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TEMPI MODERNI

economics, esperienze, lavoro, Politica, TEMPI MODERNI Dicembre 8, 2011

Ma voi ci credete?

Do un’occhiata alle ultime, Bce, tassi di sconto, le borse giù, lo spread su. Ci capisco poco o niente. Mi pare di non poterci fare niente. Vedo che andò in pensione sui 67 anni e rotti, ho fatto il pieno stamattina, sono austera e pronta a pagare di tasca mia gli spaventosi guai combinati da altri. Ma sono scettica sul fatto che servirà.

Servirà a che cosa, poi? Nella migliore delle ipotesi, mi pare, a portare il livello di m…a nel nostro paese in media con il resto d’Europa. E poi? Quando saremo felici di galleggiare a livello della Francia, in modo da poter sprofondare tutti insieme appassionatamente? Chi ci muoverà guerra -perché è una guerra-, poi: gli Stati Uniti? La Cina, con il suo abbondante cash? Vorrei essere turca, paria dell’euro, fuori dal turbine.

Che cosa ci sarà, poi? Come vivremo? Che cosa diventeranno le nostre vite? E il lavoro? E i consumi? E le case? Come diavolo andrà a finire questa storia? Qualcosa dovrà morire, questo è certo.

L’unica cosa che vorrei fare è comprare un pezzetto di terra, umida e fertile, spendere quei pochi soldi lì, in quella terra che al momento vale poco o niente. Metterci uno sgabello in mezzo, e stare lì a rimirarmela. Perché la terra è vera, la senti sotto i piedi. Ci pianti un seme, e quello cresce.

Io vedo terra, vedo tecnologie pulite, vedo energia alternativa, cose che durano, realissime. Il nostro “scheletro contadino”, il glocal della rete, la comunità che prende il posto della società. Io vedo questo.

Ma chi sta decidendo per noi, chi sta decidendo per tutti, chi cerca solo di far sopravvivere quello che è destinato a morire, di fare crescere quello che non crescerà più, che cosa vede?

Qual è la visione?

Donne e Uomini, media, TEMPI MODERNI Novembre 11, 2011

Porco maschio troll

Un blogger maschio, Paolo Baldini, sul Corriere di oggi (“Misoginia online”, pag. 33) parla di noialtre blogger femmine, e dei troll che ci perseguitano. E’ un fenomeno mondiale e piuttosto studiato: che fare? affrontare o censurare?

Qui noi ce ne intendiamo, vero? E potrei dire al collega Baldini e a tutti che i troll misogini sono sostanzialmente di tre tipi:

1. i violenti, gli odiatori di donne puri, quelli che nascosti dai nick ti danno della p…a e altre cose del genere. Quelli che se non gli dai ragione esplodono furiosamente -nella vita reale sarebbero botte-, come quel tal Roberto Mazzuchelli che su Facebook scrive, rivolto a me e ad altre donne che stanno discutendo: “Ma allora hanno ragione quelli che dicono che le donne hanno un neurone solo!”. Bloccato.

2. i negazionisti: questi sono militanti veri pro-patriarcato e anti-misandria, organizzati in blog sfigatissimi dove non va nessuno, che cercano in ogni modo di dimostrare in modo più o meno garbato che le donne stavano molto meglio prima quando agli uomini era permesso essere “veri” uomini, e che oppressione, emarginazione, sfruttamento e violenza sono tutte balle. Uno che per esempio mi ha sottoposto una sfilza di domande assurde via Facebook, e poiché io mi ostinavo a non rispondergli ha provato con le brutte: “Marina, str..a, perché non rispondi alle mie domande?”. (bloccato) O come quest’altro, autore di questa formidabile cretinata: “Marina, stai prendendo un granchio enorme: sono meno di 200 le donne che ogni anno in Italia perdono la vita per mano maschile… Il cancro è invece responsabile della morte di migliaia di donne ogni anno in Italia e nel mondo”.

3. i paternalisti: quelli che chiosano ogni cosa che tu dici, che commentano il tuo stile, che ti spiegano bonariamente che cosa devi pensare-dire-fare, a cui dà un terribile fastidio la tua libertà di pensiero: e anche qui, guai se obietti, perché partono i vaffa. (bannati). Sono i più insidiosi, perché si presentano amichevolmente, salvo strapparsi la maschera quando non li assecondi e non gli dici “Certo, caro. Hai ragione tu, caro”.

Tutti questi uomini compongono online la questione maschile. La stessa che vediamo, sperimentiamo, subiamo offline. La debolezza, la paura che diventa violenza. Non soltanto non sono disposti ad ascoltare e non sopportano il tuo protagonismo intellettuale e politico, ma basta che tu reagisca fermamente perché perdano il controllo e partano insulti e minacce (le mani online non le possono menare). 

E poi ci sono tutti gli altri, sempre di più. Uomini a cui non serve, per sentirsi uomini, darsi continue prove di saper tenere le donne “sotto”. Uomini che sono stanchi del modello patriarcale, che le donne le vogliono al loro fianco, con tutta la fatica che questo comporta. Perché hanno capito che anche a loro conviene così. Noi li amiamo.

p.s. Solo un appunto al collega Baldini, quando dice: “Difendo le donne… dall’incivile misoginia della rete. Dall’assalto dei troll anti-minoranze“. Noi non siamo affatto una minoranza. Noi siamo la maggioranza.

Politica, TEMPI MODERNI, tv Novembre 3, 2011

Il Guru-Gori e il Pd dei Famosi

Mentre attendiamo notizie dalla Costa Azzurra, consideriamo un po’ questa bizzarra vicenda di Giorgio Gori. Che dopo avere diretto Canale 5 e Italia 1, e dopo aver fondato la casa di produzione Magnolia, quella di X Factor, de L’Isola dei Famosi e de L’Eredità, e dopo essere diventato famoso ai più per gli sms galeotti con Simona Ventura -ahimé, il mondo non ci ricorda sempre per le nostre più mirabolanti imprese-, all’improvviso molla tutto, si dimette da tutto e spiega: “La situazione che stiamo vivendo fa sì che non sia più tempo, a mio avviso, per chi può farlo, di perseguire solo i propri privati interessi”. Tornando così, a quanto pare, ai vecchi amori di gioventù: la politica e la sinistra, oggi a fianco di Matteo Renzi. Gori ha partecipato alla convention della Leopolda, verosimilmente ha suggerito il format dell’evento, ha messo a disposizione anche il computer con cui sono stati redatte e diffuse le 100 proposte. Insomma, è scatenato. E a quanto pare non intende passare neanche un minuto in camera di decompressione tra l’Isola, il Big Bang e le prossime elezioni politiche.

Per carità, uno può dire: ma se abbiamo gente che in quattro e quattr’otto è passata da valletta a ministra potrà un grande e brillante manager, per quanto fortemente ingaggiato con l’impresa berlusconiana, cambiare improvvisamente rotta e tornare su quella che a quanto pare ritiene la retta via?

Certo che sì, a mio giudizio. Ma forse ci vorrebbe un po’ più di umiltà. Non pretendere da subito i riflettori e la prima fila, purificarsi un po’ nell’ombra, lavorare nel backstage senza clamore. E preferibilmente non candidarsi subito alle imminenti -speriamo- politiche, nel caso ne avesse l’idea, o alle primarie del Pd (non si sa mai, di questi tempi). Certo, chi comanda non perde facilmente l’abitudine a farlo, anche cambiando esercito e campo di battaglia. E forse per la sinistra questa conversione può fare gioco e aumentare lo share.

Ma un po’ di cenere sul capo, giusto un pochino, non ha mai ucciso nessuno. Rendendo credibili anche le più impressionanti inversioni a U.

p.s. per una cosa, sì, mi sento fortemente solidale al Guru-Gori: a suo tempo fu cacciato da Vittorio Feltri. Ebbene, è capitato anche a me. Andiamone fieri, Grande Fratello.


 

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica, Senza categoria, TEMPI MODERNI Ottobre 18, 2011

Narcisi, str…i ed esteti della violenza

Ho conosciuto da ragazzina la stagione del preterrorismo, delle piazze violente, dei servizi d’ordine. I black bloc, a cui io toglierei questo nome nobilitante e gasante per chiamarli più propriamente narcisi, imbecilli, irresponsabili o peggio, sono proprio un’altra cosa. Non fanno parte del movimento, come ne facevano parte quei servizi d’ordine, ma sono un corpo estraneo e parassita. Vivono totalmente nell’impero mediatico: quello che desiderano sono solo i riflettori e le telecamere tutti per sé, e fatalmente li conquistano. Non hanno strategia, vogliono solo dare sfogo alla loro ansia di protagonismo violento. Verosimilmente sono infiltrati, e comunque le loro azioni si prestano magnificamente a chi chiede leggi repressive e stati di polizia. E nella situazione sociale ed economica  in cui ci troviamo, lo stato di polizia sarebbe dare fuoco alle polveri.

In breve, sono esteti della violenza, fascistoidi, marinettiani da quattro soldi, e non hanno alcuna legittimazione politica. Le nuove generazioni le abbiamo viste politicamente al lavoro in occasione dell’ultima tornata elettorale amministrativa. Scrivendo di loro, dopo averli conosciuti, ne parlavo così:

“I giovani hanno anche lavorato sodo per la vittoria del centrosinistra. Come per Zedda a Cagliari e per De Magistris a Napoli, anche per lo staff di Pisapia si è trattato di un contributo decisivo. Hanno lavorato gratis, portando in dote tutto il loro know how di nativi digitali –senza la rete questa svolta sarebbe stata impensabile-, la loro velocità, i flash mob, la naturalezza nel fare squadra: l’individuo per loro non esiste, la rete non è solo il medium, è il messaggio. L’altro pezzo della dote è stato la non-violenza, il non-odio. Questa dei figli dei baby boomer è una generazione innocente e quieta, che ha avuto la fortuna di non conoscere il male. L’etica e l’estetica resistenziale, che hanno nutrito l’immaginario militante della nostra generazione, si è esaurito. Noi occhiuti, sempre all’erta, alla ricerca di nemici, e questi che non lottano neanche contro i loro genitori. Non capivamo che cosa fossero, e qui si è visto: post-antagonismo, non-violenza, non-individualismo e rete, è questo a comporre la cifra. Oltre a un forte europeismo. Risposte virali e interstiziali, il nuovo che prende forma in micro-pratiche quotidiane, infinitesime, reticolari, subliminali. Un linguaggio più femminile che maschile”. 

Ditemi voi che cosa c’entra quel manipolo di str…i con questa magnifica generazione.

Donne e Uomini, media, TEMPI MODERNI Ottobre 13, 2011

Cyberstalker

Molte fra noi blogger hanno i loro persecutori, diciamo così, in particolare quelle ritenute “femministe”. I militanti antifemministi intervengono a raffica e in modo organizzato sui blog, oppure lavorano dietro le quinte come veri e propri stalker. Da qualche tempo un tale Massimo Di Natale, tenutario di un blog “per una vera rinascita della donna nella società attuale e la valorizzazione del suo ruolo. Contro il femminismo radicale etc”, prova a ossessionarmi su Fb e via email con le sue “5 domande”. Eccone alcune (non tutte, sono troppo noiose):

Perché le femministe svedesi, vedendo che le donne non riuscivano a penetrare a sufficienza nei consigli di amministrazione, hanno imposto nel 2003 le quote rosa (50% di rappresentanza per uomini e donne) salvo poi richiederne la rimozione in quei settori accademici, come Medicina, Psicologia o Veterinaria, in cui l’applicazione di questa misura comportava l’esclusione di studentesse e ricercatrici a vantaggio dei colleghi uomini?

Perché quando un uomo guadagna più di una donna si parla di “cameratismo maschilista” mentre quando una donna guadagna più di un uomo si parla di “merito

Perché le femministe, quando si tratta di agevolare la carriera delle donne, richiedono la presenza di asili nido nelle aziende dove poter lasciare i figli piccoli, mentre quando si parla di detenute madri pretendono al contrario che non vengano tenute in carcere in modo da consentire loro di stare vicino ai propri bambini?

Eccetera. Poiché io non gli rispondo, non sono obbligata -e come mi permetto? lui non prevede il libero consenso- Massimo Di Natale si innervosisce:

Marina Terragni, perchè mi hai bloccato? Perchè non vuoi rispondere alle mie domande?

successivamente passa alle brutte:

“Marina perchè sei così stronza? rispondi alle domande!“, mi ordina esclamativo e perentorio l’altro giorno via email. Il comportamento è precisamente quello dello stalker, che non tollera di essere ignorato, e alza progressivamente il tiro.

Faccio questa denuncia pubblica per varie ragioni: perché Di Natale e quelli come lui  -non è l’unico, ce n’è anche di molto peggio, mascherati dietro i nick-, si rassegnino, io non mi lascio intimidire; perché sappiate che cosa succede nel backstage, che qui non si vede; perché possiate osservare insieme a me le analogie tra il comportamento di questi militanti e quello degli ordinari stalker e domandarvi insieme a me quale può essere stata l’esperienza personale che li ha condotti a odiare le donne.

p.s. In una legge federale statunitense il cyberstalking è considerato parte integrante di un piano ampio di lotta contro la violenza maschile sulle donne.

p.p.s  Se Di Natale non la pianta lo denuncerò alle autorità competenti e pubblicherò qui il suo indirizzo mail. 

 

esperienze, scuola, TEMPI MODERNI Ottobre 10, 2011

L'Università di Dappertutto

Proprio oggi, appena qualche giorno dopo l’addio a Steve Jobs, parte a Stanford il corso online sulle Intelligenze Artificiali. Ci sono già 140 mila iscritti distribuiti in 175 nazioni. La lezione si segue da casa, dal parco o dal pub, in diretta o quando fa più comodo, ascoltandola una volta, dieci, o quante volte serve. E’ L’University of Everywhere, gratuita, aperta a tutti, in qualunque posto del mondo. Uno scenario che l’ex direttore del New York Times Bill Keller sul suo blog immagina così: “I corsi saranno online e saranno votati dagli allievi come i libri su Amazon; l’insegnamento sarà organizzato con aste modello eBay; gli studenti invece del titolo di studio conquisteranno dei livelli di abilità come nei videogame. E presumibilmente, la birra del venerdì sera la prenderanno al Genius Bar della Apple”. Il tutto mentre qui noi stiamo ancora muffosamente a cincischiare con i test e i tunnel per neutrini.

Indispensabile una perfetta conoscenza della lingua inglese, oltre a una certa capacità di organizzarsi. E al momento non è ancora chiaro come organizzare esami e valutazioni a distanza -oggi chiunque potrebbe sostenerli al posto tuo- per rendere il titolo di studio effettivo. Ma si confida di trovare presto una soluzione, e allora la rivoluzione sarà completa.
Probabilmente questo modo di studiare comporta problemi inediti legati alla virtualità e all’impossibilità di relazioni reali tra studenti e con i docenti. E inoltre, non si corre il rischio di omologazione didattica? Aspettiamo di capire come va, per un primo bilancio. Ma non c’è dubbio: oggi è un gran giorno per l’istruzione. L’idea che un talentuoso ragazzo che vive nel cuore della Mongolia o in qualche isola sperduta possa accedere alla migliore formazione sulla piazza è commovente ed entusiasmante.

Colgo l’occasione per segnalarvi una cosa nello stesso spirito, anche se più piccola, e gestita interamente da under 25:
Oilproject.org è la più grande scuola online gratuita in Italia, un progetto (maggiori info su http://www.oilproject.org/pagine/ChiSiamo/
e http://www.oilproject.org/pagine/IlProgetto/) nato e gestito da studenti under 25, sostenuto da Telecom Italia e Studenti.it e sviluppato con le principali associazioni studentesche nazionali.

Anche Oilproject annuncia oggi un ciclo di lezioni in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia (gestito da Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’economia): durante quattro incontri serali interattivi alcuni dei direttori di Dipartimento parleranno dei risultati e delle sfide che la ricerca applicata offre al nostro futuro, dalle nanotecnologie alle neuroscienze, all’intelligenza artificiale. In programma, inoltre, videochat di attualità su politica, economia e business.

Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI Ottobre 5, 2011

Grazie sindaco Pisapia

il sindaco pisapia incontra le milanesi, 28 settembre 2011

Con il sindaco Pisapia ho avuto qualche passaggio un po’ aspro, diciamo così, al tempo delle primarie per l’indicazione del candidato sindaco del centrosinistra. La lotta è lotta. Mi ero intignata su questa faccenda del 50/50, ero sicura che l’obiettivo era giusto e che il momento era arrivato, e ci davo dentro a più non posso.

Ma devo dire che a ogni nuova tornata di nomine -in queste ore, quelle del Pio Albergo Trivulzio-, vedendo che il sindaco quel principio lo applica con rigore e determinazione, scegliendo donne competenti e di valore, una per tutte Francesca Floriani, mi commuovo sempre di più. Oggi apprendiamo che anche il CdA dell’Università Statale, se non il 50/50 -su, un piccolo sforzo- garantirà che almeno 3 membri su 7 siano donne, in questo senso appare avviato anche il CdA dell’università Bicocca, e così via: un effetto virtuoso e a cascata, le istituzioni milanesi che una dopo l’altra rompono con il monosex. Sono felice di vivere in questa città, che mostra di avere capito.

Ringrazio di tutto cuore il sindaco Pisapia perché nel paese in cui le leggi nascono sempre insieme alla dotazione con cui aggirarle, un principio netto e intransigente come il 50/50 rischiava di dover conoscere molte eccezioni. Insomma, ci vuole quella che si chiama volontà politica, e il sindaco mostra di averla tutta. Immagino che sia per la formazione della giunta sia per le nomine nella municipalizzate Pisapia abbia dovuto tenere duro e anche dire molti no. Immagino che non sia facile, perché un alibi ricorrente della politica e del potere è che di donne “non ce ne sono”: e invece lui le scova sempre, quelle giuste per il posto giusto. E sono sicura che queste signore gli daranno molte soddisfazioni.

Resta il tema Expo, lì si risente ancora molto dell’imprinting misogino, ahinoi, di una sindaca che credeva di essere un uomo e le donne se le levava di torno, e di un governatore che con la sua giunta 15 a una la dice tutta. Speriamo che anche lì il sindaco, che è commissario straordinario, insieme all’assessore Stefano Boeri riesca a introdurre qualche cambiamento.

Ma intanto diciamo grazie, nella speranza che questo principio sia presto esteso al resto del nostro malconcio Paese, proprio allo scopo di farlo rifiorire. Ci vorrà lotta anche e soprattutto qui. E nella speranza per me stessa di non dovermi più occupare di questo, e di poter riservare tempo ed energie ad altro. Perché, onestamente, scusate, ma non ne posso proprio più…

 

Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI Ottobre 1, 2011

Il doppio sguardo che ci salverà

Come dicevamo ieri, in esclusiva per Io donna Added Value ha sondato gli umori e le opinioni di italiane e italiani sul tema della rappresentanza femminile, intervistando un campione rappresentativo di 1000 cittadine/i. Rivelando a sorpresa un Paese prontissimo alla svolta “naturale” rappresentata da un massiccio ingresso delle donne nelle istituzioni rappresentative, determinato a sostenere una “massa critica” femminile che possa cambiare tempi, modi e agende della politica.

Un Paese ben più pronto della sua classe politica, che invece resiste strenuamente al “turn over”:  50/50, appunto: questa è la strada indicata dalla maggioranza degli intervistati, uomini e donne, sul modello di alcune nuove giunte. Oltre a quella di Giuliano Pisapia, la giunta Zedda a Cagliari (dove siamo addirittura a 6 donne su 10) e la giunta Fassino a Torino, appena sotto il 50. Non quote, quindi, ma una proporzione “naturale” che indica l’auspicio di un doppio sguardo sul bene comune, e il desiderio che la differenza femminile si eserciti a beneficio di tutti anche nei luoghi della politica.

Raccoglie invece pochi consensi l’idea di percentuali inferiori, il 30 o il 40, intese come riserve dedicate a una “minoranza” che poi minoranza non è affatto.

Gli italiani, uomini compresi, si fidano a tal punto delle donne che sarebbero anche entusiasticamente pronti alla “super-alternativa” costituita da una premier.

Ma vediamo il sondaggio nel dettaglio.

I gravi problemi del nostro Paese non dipenderanno anche dal fatto che nelle stanze dei bottoni ci sono poche donne? E’ così per la maggioranza degli intervistati: “abbastanza” (43 per cento) o addirittura “molto” (14 per cento). Solo il 9 per cento ritiene che non vi sia relazione tra le due circostanze.

Le donne saprebbero governare come gli uomini secondo il 61 per cento del campione, o addirittura meglio (29 per cento: percentuale che sale al 43 tra le intervistate).

Che cosa ostacola, allora, la rappresentanza femminile? Il maschilismo dei partiti secondo il 42 per cento, mentre il 30 per cento segnala il peso degli impegni familiari sulle donne. Ma incidono anche la sfiducia nella politica (15 per cento) e il disinteresse al potere (11 per cento).

Che le donne non abbiano accesso alla politica è un vero guaio, perché tutti, maschi e femmine, sono convinti che saprebbero portarvi attenzione alle problematiche familiari (76 per cento), un maggiore di responsabilità (68 per cento), un legame più forte con la vita reale (65 per cento). E ancora: impegno e determinazione, uno sguardo diverso sul mondo, concretezza, minore propensione al rischio, affidabilità e onestà.

Vale per donne di centrodestra quanto per quelle di centrosinistra: solo il 30 per cento ritiene che vi siano significative differenze, mentre quasi 9 intervistati su 10, evidentemente stanchi di risse e contrapposizioni frontali, pensano che almeno su alcuni temi le elette dovrebbero collaborare trasversalmente, come qualche volta è già capitato.

E veniamo al 50/50: alla domanda “lei sarebbe favorevole o contrario all’applicazione di questo principio all’interno degli organismi politici e istituzionali, elettivi e no?”, quasi 8 italiani su dieci (percentuale che sale a 9 tra le intervistate), si dichiara d’accordo. Lo straordinario consenso si alza ulteriormente fra gli under 35.

50/50 è la proporzione giusta, esattamente quella della vita, mentre solo 18 intervistati su cento preferirebbero “quote” del 30 o del 40.

Ampia e generale approvazione anche per un’azione positiva già in atto, quella che introduce il 30 per cento di donne nei board delle società quotate in borsa: norma bipartisan approvata di recente e che piace al 76 per cento degli intervistati. Giusto un po’ meno agli uomini, che comunque si esprimono largamente a favore (67 per cento): un ulteriore segno di fiducia nella competenza femminile.

Ma se si votasse oggi, e se una nuova legge elettorale consentisse di esprimere la propria preferenza anche alle elezioni politiche, quanti voterebbero donna?

Quasi la metà del campione (47 per cento: percentuale che sale ben al 67 per cento tra le donne). Mentre solo il 18 per cento dichiara che sceglierebbe un uomo, contro un cospicuo 35 per cento che al momento non sa. Pronti a indicare un nome femminile soprattutto i/le più giovani.

Ma il dato più significativo è che quasi 7 cittadine su 10 oggi risponderebbero positivamente a una campagna “vota donna”. In passato non ha funzionato come si sperava: ma l’impegno politico delle donne, testimoniato anche dalle piazze del 13 febbraio, oggi probabilmente si esprimerebbe anche nelle urne. Ragione in più per buttare a mare il tremendo Porcellum e per restituire alle elettrici e agli elettori il diritto, usurpato dai partiti, a scegliere da chi vogliono essere rappresentati.

E da chi? Da donne dei partiti o della società civile? Meglio professioniste della politica o outsider?  Le elettrici si dividono equamente (45 e 43 per cento), mentre gli uomini si sentono meglio garantiti dalle già-politiche. Preferibilmente quaranta-cinquantenni: è questa l’età, quella della maturità e dell’esperienza -non quella del sex-appeal- ritenuta più giusta da 7 intervistati su 10. Che in percentuale ancora più alta (83 per cento, 93 tra le donne) vedrebbero con favore, e finalmente, una premier: alternativa chiara, apprezzata soprattutto dai giovani adulti. Nel caso, chi? Qui si registra un certo smarrimento.

Ben 7 su 10 non indicano nessuna, come se non sapessero molto delle nostre politiche, o fossero in attesa di un volto nuovo. Qualche rara indicazione solo per Anna Finocchiaro del Pd (8 per cento), per la radicale Emma Bonino e per la presidente del Pd Rosy Bindi, (entrambe 5 per cento), inseguite dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dalla Ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna e da Daniela Santanché del Pdl (tutte al 2 per cento). Anna Finocchiaro, seguita da Bindi e Bonino, risulta anche in assoluto la politica più ammirata (dal 15 per cento), prima di Rosy Bindi ed Emma Bonino alla pari (8 per cento).

Italiane e italiani sembrano percepire meglio il protagonismo politico delle “straniere”: la premier tedesca Angela Merkel (40 per cento), la Segretaria di Stato americana Hillary Clinton (31 per cento) e la leader birmana Aung San Suu Kyi (12): forse, fra tutte, la portatrice di una più forte “differenza”.

 

Alla giornalista Ritanna Armeni e alla sua collega parlamentare Fli Flavia Perina abbiamo chiesto di commentare i i risultati del sondaggio

             

 

 

 

 

 

 

 

Ritanna Armeni      Mi pare che dal sondaggio emerga una forte spinta neo-emancipazionista. Come a dire: sappiamo che la differenza femminile esiste, ora vogliamo finalmente vederla in azione. La cosa interessante è che 7 uomini su 10, una netta maggioranza, si dichiarano favorevoli a una premier donna e al 50/50. Un entusiasmo sostanzialmente pari a quello femminile. E’ una cosa che colpisce molto. Significa che le capacità e le competenze femminili non sono più in discussione, che il Paese è davvero cambiato nel profondo. Sono solo gli uomini della politica a non voler cambiare. La casta è in assoluta difensiva. Si difendono posti, logiche, linguaggio, e un massiccio ingresso delle donne costituirebbe una formidabile minaccia. C’è anche un’incultura che impedisce di leggere la realtà e i cambiamenti già avvenuti e registrati dalla società. L’altra cosa che noto è l’apprezzamento per la saggezza e l’autorevolezza femminile: quelle che gli intervistati, uomini e donne, vorrebbero in politica sono le quaranta-cinquantenni, nel pieno della maturità. Di Anna Finocchiaro, che raccoglie il maggior numero di consensi, sono apprezzate la compostezza e quel tratto di autorità che si sposa a una bellezza sobria, con i capelli grigi. Un antimodello rispetto a quelli correnti. Insomma: il tema della rappresentanza femminile è all’ordine del giorno, è la vera leva del cambiamento, e non può più essere eluso. Il sondaggio lo evidenzia con percentuali molto alte, che non lasciano dubbi.

Flavia Perina       Mi ha molto colpito la laconicità delle risposte alla domanda sulle donne politiche nazionali: ben il 61 per cento dichiara di non averne in mente una in particolare. Come se non conoscessero la nostra rappresentanza femminile. Eppure donne come Rosy Bindi, Mara Carfagna e Daniela Santanché godono di una notevole visibilità. Ma è come se non se ne percepisse il profilo politico, come se si pensasse che sono poco incisive, scarsamente rilevanti. Che contano poco, insomma. C’è una notevole discrasia tra il fatto che l’83 per cento degli intervistati si dice favorevole a un premier donna, evidentemente percepita come l’alternativa assoluta all’attuale premiership, e l’incapacità di darle un volto. Io credo che a fronte di una domanda così forte di protagonismo politico femminile i partiti sbaglino a non investire sulle donne. E poi: alla domanda se si preferirebbe votare una donna già in politica o una rappresentante della società civile, vince di misura la politica. Parlando di uomini, forse la risposta non sarebbe stata la stessa. Insomma, è come se le donne politiche fossero percepite come fuori dalla casta, immuni dal contagio, e di loro ci si potesse ancora fidare. E infine, altro dato interessante: tra le donne di centrodestra e di centrosinistra non vengono percepite differenze sostanziali. Evidentemente l’appartenere all’uno o all’altro degli schieramenti è ritenuto secondario rispetto all’essere donne, e alla possibilità di trovare un’intesa su temi e priorità.   

 

 

 

Donne e Uomini, media, Politica, TEMPI MODERNI Settembre 23, 2011

La ragazza immagine di Belzebù

Questa intervista a Terry De Nicolò probabilmente l’avrete già vista. In caso diverso, guardatelo. E’ uno dei filmati più cliccati della rete. C’è anche chi, appreso il contenuto, non si è sentita di vederlo. In effetti è impressionante, fa stare fisicamente male.

La signora è una vera p.r. del Diavolo. La ragazza immagine di Belzebù. Fa efficacemente propaganda al male. Voi insegnate ai vostri figli che non si ruba, che si rispetta il prossimo, che il corpo è sacro? Lei rovescia il Crocifisso a testa in giù. Le regole basilari della convivenza umana, i comandamenti, ciò che è comunemente ritenuto un bene, a lei fa proprio ridere. Ci si deve calpestare l’uno con l’altro, si deve essere disposti a vendere la propria madre, le uniche cose che contano sono i soldi e il successo. Eccetera.

L’altra sera, a una cena tra amiche, propiziata da una visita alla splendida mostra milanese di Artemisia Gentileschi -una che con la sua arte sanguigna, con le sue Giuditte, Cleopatre e Salomè si era curata del male subito dagli uomini- ci ritroviamo a parlare di questa intervista. Una cosa terribile, sì, dice una. Eppure è una sintesi efficace, lucida ed essenziale come mai era stata fatta, dei codici che valgono in quel mondo, che poi è anche il nostro mondo, purtroppo. Dell’abiezione che è stata raggiunta. Dell’inversione dei valori e dei sentimenti. Insomma, va vista e analizzata con attenzione, perché si tratta di un documento in qualche modo storico.

Terry racconta con semplicità ed efficacia quello che è capitato e sta capitando, delinea una compiuta anti-etica, e forse quel filmato andrebbe mostrato e dibattuto perfino nelle scuole.

economics, Politica, TEMPI MODERNI Settembre 20, 2011

Ricambio radicale: è questione di ore

Ed eccoci qua: Standard and Poor’s ha deciso di tagliare il rating sul debito italiano, portandolo da “A+/A-1” ad “A/A-1”, con outlook negativo.

Il declassamento dell’Italia, spiega Standard and Poor’s in una nota, riflette le deboli prospettive di crescita del paese, la fragile coalizione di governo” ma anche “le differenti posizioni politiche all’interno del Parlamento” che continuano a “limitare la capacità del governo di rispondere in modo deciso alle sfide macroeconomiche sia a livello interno che internazionale”.

L”agenzia di rating boccia senza appello la manovra, che indebolirà ulteriormente la crescita e renderà molto più arduo il risanamento.
Restano le inefficienze del settore pubblico e la relativamente modesta attrazione di investimenti dall’estero, nodi che le autorità italiane appaiono “riluttanti” a risolvere.

Il programma di consolidamento dei conti pubblici non sarà facilmente raggiungibile per tre motivi: la debolezza economica dell’Italia; il programma di risanamento basato su un aumento delle entrate dal 2011 al 2014 che sarà difficilmente raggiunto in un paese già gravato da un’alta pressione fiscale; infine i tassi di interesse previsti in aumento.

Il governo resta «riluttante a affrontare i problemi» più importanti: mercato del lavoro rigido e tale da escludere troppe persone, settore pubblico inefficiente, protezionismo di fatto nei confronti degli investimenti esteri.
Ma il problema non sono solo il governo o la maggioranza. S&P’s registra il sabotaggio al cambiamento da parte di quasi tutti, che per gli analisti resta «la principale ragione di debolezza… istituzioni politiche, aziende in posizione dominante, gli statali, i sindacati del settore pubblico e privato bloccano la capacità del governo di agire».

L’agenzia registra l’opera d’interdizione in parlamento, in luglio, delle misure di liberalizzazione degli ordini professionali; quindi ricorda la fallita cessione di Alitalia a Air France a causa del veto dei sindacati. E conclude: «Non è chiaro cosa si possa fare per rompere il blocco fra queste istituzioni politiche e il governo».

L’unica, forse, è che salti in blocco tutta la classe dirigente. Che l’Europa ci mandi dei commissari, che blindi questo governo di incapaci mentre ci si prepara a un ricambio radicale. Che le piazze si riempiano per chiederlo con forza. Ormai è davvero questione di ore. Come nota Tito Boeri, c’è “una tassa aggiuntiva che paghiamo per ogni giorno in più in cui Silvio Berlusconi rimane a Palazzo Chigi”.

N.B. mentre si affonda il premier resta tutto preso dai suoi processi, dai suoi troiai e dai suoi party -mica vorrete che la sera non si diverta un po’, con tutti i dispetti che gli stanno facendo…- -quindi gli resta poco tempo per governare, e dà ad Angela Merkel della “culona inchiavabile” mentre l’Eurozona rischia di saltare, con effetti simili a quelli di una guerra. E il suo collega Bossi non smette di delirare sulla Padania.

Il New York Times consola gli americani: “Pensate all’Italia e a Berlusconi e tutto vi apparirà migliore”.