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TEMPI MODERNI

Corpo-anima, TEMPI MODERNI Giugno 29, 2009

BELLEZZA TOSSICA

Il botox io l’ho provato. Una volta sola. E per tre mesi quel cipiglietto da concentrazione (rughe glabellari) tra le sopracciglia effettivamente si è spianato. Poi è tornato. E me lo sono tenuto. Non è per me l’idea di farmi iniettare tre o quattro volte l’anno una tossina –il veleno più potente che si conosca, capace di interrompere la trasmissione tra neuroni– per spianare un lembo di fronte. Anche perché conosco alcuni medici i quali, rinunciando a introiti ragguardevoli, dai 300 ai 600 € per un lavoretto da un minuto o due, del botulino non ne hanno mai voluto sapere. Una ragione ci sarà.
Poi, poco più di un mese fa negli Stati Uniti, dove il trattamento è sempre stato dato per sicuro e va a gogo (costa meno di un lifting, e in tempi di crisi non è cosa da poco), il Food and Drug Administration, ente che sovrintende alla sicurezza dei farmaci, ha disposto che sulla confezione del farmaco siano indicati con chiarezza tutti i possibili effetti collaterali della tossina, dovuti al fatto che dal punto di iniezione può migrare ad altre parti del corpo, e quindi interrompere la neurotrasmissione anche altrove. Forse, come vedremo, anche nel cervello. La segnalazione dei rischi peraltro era già stata resa obbligatoria in Canada: pericoli di debolezza muscolare, difficoltà di deglutizione, problemi respiratori e di parola, polmonite da aspirazione. Reazioni avverse gravi, sia pure “molto rare”, che anche l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha ricordato in una circolare ai medici.
E non è tutto. Il cervello, dicevamo. Sperimentando sui topi per capire se la tossina possa servire anche a trattare le epilessie resistenti ai farmaci (l’idea è bloccare l’ipereccitabilità cerebrale così come si blocca quella muscolare), un’équipe dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa, quattro giovani ricercatrici coordinate dal trentanovenne ligure Matteo Caleo, ha scoperto che la tossina può andarsene a spasso lungo il sistema nervoso, raggiungendo il cervello.
Che il botulino potesse viaggiare a bordo dei neuroni finora era stato escluso, ed era uno dei motivi per cui il suo uso veniva ritenuto sicuro. E invece si è visto che nel giro di pochi giorni, partendo dai muscoli facciali dei topolini, la tossina ha raggiunto a ritroso via neuroni il sistema nervoso centrale, fino a modificare i circuiti neuronali.
Pubblicata da The Journal of Neuroscience e riportata dai più autorevoli columnist scientifici del mondo, la notizia è esplosa come una bomba. La decisione del FDA, già peraltro pressato da Public Citizen, associazione di consumatori che chiedeva ragione di 16 morti da botulino e di 180 reclami per effetti collaterali gravi, ha senz’altro a che vedere con la scoperta italiana.
Nel suo dolce accento spezzino Caleo dice che pubblicare il lavoro non è stato facile: “Nature e Science l’avevano inizialmente cassato… Non pensavamo certo di scatenare un putiferio simile. La novità che abbiamo visto è che non solo la tossina migra nel sistema nervoso centrale, ma lì è anche in grado di agire. Abbiamo somministrato la sostanza in un emisfero cerebrale e l’abbiamo ritrovata attiva anche nell’altro, e 6 mesi dopo gli effetti erano ancora presenti. Poi abbiamo sperimentato sul sistema visivo, e anche qui abbiamo visto un trasporto retrogrado, dal nervo ottico verso il sistema nervoso centrale”.

E che cosa può combinare il botulino, una volta arrivato al cervello? “Stiamo lavorando per capirlo: in due, e con i mezzi che abbiamo…” dice ancora Caleo. “L’ipotesi è che la tossina possa avere conseguenze funzionali. Che possa bloccare l’effetto eccitatorio anche a livello cerebrale, come accade nei muscoli”.
Una delle critiche ricorrenti alla ricerca, attaccata da più parti, è che la composizione utilizzata per gli esperimenti non è la stessa dei preparati in commercio. Ribatte Caleo: “Quando questi preparati vengono iniettati, le proteine-veicolo si dissociano. La tossina torna “nuda”, insomma. E si comporta sempre allo stesso modo”.
Per quanto la schiera dei prudenti e dei botox-scettici sia in aumento, sulla pericolosità del botulino i medici continuano a dividersi. Secondo Niccolò Scuderi, direttore della Scuola di chirurgia plastica ricostruttiva e docente alla Sapienza di Roma “la ricerca ha poco significato dal punto di vista clinico. E poi il quantitativo che si usa è decisivo. I dosaggi per l’uso estetico sono bassi, e non arrivano a saturare il recettore: in sostanza, tossina “libera” in giro non ne resta”.
E le morti da botulino segnalate in America? “Non c’entrano con l’uso estetico” dice Scuderi. “Hanno a che fare con l’utilizzazione della sostanza come farmaco salvavita in casi di ictus o paralisi spastiche: qui i dosaggi sono molto più alti. E non è affatto chiaro se i pazienti, tra cui bambini molto piccoli, siano deceduti per il botulino o per la patologia pregressa”. Ma Russell Katz del FDA non ha escluso che reazioni gravi e anche fatali siano possibili anche con l’uso cosmetico, cosa di cui i pazienti, dice, dovrebbero essere messi al corrente.
Antonino Di Pietro, noto dermatologo milanese, è stato fra i primi “obiettori” del botox: “Respingo 10-20 richieste al giorno” dice “e per ragioni di coscienza. Non ho mai creduto al rischio zero: si tratta di una tossina, quindi è ovviamente tossica, e da medico credo che il mio compito sia curare, non avvelenare. Una pelle è bella quando è sana. La ricerca di Caleo conferma la necessità di usare prudenza: che cosa succede se la tossina arriva al cervello? In più” continua Di Pietro “nel tempo l’organismo sviluppa anticorpi: significa che per ottenere l’effetto devo iniettare più preparato, con aumento proporzionale dei rischi. C’è anche il fatto che la tossina è veicolata da albumina, sostanza che può dare choc anafilattico: so di una collega a cui è capitato”.
Gli effetti collaterali possono anche essere “banali” inestetismi: non è poco, trattandosi di un trattamento che dovrebbe abbellire. Bloccando alcuni muscoli, altri compensano lavorando di più e producendo nuove rughe. Inoltre la paralisi può compromettere il drenaggio linfatico, “gonfiando” gli occhi.
Visti i risultati della sua ricerca, chiedo a Matteo Caleo se sconsiglierebbe decisamente le iniezioncine: “Esiti fatali da uso estetico non sono noti. E’ anche vero, però” dice “che veri e propri studi non sono stati mai condotti: sugli effetti a lungo termine, ad esempio, per verificare se non vi sia il rischio di atrofia muscolare. In definitiva” conclude “mi pare ascientifico e piuttosto leggero utilizzare una sostanza a fini estetici senza conoscerne tutti gli effetti, anche se devo dare atto ai medici che sostengono di non avere mai avuto problemi”.
A fare un giro nei forum di “autocoscienza” online, però, vengono i brividi: i partecipanti a Cosmetic Enhancement Forums, ad esempio, denunciano “spasmi alle sopracciglia”, “occhi gonfi”, “stanchezza”, “zigomi scavati e aria stanca e malata”, “sinusite, otite, stanchezza, mal di testa, nausea, sonnolenza, ansia, visione confusa”, “zigomi cadenti, occhi secchi, senso di pressione al lato sinistro del volto”. Uno lamenta disturbi a distanza di 3 anni e 8 mesi dal trattamento: “occhiaie, senso di peso, male agli occhi, problemi di visione, mal di testa”. “Stavo cominciando a credere” scrive una poveretta “di essere la sola ad aver sperimentato questi orribili effetti collaterali”. Anche se, certo, non è dimostrato che i disturbi descritti siano senz’altro conseguenza del trattamento.
“Per quanto il marketing insista sull’innocuità della sostanza” dice ancora Antonino Di Pietro “sul foglietto illustrativo che solo il medico vede è elencata una sequela di effetti collaterali, fra cui la paralisi in altre localizzazioni. Tanto che si sconsiglia di mettersi alla guida dopo l’iniezione”. A parte il rischio al volante, le reazioni avverse elencate nel bugiardino del Vistabex, tossina botulinica di tipo A, sono: mal di testa, blefaroptosi (caduta della palpebra), dolore al volto, debolezza muscolare localizzata (comuni); tensione della pelle, parestesia, nausea, vertigini, spasmi, sindrome influenzale, edema, astenia, febbre, disturbi della vista, ansia (non comuni). Rash cutaneo, prurito e reazione allergica (rare). Si invitano anche i pazienti a rivolgersi all’ospedale in caso di debolezza generale, diplopia, disturbi della deglutizione e della parola, paresi dei muscoli respiratori.
“Non sono in assoluto contro il botox” conclude Di Pietro “ma mi batto per una corretta informazione. Chi lo sceglie deve farlo a ragion veduta, conoscendo tutti i possibili rischi. E valutando costi e benefici, come per ogni farmaco”.
Qualche elemento qui l’abbiamo dato. Poi, vedete voi.

(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 20 giugno 2009)

TEMPI MODERNI Giugno 27, 2009

POTERE DI UN SIMBOLO

Ieri la rete è andata quasi in tilt, in seguito alla morte di Michael Jackson. La notizia è stata più cliccata perfino delle notizie dall’Iran. Io non mi scandalizzo affatto -tendo peraltro in genere a scandalizzarmi poco-. Vi sono eventi simbolici che spostano molto di più di quelli “reali”, e quindi addensano più realtà. La morte di Jacko è uno di questi. Quello che lui ha fatto e rappresentato, anche suo malgrado, è stato importante per intere generazioni di questo pianeta. La sua morte significa molto, e provoca molto. Questo è il genere di tempo in cui viviamo, che ci piaccia o meno. Vale la pena di pensarci sopra.

TEMPI MODERNI, Varie Giugno 26, 2009

ADDIO JACKO

E’ morto ancora “giovane” -anagraficamente e soprattutto nel suo corpo mutante– Michael Jackson. Il suo cuore per qualche ragione si è fermato. Non molti giorni fa aveva faticosamente annunciato in una conferenza stampa una serie di concerti a Londra per luglio. “The final curtain call” (l’ultima chiamata sul palco), aveva detto ai giornalisti. “Questo è il sipario, saranno i miei ultimi concerti… se lo dico vuol dire che davvero sarà così”. La fine è arrivata prima del previsto.

La parabola di Jacko, bambino ex-nero e infelice dalla voce prodigiosa, è stata decisamente tragica. Nella sua vita, e nella sua morte precoce, molti segni del tempo in cui ci è toccato vivere. L’impossibilità di avere la faccia che abbiamo, per dirne uno, e di diventare vecchi come lo sono diventati i vecchi che ci hanno preceduto. Jacko ci saluta dalla sua esistenza trans, tra le età, le razze, i sessi. E forse ci dice che in questo modo non è possibile vivere.

esperienze, TEMPI MODERNI Giugno 15, 2009

IERI AL MARE (SCUSATE LE PAROLACCE)

Devo raccontarvi due scenette e sarò costretta a usare alcune parolacce (scusate).

Ieri al mare, in una spiaggia tranquilla, frequentata soprattutto da gente di Parma e di Milano, nell’ombrellone accanto al mio un gruppo di trentenni parmensi (credo si dica così) si racconta a voce piuttosto alta di che fine ha fatto questo e quest’altro. Uno dice che la tale è andata a vivere a Milano, “che cazzo farà in quella città di merda“. Io sono nata e vivo nella città di merda, e mi dispiace essere costretta a sentirne parlare così male. Soprattutto, mi dispiace sentirne parlare in questo modo a voce alta. Più in là dei ragazzini sui 15 giocano in acqua bestemmiando rumorosamente.

Ieri sera, in un bar del “mio” paesello (di vacanza), mentre sono al banco, un uomo, sempre sui trenta, racconta con voce stentorea all’amico: “… era un bel po’ che non trombavo“. Io mi giro e lo guardo con un certo disappunto, facendogli notare che lì c’è una signora, e forse non è il caso. Lui ribatte che “anche le signore trombano”.

Non ne faccio affatto una questione di bon ton. E’ che mi pare stiamo perdendo il Super-Io.

Politica, TEMPI MODERNI Giugno 5, 2009

MAMA AFRICA

Il presidente Silvio Berlusconi ieri ha detto che Milano “sembra una città africana”. Che strano: a me sembra New York, Londra, Parigi.

Il presidente Barack Obama ieri ha detto che è cristiano, “ma mio padre era originario di una famiglia del Kenya della quale avevano fatto parte generazioni intere di musulmani. Da bambino ho trascorso svariati anni in Indonesia, e ascoltavo al sorgere del sole e al calare delle tenebre la chiamata dell’azaan”.

Anche Washington “sembra una città africana”, con quel ragazzo alla Casa Bianca.

C’è molta Africa, oggi, sulle prime pagine dei giornali.

AMARE GLI ALTRI, TEMPI MODERNI Giugno 3, 2009

PREGHIERE ESAUDITE PER GRETA

(NELLA FOTO SOPRA, GLI OCCHI DI GRETA)

La scorsa settimana Greta M., 16 anni, si è buttata sotto il metrò di Milano, fermata Primaticcio. Ricoverata all’ospedale Fatebenefratelli, le è stata amputata una mano ed è finita in coma. La sua mamma, Elisabetta, mi ha scritto:

“Per ragioni che se hai voglia e tempo ti spiegherò sento questa istintiva necessità di parlare con te. Sei una donna, una mamma, una giornalista e ti sento un po’ vicina tutte le settimane attraverso i tuoi articoli… In questo momento sono solo una mamma addolorata e gridare al mondo il nome di mia figlia stranamente mi placa. Sapere che persone intelligenti e sensibili come te la pensano con affetto e tenerezza mi è di conforto, anche se non la conosci. Greta ha smosso un’onda di affetto, preghiera e interesse che va oltre a quanto avrei mai potuto immaginare. E questo dice molto di lei e della bellezza della sua anima. La mia speranza è che tutta questa energia le arrivi e la sostenga in questo momento così drammatico della sua vita. Andando oltre invece, la storia di Greta solleva molti temi: la sofferenza degli adolescenti, la loro fragilità, la sicurezza nelle metropolitane, il suicidio, il coma, i suoi esiti e il recupero. Dov’è in questo momento la coscienza di Greta. Il gruppo Amico Charlie, il loro centro, il loro meraviglioso lavoro”.

Poi stamattina Elisabetta mi ha scritto questo, dandomi una grande gioia in questa bella giornata di sole: “Gentile Marina, meravigliose notizie: Greta si è svegliata, tra l’incredulità dei medici che mi parlavano di un possibile non-risveglio, o di coma profondo per mesi e mesi… Greta ha aperto gli occhi, mi riconosce, capisce tutto, mi abbraccia e mi bacia, non riesce a parlare, ma piano piano stiamo trovando dei modi per
comunicare. La strada sarà lunga e difficile, ma lei c’è ancora, con tutto il suo essere e già questo mi sembra un dono meraviglioso. Le preghiere sono state così intense da non poter rimanere inascoltate… La stampa ha scritto un sacco di sciocchezze e io mi trovo a dover gestire anche questo: pettegolezzi e falsità.
Non ero pronta. Così come non sono pronta a scriverti qualcosa per Greta in questo momento, ma ho solo bisogno di un altro po’ di tempo. Sono stata anche contattata da Ale e Franz, il duo comico, i quali, inteneriti dalla storia di Greta, mi hanno chiesto il permesso di potersi occupare della protesi della mano sinistra (persa nell’incidente). Mi sembra un bellissimo gesto, che si unisce agli altri gesti di affetto e
solidarietà che stanno riempiendo Greta di calore”.

Questa è la “cronaca autogestita” di un tentato suicidio in metrò, a parziale risarcimento delle cose spiacevoli uscite sui giornali. Racconta le cose che Elisabetta dice; che le preghiere, i pensieri d’amore funzionano, e che Greta e tutti ne abbiamo bisogno per vivere. Che dietro ogni suicidio in metrò, tentato o riuscito, c’è una storia che vale la pena di ascoltare e una chiamata a cui vale la pena di rispondere. Che il metrò, a Milano, è un punto sensibile, dove passano, insieme ai treni, enormi e vorticosi flussi di sentimenti. Che ci vorrebbero degli angeli a girare lì, sulle banchine, per intercettare questi sentimenti e reindirizzarli verso il bene, quando stanno precipitando nel dolore assoluto. Che è un’idea per i volontari, preziosa risorsa di cui abbonda il nostro affaticato paese: una truppa di angeli, riconoscibili dai passeggeri (basta una tunica, un segno qualunque), che stiano lì, semplicemente disponibili ad ascoltare. Che un giorno o l’altro magari lo farò, perché la cosa mi torna in mente da troppo tempo.

Un abbraccio grande a Greta e alla sua mamma.

TEMPI MODERNI Giugno 2, 2009

BARACCONI MANGIASOLDI

Sono una ragazza sensibile agli sprechi: spengo le luci accese inutilmente, non lascio correre l’acqua a vuoto. Mi secca molto anche buttare il pane avanzato, ma non ho galline (si possono tenere galline in un condominio metropolitano?). Quelli che fra voi lavorano in una grande azienda soffriranno come ho sofferto io per il riscaldamento a palla in certe sfolgoranti giornate di sole –che in più fa ammalare: ma gli impianti in quegli enormi baracconi non si comandano in pochi minuti-, per l’illuminazione degli uffici, spesso giorno e notte, per gli spazi inutilizzati, i tempi morti e improduttivi, gente che passa giornate su Facebook nell’attesa che qualcuno le dica che cosa deve fare: vite buttate; e in più il tempo perso per raggiungere il posto di lavoro, le strade intasate di macchine alle otto del mattino, l’aria impestata dagli scarichi, il costo sociale dell’infelicità. Cose che sappiamo tutti.
In questi momenti difficili, con il Pil che cala a picco, i bilanci in rosso, il sibilo sinistro delle forbici alle orecchie, mi domando: non verrà in mente a qualcuno che si potrebbe tagliare proprio lì, riducendo i costi di queste cattedrali di vetro e acciaio a ventilazione forzata, approfittando della splendida tecnologia pulita di cui oggi disponiamo, decentrando funzioni e mansioni che non richiedono la compresenza fisica –e oggi sono moltissime-, flessibilizzando gli orari, ottimizzando le prestazioni, smontando definitivamente il fordismo per favorire un ritorno a quel casa-e-bottega che risolverebbe in un colpo solo molti problemi (meno inquinamento, quartieri più vivi e più belli, welfare più leggero, meno infelicità, e per le aziende meno spese)?
Non apro nemmeno il capitolo degli sprechi della politica politicante, di lì non mi aspetto davvero più nulla, se non lo spettacolo indecoroso degli ultimi giorni di Pompei: ma per i privati non sarebbe il momento di attivare certe innovazioni virtuose, passando da un improduttivo, dispendioso e farraginoso modello patriarcal-militare-gerarchico-piramidale, tutte le truppe ritualmente ammassate lì in attesa di comandi, a un modello reticolare, complesso, dinamico, leggero e, ma sì, lasciatemelo dire, femminile?
Del resto ormai da tempo il lavoro non è più cosa per soli uomini.

(pubblicato su Io donna- Corriere della Sera il 30 maggio 2009)

Politica, TEMPI MODERNI Maggio 28, 2009

I FIGLI, LA ZIA E LA MULTA

Apro i giornali, stamattina, vedo i titoli: “I figli di Berlusconi“, “La zia di Noemi” e no, anche oggi non ce la posso fare. Oggi vorrei parlare di politica. Vedo anche tra i titoli che a Milano le multe sono aumentate dell’80 per cento, e allora vi racconto questa.

Poco più di un anno fa, una sera, mi sento piuttosto male. Dolori addominali fortissimi e “strani”. Intorno a mezzanotte decido di andare al pronto soccorso del Policlinico, pieno centro di Milano. Dove accertano, per mia fortuna, che non è nulla di serio. Qualche mese dopo mi arriva una multa per quella notte: avevo imboccato la corsia riservata ai taxi. Stavo male, non me ne sono resa conto. Tento un ricorso, inviando al Giudice di pace copia della documentazione dell’ospedale: foglio di accettazione, referti, etc.

Un paio di mesi fa mi arriva la comunicazione dell’udienza, fissata in piena estate, in un periodo in cui presumibilmente non sarò in città. Il mio ricorso non è stato accettato né respinto. Si dovrà vedere. Telefono in Tribunale, spiego la situazione, mi consigliano di inviare un fax dove si spieghi che sarò assente e si richieda di rinviare la data dell’udienza, o in alternativa -la più ragionevole- di procedere in mia assenza: nel ricorso è spiegato tutto, cartelle cliniche comprese. Non ho molto da dire di più.

Un mese dopo mi arriva, sempre a casa con ufficiale giudiziario, una seconda comunicazione con nuova data di udienza.

Dunque: per recuperare un’ottantina di euro alle casse comunali sfiancate dalla perdita dell’Ici si mette in piedi una macchina infernale che costa decine di migliaia di euro (ufficiali giudiziari, giudici, addetti del Tribunale, eccetera). Poiché quei soldi così malamente investiti sono anche miei, e vostri, e dato che mi spiace far perdere tanti soldi a tutti voi, e se l’avessi saputo non avrei mai fatto ricorso, me ne lamento al telefono con un’addetta del Tribunale. Le do del tu e le dico: “Scusa, ma ti pare che l’operazione abbia senso? Sono soldi nostri buttati via”: Lei mi dice di sì, che ho ragione, ma che lei non ci può fare nulla: il guaio è sempre questo, che tutti ritengono di non poter fare nulla, di essere irresponsabili rispetto al contesto in cui operano, e questo è altamente impolitico. Se ci sentissimo pienamente responsabili rispetto ai contesti in cui viviamo e operiamo, sarebbe una rivoluzione istantanea.

Ora sto pensando che fare: se presentarmi all’udienza, Comune di Milano versus Terragni (fissatami oltretutto in un’altra giornata problematica), o rinunciare al ricorso e pagare la multa, evitando altri sperperi. Ma non so se a questo punto sia possibile fermare la macchina in corsa.

Politica, TEMPI MODERNI Maggio 26, 2009

MEMO

Ricordarsi di bere tanta acqua, con questo caldo: più si è avanti con gli anni, meno si sente la sete. Rischio di disidratazione e di coliche renali.

Ricordarsi che non siamo un paese normale, non lo siamo mai stati e verosimilmente non lo saremo mai: se anche il premier dichiarasse che sì, in fondo una cottarella per Noemi se l’è presa, e un bacetto ci è pure scappato (Gesù…), che qualche bugia l’ha raccontata, la cosa probabilmente non sposterebbe un voto.

Ricordarsi che se la Chiesa dovesse prendere partito, se i vescovi mettessero davvero i piedi in questo gustoso piatto, se pretendessero davvero fino in fondo dal premier fimminaro quella “sobrietà” che si aspettano da ogni buon cristiano, se sanzionassero la sua condotta, allora sì, forse qualche voto si sposterebbe.

Ricordarsi che quando il consenso è così incredibilmente unanime e imperturbabile, il redde rationem può arrivare magari non subito, ma all’improvviso, per una qualunque causa occasionale, ben più insignificante della piccola Noemi; che la sorte può repentinamente mutare, e quindi non c’è da stare troppo tranquilli.