Con Stefania Noce i gradi di separazione sono pochi. Aveva 24 anni, viveva dalle parti di Catania con la mamma e i nonni e come vedete era bellissima, leggeva Il Fatto online, era in rete con Se non ora quando, avevamo qualche amico in comune su Facebook. Le ultime parole che ha lasciato in bacheca, poche ore prima di essere ammazzata, sono state: “Ciò che non si può dire in poche parole, non si può dire neanche in molte”.

Ieri mattina il suo ragazzo, Loris Gagliano, anche lui 24 anni, l’ha riempita di coltellate perché lei aveva deciso di lasciarlo. Ha ammazzato anche il nonno della ragazza, intervenuto per difenderla, e ha ferito in modo grave la nonna. L’hanno preso poche ore dopo, con i vestiti ancora insanguinati.

E’ umano sentirlo di più quando ti capita così vicino, e a una ragazza tanto giovane, tanto impegnata e così bella. Vorresti aprire la testa e il cuore a quel disgraziato del suo assassino, studiare bene il meccanismo, capire quello che scatta, provare a disinnescarlo perché non succeda più, arrivare un attimo prima, perché la tragedia non si compia.

Succede in media 120 volte l’anno, un giorno sì e due no, che un uomo ammazzi una donna in questo Paese. Nel 2010 sono state uccise 127 donne, il 7 per cento in più rispetto all’anno precedente, escludendo i casi irrisolti, le donne scomparse, le vittime della tratta.  A uccidere sono stati mariti (22 per cento), ex (23 per cento), compagni o conviventi (9 per cento), figli (11 per cento) e padri (2 per cento).

La violenza finale è solo l’apice di altre violenze subite e taciute.  Il delitto è quasi sempre l’epilogo di un percorso.

Provo un grande sconforto. Quello che stiamo facendo contro la violenza non basta. Non sta funzionando.

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