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AMARE GLI ALTRI

AMARE GLI ALTRI, ambiente, Politica Luglio 7, 2012

Alex Langer: Non per il potere

Nella primavera del 1988 ero incinta e affamatissima.

Un giorno mi capitò di andare a Bologna con Alex Langer –stavamo insieme nei “primi” verdi-, per incontrare un signore, poi diventato politico di primissimo piano.

Ci vedemmo a colazione. Io feci fuori 4 o 5 portate. Alex mi guardava sorridente e sbigottito. “Dio benedica te e il tuo bambino”, mi disse.

Un piccolo ricordo, apparentemente impolitico, suscitato dalla lettura commossa di “Non per il potere”, Alexander Langer (Chiarelettere Instant Book).

Risento la sua voce di angelus novus, messaggero visionario, nelle parole che qui vi ripropongo senza commenti, se non questo: che sembrano pronunciate oggi.

Una delle “urgenti ragioni per ripensare a fondo la questione dello sviluppo… è la perdita di qualità di vita e di autonomia delle persone e delle comunità, anche nelle fortezze dello sviluppo”.

“Una scelta di espansione … è una scelta di riarmo. Una scelta di contrazione è una scelta di disarmo”.

“Di fronte alla malferma salute della biosfera, le scelte che fanno bene al pianeta sono per forza di cose anche scelte che fanno bene a noi stessi… (è) sacro egoismo tra i meglio investiti”.

“Dalla faticosa lotta degli uomini contro la natura siamo passati a una situazione in cui quasi la natura non ce la fa più a difendersi dall’uomo”.

Esiste un “impatto generazionale di tutto ciò che noi facciamo, sia a livello macrosociale che micro sociale”. Si tratta di “perdersi per ritrovarsi… Se non si trovano nel presente (per esempio nel rapporto di amore) sufficienti ragioni per volere un futuro, non vi potrà essere nessuna astratta ragione, nessun rapporto del Club of Rome o delle Nazioni Unite”.

“Il piccolo potere è il potere del “consumatore”… Qualcuno dovrà pur cominciare, e indicare e vivere un privilegio diverso da quello della ricchezza e dei consumi: il privilegio di non dipendere troppo dalla dotazione materiale e finanziaria”.

Alex Langer, nato a Vipiteno il 22 febbraio 1946, è morto suicida a Pian Dei Giullari, Firenze, il 3 luglio 1995.

Nel suo biglietto d’addio era scritto: “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”.

Dal quel 3 luglio –qualche giorno fa il diciassettesimo anniversario- cerco di pregare per lui ogni giorno, con gratitudine.

AMARE GLI ALTRI, economics, esperienze Giugno 16, 2012

99 a 1: all’osso, solo egoismo

Leggo sul “Sole 24ore” un articolo di Alfonso Berardinelli che comincia così: “Di tutte le parole che possiamo scrivere con la maiuscola sarebbe bene diffidare: contengono quasi sempre un pericolo di retorica e pretendono un rispetto che la loro astrattezza illusionistica non merita. Essere, Stato, Mercato, Rivoluzione, Patria, Partito eccetera: in ognuno di questi temi è nascosta qualche trappola”.

Lui dedica la sua digressione alla Poesia. Io invece, tra le parole maiuscole che lui indica, prenderei per esempio Partito e Mercato. Di una certa attualità, mi pare. Per provare fare, intorno a questi due muri che non si lasciano scalfire, un ragionamento che chiamerei “riduzione all’atomo”.

I partiti non cambiano, non si innovano, frenano il cambiamento. Come ogni istituzione di potere (cosa ben diversa dalla politica), non hanno alcun interesse a muovere e a cambiare. Il potere è un trattenimento, un ingorgo di energia. Ogni minima variazione può comportare smottamenti e perdite.

Questi partiti sono fatti di uomini che in gran parte dei casi, come si vede bene, pur di salvare se stessi mettono a repentaglio la vita del partito. E di conseguenza la vita della nostra democrazia, che sulla dialettica tra partiti si è sempre basata. Può essere che impareremo a farne a meno, ma al momento l’alternativa è ben poco chiara.

Questi uomini sono i veri antipolitici. Ridotto all’atomo, il problema dei partiti è solo egoismo personale.

Si può ragionare allo stesso modo sul Mercato, sull’Economia, sulla Finanza. Su quel Moloch invisibile e invincibile che sta sbranando le nostre vite. All’atomo, nient’altro che questo: l’egoismo di alcune migliaia di persone del pianeta. Straricchi che diventano sempre più ricchi, al soldo del Denaro, divorando e distruggendo risorse e affamando il resto del mondo.

Secondo l’ultimo Global Wealth Report, mentre alcuni stati sono sull’orlo del default, il patrimonio degli investitori privati è salito quest’anno a 122,8 bilioni di dollari. Più o meno il doppio del Pil dell’ultimo anno di tutte quante le nazioni della Terra messe insieme.

Nient’altro che egoismo, quindi. Nient’altro che miseria spirituale produttrice di infelicità. Poche migliaia di persone che ne affamano miliardi.

A me pare che, messe in questo modo, le cose assumano un altro aspetto. E che ciò aiuti a sentirsi molto meno impotenti.

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, economics, esperienze, questione maschile Maggio 21, 2012

Come aiutare gli uomini

Stamattina a Brescia, in via Cremona, un uomo ha gettato dalla finestra i suoi due figli di 4 anni e 14 mesi, e poi si è ucciso lanciandosi a sua volta nel vuoto.

I due bambini sono morti dopo l’arrivo all’ospedale Civile. I piccoli – un maschio e una bimba più piccola – erano arrivati in condizioni disperate al pronto soccorso.

Secondo le prime indiscrezioni l’uomo aveva problemi finanziari. Stamattina un litigio con la moglie, a cui ha fatto seguito la tragedia.

E’ un momento durissimo per molti uomini. Piegati dalla crisi economica, come le donne -talora più delle donne, nel caso in cui siano gli unici produttori di reddito in famiglia-. O più frequentemente incapaci di reggere l’abbandono da parte della compagna. E’ la questione maschile.

Si deve fare qualcosa per loro. Si deve disseminare il territorio di punti di ascolto e di aiuto: l’idea di camper mobili contro la violenza sessista potrebbe valere anche per gli uomini in difficoltà. Se le donne sanno attivare la rete di solidarietà amicale a protezione delle loro simili in difficoltà, più capaci di dialogare tra loro, di condividere e supportarsi, spesso invece gli uomini sono molto soli di fronte ai problemi, meno capaci di chiedere aiuto e di mostrarsi in difficoltà, meno propensi alla confidenza e all’auto-aiuto.

Sono pronta ad attivarmi personalmente per dare una mano agli uomini, per ridurre il danno della violenza e dell’autoviolenza che in molti casi costituisce la risposta maschile alla solitudine e alla disperazione.

AMARE GLI ALTRI, TEMPI MODERNI Maggio 19, 2012

Banali bombe a scuola

 

Le uniche bombe a scuola che io abbia in mente -le uniche della mia vita, ce ne saranno state certamente altre, ma non come queste di Brindisi stamattina, davanti all’istituto tecnico Morvillo Falcone– sono state quelle del 20 ottobre 1944. Il fuoco amico britannico che ha bombardato, a pochi mesi dalla fine della guerra, il quartiere di Milano dove viveva la famiglia di mio padre. Centinaia di morti, duecento solo i bambini della scuola elementare. Anche mia nonna rimase lì sotto, in quella tersa giornata di sole. Io non ero ancora al mondo, mio padre aveva appena 16 anni e visse il resto della sua vita con la sindrome del sopravvissuto. Quella tragedia ha profondamente segnato anche la mia esistenza.

Quando si mettono bombe in una scuola com’è accaduto oggi, e chiunque sia stato -la grande criminalità organizzata? balordi del posto? o altri?- e anche ammettendo che la chiave di lettura sia locale, il fatto indica qualcosa che sta succedendo a tutti. Parla di un odio che sta traboccando, senza più argini che lo contengano: nemmeno la mafia si spinge a tanto. Parla di un clima globale che consente un simile atto di guerra.

Certo: non sarebbe la stessa cosa se anziché balordi locali fossero stati grandi criminali -oggi fa tappa a Brindisi la “carovana” contro la mafia- o addirittura terroristi. Benché spesso, nella nostra storia recente, sia stato difficile separare con nettezza le responsabilità, inestricabilmente intrecciate.

Ma non c’è bisogno di attendere l’esito dell’attività degli inquirenti per vedere in questa tentata strage -due ragazze morte e 6 feriti- una prevalenza del male, qualcosa che sta assediando tutti e che ci attraversa.

Il male però è banale, e può essere fermato dalla consapevolezza. Per questo possiamo farci qualcosa tutti. Come scrive Hanna Arendt, “la mia opinione è il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né la profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare tutto il mondo perché cresce in superficie come un fungo. Esso sfida come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare a radici, ed nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua “banalità”… solo il bene ha profondità e può essere integrale”.

 

AMARE GLI ALTRI, Corpo-anima Maggio 12, 2012

Lascia fare alla Madonna

Dunque, si stava discutendo sul blog di non so più quale problema –prendete a caso uno dei milioni di problemi che ci affliggono, non c’è che l’imbarazzo della scelta- e onestamente, nonostante la mia natura prevalentemente positiva, mi era preso un po’ di sconforto.

Ma ecco che una cara lettrice interviene, ricordandomi un detto napoletano: “assafa’ a la Maronna”, lascia fare alla Madonna.

E io vengo invasa da una luminosa fiducia, un po’ come se la Madonna mi fosse apparsa davvero nelle sembianze dell’amica lettrice: la Madonna sa sempre trovare il modo migliore per farsi viva. E’ così che si sentono quei fortunati che la vedono? E’ questa la gioia che sentono?

La gioia e il sollievo delle spalle finalmente scariche, di potersi affidare fiduciosamente alla Madre, la quale saprà perfettamente che cosa fare di te e di tutto il resto se tu saprai affidarti e ascoltare.

Una volta la Madonna mi si è fatta viva nelle parole della straordinaria scrittrice brasiliana Clarice Lispector –quanto poco è conosciuta!-, che nel suo capolavoro “La passione secondo GH”, dopo un lungo e accidentato percorso, giunge alla consapevolezza del fatto che «il mondo indipendeva da me». Che poi è un altro modo di dire “assafa’ a la Maronna”.

È un salto simbolico straordinario. Il fatto che il mondo indipenda da te sembrerebbe restringere le possibilità della tua libera azione, visto che più di tanto tu non puoi fare. Ma questo non-potere in Lispector coincide con la liberazione e con la libera azione.

Puoi fare proprio tutto, una volta che sai questo, puoi ingaggiare ogni giorno una colluttazione amorosa con il mondo, lasciarti attraversare dal nuovo che chiede la tua mediazione per venire al mondo.

Certo che si fa una gran fatica a dire “Madonna”. Finché dici Buddha, ok, ancora ancora. Ma se ti azzardi a parlare di lei, della Vergine e Madre che dà sembianze allo Spirito Femminile vivo e vegeto, se alludi a questa altra che testimonia l’esistenza di Altro e ne segna il posto, se mostri di credere all’esistenza di un senso, di un di più che ci rende pienamente umani… be’, lo fai a tuo rischio e pericolo. Il minimo è il dileggio.

Oggi la semplicità di credere non è molto ben accetta. Ma io senza la mia fede, chiamiamola così, non saprei dire niente, non saprei fare niente. Neanche la pagnotta che metto in forno ogni mattina: tanto buona.

AMARE GLI ALTRI, Politica Aprile 19, 2012

La crudeltà dei Professori

Un giornalista, Giorgio Sturlese Tosi, invita noi colleghi a una riflessione:
“Molti inevitabilmente stanno in questi giorni sottolineando il fenomeno dei suicidi per motivi economici. Fatte salve tutte le giuste considerazioni sulla necessità di fornire una corretta informazione, soprattutto in un momento difficile come questo, temo che ci stiamo un pò tutti rendendo partecipi di un fenomeno che rischia di avere conseguenze gravissime sui lettori più fragili. Limitarsi ad elencare ogni nuova morte sta già provocando una suggestione che porta al triste fenomeno dell’emulazione.
Un titolo non può mai valere la vita di una persona. Il compito di un bravo cronista, credo, sarebbe quello di dare pure la notizia, cercando però di approfondirla, chiedendosi davvero chi è e perché si è tolto la vita un imprenditore o un lavoratore disoccupato. dovremmo avere la voglia di tornare a fare il nostro lavoro, anticipando l’evento. Capire quali sono le situazioni di emergenza, svelare se vi sono eventuali comportamenti illegittimi da parte di chi licenzia o chi costringe a chiudere, smuovere le coscienze e le autorità per sbloccare sistemi delittuosi come i pagamenti da parte dello Stato. Insomma, anticipare e cercare in qualche modo di offrire un’alternativa a quegli episodi che portano al suicidio di una vittima della crisi.
Limitarsi a riportare la notizia, senza approfondirla, è molto facile, ma serve a poco e rischia davvero di renderci complici di queste tragedie”.
Al di là del cosiddetto “effetto Werther“, il fatto, cioè, che in soggetti particolarmente fragili e in difficoltà la notizia della catena di suicidi possa offrire lo spunto definitivo, la cosa pericolosa è l’assuefazione -un po’ quello che capita per i femminicidi-: è “normale” che capiti, è uno dei segni del tempo, non ci si può fare nulla. Quando invece ci si può fare moltissimo.
Metto insieme le considerazioni del collega con una riflessione di Giulio Sapelli nel sui recentissimo pamphlet “L’inverno di Monti” (Guerini e associati), là dove, dopo aver assimilato la figura del premier a quella del dictator romano, “tiranno” pro tempore -massimo sei mesi- dai poteri illimitati, nominato “in circostanze gravissime” e quando “un pericolo tangibile” minacciava Roma, osserva che invece oggi ci sarebbe “bisogno più che mai di politica, non di sottrazione di continui lembi di legittimazione alla politica, che è ineliminabile… La conseguenza di questo rifiuto della soluzione politica è stata non soltato l’aumento della sofferenza sociale, ma l’emergere di una “crudeltà istituzionale” sino a oggi inusitata”.
Oggi leggiamo che una famiglia su due è in difficoltà: non è questione di pochi.
“I professori italici” continua Sapelli, che insegna Storia Economica all’Università degli Studi di Milano “vivono nell’iperuranio dell’astrattezza… concepiscono i soggetti umani come cavie e non come persone”. E stigmatizzando la loro “autostima illimitata”, Sapelli osserva che “le persone non solo soffrono, ma si ribellano e dilaniano il loro essere se colui che decide non le ascolta, non le consulta. Questi dictator dimidiati non fanno che aumentare la sofferenza, che diventa disperazione… per far finire la crudeltà occorrono scelte che appaiono impossibili e che sono per questo le sole praticabili e giuste: si riformino le banche“.
Restiamo umani.
AMARE GLI ALTRI, esperienze Marzo 20, 2012

Marina Is Present

Marina Abramovic, The Kitchen. Omaggio a Santa teresa

La chiave di The Abramovic Method (ieri sera l’opening al Pac di Milano) è la Presenza.

Essere qui e ora, con tutta la gioia, la fatica, il dolore, lo spaesamento, la consapevolezza, la solitudine, la paura che può costare sconnetterti (da cellulari, internet, dall’illusione di un tempo lineare sempre più stretto) per stare nell’unica certezza del tuo corpo-spirito presente. Un’esperienza estatica in cui non capita nulla e può accaderti di tutto.

Presenza vivente e relazione tra umani, animali, minerali, in un campo energetico di intensità quasi insostenibile.

Nulla e nessuno che si muove, tutti com-mossi un’intensa compassione.

 

Oggi, 21 marzo: apertura al pubblico della mostra The Abramović Method al Pac, fino al 10 giugno. Fino al 24 marzo Marina Abramović sarà presente per insegnare il suo Metodo

Sempre oggi inaugurazione della personale “With Eyes Closed I See Happiness” presso la Galleria Lia Rumma di Milano

Alle ore 21.00 presso il Teatro Dal Verme Marina Abramović incontra il pubblico per raccontare “The past, future and present of performance art”, proiettando alcuni suoi lavori passati e svelando retroscena e particolari inediti

Domani, 22 marzo ore 20.00 e 22.15 presso Apollo spazio Cinema, Marina Abramović presenterà al pubblico, in anteprima italiana, il documentario “Marina Abramović. The Artist is Present”, dalla Berlinale 2012.

 

AMARE GLI ALTRI, ANIMALI Marzo 1, 2012

Vero amore

E’ stato per l’amore della sua amica Nicole Graham che Astro, baio di 18 anni rimasto intrappolato nel fango mentre passeggiava con lei in groppa su una spiaggia australiana, ha atteso con fiducia di essere liberato, senza sgroppare, con il rischio di rompersi le zampe. Nicole lo ha abbracciato e carezzato per tutto il tempo.

So che cos’è. Ricordo l’ultimo abbraccio d’amore tra me e il mio labrador Tom. Andava dal veterinario, quella mattina del 20 gennaio di due anni fa. C’era sempre andato con allegria, amava tutti, anche il veterinario, con la sua grossa coda festante da lontra abbatteva armadietti e tavolini pieni di medicine, e tutto lo studio si buttava a terra a giocare con lui. Era una creatura irresistibile.

Ma quel giorno forse sarebbe stato diverso. L’ho lavato tutto, allora, la pancia, la testa, le zampe, i polpastrelli, con una spugna e quel suo bagno schiuma canforato. L’ho carezzato accuratamente con l’asciugamano, volevo che fosse in ordine, con il suo bel pelo morbido. Non è più tornato a casa.

Guardate il filmato qui sotto. Ho sentito tutta l’angoscia di quella ragazza che stringe il collo possente del suo baio, cresciuto insieme a lei.

Non so cos’è questo amore misterioso e violento, senza infingimenti, senza tattiche e strategie, senza mediazioni, senza interessi, che ci unisce alle creature di specie diverse. Il paradosso è che in questo amore troviamo il meglio della nostra umanità.

E’ per questo che va scrutato attentamente.

http://video.corriere.it/australia-cavallo-intrappolato-sabbie-mobili/d533d8ba-62c8-11e1-8fe6-00ac974a54fa 

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, media, Politica Febbraio 28, 2012

Io ti odio, Inps

Dunque, ieri sera arriva mia mamma tutta agitata perché l’Inps le ha mandato una lettera in cui le dice che se lei non ha il PIN deve “attivarsi per il rilascio, considerato che dal mese di aprile 2012, per esigenze di risparmio, il dettaglio dei pagamenti delle rate di pensione non viene più inviato attraverso gli Uffici pagatori (Poste e Banche). Può richiedere il Pin collegandosi alla homepage del sito dell’Inps attraverso l’apposita funzionalità denominata “Il PIN online” eccetera.

Mia mamma non ci ha capito niente, ha solo capito che c’entra Internet, e quando c’entra Internet si agita, perché deve chiedere a me, e invece lei tiene molto a cavarsela da sola.

Verosimilmente il 90 per cento delle persone anziane di questo Paese non va online: perché non è capace, perché non ha un computer, perché non può pagarsi l’abbonamento a Internet. In Italia il digital divide è ancora molto forte, solo 53 italiani su 100 sono online, e il 90 per cento dei giovani è connesso (verosimilmente una quota analoga di anziani è sconnessa).

Non ci vuole una gran scienza, insomma, a capire che lettere come queste scaraventano nel panico i nostri vecchi, che devono chiedere ai figli, se ne hanno (in questo Paese tutti i problemi vengono scaricati sulle famiglie, ovvero sulle donne, anche se poi è difficile che i giovani possano permettersi di farsene una). In caso diverso, non sanno come accidenti fare: ce ne sono tanti, soli.

Quindi: o ci si fa carico di alfabetizzare gli anziani, si dà loro un computer e una connessione gratuita, o non li si mette in queste difficoltà.

Furibonda, chiamo l’ufficio stampa Inps e dico all’addetta quello che ho scritto qui. Lei annaspa. Mi dà ragione: “Anch’io ho i genitori anziani, sa?”. Poi tenta una difesa: “Possono sempre rivolgersi ai Patronati”. Poi riannaspa: “Non sono io a prendere queste decisioni”.

Ok, amica, ma tu sei lì. Dì quello che pensi. Fatti carico della cosa. Assumiti la tua responsabilità.

Ci sarà stato pure qualcuno, lì,  a cui sarà venuto in mente che questa decisione era ingiusta: perché non si è opposto?

Mandiamo giù qualunque cosa, in questo Paese. Anche questi gesti di inimicizia nei confronti di persone fragili, ulteriormente infragilite dall’essere escluse dalla rivoluzione informatica.

Io li odio, quando fanno così.

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica Febbraio 11, 2012

Come si fa con questi partiti?

Al momento abbiamo la democrazia, non si è ancora inventato niente di meglio.

E la democrazia prevede i partiti, ancora (idem come sopra).

Tutti -forse tranne i partiti- vogliono l’innovazione dei partiti.

Quelli che decidono nei partiti, se innovassero, dovrebbero rinunciare alle loro rendite di posizione. E tra l’innovazione e suddette rendite, scelgono le seconde. E’ umano, anche se miope. E quando si decidono ad aprire a nuove logiche e nuovi linguaggi, portando a casa un notevole consenso (vedi il caso Boeri a Milano, ma non è il solo), subito dopo richiudono, isolando e delegittimando l’outsider che gli ha portato un bel po’ di voti e di attenzione.

Il dibattito sulla legge elettorale lascia intravedere la tentazione forte di non rinunciare a decidere i candidati e soprattutto gli eletti (sanno benissimo che se decidessero gli elettori la gran parte di loro andrebbe a casa).

In più c’è il problema non indifferente che gli elettori identificano il partito con gli amministratori eletti, e non con funzionari e burocrati che pretendono di tenere il pallino in mano, sostenendo che i veri professionisti della politica sono loro, e senza professionisti la politica non si fa (mentre stiamo vedendo che invece si fa). 

Insomma, abbiamo un problema: come innovare i partiti se la maggior parte di coloro che decidono nei partiti non ha alcun interesse a innovare e fa prevalere ragioni di carriera personale sull’amore per il mondo?

Intanto teniamo d’occhio la discussione sulla legge elettorale, lo dico soprattutto alle donne, che tendono a non occuparsene, facciamo in modo di capire molto bene che cosa hanno intenzione di fare, stiamogli addosso.

E poi vediamo se ci vengono altre idee. Se ne avete, postate qui -ma in modo stringato, il web non regge paginate-.