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TEMPI MODERNI

Politica, TEMPI MODERNI Marzo 26, 2009

DEAR MR PRESIDENT…

Il presidente Barack Obama lancia una gigantesca assemblea in rete, invitando i cittadini a porgli domande su questioni cruciali per la democrazia americana, con particolare riferimento alla crisi, a cui lui risponderà con video online. Non potendo dialogare con tutti -gli hanno già scritto in migliaia- si soffermerà sui quesiti più votati dagli stessi cittadini.

Dovendo scegliere, a chi porreste domande sul nostro paese e sulla crisi? Di chi vi interesserebbe il parere e la competenza? (indicando dei nomi di donne e uomini, darete vita a “primarie” virtuali).

Fate il vostro nome. Scrivete e fate scrivere.

economics, TEMPI MODERNI Marzo 23, 2009

NON SI TAGLIA SULLE IDEE

I cinema e i teatri, leggo, sono pieni. E un amico che lavora nell’editoria mi racconta che dopo un fine d’anno perplesso e attendista, anche lì si registra una certa ripresa: a Natale si sono regalati volentieri libri, e quando si è invitati a una cena, anziché una bottiglia, alla padrona di casa molti offrono un saggio o un romanzo. Alto valore e impagabile, un buon libro, con un ottimo rapporto qualità-prezzo.
Ho visto recentemente uno spettacolo delizioso, “Il dio della carneficina”, testo smagliante di Yasmina Reza e due formidabili coppie di attori (Bonaiuto-Orlando e Boni-Cescon), che mi è risuonato dentro per parecchi giorni. Divertimento, intelligenza, idee: e che cosa si può volere di più?
So invece che molti tra i festival culturali che animano la nostra estate saranno costretti a ridimensionare quando non a tirare del tutto i remi in barca, perché i finanziamenti –in grande parte da sponsor privati- sono stati ridotti o tagliati tout court.
Certo, un festival non vale l’altro, ci sono occasioni preziose e altre meno. Ma in generale sottrarre risorse ed energie alla cultura è un’operazione dissennata. Di questi tempi, soprattutto. Si fa l’errore di pensare –marxianamente- alla cultura come a qualcosa di sovrastrutturale, di cui quando c’è crisi si può anche fare a meno. La domanda di cultura invece, e sembra un paradosso, cresce proprio in momenti come questi. Stimoli, riflessioni, contenuti, buone idee: è questo che ci aiuterà a leggere quello che capita e ad andare avanti. E’ di questo che c’è una grande fame. Il superfluo da tagliare è altro. Vale in particolare per un paese come il nostro, che nell’immaginario del resto del mondo –nonostante le nostre notevoli défaillance- continua a rappresentare cultura e bellezza. Vorrà pur dire qualcosa.
Signori mecenati, dunque: non smettete di legare il vostro nome alla promozione culturale, continuate a riservarle una quota dei vostri budget. Ci saranno di sicuro altre voci che possono essere limate. Il ritorno non sarà immediato, ma è strategico e garantito. E questo è di sicuro un gran momento per fare strategie.

(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 21 marzo 2009)

Donne e Uomini, TEMPI MODERNI Marzo 21, 2009

PAPA' E PAPA'

Leggo ieri su Repubblica che le famiglie gay italiane -con bambini- sono in aumento. Per le coppie lesbiche è più facile, i maschi invece devono andare a procurarsi i bambini lontano, dove certe pratiche sono legali. Qualche goccia del proprio seme, una donatrice di ovuli, una madre portatrice -che a volte coincidono- e il bambino, una volta venuto al mondo si potrà portare via con sé.

Come ho già detto qui, su questo argomento non ho certezze, e se tutto questo non fosse tecnicamente possibile, d’istinto mi sentirei più tranquilla. Ma invece lo è, molta gente lo fa, è una realtà che conosco personalmente, e saranno sempre di più quelli e quelle che lo fanno. Quindi si deve guardare la realtà, da qualunque parte vada, che ci piaccia o meno, prenderne atto e provare a porre alcuni punti fermi.

Il primo, dal mio punto di vista irrinunciabile, è il superiore interesse del bambino. Non so se corrisponda al suo interesse essere messo al mondo con queste tecniche, e su questo sospendo il giudizio. Ma una volta che è nato, il suo interesse va posto assolutamente al centro. Occorre quindi che la sua famiglia “particolare” e la comunità si facciano carico del suo essere al mondo, ponendo in atto tutte le forme di accoglienza possibili, che vanno dalla più elementare non-discriminazione a un’attenta riflessione sulle problematiche psicologiche che un bambino nato in questo modo si troverà ad affrontare, prima tra le quali il non sapere da quale madre o da quale padre è nato. Ogni essere umano ha diritto a essere informato sulle sue origini, questo è il secondo punto fermo, e questa informazione in nessun caso le-gli può essere negata. Io credo che si dovrebbe garantire al bambino il mantenimento di qualche forma di relazione con chi l’ha generato, ma come si sa donatore e madre surrogata pretendono quasi sempre di restare anonimi. E questo è un problema.

Terzo punto fermo, dal mio punto di vista, è questo: non vi è simmetria tra due uomini che procreano (con l’assistenza di una o più madri surrogate) e due donne che lo fanno (con l’aiuto di un padre donatore), semplicemente perché non vi è simmetria tra il padre e la madre. L’assenza di una madre fin dai primissimi giorni di vita apre ben altre problematiche rispetto all’assenza di un padre: è con lei che il neonato si sente tutt’uno, e da lei che dovrà gradatamente staccarsi per individuarsi. Detto malamente, la creatura è della madre, come per la stragrande maggioranza delle specie viventi. Di qui faccio discendere la seguente “eresia”: che la filiazione da parte di una coppia lesbica è meno problematica della filiazione da parte di una coppia di omosessuali maschi, e quindi che le due situazioni non possono essere valutate nello stesso modo.

TEMPI MODERNI Marzo 13, 2009

MISS ANA

Sfilate non ne ho viste, ma a giudicare dalle foto che ho visto qua e là sui giornali, non ho motivo di sperare che il peso medio delle mannequin si sia elevato di più di qualche etto. Molti stilisti si sono impegnati a non far sfilare anoressiche conclamate, come è accaduto nel recente passato (vedi foto qui sopra), ma la magrezza delle ragazze sulle passerelle resta comunque impressionante

Non ho mai creduto che l’anoressia sia ispirata dalla moda, ma credo ci sia un minimo comun denominatore tra le due cose: che è quello di un rifiuto della femminilità materna. Le ragazze non vogliono diventare madri, vogliono essere come i maschi,e fermano il loro sviluppo (mestruazioni comprese) sulla soglia della differenziazione sessuale. Anche la moda non vuole madri, ma creature efebiche, sessualmente indifferenziate. Il rifiuto di un sé materno è un frutto estremo dell’emancipazione, e finché le donne non si convinceranno di essere libere nella loro differenza femminile -che è poter essere madri-, e quindi finché non si vedranno belle in questa loro differenza, che è anche opima, sarà difficile che le cose vadano diversamente.

Intanto vedo che l’anoressia-bulimia è in aumento (150-200 mila casi) e che l’età del debutto della malattia scende verso i 10 anni e anche meno, ovvero alle soglie della pubertà.

TEMPI MODERNI Marzo 12, 2009

ANCHE I MANAGER PIANGONO

Solo per segnalarvi un libro che sto leggendo, mi sta piacendo molto, e amaramente divertendo: di Massimo Lolli, Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio, Mondadori. Manager cinquantenne disoccupato -storia di strettissima attualità, avete visto le code degli ex-manager agli uffici collocamento negli States-, gran figo del Nordest, siamo nella zona di Vicenza, che si ritrova improvvisamente sfigato, e si arrabatta tra colloqui di lavoro e storie di sesso, cercando un modo per ricominciare. Non ho idea di come vada a finire, sono a pag.101, e comunque non ve lo direi. Ma la sera vado a letto volentieri, con questo romanzo sul comodino. Un consiglio di tutto cuore…

P.S.: Una notizia drammaticamente in tema, dalla cronaca del Corriere di oggi.

«Licenziati» da un video sul Web. Centocinquanta dipendenti della Metis spa sono diventati «esuberi» dopo aver ascoltato dal computer dell’ufficio un messaggio dell’amministratore delegato pubblicato sulla rete Intranet. L’annuncio, in sintesi, diceva: la crisi è dura, siamo costretti a ridimensionare le forze… Tradotto: il capo vi taglierà con un clic. «Sarà lasciato a casa quasi un quarto dei dipendenti, 150 persone su 550, e sono già in ferie forzate i primi 35-40 dipendenti» denunciano i lavoratori della Metis. Uno choc. Reso ancora più duro dallo strumento scelto dai vertici della spa per comunicare i tagli: non una lettera, non un colloquio, ma un filmino stile YouTube.

esperienze, TEMPI MODERNI Marzo 5, 2009

DA SUBITO

Dopo la breve citazione del libro di Tolle, nei prossimi giorni vi parlerò di un altro libro molto importante, sempre in questa linea della fiducia. Che di questi tempi, mi rendo conto, è una parola grossa, e “grossa” lo intendo in un duplice senso -tutte le parole possono essere prese almeno in due versi-: cioè nel senso abituale di parola che oggi è arduo pronunciare, ma anche nel senso di qualcosa che, in mancanza di altro, prende spazio, diventa quasi l’unica cosa che conta e pesa, la più importante, e ci riporta all’essenziale del vivere. E tocca a chi, per propria natura o per particolari circostanze, di fiducia ne ha di più darne anche agli altri, spargerla, propagarla.

Qui io faccio spesso questa lotta, che ha i suoi fieri oppositori: di non lasciarmi mai andare più di tanto al peggio, di cederle soltanto una piccola parte delle mie e nostre attenzioni, di non lasciarmi rapire dall’ipnotica litania dell’elencazione dettagliata dei nostri guai. Perché, se ci pensate bene, ogni volta che lo facciamo perdiamo energie, non ce ne restano più per vedere il buono e per nutrirlo.

Vi dico che, per quello che vedo io, una volta fatto questo salto non si torna più indietro, il guado è passato, la rivoluzione è fatta per metà. E le categorie che ci sono servite fino a quel momento, organizzate intorno al predominio assoluto dello spirito critico, diventano zavorre di cui liberarsi prima possibile.

Dice per esempio sempre Tolle -qui lo cito non letteralmente- che finché, pur con tutte le migliori intenzioni, la metteremo nei termini di “fare la guerra a” (alla fame, alle ingiustizie, alla droga, eccetera), la cosa che conta è che continueremo a praticare la guerra e il suo linguaggio. Quello che c’è da fare, se la guerra non la si vuole, è smettere di farla da subito, depotenziarne e svuotarne il senso qui e ora, volgendo il consapevolmente nostro sguardo sul presente libero dalla guerra, facendo immediatamente esistere un mondo che la guerra non la fa, o meglio rendendoci noi stesse e noi stessi mediatrici e mediatori di quel mondo. Dandogli fiducia. E quello esisterà.

OSPITI, TEMPI MODERNI Febbraio 28, 2009

SARZANA: CHE BOTTA!

Sarzana è un’incantevole cittadina della Lunigiana, bioregione che si estende lungo il corso del fiume Magra, tra Emilia, Liguria e Toscana (politicamente ci troviamo in Liguria, nella provincia di Spezia). Nel suo meraviglioso centro storico sta per essere edificato un mostro (firmato, ma mostro). Qui ospitiamo un intervento del comitato di cittadini costituitosi ad hoc.

A Sarzana si è costituito un comitato nominato Sarzana che Botta! Il riferimento è al noto architetto Mario Botta ed al piano urbanistico ed in fase di approvazione. Si tratta di un ‘versamento’ di 60mila mq di superfici utili (corrispettivo di 600 appartamenti ciascuno da 100 mq calpestabili compresa torre di 60 metri di altezza, del diametro della nostra Cattedrale) in pieno centro.
Un delirio costruttivo inspiegabile, in un periodo storico in cui tutti sanno che si dovrebbe recuperare piuttosto che costruire, ristrutturare (i manufatti prestigiosi) piuttosto che abbattere.
I punti critici che coagulano un grande dibattito, cui partecipano anche giornalisti, architetti, magistrati riguardano il “senso” di costruire nel 2009 una grande e inutile “periferia in centro“, e che questa non solo diventi inevitabilmente marginale, ma corroda culturalmente un borgo storico di antichissima tradizione che sta, da qualche anno, rivivendo uno dei suoi migliori periodi intellettuali (si veda il festival, ma anche l’antiquariato, i libri in strada, la musica) e turistici, con una buona popolarità nazionale ed internazionale, e, come tutti sanno, con una grande frequentazione locale (il passeggio, lo shopping e i ritrovi)).
Vorremmo incominciare ad imporre, attraverso lo strumento partecipativo (e non solo la delega alla politica) la presenza dei cittadini ed il loro coinvolgimento nei dibattiti sulla progettazione di idee e sulle scelte urbanistiche ed architettoniche, costruzioni la cui localizzazione, morfologia e struttura possa modificare l’ambiente, deformandone l’habitat, riducendo il verde pubblico e privato, distruggendo colture (e anche culture, in senso antropologico – costumi, tradizioni e consuetudini locali) limitando aree pubbliche (piazze), depotenziando le naturali bellezze di una città che dal ‘500 mantiene una sua coerenza architettonica e urbanistica.
Miseria e povertà sono state le grandi alleate delle tradizioni architettoniche e urbanistiche della nostra vallata e hanno preservato dal cemento molti dei borghi storici: oltre a Sarzana, Ortonovo, Castelnuovo, Monte Marcello, Nicola, Arcola, Santo Stefano… E’ ad esse che si deve ciò che rimane del paesaggio e delle tradizionali unità costruttive, non dalla lungimiranza politica di allora, né alla sensibilità per l’ambiente.
Uno degli elementi attualmente maggiormente produttivi e redditizi per la nostra zona è il turismo. E un turismo che cerca sempre più di ritrovare coniugati bellezza-natura, tradizioni- paesaggio, mare-ecologia, non ama il cemento, non compra case, non ne affitta per la vacanza. Si tratta di una tra le tante situazioni preoccupanti in Liguria. Il libro di Preve e Sansa sul cemento in Liguria, o anche le frequenti e laconiche note di Piero Ottone (l’ultima dal titolo: Hotel a Portofino l’ultima sconfitta) sono segnali evidenti di una perdita di controllo dei cittadini e della politica sulle scelte urbanistiche “rilevanti” per la gente.
I tempi sono molto stretti, e questa torre di mattoncini alta come un grattacielo sarà tra poco progetto in approvazione, insieme a 9 palazzotti enormi in pieno centro Sarzana.
I”segni” lasciati dalla prossima urbanizzazione non valorizzeranno il territorio, ne oscureranno invece altri più celebri lasciati da Papa Nicolò V, Calandrini, Fiasella. Non potenzieranno l’economia (Il cemento riduce il turismo), avranno un duro impatto emotivo sulla gente, creeranno cattive immagini (visibilità sociale, ne parleranno i giornali nazionali) determineranno proteste (postume) di molti cittadini ora dormienti. Chissà che forse anche Botta non sia più molto convinto del “senso” di tale realizzazione in un contesto così piccolo. Mario Botta ha passeggiato per la città? Ha visto la bellezza di alcuni androni in via Mazzini, la leggerezza di certe altane?

per adesioni http://sarzanachebotta.blogspot.com sarzanachebotta@libero.it

Donne e Uomini, TEMPI MODERNI Febbraio 27, 2009

WEBVIOLENTI

Ok, metto a tema la questione. Non solo in questo blog, ma girellando per il web, la violenza è tanta. L’ultimo molestatore della serie è stato un certo Alessandro, che spero si sia arreso -ma non credo-. Temo che anche qui molestie e violenze siano prevalentemente agite da uomini contro donne -nove casi abbondanti su dieci-, come nella vita reale. Mi spiace dovere dire questo, ma gli uomini di buona volontà, che restano la stragrande maggioranza, devono tenerne conto.

Mi colpisce la dinamica, che è la stessa nel mondo virtuale e nella vita reale. L’uomo comincia con una specie di paranoia da esclusione, che fatalmente finisce per provocare l’esclusione vera, e in seguito all’esclusione si scatena la rabbia. E’ come se ci fosse un latente desiderio di essere esclusi e tagliati fuori a dimostrazione di un nevrotico teorema -quello dell’esclusione, appunto- che getta probabilmente le sue radici in una relazione difficile con la madre.

Anche nella vita reale il fattore scatenante la violenza è molto spesso il sentimento che la donna ti tagli fuori dalla sua vita: la gran parte degli omicidi cosiddetti “passionali” avviene in seguito ad abbandono da parte delle donne (denominate “vittime forti”). Oggi le donne mostrano sempre più spesso di poter e voler fare a meno degli uomini. Probabilmente è qui, in questa autonomia delle donne, la ragione principale della violenza.

Agli uomini che hanno voglia di parlarne qui chiedo tanta sincerità, e un po’ di autocoscienza.

AMARE GLI ALTRI, TEMPI MODERNI Febbraio 24, 2009

SI PUO’?

Una signora pavese di 83 anni, invalida, è morta in seguito alla violenza subita da un cittadino romeno che si è introdotto nella sua abitazione e l’ha stuprata. Due domande, che faccio anzitutto a me stessa.

Domanda 1: si può ancora dire che il maggior numero di violenze sessuali avviene a opera di familiari, amici e persone conosciute, o il rapporto si sta invertendo?

Domanda 2: è lecito pensare che quella romena sia un’etnia particolarmente violenta, che tende a conferire alla vita un valore tutto sommato relativo? Si può dire una cosa come questa e tuttavia non essere razzisti?

TEMPI MODERNI Febbraio 22, 2009

ALLARME RONDE

ronde a treviso

ronde a treviso

Questa faccenda delle ronde è molto preoccupante, e invece vedo che l’allarme tutto sommato è contenuto. Ronde + crisi e disoccupazione + allarme sicurezza non fanno affatto un buon mix. Condivido in pieno il giudizio di Monsignor Marchetto, che vi intravede la possibile “morte del diritto“.

Perché le ronde non diventino squadracce, difficili da smobilitare e possibile base di un sommovimento antidemocratico, bisogna almeno che vi siano tante donne, tra questi volontari -e non credo che ve ne siano-. Anche se naturalmente non si tratta di una garanzia assoluta.