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referendum

Politica, tv dicembre 10, 2016

L’assedio di Milano

Milano non è la borghesia alla prima della Scala. Milano è il lavoro sui migranti, migliaia di giovani felici di viverci, una città rinata grazie al buon governo di centrosinistra. Che dovrebbe estendersi a tutto il Paese

Politica novembre 25, 2016

Perché voterò sì

Si voterà la fiducia al governo Renzi, non la riforma. E le alternative sono un partito-nazione in cui la destra avrà un peso ancora maggiore, o il populismo 5Stelle, che capitalizzeranno anche il no di sinistra. Perché la sinistra oggi non esiste e sarà l’ultima tra i creditori. E poi c’è il modello Milano…

ambiente, Politica settembre 16, 2015

Salviamo il nostro mare! 3 referendum contro le trivelle + altri 5

Polignano a Mare, uno dei siti prescelti per le trivellazioni alla ricerca di petrolio

E’ tradizione italiana che i media oscurino le notizie sui referendum. Mai come stavolta, però. Contribuirà a rompere il silenzio l’adesione di Italia Nostra a 3 degli 8 referendum indetti da Possibile insieme a Green Italia e Sinistra liberale, Azione civile e Verdi, con la collaborazione dei Radicali e anche dei Giovani Democratici in alcune zone del Sud.

Italia Nostra sosterrà i referendum contro le trivellazioni per la ricerca di petrolio in mare (circa 40, concentrate fra il canale di Sicilia, l’Adriatico centrale e il mar Jonio) e per l’abolizione della legge Obiettivo. Ed esorta le Regioni, chiamate da oggi a decidere sulla delibera, a sostenerli. Se infatti se almeno cinque Regioni delibereranno e depositeranno entro il 30 settembre, la prossima primavera i cittadini potranno esprimersi sui referendum ‘In difesa dei mari italiani’ anche nel caso la raccolta di firme in corso non dovesse raggiungere l’obiettivo delle 500 mila.
L’urgenza, segnala Italia Nostra, è drammatica: “In mancanza di questi referendum tutti i procedimenti per i progetti di esplorazione si realizzeranno in tempi molto brevi, minacciando in modo irreversibile il nostro ecosistema. La maggior parte delle perforazioni, infatti, si svolgono entro le 12 miglia dalla linea di costa, nel Mare Adriatico addirittura 5 miglia”. I sindaci del Salento si sono a loro volta mobilitati. Hanno già firmato il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa, e il sindaco di Messina.

Oltre ai referendum ambientali, Possibile promuove altri 5 importanti quesiti sui temi del lavoro, della democrazia e della scuola: contro il demansionamento e i licenziamenti facili, contro i capilista bloccati e i presidi-manager. Li trovate tutti qui.

La raccolta di firme continuerà in tutta Italia per altri dieci giorni, l’oscuramento mediatico non ha impedito la stramobilitazione,con centinaia di migliaia di firme: l’obiettivo è vicino. In alcune realtà metropolitane i prossimi 19-20 settembre è programmato un “week end per la democrazia”, con tavoli referendari diffusi.

 

 

 

 

 

ambiente, Politica luglio 14, 2011

Cemento arancione

Come qualcuno saprà, il 30 maggio dopo lunghi anni di governo del centrodestra a Milano ha vinto il centrosinistra con Giuliano Pisapia.

Nei fatti il primo atto di governo del nuovo sindaco è stata la sostanziale ratifica delle decisioni prese dal centrodestra in materia di Expo. Ancora prima che la giunta fosse formata, l’accordo con il governatore Formigoni è stato siglato con grandi pacche sulle spalle: c’era molta fretta, il rischio di perdere la manifestazione dopo anni buttati via -dal centrodestra- era molto grande, l’assessore delegato Stefano Boeri si è trovato di fronte un Expo già bell’e confezionato, criticità comprese –terreni comprati dai privati a carissimo prezzo, tanto per dirne una, che dopo il 2015 potranno essere glassati di cemento, e così via- e ieri ha dovuto trangugiare l’amaro calice, con un voto leale e favorevole a qualcosa che non gli piace affatto, come del resto non piace a uno scherzetto come circa 500 mila milanesi che di altro cemento, anche se arancione, di affari e di speculazioni nell’interesse di pochi contro quello di tutti proprio non ne vogliono sapere più.

Si dirà: è un prezzo da pagare. Realpolitik obbliga a ratificare qualcosa che con le logiche, le premesse e le promesse di un governo di centrosinistra non avrebbe niente a che vedere. Trangugiamo in fretta questo boccone, tappiamoci naso, orecchie e occhi e passiamo velocemente ad altro. Il fatto è che Expo non è “qualcosa”. Expo coincide di fatto con la politica di questa città di qui al 2015, e quindi sostanzialmente con l’intera legislatura. Pressochè tutto quello che capiterà a Milano avrà a che fare con Expo e finirà in quel gigantesco tritacarne. Expo è la Milano del prossimi anni. E Milano è laboratorio politico per tutto il paese. Non si scherza. Il cemento è la peste italiana. La questione non è di poco conto.

Il paradosso quindi è questo: che il governo di centrosinistra porterà a termine, con qualche timida variazione, quello che è stato impostato e cominciato dal centrodestra. Che da quell’imprinting, da quell’alvo si rischia di non uscire, e l’esultanza del centrodestra di fronte alla ratifica di ieri ne è la controprova. Detto in malo modo, gli affari sono salvi. Ma i cittadini volevano un’altra cosa. I cittadini volevano il cambiamento. Lo hanno detto con il voto alle amministrative, e solo due settimane dopo accorrendo di nuovo in massa alle urne per i referendum.

Expo va salvato, per carità. Ma prima di tutto va salvato il credito entusiastico con cui questo cambio di governo è stato accolto. Prima di tutto va salvato l’impulso al cambiamento che grida ovunque. Prima di tutto vanno salvati la salute e l’ambiente. Un modo per farlo lo si dovrà assolutamente trovare. Questo è il primo compito di un governo di centrosinistra.

Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI giugno 14, 2011

Nessuno pensi di cavarsela con 4 collanine

L’immagine di Silvio Berlusconi che dopo la botta dei referendum compra collanine (per chi?), e non da Bulgari, ma in uno di quei negozietti che vendono pietre sciolte e accessori per farsele da sé, la faccia mesta di uno che comincia finalmente a capire che la festa è finita, e che lui è rimasto da solo sulla pista da ballo, potrebbe essere il presagio di un’uscita di scena a breve e senza troppi clamori, molto diversa dalle fantasie alla Caimano. Tutto finisce, ed è finito anche il berlusconismo, e ormai lo sa anche Berlusconi: il primo colpo a Milano, quello definitivo probabilmente fra pochi giorni a Pontida. Forse un governo balneare, poi un premierato Tremonti, e infine al voto, questo è uno degli scenari a oggi. Anche se qui si naviga a vista.

Questo post solo per dire che se Berlusconi piange, è un’intera classe politica a non poter ridere: la valenza antiberlusconiana del quorum e della valanga di sì è stra-evidente, ma -e lo dico avendo vissuto intensamente la vicenda milanese- il messaggio è inviato a tutti. Il voto referendario parla di una rivolta civica, e chiede un cambiamento vero. Non piccoli aggiustamenti e pateracchi, ma una stagione di riformismo radicale, nei tempi e nei modi.

Anche altre facce, sì: i leader politici e i veterani di Montecitorio e di Palazzo Madama ne prendano atto. I nostri indignados vogliono una nuova classe politica. La vogliono più femminile e la vogliono più giovane e quindi più efficace e più capace di innovare. Che prendano la foto ufficiale della neonata giunta milanese e la studino attentamente: il modello è quello, e non si torna più indietro. Donne e giovani, gli esclusi della politica, le uniche e gli unici a offrire la garanzia del cambiamento. E fine dei compromessi e dei lassismi di qualunque tipo.

L’accanimento con cui grande parte degli elettori di Giuliano Pisapia sta chiedendo che il neoassessore al Bilancio Bruno Tabacci, sia pure apprezzato per la sua onestà e la sua competenza, rinunci al suo mandato di parlamentare per non ricoprire un doppio incarico -accanimento che personalmente non condivido- è lì a dire con chiarezza un’esigenza di rigore e una fortissima richiesta di partecipazione a ogni atto di governo della città. Capita qui, e capiterà ovunque.

Sono queste le novità, e sono ineludibili. Nessuno pensi di cavarsela con quattro collanine.

Politica, TEMPI MODERNI giugno 13, 2011

IO LO AMO

Qualcuno conosce questo signore? Io lo voglio sposare
(niente spiega meglio di questa foto quello che sta capitando nel nostro paese).
Politica giugno 11, 2011

BENEDETTI REFERENDUM

Questa immagine dice tutto: francescanamente, anche la Chiesa si mobilita per l’acqua bene comune (senza contare le parole di papa Benedetto XVI, in questo tedeschissimo, sulle energie non nocive).

E’ un momento di grande trasformazione per il nostro paese. Stiamo disegnando l’Italia che verrà, per noi e per i nostri figli. E il referendum è uno strumento di grande efficacia. A Milano poi ne abbiamo nove, per delineare alcune importantissime linee direttive che impegneranno la neonata giunta.

Quindi, animo! Andiamo a votare, e facciamo votare (ci va anche il nostro caro Presidente, e poi per un po’, almeno fino a quest’autunno, basta urne). Il quorum è vicinissimo, spingiamo insieme. E ricordate che l’Italia nasce da un referendum.

p.s. Per me, nove bei sì.

 

AMARE GLI ALTRI, lavoro, Politica gennaio 15, 2011

UN PEZZO, UN CULO

Gianmaria Volonté, La classe operaia va in paradiso

La vittoria dei sì al referendum a Mirafiori (54 per cento) non è una sorpresa. Eppure lo è, per com’è avvenuta. Ci si aspettava una valanga di sì, sotto il segno del terrore. E invece abbiamo assistito a una vittoria di misura, per la quale a quanto pare il voto degli impiegati è stato decisivo. Almeno la metà dei blue collar, questo è certo, qualunque cosa si pensi del piano Marchionne, ha scelto di rischiare il lavoro in cambio della dignità e di una qualità decorosa della propria vita, anche alla catena. Per un lavoro che restasse umano, che salvasse quel poco di relazioni, che non annullasse, in cambio di un salario, buona parte dei diritti politici.

“Se vincono i sì, che vita è?”, ho sentito dire a una giovane operaia e mamma. Dieci ore di turno durissimo senza interruzioni, e un’ora e mezza per andare e tornare, neanche il respiro di quei 10 minuti, tutti in coda in bagno o alla macchinetta del caffè. Hanno vinto i sì, ma hanno vinto soprattutto il coraggio e la dignità. E proprio mentre ci tocca leggere con ripugnanza delle indegnità e della viltà del potere, di bambine sacrificate a una lussuria luciferina che non ammette limiti, dello smarrimento assoluto della coscienza di ciò che è bene, la lezione che ci arriva da Mirafiori è insieme amara e confortante. Un pezzo, un culo, come diceva Volonté. Un plus di umanità, a compensare lo spettacolo tragico di quel meno, di quel niente, di quella cosa putrida che un uomo può diventare, di quel morto che può essere fin da vivo.

La classe operaia va in paradiso, altri sono già all’inferno.

Politica aprile 18, 2009

SUPERPARTITOCRAZIA

Dal sito del Comitato promotore del referendum:

”Leggo dalle dichiarazioni dell’onorevole Franceschini che il ministro Maroni, nell’ambito delle sue consultazioni in ordine alla determinazione della data del referendum, ha proposto come uniche date14 o il 21 giugno.
L’assenza dell’ipotesi del 6 e 7 giugno dimostra ancora una volta, oltre ogni ragionevole dubbio, la scellerata e indegna volontà di non compiere l’unica scelta di buonsenso: quella di abbinare il referendum alle elezioni europee e risparmiare così 400 milioni di euro.
I cittadini debbono sapere chi sono i responsabili di questa volontà: il gruppo dirigente della Lega non pensa agli interessi generali, vuole imporre al governo e al paese un diktat per il proprio tornaconto di partito. Il Comitato promotore… attende di essere ricevuto dal Presidente del Consiglio prima di esprimere qualunque valutazione”.

Aggiungo questo: quanto alla presunta incostituzionalità dell’abbinamento tra voto referendario e consultazioni elettorali, sarebbe stata smentita da quattro presidenti emeriti della Corte costituzionale (Marini, Ferri, Baldassarre e Chieppa). Non vi è alcuna ragione evidente, quindi, contro l’ipotesi di election day, con risparmio di 400 milioni di euro (nostri). Se fossimo in un altro paese, uno sciopero fiscale potrebbe essere valutato come arma di pressione contro questo abuso partitocratico.