che una delle grandi conquiste delle battaglie per i diritti civili negli USA negli anni 50/60/70 era il ‘busing’ –  la pratica di assegnazione e il trasporto di studenti a scuole fuori dai loro quartieri in modo da porre rimedio alle precedenti segregazioni razziali e residenziali che avevano un impatto sulla demografia scolastica.

Grazie

SkepticAfro

Suo grande tifoso + elettore mancato

AMARE GLI ALTRI, scuola, TEMPI MODERNI Settembre 6, 2011

Uno strano "straniero"

A proposito della scuola di via Paravia a Milano, dove la ministra Gelmini ha ritenuto di cancellare la prima classe perché sarebbe stata formata  da bambini quasi tutti stranieri, ricevo e pubblico la lettera aperta che un immigrato ha scritto al sindaco Pisapia.

Carissimo Sindaco,

tornando a Milano ho seguito la vicenda della scuola di Via Paravia in Zona San Siro (la mia zona) dove stanno per cancellare la prima classe perché 15 su 17 iscritti sono figli di stranieri. Avrei voluto scrivere una lettera ai giornali per dare l’opinione di un immigrato (Io), ma temo che nessuno la pubblicherà visto che il conformismo diffuso (la sinistra, la stampa di sinistra ecc.) ha deciso di bollare come discriminatoria l’idea di spargere questi  bambini in altre scuole della zona con la maggioranza degli iscritti figli di Italiani.

Dalle mie esperienze ho tratto alcune ragioni semplici per cui credo che il provvedimento della Gelmini non è necessariamente discriminatorio – ragioni per cui non avrei iscritto i miei figli in una tale scuola (tengo a precisare che non sono un fan della Gelmini). Sono concetti apparentemente banali ma frutto della mia esperienza come immigrato e genitore a Milano. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola in cui gli altri genitori leggono regolarmente i giornali Italiani e seguono i telegiornali Italiani – Io so bene che non lo fa la grande maggioranza dei genitori stranieri (per motivi probabilmente giustificabili) dunque sono poco informati sulle vicende italiane. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola in cui gli altri genitori hanno almeno un metro di libri in casa (la famosa proposta di Cesare Zavattini) – Io so per esperienza diretta che per 1000 ragioni giustificabili i genitori stranieri non leggono e non trafficano con i libri. Preferirei iscrivere i miei figli in una scuola dove i genitori partecipano attivamente alle attività scolastiche dei figli frequentando gli incontri dei comitati di classe e partecipando attivamente con suggerimenti sulla programmazione didattica. Pochissimi stranieri lo fanno e quando lo fanno sono spettatori passivi – per ragioni comunque giustificabili. Insomma se fossi un operaio straniero di Zona San Siro preferirei iscrivere i miei figli in una scuola con alunni provenienti da classi socioculturali (e forse economiche) più elevate della mia perché credo che la migliore educazione è l’osmosi socioculturale – impossibile in quella classe  di Via Paravia. Si, i bambini di Via Paravia sono nati a Milano ma hanno genitori nati all’estero e spesso i genitori devono (o preferiscono) pensare ad altro (lavoro) e non alla qualità della scuola.

Caro Sindaco, ho l’impressione che questa grande voglia per le cosiddette scuole multietniche è  frutto della fantasia degli Italiani di sinistra a cui piace immaginare un circo esotico di bambini stranieri; infatti le varie associazioni che si battono per mantenere i bimbi in quella scuola di Via Paravia sono gestite da Italiani – con alcuni partecipanti stranieri che fanno la parte di osservatori passivi – come nelle riunioni dei genitori a scuola.  Io mi considero un ‘liberal’  di sinistra (in senso americano) e mi ricordo che una delle grandi conquiste delle battaglie per i diritti civili negli USA negli anni 50/60/70 era il ‘busing’ –  la pratica di assegnazione e il trasporto di studenti a scuole fuori dai loro quartieri in modo da porre rimedio alle precedenti segregazioni razziali e residenziali che avevano un impatto sulla demografia scolastica.

Grazie

SkepticAfro

Suo grande tifoso + elettore mancato

economics, esperienze, TEMPI MODERNI Settembre 3, 2011

11 settembre: perché non posso non dirmi americana

La madre di mia madre era nata a Pittsburgh. “Pittsburgh, PA”, precisava con pignoleria amministrativa. Di quella prima infanzia americana le restavano vaghi ricordi, qualche parola misteriosa e un fratello battezzato Joseph, per noi zio Giosi. Da lì ogni Natale, in buste affrancate con strambi francobolli, le arrivavano foto in posa di famiglie sconosciute nel portico di certe casette bianche o intorno a maestosi abeti decorati, gli auguri per questo e per quello in una grafia tremula di nostalgia.

L’America per me è sempre stata anche un pezzetto di passato oltre a essere l’idea stessa di futuro, il posto da cui insieme alle perturbazioni atlantiche arriva il vento del nuovo e la segnaletica di ogni mainstream. Non sarei capace di pensarmi fuori da queste coordinate spazio-temporali. Non ho più tempo per resettarmi. Sono troppo vecchia per guardare a Est, ai nuovi padroni del mondo che, guarda caso, la prima cosa che si comprano con il loro cash è un’american way of life.

Ecco perché non posso non dirmi americana. Per sempre, comunque vada a finire la Storia. Anche se il decennio infausto aperto dalle Due Torri si chiude con l’uppercut delle Tre A.

Consisterà in questo l’Apocalisse in programma per il 2012? Nella fine di un mondo, nel collasso del paradigma economico e dei modelli di crescita illimitata di cui gli Stati Uniti sono sempre stati il faro? E come saranno il nuovo mondo, i nuovi modelli, il nuovo progresso?

Guardo all’America per capirlo. Ostinatamente. Per sapere ancora una volta di lì come vivremo, e dove andremo.

 

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI Settembre 2, 2011

Poveri cogl…ni

Spero che tutta questa vicenda che ruota intorno a Sesto San Giovanni e a Filippo Penati si possa chiarire al più presto, è come sentirsi qualcosa di sporco addosso e non potersela levare. E lo dico non essendo di Sesto, ma essendoci affezionata, né del Pd, ma avendone a cuore le sorti. Spero che Filippo Penati abbia la possibilità di dimostrare la sua assoluta innocenza. Spero che si sappia presto e con certezza se qualcuno ha rubato, e chi è stato a rubare, e a quale scopo (vantaggio personale o finanziamento illecito). Spero, nel caso che qualcuno abbia rubato, e lo abbia fatto per finanziamento illecito, che venga alla luce chi altri eventualmente sapeva, e che se qualcun altro eventualmente sapeva, spero che lasci al più presto, a qualunque livello di responsabilità si trovi. Spero si possa definitivamente chiarire che la politica non è necessariamente sempre e solo un business, e anzi che non dovrebbe esserlo per niente, e che ci si renda conto del fatto che tante donne e tanti uomini fanno politica, quella vera -ovvero vivono e lavorano per gli altri- senza mezzi e senza volerci guadagnare, solo per puro desiderio e per amore del mondo. Io ne conosco tanta, ma veramente tanta di gente così. Spero che non ci si debba più sentire dei poveri coglioni, ad avere speranze del genere.

AMARE GLI ALTRI, economics, TEMPI MODERNI Agosto 26, 2011

Una ragione storta

Immediatamente dopo l’annuncio di Steve Jobs, che per gravi ragioni di salute è stato costretto a lasciare la guida di Apple (“… purtroppo il momento è arrivato, mi ritiro”) le azioni della mela sono crollate del 5 per cento, mentre quelle dei concorrenti Actc e Samsung hanno registrato rispettivamente un +4.1 e un +3.2 per cento.

Tutto questo è perfettamente comprensibile, assolutamente logico, del tutto razionale. Eppure la notizia mi procura un malinconico stupore. E’ una razionalità triste, che non mi piace affatto. Somiglia all’idea di gente che brinda perché ha fatto i soldi con vendite allo scoperto, mentre intere popolazioni stanno morendo di sete in Africa.

E’ una ragione storta e inumana. Non si può continuare così.

AMARE GLI ALTRI, economics, TEMPI MODERNI Agosto 22, 2011

Il corpo delle donnine

Quanti anni avranno queste bambine? Sette? Otto? Le vedete anche voi sulle spiagge queste bimbette precocemente sessualizzate per attirare e compiacere lo sguardo adulto, tutte ancheggiamenti, schiena inarcata, donnine che con un gesto sapiente fanno roteare le loro chiome? Perché hanno bisogno di ricorrere a questi mezzi, alla seduzione, per farsi amare?

Si fa tutto per vendere, tutto per i soldi. Bimbette truccate e scosciate, anoressiche porta-abiti.

C’è da chiedersi, oltre al resto, che cosa resterà a queste creature dell’esperienza di stare su un set, sotto i riflettori, circondate da adulti che dicono loro “brava!” “stupenda!” “così!” a ogni ammiccamento sexy. C’è da chiedersi come mai non scatta niente nella coscienza dei fotografi, degli addetti al casting, dei costumisti… Dei genitori poi non si può dire nulla.

Politica, TEMPI MODERNI Agosto 20, 2011

Canotte in fuga (in piena notte)

Sia detto soprattutto per gli amici del Sud: questa minirivolta cadorina è un segno funesto per la Lega. Come avevamo scritto qui in occasione di Pontida, quella rischiava di essere davvero l’ultima fermata. Il web è pieno della rabbia dei leghisti: siete uguali agli altri, i solti magna-magna, e così via.

Il vecchio leone la spara grossissima: l’Italia è finita, facciamo la Padania. Ma il suo ruggito non impressiona più nessuno.

Gesù, dacci donne e uomini di buona volontà, capaci e responsabili, per governare il nostro povero e malconcio Paese. E’ una preghiera che recito ormai ogni mattina.

AMARE GLI ALTRI, economics, esperienze, TEMPI MODERNI Agosto 19, 2011

Rientro allucinante

Traffico da bollino nero, termometri e afa alle stelle, recessione che incombe: un rientro allucinante. E poi a casa, lavatrici da fare, piante secche (io l’anno scorso anche frigo putrefatto per salto di corrente), bollette arretrate, rate di condominio.

Io direi questo: yoga, che non costa nulla, sorridere gratuitamente, cucinare lentamente, camminare a buon passo, molta acqua, molta uva, stringersi agli amici, perdonare i nemici. Meditare, pregare. Respirare. Saltare fuori dalla rabbia. Un po’ di camomilla e di valeriana, i primi giorni. Buone letture. Buona musica. Iscriversi a un corso di ballo, sempre euforizzante. Dare un occhio alla stagione teatrale. Alleggerire armadi e sgabuzzini. Purificare. Riciclare. Iscriversi a un gruppo di acquisto, comprare cibo buono e a km zero. Fare per gli altri, ogni volta che si può.

Valutare che cosa è davvero irrinunciabile, nelle nostre vite. Prepararsi a una selezione, a una semplificazione, a un downshifting. Chinarsi, diminuire la resistenza, farsi tramite di ciò che è buono. E vediamo come va…