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WOMENOMICS

Donne e Uomini, economics, questione maschile, WOMENOMICS ottobre 26, 2015

Le imprenditrici per una Nuova Economia

Viene da dire: finalmente ci siamo. Finalmente i pensieri sull’economia concepiti nel femminismo, in particolare dal pensiero della differenza (vedi tra le molte altre Ina Praetorius con il suo “Penelope a Davos”, si parva licet, i libri e altre cose che io stessa ho scritto su questo tema) diventano strumenti concreti di riflessione e di lavoro nelle mani di businesswomen come quelle riunite in Aidda (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda).

Proprio oggi alle 14.30 a Expo, padiglione Italia area WE– Cardo Nord Ovest-, per iniziativa di Aidda nasce NOE – Nuovo Orientamento Economico, “laboratorio permanente per la definizione di un nuovo modello di sviluppo che integri con nuove priorità la logica del profitto”. L’obiettivo  è “elaborare e promuovere un nuovo modello economico, che rinnovi il sistema attuale attraverso l’introduzione di una prospettiva di genere che ponga attenzione oltre che al conseguimento del profitto, al benessere degli individui, alla messa in comune delle risorse, al rispetto della natura, alla responsabilità verso le generazioni future… Nella prassi di lavoro delle donne questi valori sono già presenti, il nostro obiettivo è trasformare le buone prassi in metodo”.

Oltre a Franca Audisio, presidente nazionale Aidda, e alla vicepresidente Antonella Giachetti, partecipano all’incontro Antonietta Potente, teologa, suora della Congregazione dell’Unione delle Suore Domenicane di San Tommaso, Maria Luisa Cosso, imprenditrice, e Ami Damba, ambasciatrice culturale del Mali.

Spiega Antonella Giachetti: “La crisi che stiamo attraversando, che non è ciclica ma strutturale, ci impone uno sguardo diverso sulle questioni economiche”.

In effetti anche l’economia è un manufatto umano, in quanto tale smontabile: non si tratta di leggi divine.

“Si moltiplicano le iniziative di riflessione su questi temi e sulla necessità di un cambio di paradigma. Si tratta di uscire dall’estemporaneità e di dare a queste riflessioni una capacità propulsiva”.

In che modo?

“Ci piacerebbe un laboratorio scientifico interdisciplinare, dalle scienze economiche alla teologia, che provi a strutturare questo pensiero. Oggi presenteremo il progetto che speriamo possa partire il prossimo anno”.

Linee guida?

“Una visione sistemica della realtà, che valuti le conseguenze di ogni gesto economico sulle generazioni future e su quella parte di mondo che non partecipa alla nostra ricchezza. Una contabilizzazione di costi che normalmente non vengono contabilizzati ma che poi la società è chiamata a pagare”.

L’iniziativa si rivolge solo alle donne?

“Anche a quegli uomini che riconoscano gli squilibri prodotti dalla prevalenza di valori maschili”.

“Eccesso di maschile”, lo chiamo io. Che fa male a tutti, donne e uomini, e al pianeta.

“E non basta affatto, come pensano ancora in molte, cercare un riequilibrio con le quote: perché la fatica è del tutto inutile se poi le donne che vanno si uniformano ai valori maschili”.

Anzi. Spesso sono anche più zelanti. Da neofite, devono dimostrare di sapersi muovere perfettamente nel mondo degli uomini, assumendo acriticamente regole, modi e tempi. Vale per l’economia come per la politica.

“Il laboratorio procederà delineando i nuovi criteri economici. Quindi dovremo far partire l’osservazione di microrealtà che assumano il fatto di valutare sempre a 360° le conseguenze di una scelta economica e produttiva”.

Si chiama cura.

“Sì, cura. La vita è una, la separazione tra ambiti è solo artificiale, tutti i sistemi sono in stretta relazione fra loro. E una cosa che fai per il bene di altri e non solo per il tuo profitto ti ritorna in bene moltiplicato. Come quando allattando un bambino produci più latte. Si tratta di un guadagno per tutti”.

 

 

economics, lavoro, Politica, WOMENOMICS marzo 22, 2014

Il Popolo e gli Dei: come si riparte dopo la Grande Crisi

Il popolo e gli dei. Così la Grande Crisi ha separato gli italiani”.

Secco e apocalittico, il titolo del nuovo saggio (Laterza) di Giuseppe De Rita, presidente del Censis, acuto e appassionato osservatore delle trasformazioni della società italiana, e Antonio Galdo, giornalista, scrittore e direttore del sito web Nonsprecare.it, sembra ipostatizzare una lontananza irriducibile tra i gironi infernali dei sudditi e un’élite quasi divina, le cui ragioni coincidono in larga parte con le cieche leggi dei mercati finanziari.

In realtà la riflessione non si ferma alla diagnosi –perché “resistere non basta, e certamente non rende felici”-, ma sulla scorta di un cauto ottimismo va in cerca di quegli indizi, di quei desideri e di quei flebili segnali che indicano uno sviluppo possibile e delineano i contorni di “un nuovo sogno collettivo”. Anche in politica.

Cominciamo proprio di qui: se è vero che la “plutonomia” e gli algoritmi della finanza possono più dei parlamenti e dei governi nazionali, se J.P. Morgan, come gli autori raccontano, vede le Costituzioni democratiche come un ostacolo da rimuovere, vale ancora la pena di battersi per una buona politica?

L’antipolitica non ha ragione?

De Rita Più che buona politica serve politica. Punto. Una politica che sappia interpretare la società con i suoi bisogni e con le sue aspettative. Fatta di autorevolezza, competenza, professionalità, di regole e trasparenza nell’uso delle risorse.

Galdo Di fronte ai politici che fanno la fila per una comparsata in tv, mi domando: ma dove trovano il tempo per pensare, per capire quello che devono fare e per dare una risposta ai loro elettori?

 

Ma come si fa a riprendersi quella sovranità usurpata dal mercato finanziario?

D.R. Il potere cieco dei mercati ha creato più ingiustizie, separando il popolo e gli dei. Gli italiani in particolare sono vittime di un furto di sovranità. E questo genera invidia, rabbia sociale, malcontento: una miscela esplosiva per il Paese.

G. Servirà tempo per tornare a essere cittadini e non più sudditi, ma è una scommessa appassionante, specie per le nuove generazioni. Tocca ai giovani produrre una scossa. E per farlo qualcuno dovrà stare in campo, e non solo alla finestra o all’estero per fuggire dall’Italia senza futuro. Il destino di questi ragazzi è veramente singolare: hanno lasciato l’Italia in massa, spesso seguendo i consigli dei loro genitori che prima hanno impoverito il Paese e poi hanno suggerito ai figli di andarsene, mentre loro ci continuano a viverci bene.

 

Perché la conflittualità sociale non sa più esprimersi nelle forme che abbiamo conosciuto?

D.R. Abbiamo ridotto i partiti a tribù ad personam, senz’anima, senza identità, senza energia vitale. La rappresentanza sociale, dal sindacato alle associazioni degli industriali, si è staccata dalla realtà, magari per rincorrere qualche ambizione di carriera politica. Tornare sulle cose, sui problemi e sui luoghi del vissuto quotidiano è il primo modo per ricostruire le connessioni tra il popolo e gli dei, tra la società e la sua classe dirigente.

G. Lo sforzo collettivo per superare la Grande Crisi può favorire la riconciliazione tra gli italiani e le classi dirigenti. Siamo entrati in una fase nuova, molto interessante. C’è un ricambio generazionale, con la spericolata vittoria di Matteo Renzi. Le incognite sono tante, ma una cosa è certa: nulla sarà più come prima. E anche Renzi, insieme al suo futuro rivale del centro-destra, magari un suo coetaneo, capirà quello che diceva Aristotele: “Non c’è nuovo senza vecchio e non c’è vecchio senza nuovo”.

 

Solo il 41 per cento degli italiani crede che l’UE sia un bene: come convincere gli elettori a partecipare al prossimo voto europeo? Esistono le condizioni perché l’Europa cambi rotta sulle politiche di austerità?

D.R. Io credo nell’Europa dagli anni Cinquanta, e non sono mai stato un euroscettico. Oggi serve realismo e non utopia a buon mercato, che genererebbe solo ulteriore frustrazione. Agli elettori proverei semplicemente a dire la verità: abbiamo fatto molti errori nel processo di costruzione dell’Unione. Partiamo dai problemi che sono sul tavolo, dall’unione bancaria al coordinamento delle politiche economiche, e fissiamo traguardi possibili. Poi potremo parlare di piena integrazione e di Stati Uniti d’Europa.

G. Viva l’Europa possibile, con aspettative ragionevoli e con la necessità di un grande sforzo politico per l’Italia: essere un Paese credibile per costruire le alleanze necessarie e contenere l’egemonia tedesca. L’Europa che serve è quella che ridimensiona i dogmi dell’austerità e attiva le leve per lo sviluppo e la crescita economica.

 

Ritiene auspicabile e praticabile l’istituzione di un reddito di cittadinanza o di esistenza?

D.R. Se ne parla da troppo tempo per poterla considerarla una proposta praticabile. Mi sembra più uno slogan da campagna elettorale.

G. La modernizzazione dell’Italia passa anche per un welfare più equilibrato, dove sia cancellato il principio del “tutto a tutti” e dove le risorse siano destinate agli esclusi e non solo agli inclusi.

 

Nel saggio si sottolineano la vitalità della piccola media impresa, il ruolo preziosissimo della famiglia, il forte legame con il territorio: ma con l’abolizione delle province, l’indebolimento delle regioni, il depauperamento dei comuni la politica sembra andare in direzione di un neo-centralismo.

D.R. Il federalismo finora è stato un fallimento, con un aumento delle tasse e della corruzione e una caduta della qualità dei servizi. Ma si deve evitare l’errore di desertificare il territorio, con l’idea che l’Italia possa essere un paese governato solo da Roma.

G. Quanto alla famiglia, è in corso una vera rivoluzione negli stili di vita, a guida femminile. Vero che la crisi spinge a ridurre i consumi, ma anche che 3 famiglie italiane su 4 hanno ridotto gli sprechi nella spesa, dall’alimentare all’abbigliamento. Tutto sta cambiando velocemente: pensiamo alla nuova mobilità, e alla consapevolezza che la riqualificazione del territorio e del patrimonio culturale possono generare lavoro, benessere e nuovo sviluppo.

 

Quali sono le riforme che vanno messe prioritariamente in campo e che rimetterebbero subito in circolo fiducia, con effetti virtuosi?

 D.R. Sono molto perplesso di fronte al coro “servono le riforme”:  sempre le stesse parole, spesso prive di reali contenuti. Quali riforme? Se pensiamo a scuola e università, per esempio, ne abbiamo fatte anche troppe. Semmai servono semplificazione, una buona manutenzione della macchina pubblica, il ridimensionamento della burocrazia. Un lavoro quotidiano, anche minuto, ma faticoso e costante.

G. Apriamo le porte dei ministeri a una nuova generazione di dirigenti, capaci e con una sana ambizione di vita pubblica. Facciamolo subito, con un pacchetto di assunzioni trasparenti e veloci. In Italia la burocrazia è in mano a un gruppo di persone che blinda i ministeri, dove nessuno decide e nessuno agisce. Salvo il burocrate che vuole tagliare la gambe a qualcuno o aiutare l’amico.

 

Le donne sono uno tra i principali soggetti della ripresa possibile: 10 mila nuove imprese a guida femminile in un anno. Che cosa si può fare per sostenere questo desiderio e questo slancio?

 D.R. La nuova imprenditoria femminile è uno dei segnali più promettenti, parte di un nuovo ciclo di sviluppo che va sostenuto, per esempio con incentivi e finanziamenti per chi guarda ai mercati internazionali. I settori più vitali della nuova imprenditoria femminile vanno dal turismo di qualità all’enogastronomia, dall’industria del benessere all’agricoltura biologica, e poi l’artigianato, dal tradizionale al digitale: ambiti per i quali c’è domanda, in Italia e all’estero, e che creano lavoro. Le donne dimostrano di avere lo sguardo giusto.

G.  Le donne marcheranno il cambiamento dell’Italia, e non solo in economia. Anche questo è un segnale di cauto ma significativo ottimismo. In America sono ormai molte le donne ai livelli più alti: Mary T. Barra, ceo di Gm, Janet Yellen, numero uno della Federal Reserve. E forse, tra non molto, la signora Hillary Clinton alla Casa Bianca. Un vento che non può non spirare anche in Italia.

 

Infine, la formazione: quali canali si potrebbero attivare tra le nostre eccellenze e i giovani, per un passaggio efficace di esperienza e competenza?

 G. Basterebbe copiare un sistema che funziona, come quello tedesco: in Germania il tasso di disoccupazione è al 7 per cento contro il nostro 40. La metà dei ragazzi frequenta un corso di formazione professionale, e in maggioranza trovano un lavoro nel giro di 3 mesi. Ben altra cosa rispetto agli sprechi e all’inefficienza della formazione nelle nostre regioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Corpo-anima, Donne e Uomini, esperienze, femminicidio, WOMENOMICS gennaio 28, 2013

One Billion Rising: parla Eve Ensler

 

“La danza è una “via diretta alla verità”. E’ pericolosa, gioiosa, sensuale, sacra, dirompente, contagiosa, e rompe le regole. Si può ballare in ogni momento, in ogni luogo, con chiunque, e gratis. Il ballo unisce e spinge ad andare oltre: questo è il cuore di One Billion Rising”.

Per il prossimo 14 febbraio (15° V-Day, movimento contro la violenza sulle donne) Eve Ensler, la creatrice di “I Monologhi della Vagina” Eve Ensler ha invitato il mondo a una festa da ballo planetaria. R.S.V.P.: e il mondo, 189 paesi (ne mancano appena 9) ha accettato l’invito.Si danzerà dappertutto per fermare la violenza che opprime ogni giorno un miliardo di donne nel mondo.  Ma se “un miliardo di donne violate è un’atrocità” dice Ensler “un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione”.

One Billion Rising è una protesta creativa e non violenta a cui hanno aderito “singoli e associazioni di tutti i tipi. Intellettuali, star come Robert Redford, Rosario Dawson, Jessica Alba, Sally Field, Yoko Ono, Laura Pausini. Personalità politiche come Michelle Bachelet, ex-presidente del Cile, e Berenice King, figlia di Martin Luther King. Lavoratori migranti. Contadini e ballerini professionisti. Grandi organizzazioni mondiali, da Amnesty International ai sindacati americani. Piccoli centri antiviolenza. Il Dalai Lama, che ha dichiarato: “E’ necessario che ricorriamo al nostro buon senso, e che incoraggiamo gli altri a fare altrettanto, per capire quello che la violenza contro le donne e le ragazze comporta. Non ci sono circonstanze che la rendono giustificabile, dalla violenza non viene mai niente di buono. La sola cosa certa è che dove c’è violenza c’è sempre e inevitabilmente sofferenza. Capire che la natura della violenza è la sofferenza ci aiuta a comprendere la sua inutilità e la sua nocività”. E ancora, tante tante attiviste grintose e appassionate. Gente di tutti mondi e di ogni posizione politica, economica, sociale ed etnica che lotta e balla insieme per un comune obiettivo. Mi pare straordinario”.

Eve, torniamo un po’ indietro. Raccontaci il tuo personale V-day: il giorno in cui ti è nata l’idea di “I Monologhi della Vagina” ed è cominciata la tua travolgente V-Adventure.

“E’ andata così: io e un’amica stavamo parlando di menopausa, e ci è capitato di nominare la vagina. Mi sono improvvisamente resa conto di non sapere nulla del modo in cui le donne “sentivano” questa parte del loro corpo. Non c’erano parole a raccontarlo. Tutto è nato da questa grande curiosità”.

Come ti spieghi il successo virale e planetario dei Monologhi?

“Siamo costrette al segreto e al tabù su molte cose, e questo provoca sofferenza. Quando hai l’opportunità di rompere il silenzio ti senti sollevata ed eccitata. Ti rendi conto di quanto sia importante comunicare, e di come prendere parola può cambiare la tua vita. Questo è capitato con i Monologhi a milioni di donne in ogni luogo del mondo”.

Qual è stata l’emozione più forte legata allo show?”.

“Al Superdome di New Orleans, decima rappresentazione. Io che di fronte a 18 mila spettatori ho aperto lo show saltando fuori da un’enorme vagina!”.

Dai Monologhi, l’idea del V-Day…

“Dopo gli spettacoli tantissime donne venivano a raccontarmi le loro storie. Nella gran parte dei casi erano storie di abusi sessuali, di incesto, di violenza. Non avrei mai potuto continuare a fare i Monologhi se non avessi rotto il silenzio su questo enorme sommerso di dolore. Così nel 1998 abbiamo deciso di usare lo show per aumentare la consapevolezza sulla violenza nascosta e per raccogliere fondi destinati all’obiettivo”.

E per il prossimo V-Day, l’One Billion Rising, danza planetaria.

“La danza è occupazione di spazio, e anche se non c’è una coreografia lo faremo tutte insieme”.

Sei appena rientrata dall’India, dove hai preso parte alle grandi manifestazioni contro la violenza sessuale.

“Lo stupro di gruppo che ha provocato la morte di Jyoti Singh Pandey è stato un fatto orribile, che ha risvegliato le masse, provocando una vera frattura nelle coscienze di tutti. E’ la prima volta, nella mia lunga vita di attivista, che vedo la violenza sessista diventare la questione principale di una società, con enorme risonanza nel resto del mondo”.

Saprai certamente che in Italia stiamo vivendo un’emergenza femminicidio: come spieghi questo violento “contrattacco” maschile?

“In Italia c’è il quartier generale della Chiesa Cattolica, la più potente confessione del mondo, l’unica a possedere uno stato, una banca, una propria polizia. Una Chiesa che ha sempre avuto paura del femminile, e che continua a insegnare alle donne a stare ai margini, silenziose e ubbidienti. Anziché incoraggiare amore e rispetto tra i sessi, padri, preti e governo pretendono di decidere quello che le donne possono o non possono fare del loro corpo e delle loro vite. Il che non è saggio né sensato, crea odio e paura, fa crescere la violenza. Ma anche nel mondo cattolico qualcosa sta cambiando: ho incontrato molte suore che lottano insieme a noi. In un recente viaggio nelle Filippine ho conosciuto sorella Mary John, straordinaria monaca benedettina, esempio vivente di fede nella parola di Gesù e nella rivoluzione delle donne. Che piaccia o meno, una femminista radicale”.

Robert Redford definisce la violenza una “crisi globale”: pensi che la sensibilità maschile stia crescendo?

“Gli uomini amorosi e saggi –ce ne sono tanti- sanno di non poter più voltare la testa dall’altra parte. Riconoscono che la violenza contro le donne è sempre stato un problema maschile. Nelle manifestazioni indiane c’erano anche molti uomini. E tanti aderiscono a One Billion Rising: emozionante”.

Ti capita mai di sentirti sovrastata da questo enorme impegno?

“Certo che sì. Ma da 3 anni, da quando sono guarita dal cancro, sento in me un’enorme energia, qualcosa che non ho mai sperimentato prima. Il sostegno di tanta gente in tutto mondo mi solleva e mi incoraggia, malinconie e stanchezza si trasformano in gioia e senso di possibilità”.

Che cosa ti ha insegnato l’esperienza della malattia?

“Parlo proprio di questo nel mio prossimo libro, “In the Body of the World”, che uscirà ad aprile”.

Raccontaci un po’ di programmi…

“Il mio impegno non ammette vacanze. Il V-Day è ormai un movimento mondiale che richiede attenzioni quotidiane e ininterrotte. Da tempo sono attratta in particolare dalla vita e dallo spirito di continenti come Asia e Africa, che pulsano di energie fresche e di nuove visioni. L’Occidente è depresso e autoindulgente, sopraffatto dal desiderio di avere sempre di più, o semplicemente di non perdere potere e privilegi. Dobbiamo fare spazio per concepire un nuovo mondo, una nuova visione, un altro stile di vita”.

Dove ballerai, il 14 febbraio?

“A Bukavu, in Congo, nella “mia” “City of Joy”, villaggio che ho fondato e finanziato con gli incassi dei “Monologhi” e con il contributo dell’Unicef, e che ogni anno ospita e rimette al mondo 180 donne vittime di brutali violenze. Ballerò insieme a migliaia di donne che stanno trasformando in forza le loro sofferenze, e a migliaia di uomini che sostengono il nostro progetto”.

 

Tutte le altre notizie le trovate qui.

 

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Gli eventi di ONE BILLION RISING si svolgeranno in location celebri come la cattedrale di St. John The Divine a New York, la Grace Cathedral di San Francisco e il Parlamento Britannico.

 

Qui come avere tutte le info sulle LOCATION ITALIANE (al momento hanno aderito 70 città)

(in prossimità del 14 febbraio meglio verificare eventuali cambiamenti di location e orari già indicati)

 

ALESSANDRIA

Etimo Donna  http://etimodonna.blogspot.it/   –  etimodonna@gmail.com

Micaela Balice    micaela.balice@yahoo.it

 BARI

Angela Saracino  saracinoangela@libero.it

La grande madre   Alessandra Cappiello

BENEVENTO

Gruppo Exit Strategy

BERGAMO

Americana Exotica scuola di ballo:http://www.americanaexotica.it/tag/dancehall-bergamo/
Beatrice Secchi  –  beatrice.secchi88@gmail.com

BOLOGNA

Casa delle donne

http://www.casadonne.it/cms/

info.casadonne@women.it

Associazione Anatroccolo Rosa – http://www.anatroccolorosa.it/

Chiara Cretella  chiara.cretella@gmail.com

La corte delle fate www.lacortedellefate.org

BRESCIA

Laura Nicoletto – ing.nicolettolaura@bresciaonline.it

Chiara  Caffi – chiara.fontanella@yahoo.it

CALTANISSETTA

ONDE IN MOVIMENTO  http://ondedonneinmovimento.blogspot.it/

Lidia Trobia    ondedonneinmovimento@gmail.com

CATANIA

UDI Catania  udichiama.catania@gmail.com

CERVETERI

SNOQ Cerveteri  https://www.facebook.com/senonoraquando.cerveteri

snoq.cerveteri@gmail.com  Luisa Ermini

http://senonoraquandocerveteri.blogspot.it/

CUNEO (Largo Audifreddi, ore 16-20)

SNOQ Cuneo  http://www.senonoraquando.eu/?tag=snoq-cuneo

Giulia Conte  senonoraquando.cuneo@gmail.com

FERRARA

Caterina Tavolini

info@fabriziobonora.net 

Alessandro Suardi  a.suardi@gmail.com

www.alessandrosuardi.altervista.org

FIRENZE  (piazza della Repubblica , ore 15)

SNOQ Firenze  http://senonoraquandofirenze.wordpress.com/

Stefania La Rosa   stefanialarosa64@gmail.com

Artemisia http://www.artemisiacentroantiviolenza.it/index.php?n=Artemisia.Associazione

Nicoletta Livi Bacci  nicobacci@virgilio.it

CGIL Toscana   coordinamento Firenze,Prato,..  CGIL , SNOQ, centri antiviolenza

Anna Maria Romano      aromano@tosc.cgil.it

Libere tutte

http://liberetuttefirenze.blogspot.it/  Pagina FB: Libere Tutte

Coro “Le Musiquorum”  Pagina FB: /MusiQuorum

Centro Ideazione Donna http://www.ilgiardinodeiciliegi.firenze.it/

Nicoletta Livi Bacci  nicobacci@virgilio.it

The Global Teatre Project      info@theglobaltheatreproject.org

Clelia Marmugi clelia@florencetheatre.com
Bari Hochwald  bari@florencetheatre.com

BAGNO A RIPOLI (FI)

roberta montanari   robyger77@yahoo.it

GENOVA

SNOQ Genova http://www.senonoraquando.eu/?tag=snoq-genova

Eva Provedel evaprovedel@gmail.com    senonoraquandogenova@gmail.com

Rita Falaschi Provincia di Genova – falaschi.r@provincia.genova.it

Direzione Risorse Umane, Finanziarie e Patrimonio
Servizio Organizzazione e Sviluppo- Ufficio Benessere Organizzativo e pari Opportunità

IMOLA

Trama di Terre  www.tramaditerre.org

Silvia Torneri info@tramaditerre.org

centrointerculturaledelledonne@tramaditerre.org

JESI

Chiara Bizzani

LANUSEI

Loredana Rosa Brau

https://www.facebook.com/events/321065521344677/

LECCO
Telefono donna lecco www.telefonodonnalecco.it
Giusi Panzeri –  tiarsa@alice.it   + Associazione Ballatella

DonneViola   http://donneviola.wordpress.com/

Marta Proserpio marta.prose@gmail.com

LIVORNO

UDI  Pieralda Giovacchini   pieraldagiovacchini@gmail.com

scuola di Ballo EOS – Stagno Collesalvetti  Anna Caiazzo occhiverdi64@hotmail.it

LODI

SNOQ Lodi  snoqlodi@gmail.com

Katia Menchetti

LUCCA

SNOQ Lucca http://www.senonoraquando.eu/?tag=se-non-ora-quando-lucca

Brunella Peschiera anastasia.b@fastwebnet.it

MASSA (Piazza Aranci, ore 18)

SNOQ Massa

MILANO (Stazione Centrale, ore 19: ma la location non è ancora definitiva)

Cooperativa Sociale A R. – Contro La Violenza Alle Donne http://cerchidacqua.org/?p=29

info@cerchidacqua.org  –  Daniela Lagomarsini

milanoonebillionrising@gmail.com

Livia  Grossi   livia.grossi@tiscali.it

Rete delle reti femminili  http://www.facebook.com/LaReteDelleRetiFemminili

rotelle@portaledelledonne.org

INTERVITA  http://www.intervita.it/IT/default.aspx

Greta Nicolini greta.nicolini@intervita.it

 

MODENA (piazza Grande, ore 18-21)

Ass. Il Cacomela ilcacomela.blogspot.com

Agnese – ilcacomela@gmail.com

Casa delle donne di Modena  http://associazioni.monet.modena.it/cddonna/casa.htm

Centro documentazione donna:http://associazioni.monet.modena.it/cddonna/casa.htm
cddonna2@comune.modena.it – Vittorina maestroni

LAG – Libera associazione genitori http://www.lagvignola.it/info@lagvignola.it

Barbara Pasquariello b.pasquariello@lagvignola.it

Vivere donna centro antiviolenza di Carpi http://viveredonna.org/vd/
viveredonna@gmail.com   Paola Vigarani

NAPOLI

-Rosaria Guarino -Patrizia Cipullo  – Antonella Marini   https://www.facebook.com/events/239565799509882/

Associazione Rio Abierto   Anna Tucci    tucana53@alice.it

ARZANO (NA)  
Paola Serra

PADOVA
Padova donne  http://www.padovadonne.it/  –  padovadonne@gmail.com

Roberta Lotto  roberta.lotto@gmail.com

Elena  Ditadi   sue.ditadi@gmail.com

Rete studenti medi Padova  http://reds-retedeglistudentipadova.blogspot.it/

reds.padova@gmail.com

PAESTUM
Commissione Pari Opportunità di Capaccio

ARTEMIDE

Gabriella  Paolucci – http://www.facebook.com/groups/186881198009132/

PALERMO (Piazza Verdi -teatro Massimo)
Coordinamento Antiviolenza 21 luglio Palermo: www.coordinamento21luglio.altervista.org
Stefania Savoia – Coordinamento21lugliopalermo@gmail.com

PARMA (piazza Garibaldi + Centro commerciale Le Torri)

CENTRO VIOLENZA PARMA http://www.acavpr.it/AcavPR/

Sara Conz  sara.conz@live.it
Marinella Milanese     

PESCARASNOQ Pescara http://www.senonoraquandopescara.org

comitato@senonoraquandopescara.org  Maristella

PRATO

Coordinamento Donne della C.d.L. -CGIL Prato

Nora Toccafondi ntoccafondi@prato.tosc.cgil.it

RAVENNA  (3 flash mob scuole + Centro commerciale)
Ecco la danza http://www.facebook.com/groups/eccoladanza/

Maurizia Pasi  mauriziap@gmail.com

Casa delle donne

Diva Ponti  pontidiva@libero.it

REGGIO CALABRIA
UDI NAZIONALE   udinazionale@gmail.com

RIMINI

Associazione – Centro Antiviolenza “Rompi il silenzio” http://www.rompiilsilenzio.org/

Paola Gualano presidente –  rompiilsilenzio@virgilio.it

ROMA  (Casa internazionale delle Donne, ore 18.30)

SNOQ

Luisa Rizzitelli, luisa.rizzitelli@gmail.com  –

Cinzia Guido, cinziaguido@gmail.com

Loredana Taddei loredana.taddei@gmail.com

Giorgia Serughetti giorgia.serughetti@gmail.com

Carlotta Cerquetti  carlottacq@gmail.com

Casa Internazionale delle Donne Roma – Francesca Koch  francescakoch@tin.it

Accademia Nazionale di Danza- Margherita Parrilla margherita.parrilla@libero.it

LEI –DONNE IN MOVIMENTO  leidonneinmovimento@live.com

Lobby Europea delle Donne – Maria Ludovica Tranqulli Leali      m.tranquillileali@virgilio.it

Laboratorio Donnae – Pina Nuzzo  –  laboratoriodonnae@gmail.com

LABICO (RM)

Associazione Socialmente Donna, Argia Simone

ROVERETO (TN)
Veronica Loperfido

SIRACUSA

Centro antiviolenza Tiziana Biondi   titti.1973@hotmail.it
Biagioni  martina      erocapinera@yahoo.it

Stonewall    www.stonewall.it

TARANTO
Ethra http://www.associazioneethra.org/  Angela Petra Blasi

TORINO
Ass. Alma Terra. Centro interculturale della donna:

http://www.almaterratorino.org/
roni_ud@hotmail.com

Raffaella Gallo

TRENTO

Giovanna Covi

VERONA 

Scuola di danza   Marinella  Marchiori – marinella.marchiori@alice

Il Laboratorio del Movimento Martine Susana    martinesusana@alice.it

VIAREGGIO

Casa delle donne    http://www.casadelledonne.it/

VITERBO

CENTRO ANTIVIOLENZE ERINNA

BOLSENA (VT)

Sirka – sirkarte@gmail.com

 

per aggiornamenti e altre info:

http://obritalia.livejournal.com

www.facebook.com/groups/onebillionitalia

contatti:

Nicoletta Corradini: nico@onebillionrising.org

Elena Montorsi: elena@onebillionrising.org

Nicoletta Billi : nicolettabilli@gmail.com )

 

 

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VANDANA SHIVA  

 

COME LA VIOLENZA ECONOMICA CONTRIBUISCE ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

 

Sul tema della violenza sessista e del femminicidio è recentemente intervenuta su Al Jazeera Vandana Shiva, ecofemminista, attivista per la biodiversità e i diritti dei contadini, vincitrice del Premio Nobel Alternativo – Right Livelihood Award – nel 1993, autrice di oltre 20 libri e 500 dissertazioni accademiche, fondatrice della “Fondazione per la ricerca nella scienza, la tecnologia e l’ecologia”.

Titolo della sua relazione: “How Violent Economic ‘Reforms’ Contribute to Violence Against Women” (“Come le “riforme” economiche violente contribuiscono alla violenza contro le donne”).

 Nella nota introduttiva, Vandana Shiva ha detto: “La coraggiosa vittima dello stupro di gruppo di Delhi ha tratto il suo ultimo respiro il 30 dicembre 2012. Questo articolo è un tributo a lei e alle altre vittime della violenza contro le donne”.

 

La violenza contro le donne è vecchia quanto il patriarcato, ma recentemente si è intensificata ed è divenuta più pervasiva. Ricorre a forme più brutali, come nel caso della morte per stupro di gruppo a Delh,i e in quello del suicidio della 17 enne vittima di stupro a Chandigarh.

Negli anni i casi di stupro e di violenza sono aumentati. Il National Crime Records Bureau (NCRB) registrava 10.068 casi di stupro nel 1990, che sono aumentati a 16.496 nel 2000. Con la cifra di 24.206 nel 2011, i casi di stupro fanno un incredibile balzo del 873 per cento dal 1971, quando l’NCRB cominciò a registrarli. New Delhi si rivela come la “capitale dello stupro dell’India”: vi accadono il 25 per cento dei casi.

Si deve sostenere il movimento per fermare questa violenza, fino a che giustizia sarà fatta per ciascuna delle nostre figlie e sorelle che è stata violata. Ma mentre intensifichiamo la nostra lotta perché le donne abbiano giustizia, dobbiamo anche chiederci perché i casi di stupro sono aumentati del 240 per cento a partire dagli anni ’90, quando le nuove politiche economiche furono introdotte. E’ necessario esaminare le radici della crescente violenza contro le donne.

C’è una relazione fra la crescita di politiche economiche violente, ingiuste e imposte in modo non democratico, e la crescita dei crimini contro le donne? Io credo di sì.

In primo luogo, il modello economico che si concentra in modo miope sulla “crescita” comincia con una violenza contro le donne, non tenendo in conto il loro contributo all’economia. Più il governo parla, sino alla nausea, di “crescita inclusiva” e di “inclusione finanziaria”, più esclude i contributi delle donne all’economia e alla società.

Secondo i modelli economici patriarcali, la produzione per il sostentamento vale come “non-produzione”. La trasformazione del valore in disvalore, del lavoro in non-lavoro, della conoscenza in non-conoscenza, si ottiene tramite il numero più potente che governa le nostre vite, il costrutto patriarcale detto “Prodotto Interno Lordo” (PIL), che molti commentatori hanno cominciato a chiamare “Problema Interno Lordo”. I sistemi contabili nazionali che sono usati per quantificare la crescita come PIL sono basati sull’assunto che se i produttori consumano ciò che producono, in effetti non hanno prodotto per nulla, perché si situano fuori dai confini dell’area produttiva.

L’area produttiva è un’invenzione politica che lavora per escludere da sé i cicli di produzione che implicano rigenerazione e rinnovo. Perciò, tutte le donne che producono per le loro famiglie, per i loro bambini, per le loro comunità e società, sono trattate come “non-produttive” e “inattive economicamente”. Quando le economie sono confinate nel mercato, l’autosufficienza economica è percepita come deficienza economica. La svalutazione del lavoro delle donne, e del lavoro fatto nelle economie di sussistenza del Sud, è il risultato naturale di confini di produzione costruiti dal patriarcato capitalista.

Restringendosi ai valori dell’economia di mercato, così come definita dal patriarcato capitalista, i confini della produzione ignorano il valore di due vitali economie che sono necessarie alla sopravvivenza ecologica e umana. Nell’economia della natura e nell’economia di sussistenza, il valore economico è la misura di come la vita della Terra e la vita umana sono protette. La sua moneta corrente sono i processi che danno la vita, non il denaro o il prezzo di mercato.

In secondo luogo, un modello di patriarcato capitalista che esclude il lavoro e la creazione di ricchezza fatti dalle donne, approfondisce la violenza cacciando le donne dagli ambienti naturali da cui dipendono le loro vite: le loro terre, le loro foreste, la loro acqua, i loro semi, la loro biodiversità. Riforme economiche basate sull’idea di una crescita illimitata in un mondo limitato possono essere mantenute da un potere che si appropria delle risorse di chi è vulnerabile. L’arraffamento delle risorse che è essenziale per la “crescita” crea una cultura dello stupro: lo stupro della Terra, delle economie locali autosufficienti, delle donne. L’unico modo in cui questa “crescita” è “inclusiva” è che include numeri sempre più grandi nei suoi cerchi di violenza.

Ho ripetuto più volte che lo stupro della Terra e lo stupro delle donne sono intimamente connessi, sia metaforicamente, nel dare forma a visioni del mondo, sia materialmente, nel dare forma alle vite quotidiane delle donne. La sempre più profonda vulnerabilità economica delle donne le rende più vulnerabili a ogni forma di violenza, incluse le aggressioni sessuali, come abbiamo scoperto durante una serie di udienze pubbliche relative all’impatto delle riforme economiche sulle donne, organizzate dalla Commissione nazionale sulle donne e dalla Fondazione per la ricerca nella scienza, la tecnologia e l’ecologia.

In terzo luogo, le riforme economiche tendono a sovvertire la democrazia e a privatizzare i governi. Il governo parla di riforme economiche come se essere non avessero nulla a che vedere con la politica e con il potere. Parlano di tenere la politica fuori dall’economia, mentre stanno imponendo un modello economico a cui danno forma politiche specifiche per genere e classe. Le riforme neoliberiste lavorano contro la democrazia. Le riforme guidate dalle corporazioni economiche creano una convergenza di potere economico e politico, approfondendo le diseguaglianze e la crescente separazione tra la classe politica e la volontà del popolo che si suppone essa rappresenti. Questa è la radice della sconnessione fra i politici e l’opinione pubblica, di cui abbiamo fatto esperienza durante le proteste contro lo stupro di gruppo di Delhi.

Peggio ancora, una classe politica alienata ha timore dei suoi cittadini. Questo spiega l’uso della polizia per schiacciare le proteste nonviolente che abbiamo testimoniata a Nuova Delhi, le torture e gli arresti (Sori Sori a Bastar, Dayamani Barla a Jharkhand), le migliaia di violenze contro le comunità che lottano per non avere una centrale nucleare a Kudankulam. Uno stato privatizzato dalle corporazioni economiche deve giocoforza diventare in fretta uno stato di polizia. Perciò i politici devono circondarsi di sicurezza al massimo livello, distogliendo le forze dell’ordine dai loro compiti di protezione dei cittadini ordinari e delle donne.

In quarto luogo, il modello economico del patriarcato capitalista si basa sulla mercificazione di tutto, donne incluse. Quando fermammo i lavori del WTO ministeriale a Seattle, il nostro slogan era: “Il nostro mondo non è in vendita”. Un’economia “liberalizzata” che deregolarizza il commercio, privatizza e mercifica semi e cibo, terre e acqua, donne e bambini, rinforza il patriarcato ed intensifica la violenza contro le donne. I sistemi economici influenzano le culture e i valori sociali. Un’economia di mercificazione crea una cultura di mercificazione, dove tutto ha un prezzo e niente ha un valore. La crescente cultura dello stupro è l’esternalizzazione sociale delle riforme economiche. Dobbiamo tenere udienze pubbliche istituzionalizzate per le politiche neoliberiste, che sono lo strumento centrale del patriarcato nella nostra epoca. Se vi fossero state udienze pubbliche di chi lavora nel nostro settore dei semi, 270.000 contadini non si sarebbero suicidati in India, come invece è avvenuto sin da quanto le nuove politiche economiche sono state introdotte. Se vi fossero state udienze pubbliche di chi lavora sul cibo e in agricoltura, non avremmo un Indiano su quattro che ha fame, una donna indiana su tre malnutrita, e un bambino su due perduto o devastato a causa della denutrizione. L’India, oggi, non sarebbe la Repubblica della Fame di cui ha scritto Utsa Patnaik.

La vittima dello stupro di gruppo a Delhi ha innescato una rivoluzione sociale. Dobbiamo sostenerla, approfondirla, espanderla. Dobbiamo chiedere che la giustizia per le donne sia più veloce e più efficace, che i processi condannino rapidamente i responsabili di crimini contro le donne. Dobbiamo assicurarci che le leggi cambino, di modo che la giustizia non sia così elusiva per le vittime di violenza sessuale. Dobbiamo continuare a chiedere che vengano resi noti i nomi dei politici che hanno precedenti penali. E mentre facciamo tutto questo, dobbiamo cambiare il paradigma vigente che ci viene imposto in nome della “crescita” e che sta alimentando i crimini contro le donne. Mettere fine alla violenza contro le donne include il muoversi oltre l’economia violenta formata dal patriarcato capitalista, verso le economie pacifiche e nonviolente che rispettano le donne e la Terra.

 

 

 

 

 

Donne e Uomini, economics, Politica, WOMENOMICS settembre 4, 2012

Tutte al Mercato con Angela

angela merkel al supermarket

Magari l’ha detto perché si trovava in Baviera, aveva bevuto un paio di birre, e un po’ di populismo ci stava. O perché in fondo lo pensa pure lei, e non ce l’ha più fatta a tacere. O perché è una donna, e si è ricordata di esserlo, e non sono state certo le donne a inventarsi il neoliberismo e la speculazione finanziaria ammazzapopoli.

Certo che sentire Angela Merkel, non Naomi Klein, non una di Occupy Wall Street, dire che “i mercati sono contro la gente”, che hanno autorizzato pochi ad arricchirsi a spese di quasi tutti (99 a 1, insomma), che bisogna portare anche lì “lo spirito dell’economia solidale“, che i paesi deboli meritano la nostra solidarietà, che è per liberarci tutti dal potere dei mercati che “la Germania deve premere per le riforme, anche se a volte siamo severi”, be’, sentirle dire tutto questo fa una certa impressione.

In verità qualcosa del genere le era già scappato, lo scorso ottobre al congresso della Csu a Norimberga (bisogna porre un limite ai mercati, «affinché non possano rovinare le persone») e a novembre a quello della Cdu a Lipsia («l’economia e la finanza devono essere al servizio delle persone e non il contrario»), ma a quanto pare questa non è una settimana come le altre, e le conseguenze potrebbero essere di un certo rilievo.

Forse Merkel pensa che sia il momento giusto per fare intravedere dell’altro, per introdurre omeopaticamente nelle logiche dei governi una quota di no-globalism, forse è solo che la Germania andrà al voto, forse è che anche lei non crede più del tutto alla Necroeconomia.

Io comunque sono contenta di quello che ha detto, mi pare una novità promettente, mi aspetto azioni politiche conseguenti, e spero che l’amica teologa e casalinga svizzera Ina Praetorius -ma nata in Germania, a Karlsruhe- sappia cogliere l’attimo, le invii una copia del suo “Penelope a Davos”, che vada personalmente a trovarla per dirle che «un ordine che sia stato costruito […] è logicamente anche modificabile», e vale anche per il neoliberismo.

Se ci va la accompagno.

Donne e Uomini, Politica, WOMENOMICS marzo 13, 2011

ASSEMBLEA

Trasmetto l’invito:

ASSEMBLEA DELLE DONNE DELLA LOMBARDIA

LUNEDÌ 14 MARZO 2011 ORE 20,30

AUDITORIUM DI MILANO-FONDAZIONE CARIPLO

LE DONNE HANNO I NUMERI……SE NON ORA, QUANDO?

Vogliamo approfondire e rendere più ampio il confronto con tutte le

donne – che siano singole o si riconoscano in organizzazioni,

associazioni, partiti, sindacati o gruppi – che in piazza della Scala il

29 gennaio e ancor di più in Piazza Castello il 13 febbraio, hanno

espresso la volontà di esserci in prima persona.

Con chi, magari scendendo per la prima volta in piazza, ha voluto

difendere la dignità di tutte; con chi ha chiesto di andare avanti, di

non fermarci, di non lasciare che quel grido: “Se non ora quando?”

resti senza risposte.

Ora si deve andare avanti e riempire di contenuti la protesta delle

piazze. Dobbiamo chiedere al governo e alla politica, tutta, impegni

precisi sui temi delle donne. In Italia le donne lavorano, studiano,

hanno un ruolo centrale nella famiglia ma ancora non godono della

naturale rappresentanza nei luoghi dove si decide.

Per questi motivi vi invitiamo a discutere insieme una piattaforma

comune su: lavoro, sanità, welfare, maternità & paternità, equa

rappresentanza 50e50, violenza e molto altro in

un’assemblea aperta lunedì 14 marzo 2011

alle ore 20,30

presso l’Auditorium di Milano-Fondazione Cariplo

Largo Mahler angolo via Torricelli (Corso San Gottardo).

Corpo-anima, economics, WOMENOMICS gennaio 11, 2011

CONSUMATI DAI CONSUMI

Non è che stamattina io mi sia iscritta al Movimento per la Decrescita Felice, né che io creda che il Fil (Felicità interna Lorda) possa essere totalmente indipendente dal Pil. Ci mancherebbe. Ma quando leggo che la ripresa dei consumi in Italia (+1,6%) arriverà solo nel 2012, dopo un modesto 0,4% del 2010 e un calo nel biennio 2008-2009 a livelli di dieci anni fa -e però se non si muove il mercato del lavoro, e al momento non ci sono segnali confortanti, Gesù, vediamo come andrà il referendum a Torino, hai voglia a fare proiezioni…-, ecco, quando leggo questo, mi viene da fare un distinguo.

Non è detto che la decrescita sia necessariamente felice, ma anche la crescita dei consumi può non esserlo affatto. Intanto dipende da quali consumi. Ci sono consumi che ti danno una botta apparente di felicità, sul momento, a cui segue un rovinoso down, tipo cocaina: consumati dai consumi. Insomma, voglio dire che c’è consumo e consumo. E mi pare a occhio di poter dire questo: che meno un consumo è facilmente consumabile, quanto più un oggetto di consumo dura, insomma, e maggiori garanzie di “felicità” ci dà. L’usa-e-getta del godimento immediato, senza il differimento del desiderio, a cui una certa idea dei consumi ci ha abituato -e di cui l’economia dice di avere bisogno- è spesso infelice, ha in sé l’idea della deperibilità e della morte: l’animale umano ha bisogno di un minimo di stabilità e dell’attesa desiderante. Quindi, da un certo punto di vista, meno consuma e più è felice.

La qualità, la quantità e la stabilità delle relazioni: questo sì, che promette felicità.

Insomma: qualche pensiero sparso, stamattina, per non farci ingannare dal tromp-l’oeil di un 2012 allegramente ri-consumistico e perciò felice. Credo che questi tempi, alla Sex and the City, non torneranno più. Nemmeno in Sex and the City, che quando lo rivedi ti pare così antico… Usiamo il 2011 come un surplace per capire che cosa davvero vogliamo consumare. E quindi che cosa vogliamo davvero produrre.

Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI, WOMENOMICS dicembre 4, 2010

INCINTE DEL PAESE NUOVO

A proposito dell’ultimo rapporto Censis e dell’assenza di desiderio, scrive Dario Di Vico sul Corriere di oggi:

“… le donne italiane hanno un potenziale di aspirazioni quasi del tutto integro. Dopo lunghi anni di affermazioni frustrate si presentano sulla scena del mondo del lavoro con la giusta ambizione di far valere la propria presenza e il proprio punto di vista. Perché, allora, per risvegliare l’apatica società italiana descrittaci da De Rita, non attingiamo a questa straordinaria riserva?

Milita a favore del fattore D non solo il principio dell’elastico -ciò che è stato compresso a lungo, quando viene liberato fa un balzo in avanti- ma anche la capacità relazionale tipica del sesso femminile. Mai come adesso c’è da ricucire il tessuto delle relazioni umane, le reti per dirla con la lingua dei sociologi e dunque non c’è miglior protagonismo di quello delle donne“.

E’ quello che dicevo ieri, commentando il rapporto Censis: noi donne desideriamo. Siamo piene di desideri. Piene di questa grazia. Incinte del Paese nuovo. E’ il momento di tirarli fuori, di affermarli senza esitazioni. Il momento è proprio adesso. Ditelo a voi stesse, alle vostre amiche che ancora esitano.

Nessuno deve avere paura. Né gli uomini, né le donne. La politica deve lasciarci entrare.

Donne e Uomini, Politica, WOMENOMICS dicembre 3, 2010

COME IN NORVEGIA!

E’ stata definitivamente approvata alla Camera la legge bipartisan sulle cosiddette quote rosa nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali delle aziende quotate in borsa.

Dice Alessia Mosca, Pd, firmataria della legge con Lella Golfo, Pdl: ”Garantendo la presenza in questi organismi del genere meno rappresentato per una quota non inferiore a un terzo, si consente l’effettiva diversita’ del management, essenziale perché la produttivita’ migliori. E’ un successo per il Paese, non solo per le donne“.

L’altro successo è sul piano del metodo: “Abbiamo dimostrato che sulle questioni che toccano cosi’ profondamente l’interesse generale è possibile collaborare e costruire soluzioni utili a risolvere i problemi del Paese”. Si può lavorare insieme, e le donne lo hanno dimostrato. Ora la palla passa al Senato, e speriamo bene.

Attualmente la presenza di donne nei board è pari a 6 su 100, ma moltissimi CdA sono integralmente maschili.

Oggettivamente, sarà una piccola rivoluzione. Ora tocca alla politica.

Donne e Uomini, economics, Politica, WOMENOMICS novembre 26, 2010

FASE RICOSTITUENTE


Non è chiaro se Luca Cordero di Montezemolo assumerà responsabilità politiche dirette oppure no. Si dovrà attendere che cada il governo. Non si sa quanto Milano avrà a che vedere con una sua eventuale discesa in campo. Ma una cosa l’ha detta forte e chiara: oggi non ci si può più sottrarre a una responsabilità politica. E questa cosa, io credo, vale per tutti, ciascuno nel suo proprio contesto.

La fine del quasi-ventennio berlusconiano si presenta come un grandioso disordine, spaventoso ma anche entusiasmante. E dà occasione a tutti di partecipare all’inevitabile rinnovamento. Comprese le donne, io dico, anzi, soprattutto le donne, che devono liberarsi da ogni timidezza e da ogni forma di automoderazione per entrare nella partita e contribuire ai processi di decisione. Un inevitabile rebound, dopo una fase horribilis, in cui politicamente abbiamo contato meno che nella fase costituente. Ci sono tutte le condizioni per essere protagoniste per la fase “ricostituente”, womenomics compresa.

Oggi il più grave tra i peccati, e questo per vale per uomini e donne, è l’ignavia.

P.S. Silvio ha tentato il battutone anche con Susanna Camusso. Le ha detto “Più cattiva di Rosy Bindi non riuscirà a essere”. Di nuovo i suoi fantasmi di castrazione, di fronte a una donna che va avanti sulle sue gambe, senza bisogno di scopriròe. Stia bene attento: per come conosco Susanna, quella lo fa blu.

i costituenti

lavoro, WOMENOMICS ottobre 23, 2010

MINIMI VITALI

Leggo da qualche parte che un buon clima aziendale non solo fa bene alla salute dei dipendenti, ma incrementa anche i profitti dell’azienda. Il dipendente meno stressato è più produttivo. Grande scoperta. Ci volevano degli studi. Anche le mucche felici fanno più latte. Ma la muccologia è più avanti della lavorologia.

In Italia il 27 per cento dei lavoratori, uno su quattro, soffre di stress legato alla propria attività, causa di oltre la metà delle giornate di lavoro perse in un anno. In altre parole, per così dire più foucaultiane, i corpi detenuti soffrono. Specialmente se detenuti inutilmente 8 ore, quando con le nuove tecnologie, in un paio d’ore in remoto e senza il patimento dei tempi morti, nelle loro case o dove pare a loro e non in quegli orridi open spaceIl sadismo non fa profitti. –che Dio riservi un girone dell’inferno a chi li ha inventati- potrebbero sbrigare tutto il lavoro della giornata.

In particolare, secondo lo “studio”, sembra che il nido aziendale migliori molto l’umore dei lavoratori, soprattutto quello delle lavoratrici, e corrisponda a un tot per cento di aumento della produttività. E ti credo. A) hai un nido, il che è già un miracolo; b) non ti devi sbattere alle otto del mattino nel traffico con il piccolo ancora caldo di sonno legato nel seggiolino per portarlo nel suo “deposito” diurno; c) hai il bambino lì, a pochi metri, puoi scendere ad allattarlo o a dargli il biberon, a fargli una coccola, a sentire se scotta. E’ moltissimo. Ma, dico io, è anche molto poco.

Non si tratta di portare i bambini in azienda. Semmai dovrebbe essere il contrario: portare l’azienda dove sono i bambini. Spostare il lavoro più vicino alla vita. Riorganizzarlo in modo che la vita non sia un ingombro, ma il centro di ogni logica produttiva. In modo che la forbice tra produzione e riproduzione si riduca il più possibile. Ripensare l’ordine delle priorità.

La femminilizzazione del lavoro è soprattutto questo: quantità che diventa qualità, e a vantaggio di tutti. Delle donne, dei bambini, e anche degli uomini, ormai molti, che sono stanchi di vivere in questo modo.

Il minimo vitale è sempre una pessima misura.

pubblicato su Io donna-Corriere della sera il 23 ottobre 2010