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economics, Politica ottobre 28, 2015

Expo è un grande successo, Expo è un grande successo, Expo è un grande successo (ad libitum). Su, dillo anche tu!

Albero della Vita 1

Expo è un enorme successo: qualunque sia il punto di partenza, di qui devi passare. Dal riconoscimento che Expo è stato un grandioso successo.

Anche nella Carta dei valori delle primarie del centrosinistra si menziona “il successo di Expo 2015 con la grande partecipazione popolare ai suoi eventi”. Se vuoi candidarti il boccone lo devi mandare giù.

Con 18 milioni di visitatori l’Expo di Hannover fu definita “flop del millennio”, e il sito oggi è una città fantasma totalmente abbandonata. Ma con 20 milioni di biglietti–forse- l’Expo di Milano è un enorme successo. I contribuenti hanno in collo un debito di 160 milioni per acquistare le aree –valore reale, una ventina-, 72 milioni per la bonifica –ne erano stati preventivati 6-. I 200 mila posti di lavoro annunciati non si sono visti. In compenso in tv passano gli spot governativi in cui i volontari ringraziano per la fortuna di aver lavorato gratis e ripetono a più voci il mantra del successo di Expo.

8 milioni e mezzo per lo spettacolo monstre del canadese Cirque du Soleil, compagnia in via di liquidazione, giusto con qualche flebile lamento da parte dei teatranti italiani: Milano sarebbe la città della Scala e del Piccolo, l’Italia il Paese dell’opera lirica e della Commedia dell’Arte. Roberto Bolle, per il quale la gente si strappa i capelli a Londra e a New York, si era offerto di ballare in Duomo, ma nessuno lo ha chiamato. L’investimento è stato pessimo: siamo ben lontani anche dal semplice pareggio. Diciamo un mezzo flop. Eppure Expo è stato un magnifico successo: guarda quanti tedeschi e giapponesi in bermuda in piazza Duomo. La Milano da bere 2.0.

I contenuti politici sono stati sostanzialmente irrilevanti. Secondo Caritas Internazionale anche nella Carta di Milano, unico documento prodotto, “non si sente la voce dei poveri del mondo, né di quelli del Nord né di quelli che vivono nel Sud del pianeta”.  Ciò non toglie che Expo è stato un fantastico successo.

Albero della Vita 2

Coraggio, dillo anche tu: Expo è stato un grande successo, e il mago di Rho(z), Giuseppe Sala, il suo miglior interprete, manager perfetto per la città-holding.

Premessa al fatto che anche il post-Expo, principale punto di programma per Milano, dovrà essere un enorme successo.

Bene. Lo speriamo tutti. Qua gufi non ce ne sono.

Ma un successo per chi? Per affaristi e mattonari che parteciperanno alla speculazione edilizia del millennio, la grande festa per lo spostamento dell’Università Statale nell’ex-sito Expo (e di Istituto dei Tumori, Besta e annessi e connessi, nell’ex-area Falck di Sesto San Giovanni, nell’edificanda Città della Salute) liberando a vantaggio del partito trasversale del cemento un intero grande quartiere, quello di Città Studi con le sue villette liberty, magari ci lasceranno giusto l’obitorio, in memory of?

O successo per i cittadini, dei 99 contro l’uno, che chiederanno conto di come i loro soldi sono stati investiti, e in quelle aree vorranno qualcosa che serve veramente alla città, che la fa crescere non solo in cubature, che migliora la qualità della vita di tutti?

Qual è il vero Albero della Vita?

E’ intorno al dopo-Expo che si gioca la partita del Sindaco di Milano. E’ principalmente su questo si dovranno misurare le proposte in campo.

 

pubblicità ottobre 10, 2015

Pisapia-Freccia Rossa: l’orgoglio ferito di Milano

“Fonti romane” dicono che ieri, in una giornata piuttosto complessa per Roma, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia è andato a Palazzo Chigi per un colloquio con Matteo Renzi. C’è un simbolico che ha un notevole peso politico: se a Renzi interessa tanto la partita milanese sarebbe stato lui a dover prendere una  Freccia o un aereo pubblico o privato e a farsi un giro a Palazzo Marino (o anche no).

Un gesto ben poco civico e pisapiano che offende la città: è vero che Renzi si gioca la pelle nella partita amministrativa milanese congiuntamente a quella romana. Ma questo è un problema di Renzi, non di Milano e del suo sindaco.

Non mi sentirei più di escludere che Pisapia faccia marcia indietro e decida di ricandidarsi. E comunque, che si tratti di lui, di Sala o di chissà chi, che il giocattolo delle primarie, che come dicevamo qualche giorno fa si è rotto, venga ficcato in un baule in soffitta tra le cose inutili (agli attuali candidati un ovvio premio di consolazione). Ma in tutto questo ci sarebbe comunque un Renzi di troppo, il premier che nessuno ha mai eletto, la creatura delle primarie che rinnega le proprie origini. Passato lui, il portone viene richiuso a dieci mandate.

L’incartamento è tale che viene istintivo guardare altrove, nello spazio aperto di una città libera che trovi un proprio sindaco o una propria sindaca ben lontano da questi tavoli o tavolini dove siedono giocatori-incasinatori, che tra i “valori” a cui i candidati dovrebbero aderire infilano in modo very casual un incomprensibile riconoscimento del “successo di Expo” (in realtà, il punto programmatico cardine del programma).

Milanesi! Respirare! Aria! Aria, fantasia, e orgoglio!

esperienze, Politica maggio 3, 2015

#NessunotocchiMilano: una città che ha fretta di risorgere

Cittadini anti-graffiti a Milano, via Scaldasole, quartiere Ticinese

Dice 20 mila, il sindaco Pisapia: senz’altro più di 10 mila i milanesi alla manifestazione #NessunotocchiMilano, idea lanciata dal Pd milanese -ma corteo rigorosamente senza bandiere, colonna sonora: “O mia bèla Madunìna” e Inno di Mameli-. Manifestazione che come ha sottolineato in conclusione il cantautore Roberto Vecchioni dal palco improvvisato sulla bellissima nuova Darsena, ha “ripulito la città” ripercorrendo amorosamente le strade devastate il Primo maggio dall’idiozia di decine di teppisti in nero.

I segni ci sono ancora: vetrine sfondate e intonaci graffitati da piazza Cadorna, in via Carducci e via Molino delle Armi. Per rimettere le cose a posto serviranno tempo, squadre specializzate, soldi pubblici. Il lavoro di oggi è stato solo simbolico ma molto preciso e molto forte. La risposta spontanea di una città strutturalmente discreta, che manifesta i suoi sentimenti solo quando sono autentici. E se è vero -ed è vero- quello che «Quel che oggi pensa Milano, domani lo penserà l’Italia» (Gaetano Salvemini), il segnale lanciato è quello di una volontà “risorgimentale”, di una voglia di riscossa che potrebbe traversare elettricamente tutto il Paese. Uno spirito simile a quello che ha accompagnato 4 anni fa il cambio di giunta -e da cui ha preso avvio anche il cambio al governo nazionale- e che sembra voler lanciare una nuova sfida politica per Milano e per l’Italia. Basta alle devastazioni, basta al nichilismo black bloc o di chiunque altro, vuole dire basta a tante altre cose: basta alla corruzione che ci umilia, basta con l’insicurezza quotidiana -una dolce Tolleranza-Zero- basta alla sfiducia ingenerata dalla lunghissima crisi, basta alla politica inefficace, basta alle cretinate “da bere”. Una riconferma di quell’anima storicamente laboriosa, positiva, radicalmente riformista, accogliente e solidale che non smette di costituire il tratto identitario di Milano, e che trova in Expo, al netto delle legittime critiche, un importante catalizzatore.

In testa al corteo, intorno a Pisapia, tutta la giunta e vari consiglieri comunali, il segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati, la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni e vari candidati in pectore alla poltrona di sindaco, da Emanuele Fiano a Ivan Scalfarotto. Più che “anni Settanta”, come commentava qualcuno, il clima “anni Sessanta” di una città che intende fortemente ricostruirsi a partire dai suoi fondamentali storici, liberandosi dell’inessenziale e degli esibizionismi superflui -senza rinunciare all’allegria- e dando il la al resto del Paese.

Ottimo auspicio per tutti.

Giovane anti-writer

Claudio Bisio con il sindaco Pisapia

Il corteo in corso di Porta Ticinese

 

 

 

Politica, pubblicità aprile 8, 2015

Expo e il Pd-discount

Il flyer che vedete qui sopra sta scatenando dibattiti in mezzo web. Anch’io, per la verità, per un attimo ho creduto a uno scherzo.

L’intento appare buono: offrire uno sconto ai giovani sul biglietto Expo. Ma si doveva trovare un altro modo per dirlo, la comunicazione è sbagliatissima. Graficamente, innanzitutto: i colori squillanti, quel 50€ sbarrato, la domandona in maiuscolo grassetto (“Hai meno di 30 anni?) danno l’idea di una pubblicità di discount, di un’offerta speciale, di un supersaldo in tempi di crisi. E qual è la merce in saldo? Il mix-and-match dei due loghi –Pd ed Expo- al piede del volantino contribuisce a confondere le idee. Insomma, non è chiaro se con quel due-al-prezzo-di-uno si intende che se fai il biglietto per Expo ti si regala una tessera Pd o, viceversa, se è la scelta di iscriverti al partito a darti agevolazioni per Expo.

Grafica a parte, il testo (“iscriviti al Pd di Milano e acquista da noi il tuo biglietto di Expo: spendi SOLO 25 € anziché 50 €!”) veicola un messaggio molto discutibile. In sintesi: che iscriversi al Pd conviene. Il fatto è che ogni giorno i giornali sono pieni di plastiche dimostrazioni della convenienza della politica: un sacco di gente che si è arricchita grazie ai partiti. Negli ultimi 20 anni la politica è diventata per troppi “un mestiere come un altro” (il riferimento non è casuale) potenzialmente molto redditizio, una ghiotta opportunità di carriera con la minima preparazione e il minimo impegno. Zero amor mundi, enorme amor sui. Gente che smania ed è disposta a tutto per un posticino di consigliere di zona.

C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui la politica era un’attività in perdita, esistenzialmente dispendiosa, decisamente sconveniente, e una tessera in tasca poteva costarti la vita: un ricordo affettuoso per un mio prozio, il biciclettaio Aliprandi, mite socialista che veniva preventivamente “menà a San Vitùr” ogni volta che il Duce passava da Milano. La tessera che conveniva avere in tasca, in quel periodo, era un’altra.

Ora, senza fare tragedie: è necessario cogliere ogni occasione per fare intravedere la possibilità che tesserarsi a un partito non convenga affatto, che comporti il rischio, anche minimo, connesso a ogni opzione ideale. Il crollo dei tesseramenti è una faccenda seria, legata a una mutazione genetica del partito, alla constatazione di non contare più nulla nella sua vita interna e nelle decisioni che ne conseguono, non servono “punti fragola” o sconti sulle batterie di pentole, come hanno ironizzato in molti.

C’è un’ultima osservazione che riguarda Expo: per come sono andate le cose, gli scandali, gli arresti in corso d’opera, i ritardi, i costi alle stelle, le prenotazioni negli alberghi che languono e molti altri segnali poco incoraggianti, il rischio che l’occasione sia stata sprecata è piuttosto alto. Poche ore fa Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha dichiarato di non poter escludere altri scandali. Alla fine si dovrà affrontare la spinosissima questione delle aree e della loro destinazione d’uso. Al momento per i cittadini Expo è stato solo un colossale esborso senza certezza di rientro. Nessuno intende gufare: un flop sarebbe una vera disgrazia per tutti. Ma anche mix-and-matchare il proprio logo a quello di Expo forse non è una grandiosa trovata di marketing.

Politica marzo 23, 2015

Milano e il dopo-Pisapia: la giostra riparte

La notizia era attesa ma ha ugualmente prodotto una deflagrazione nella piovosa domenica milanese: il sindaco Pisapia non si ricandiderà per il secondo mandato, e  immediatamente è partito il vortice di riunioni, consultazioni, tam-tam sul possibile successore.

Per un centrodestra che sta poco bene Milano può essere l’occasione per un rilancio alla grande: le cose politiche che contano cominciano quasi sempre qui. Il nome di Maurizio Lupi, tra i più accreditati fino allo scandalo e alle  dimissioni di qualche giorno fa, al momento appare improponibile. Ma un accurato rewashing accoppiato alla velocità dei tempi e alla memoria corta (di qui a un anno può capitare di tutto) non permette di escludere del tutto la sua candidatura. Intanto Matteo Salvini scalda i motori e si dice già pronto, sia pure accettando di passare per primarie. E anzi chiede che non si aspetti un anno per votare.

Nel centrosinistra il turbillon è più intenso: accanto alle ipotesi continuiste (in primis Pierfrancesco Majorino, attuale assessore, ma anche altri esponenti della giunta, come Cristina Tajani, e Umberto Ambrosoli, figlioccio del sindaco, che non ha mai nascosto le sue ambizioni), corrono nomi di milanesi esportati a Roma (Emanuele Fiano, Lia Quartapelle, perfino Ivan Scalfarotto), ma c’è anche il papa “straniero” che probabilmente non spiacerebbe a Matteo Renzi (come Andrea Guerra, ex-ad di Luxottica, o Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, in verità entrambi milanesi; oltre a qualche illustre giornalista, e altri ancora) per il potenziale attrattivo nei confronti dell’elettorato di centrodestra: scelta che tuttavia potrebbe aprire prati o praterie a sinistra. La passione per le primarie si è molto attenuata ma è improbabile che se ne farà a meno, anche se molti chiedono regole più strette.

Ci si può divertire: girano molti altri nomi quasi tutti destinati al rogo, si fa quasi prima a fare il conto di chi non intende candidarsi, e non sono esclusi cappelli e conigli dell’ultim’ora, al momento ben acquattati. Ma la vera partita si giocherà tra il “modello Milano”, che il sindaco Pisapia rivendica orgogliosamente, e le larghe intese nazionali. Molto sta a capire quanto interesse abbia il premier Renzi per la partita milanese: per la politica romana, Milano è sempre stata un oggetto incomprensibile e potenzialmente esplosivo, vediamo come andrà stavolta. Anche la riuscita di Expo e il dopo-Expo, con particolare riferimento al destino delle aree, faranno sentire il loro peso.

Infine, l’incognita “partecipazione”: non è detto che si replichi la grandissima mobilitazione che nel 2011 portò al cambio di giunta, visto che spenti i clamori della campagna elettorale la giunta è andata per la sua strada senza troppe sfumature arancioni e con puntate francamente dirigistiche. Ancora più seria l’incognita “periferie”, sostanzialmente abbandonate da un governo provincialmente centrostorico-centrico, che non ha saputo vedere l’enorme potenziale della città oltre le mura spagnole e la seconda circonvallazione. Ogni possibile e necessarissima “visione” non può che esercitarsi lì. Fatto che i cittadini “periferici” -giustamente- si sono legati al dito.

 

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, economics, Politica, questione maschile giugno 15, 2013

Vandana all’Italia: puntate sulla qualità

Vandana Shiva

 

Vandana sorride sempre, e parla melodiosamente. Ma a colpire sono soprattutto gli occhi: lo sguardo attento e gioioso di una bambina che guarda il mondo come se fosse appena nato insieme a lei.

Vandana Shiva (qui il suo sito web) è una fisica quantistica, attivista per l’ambiente e madre dell’eco-femminismo. Complicato sintetizzare in poche righe il suo appassionato lavoro in difesa del pianeta vivente, dell’umanità e di tutte le altre specie: bestseller come “Terra Madre. Sopravvivere allo Sviluppo”, “Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica”, “Le guerre dell’acqua”, e “Il bene comune della Terra”. E il Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, fondato nel 1982.

Tra i principali leader dell’International Forum on Globalization, nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award, premio Nobel alternativo, ed è anche vicepresidente di Slow Food. Da decenni battaglia per la salvaguardia della differenza, contro gli Ogm, le monocolture e la distruzione della biodioversità: il corpo-a-corpo di una piccola donna avvolta nel sari e della sua associazione Navdanya (9 semi) contro il colossi del settore tecno-alimentare e i brevetti sulle sementi, che distruggono la meravigliosa varietà naturale e le colture tradizionali e locali, isteriliscono la terra e mandano in rovina i contadini costretti a rifornirsi da loro.

A Milano in vista di Expo 2015, titolo “Nutrire il pianeta”, Vandana è madrina e prima firmataria della Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata, presentata dell’European Socialing Forum. Ispirato alla Carta Universale dei Diritti dell’Uomo, il documento sancisce i diritti fondamentali della terra (Dignità, Integrità, Naturalità e Fertilità): l’obiettivo è fare di Milano la capitale mondiale della sua salvaguardia, con un Palazzo della Terra coltivata, una Banca dei Semi e un Tribunale internazionale. Chiedo a Vandana, grande amica dell’Italia, se può regalarci una visione per il nostro Paese: su che cosa dovremmo scommettere per uscire dai guai?

Il vostro grande talento è uno straordinario senso della qualità. Una specie di istinto che non ha uguali nel resto del mondo, e che non smette mai di stupirmi. La cura nel presentarsi agli altri, ad esempio. L’abito. Un livello irrinunciabile di dignità che prescinde da quello che sei e dal lavoro che fai. Come se ci fosse un diritto alla bellezza per tutti. E la qualità del cibo, la grande attenzione a come viene coltivato, lavorato, cucinato, assaporato…”.

La nostra “crescita” è qui?

“Assolutamente. La vecchia idea di crescita quantitativa è al capolinea. E’ il cuore della crisi. Non tutti la pensano così, sia chiaro. Chi ci ha condotto nel baratro vorrebbe continuare a perseguire quel modello, secondo il quale la realtà non esiste, esistono solo numeri. Questo tavolo a cui siamo sedute: loro considererebbero solo le misure, e quanto business ci si potrebbe fare. Il cibo che stiamo assaporando: non conta quanto è buono, quanto è sano e nutriente, come è stato coltivato e cucinato. Loro pensano solo a quanto pesa, a quanto costa confezionarlo e poi trasportarlo… Un processo di astrazione ed estrazione, la realtà e l’anima delle cose ridotte a numeri. Ma quegli stessi numeri misurano anche l’impoverimento della natura e della comunità”.

Qualche mese fa a “Ballarò” il finanziere Davide Serra disse che i suoi argomenti erano “ridicoli” (qui il filmato) Le idee di Vandana, ma anche della Nobel Elinor Ostrom, di Amartya Sen e di altri “illuminati” sono buone per i dibattiti, ma non quando si tratta di prendere decisioni e di fare politica (qui il dibattito sul blog).

“Da quando lo sfruttamento economico è diventato l’asse del mondo, anche la natura della politica è cambiata. La democrazia dovrebbe appartenere ai cittadini, occuparsi dei loro problemi e a loro vantaggio. Con la globalizzazione è diventata invece lo strumento politico delle multinazionali, gestito direttamente da loro e nel loro interesse. E’ chiarissimo nel campo dell’alimentazione. La politica dovrebbe fare il bene dei coltivatori e di chi si alimenta. Invece le lobby lavorano per il bene della Monsanto e delle altri multinazionali del cibo. Il 6 maggio scorso la Commissione Europea sulla biotecnologie ha presentato una orribile bozza di legge contro la biodiversità delle sementi: se dovesse passare, sarebbe Bruxelles a dire ai contadini toscani da chi devono comprare i semi e che cosa possono coltivare. Chi usasse semi suoi sarebbe fuori legge”.  

 E’ come voler brevettare l’anima o l’amore. Si può fare qualcosa?

 “Ci si può riprendere la democrazia. Si può fare in modo che tornino a decidere i cittadini. Non c’è solo l’Europa. Ci sono vari livelli di governo: nazionale, subnazionale, regionale, locale. E’ a livello locale che la democrazia va ripensata e rinnovata. Una democrazia per tutta la Terra, ma agita nelle comunità reali”.

Pensare globalmente e agire localmente… Che cosa direbbe a un capitalista finanziario per convincerlo del fatto che le sue pretese di profitto non solo fanno male al mondo, ma che tutti quei soldi non garantiscono di incrementare il suo livello di felicità?

“I nativi americani dicono: dopo che avrai abbattuto l’ultimo albero, inquinato l’ultimo fiume e distrutto l’ultimo pesce, capirai che i soldi non li puoi mangiare. Porterei quell’uomo per tre giorni in una fattoria. Lo inviterei a mettere le mani nella terra. Sono sicura che capirebbe molto velocemente che i miliardi in banca sono poca cosa.”

Una “re-education farm”. Dove vede indizi e segnali di un nuovo rinascimento?

 “In tutto il mondo. Tra i 600 mila contadini con cui collaboro. In Bhutan, dove si è scelto di abbandonare il concetto di Pil per valutare il grado di felicità, il benessere effettivo della nazione. Ma non è il trend seguito da tutti. Dobbiamo decidere quale futuro vogliamo: o impareremo a sentirci tutti parte della comunità umana e della terra vivente, o vedremo una guerra globale e a ogni livello. O creeremo un sistema capace di includere gli altri e le altre specie, o vedremo nascere nuovi fascismi che procedono per gradi di esclusione”.

La filosofa Julia Kristeva dice che quando c’è un cambio di civiltà nessuno ha da ridere. La fine della civiltà patriarcale sta costando molto. In particolare alle donne e alle creature piccole. Che cosa dobbiamo temere?

 “I rischi sono enormi, perché il patriarca che si sente insicuro è molto pericoloso. In India stiamo vedendo un’incredibile esplosione di violenza contro le donne”.

Anche in Italia. Terribili colpi di coda dell’animale morente.

“Un animale morente è sempre feroce. C’è solo un modo per fronteggiarlo: non-violenza, compassione. Diversamente saremo specchi che riflettono quella paura, quella violenza. E fermeremo il cambiamento”. 

Le donne stanno facendo dure lotte per entrare in politica e nelle stanze dei bottoni: è la strada giusta per un mondo più femminile? E lì che le donne possono esprimere la loro autorità e la loro sapienza?

“Sono una fisica quantistica. Non penso in termini di alternative che si escludono, ma di possibilità coesistenti. Per la fisica quantistica tu puoi essere nello stesso momento una particella e un’onda”.

Quindi le donne possono essere lì ma anche altrove.

“Esattamente. Il più delle donne non vuole entrare nelle istituzioni rappresentative perché il modo in cui quelle istituzioni sono concepite e organizzate le pone “naturalmente” in minoranza. Per la maggior parte delle donne la strada è quella di esprimere autorità e saggezza nei contesti in cui vivono e operano. E’ vero: quelle istituzioni ci sembrano vecchie, inutili, corrotte e inefficaci. La crisi dell’economia è esondata in una crisi della democrazia. Ma non possiamo pensare di lasciarle nelle mani di pochi. Il cambiamento verrà comunque dalla partecipazione. In quelle istituzioni dobbiamo esserci, donne e uomini”.

Il fatto è che nelle istituzioni maschili le donne cambiano, perdono la loro differenza, finiscono per omologarsi…

“Si deve creare una cultura che aiuti le donne ad andare in quei posti in spirito di servizio, e non in una logica di potere”.

Vorrei che lei dicesse qualcosa ai giovani: in Italia siamo al 40 per cento di disoccupazione, con punte di 50 nel Sud.

“Essere inoccupati non significa essere inutili: la prima cosa che va capita è questa. I giovani italiani non devono pensarsi, come qualcuno crudelmente li definisce, una “generazione perduta”. Devono piuttosto imparare a vedersi come la generazione del cambiamento, quella che costruirà il mondo nuovo. Si arriverà ad altri modelli educativi, ad apprendistati diversi, adatti a pensare e fare le cose in un altro modo. Ma il più grande cambiamento sta nel fatto che invece di aspettare qualcuno che ci dia lavoro, lo creeremo noi stessi, in rete e in collaborazione con altri. Nuovi lavori, per costruire il mondo nuovo”.

Lei non perde mai la fiducia? Ci sono stati grandi hoffnungträger (portatori di speranza) come Alexander Langer o Petra Kelly, che alla fine hanno ceduto sotto il peso enorme del loro impegno.

“Petra e Alex erano cari amici. Io non piango facilmente, ma ho pianto molto per loro. Quanto a me, rifiuto di pensarmi come un Atlante con il mondo sulle spalle. E’ il mondo che porta me, non sono io a portare il mondo. Ogni mattina mi alzo e cerco di fare quello che posso per difendere la terra e gli sfruttati. Lo faccio con tutta la mia passione e con tutte le mie forze, ma non penso affatto che tutto dipenda da me. Sono solo parte del cambiamento, insieme a molti altri. Un atteggiamento che definirei “appassionato distacco”: passione nel fare ciò che va fatto, ma anche distanza dai risultati”.

E’ quello che dice Clarice Lispector, grande scrittrice brasiliana, quando racconta la sua scoperta: “il mondo indipende da me”.

E’ così. Io mi sento parte del mondo, eppure il mondo indipende da me. Per poter restare umili, è importante sapere di non essere indispensabili. E l’umiltà oggi è più necessaria che mai. Dobbiamo entrare in un’età dell’umiltà, prendendoci cura della terra e dei viventi”.

 

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European Socialing Forum

È ITALIANA LA CARTA UNIVERSALE DEI DIRITTI DELLA TERRA COLTIVATA

 Dignità, Integrità, Naturalità e Fertilità: sono questi i principi fondamentali sanciti dalla Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata. Il documento, presentato a Milano all’interno della prima edizione dell’European Socialing Forum, è stato firmato da Vandana Shiva.

“La Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata è stata realizzata per sancire alcuni diritti inalienabili per la salvaguardia delle terre coltivate”, spiegano Andrea Farinet e Giancarlo Roversi, che hanno curato la stesura dell’opera. “Il  documento si ricollega idealmente sia alla Carta Universale dei Diritti dell’Uomo sia alla Carta della Terra, ed è frutto di un lungo lavoro di ricerca e di riflessione durato due anni su come tutelare meglio la realtà agricola italiana ed internazionale. Il documento sarà sottoposto all’approvazione delle più grandi associazioni agricole, ambientaliste e naturaliste internazionali. Potrà così nascere un percorso di condivisione che porterà alla ratifica formale della Carta nel corso di Expo 2015. L’obiettivo finale è trasformare Milano nella capitale mondiale della salvaguardia della terra coltivata, fondando il Palazzo della Terra coltivata, la Banca dei Semi e il Tribunale internazionale dei Diritti della terra coltivata.”

Ho avuto modo di leggere e apprezzare la Carta. Per anni gli uomini – ha spiegato Vandana Shiva – hanno vissuto nell’illusione di essere gli unici padroni della terra. Illusione che non può durare. Attualmente stiamo vivendo un “apartheid” moderno in cui l’uomo si sta separando dalla terra. È importante quindi poter fissare in un documento i principi fondamentali per la salvaguardia del Pianeta. In particolare – spiega Vandana Shiva – dei quattro principi sanciti dalla Carta, la Fertilità è quello fondamentale, in quanto connesso alla felicità delle persone e alla base della vita stessa. È importante pertanto salvaguardare la fertilità naturale, e non quella ottenuta tramite sistemi chimici o fertilizzanti. Ritengo che Expo 2015 sia un ottimo punto di partenza e una grande occasione per portare all’attenzione progetti interessanti come la Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata, un’opportunità imperdibile per cominciare un percorso virtuoso per la Terra.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Corpo-anima, Donne e Uomini, economics, lavoro marzo 6, 2012

Un Ottomarzo di m…a. Eppure…

contrattacco

 

Un Ottomarzo di m…a.

Stamattina comincio con l’apprendere che, sbattendosene completamente di tutto, delle contestazioni, dell’imbarazzo del segreatario generale di Expo Loscertales («Je saisis cette occasion pour vous rassurer quant à l’importance accordée par le Bie à la représentativité de
toute la société civile au sein d’une Expo dont les valeurs essentielles sont l’universalité et l’éducation…») l’Innovation Advisory Board di Expo, ovvero il tavolo dell’ INNOVAZIONE sul tema della NUTRIZIONE (che è come dire donna e donna) resta un tavolo omosessuale composto di soli uomini. A meno di novità dell’ultim’ora: perché devono esserci delle novità, vero sindaco Pisapia? Loscertales ci ha risposto in ue giorni, puoi farlo anche tu? Assessore, che abbiamo mandato lì con una dura lotta: ci siete? Potete farvi sentire?

Mi dice un uomo a me caro, Ad padre di 3 figlie, che quando cerchi di infilare delle donne in un cda, immancabilmente la risposta è: “E che c’entra il sesso?”. Appunto: come mai allora solo il sesso maschile?

Poi leggo degli ultimissimi casi di femminicidio: dopo la strage di Brescia, Piacenza e Verona. Questo 2012 è un massacro. Un’escalation senza precedenti. E non si sta facendo nulla. Il minimo che si dovrebbe fare, visto che quasi sempre il femminicidio è preceduto da stalking, è prendere lo stalker e obbligarlo a una terapia. La denuncia non basta. Quelli sono bambini di 80 o 90 chili che non riescono a gestire l’abbandono. Vanno aiutati a metabolizzare. La denuncia da sola gli fa saltare i relais e li incattivisce ancora di più. Vanno curati, accompagnati. Contro il femminicidio serve prevenzione. E invece nulla, non succede niente. Figurati se ci sono soldi da spendere per evitare che le donne vengano ammazzate.

Poi leggo Maurizio Ferrera che sulla prima del Corriere conferma, come dicevo l’altro giorno, che il governo Monti non sta facendo abbastanza per le donne, non le sta mettendo al centro della riforma del lavoro, non investe su lavoro e servizi, non fa delle donne il perno della crescita e dell’innovazione. E noi 188 idiote che abbiamo firmato la lettera alla ministra Fornero perché intervenga sulle dimissioni in bianco siamo ancora qui ad aspettare. E che cosa c’è da aspettare, Fornero? Sai come farei io? Al prossimo consiglio del Ministri andrei e picchierei il pugno sul tavolo, metterei lì la mia testa e direi: “Di qui non si esce se non risolviamo questa faccenda, se non rimuoviamo da subito questa incredibile ingiustizia”.

Un Ottomarzo di m…a.

Eppure io sono piena di fiducia. Sono colpi di coda feroci di un mondo morente.

Non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Non dobbiamo lasciarci intimidire.

Tutto andrà precisamente come deve andare.

ambiente, economics, Politica, TEMPI MODERNI febbraio 24, 2012

Beati noi ultimi (potremmo essere i primi, e i più verdi)

Noi che siamo in fondo a svariate classifiche internazionali, abbiamo oggi la grande opportunità di diventare i primi.

Lo dice Alex Roe, direttore di Italy Chronicles: Italy Should Be Number One, nel senso di prima economia europea, se puntasse su territorio, ambiente, arte, bellezza, qualità della vita.

Lo dice Jeremy Rifkin, che dirige la Foundation ofi Economic Trends di Washington, ed è consulente di vari governi europei: potremmo diventare la Biosphere Valley del mondo, alla testa della rivoluzione energetica ed ambientale. Abbiamo tutto cio’ che serve per diventare i primi.

Lo dice, indirettamente, perfino Bill Gates, fondatore di Microsoft, che parla dell’agricoltura come motore di innovazione planetaria: e noi di agricoltura ce ne intendiamo da alcuni millenni, e resiste, come dice il Censis, il nostro “scheletro contadino“.

A proposito di scheletri: l’altro giorno ne è affiorato uno, sepoltura di epoca tardo romana, a Milano, accanto alla Basilica di Sant’Ambrogio, dove si scava per realizzare un parcheggio che preoccupa non solo i residenti, ma anche la comunità internazionale. Le tombe recuperate in quel luogo sono finora una novantina. E’ il cimitero dei martiri cristiani. Lì Ambrogio volle edificare la sua basilica.

Ma le ruspe non si fermano. Il comune ha bloccato la realizzazione di altri parcheggi, ma di quello, inspiegabilmente, no. Eppure esisterebbe una clausola secondo la quale il Comune non sarebbe tenuto a pagare penali alla ditta costruttrice in caso di ritrovamenti archeologici. Ditta costruttrice che fa capo a Claudio De Albertis, presidente dei costruttori, re del cemento, recentemente e inspiegabilmente incoronato presidente di Triennale, prestigiosissimo ente milanese (lunedì in consiglio comunale Marco Cappato dei radicali e David Gentili del Pd chiederanno che il sindaco Pisapia e l’assessore alla Cultura Boeri intervengano “per impedire che un luogo simbolo della cultura e della religione subisca un atto di empietà”).

Questa vicenda, insieme a quella di Triennale, ha un forte valore simbolico e indica in che direzione si sta muovendo la giunta di Pisapia.

Che cosa c’entra con quello che dicevamo sopra? Che cosa c’entra con Rifkin, Bill Gates e via dicendo? C’entra moltissimo. Perché Milano, di quella rivoluzione della bellezza e dell’ambiente, di quel nuovo modo di guardare al territorio, dovrebbe essere l’Hub, e per almeno tre ragioni:

1. Milano è sempre stata laboratorio politico, e la cosiddetta “rivoluzione arancione” si era presentata anche -forse soprattutto- come una rivoluzione verde. Promessa mantenuta in modo intermittente.

2. Milano è sempre stata la piazza del mercato di quella che è la regione più agricola d’Italia, e per questo la più ricca.

3. A Milano si farà Expo, proprio sui temi della nutrizione, ma l’illuminato masterplan sugli orti planetari sembra cedere ogni giorno di più alle logiche cementizie.

In sintesi, a Milano è in corso un braccio di ferro tutto politico -anche, purtroppo, all’interno della giunta arancione, che scarseggia in visione – tra Cemento e Territorio (agricoltura, ambiente, bellezza, arte, energie rinnovabili). E’ qui che potrebbe delinearsi una nuova idea di sviluppo e un nuovo modello di crescita per il Paese- E’ qui che potremmo (ri)cominciare a essere The Number One.

P.S. E’ in uscita per Chiarelettere “Green Italy” di Ermete Realacci. Lo leggo e poi vi dico.

 

esperienze, Politica febbraio 6, 2012

Il Celeste e la Rozza

Ieri al teatro Dal Verme di Milano, dove era in corso un’iniziativa su Expo, il governatore Roberto Formigoni è stato contestato come mai prima d’ora -qui sul Corriere.it trovate il filmato-.

Si vede dalla sua faccia: sorridente e composto come sempre, da politico di razza quale è, tuttavia non riesce a nascondere del tutto il suo stupore. Il bizzarro format dell’evento, a metà tra teatrale e politico, ha offerto il contesto ideale per la contestazione. Le proteste raggiungono il climax quando il governatore ha la strampalata idea di rendere l’onore delle armi all’ex-sindaca Moratti.

I contestatori non erano blac block, né truppe cammellate. Erano milanesi qualunque, verosimilmente simpatizzanti per il centrosinistra, che esprimevano la loro insofferenza per il capo di un’istituzione che sta passando svariati guai, e che rappresenta ciò che resta di un passato di cui la grande parte della città ha voluto disfarsi. Quei milanesi, quindi, esprimevano l’umore maggioritario di chi vuole il cambiamento anche in Regione.

Due fischi e qualche ululato non hanno mai ucciso nessuno. L’ultima volta che è capitato a me personalmente, che pre non sono una politica, al Capranica di Roma, nella tana del lupo, me li sono serenamente beccati, e vi dirò che mi sono pure divertita. Era nelle cose, che andasse così.

Mi fa perciò piuttosto ridere che l’immarcescibile capogruppa del Pd in Comune Carmela Rozza, sempre troppo ansiosa di dire la sua, sprechi una parola importante come “solidarietà”. Il dissenso fa parte dei rischi del mestiere di chi vuole fare il politico, che ai momenti di gloria si alternino fasi di disgrazia è nelle cose.

E’ dovere di ogni politico difendere il diritto all’espressione anche rumorosa del dissenso -purché, certo, non violenta- anziché stringersi solidalmente al collega contestato. Tanto più che la capogruppa del Pd il cambio di guida alla Regione dovrebbe auspicarlo. O no?

Altra domanda, se è consentito: ma chi ha votato Pd alle ultime elezioni ha votato Carmela Rozza o ha votato Pd?

 

 

ambiente, economics, lavoro, Politica dicembre 13, 2011

Soldi verdi

Due notizie che potrebbero scapparvi, e che invece la dicono lunga sul nostro possibile modello di crescita.

Nonostante la crisi nerissima, secondo le proiezioni questo Natale il made in Italy alimentare registrerà un fatturato che per la prima volta supera i 2,5 miliardi di euro, con ordinazioni da tutto il mondo.

L’altra notizia  riguarda il complesso dei parchi e delle aree protette del nostro paese, che copre quasi 6 milioni di ettari comprese le aree a mare, il 10 per cento del territorio italiano. Ebbene, il pur minimo investimento di 70 milioni l’anno arriva a rendere 6-7 volte tanto. Un potenziale straordinario volano economico.

Dipendesse da me, saprei cosa fare e dove investire risorse, quale ricerca e quale formazione intraprendere. E come fare fruttare i quattrini di Expo. Ma vedessero loro.