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TEMPI MODERNI

Politica, TEMPI MODERNI Ottobre 2, 2009

FATE COME LORO

la spiaggia di barceloneta

la spiaggia di barceloneta

Missione di due giorni a Barcelona, e pensavo questo: un viaggio-studio per tutti gli amministratori locali italiani, due passi sulla spiaggia di Barceloneta e Port Vell, chiedere ai colleghi locali com’è che quella sabbia -spiaggia pubblica- è così irrealmente pulita, com’è che quello che era un letamaio sono riusciti a farlo diventare un salotto magnifico; una camminata per il Barri Gotico e la Ciudad Vella, il grande centro storico qusi totalmente pedonalizzato, e chiedere com’è che hanno chiuso alle auto senza stare a sentire le lagne dei commercianti, che anzi sono molto sorridenti e gentili; dare un’occhiata alle strade senza cartacce, cicche di sigarette, deiezioni canine; osservare come il moderno e il postmoderno si integrano armoniosamente con l’antico; osservare gli arredi urbani, dai vecchi lampioni disegnati da Gaudì alla passeggiata sul mare, listoni di legno, docce e palme; mangiare in un chiringuito quasi sulla battigia, pulito ed elegante; vedere le fiumane di giovani da tutta Europa e dal mondo, e chiedere come si fa ad attirare lì la loro energia; due passi al Montjuic e al Parc de la Ciutadella, il verde curatissimo e accogliente. Eccetera. E stiamo parlando di una metropoli, non di una cittadina di provincia. Portarli lì e poi dirgli: vedete di fare uguale. E mandarli velocemente a casa, se non ci riescono. Ecco, ho pensato questo. Perchè loro ci sono riusciti e Milano, tanto per dirne una, capitale della moda e del design è un immondezzaio imbarazzante-Napoli non la nomino neppure-?

Intanto mi informerò con un Barcelonologo, per capire com’è andata.

TEMPI MODERNI Settembre 20, 2009

CHE ROSICHINO

“Non vediamo l’ora di trovare una scusa per riproporre i soliti pregiudizi e luoghi comuni sull’Italia e gli italiani” ha ammesso una volta sul Corriere Bill Emmott, già direttore del settimanale britannico Economist. “Ci godiamo non poco la tragica saga di Napoli e della sua spazzatura… Gongoliamo addirittura se si tratta di menzionare la mafia e il Vaticano (per motivi diversi, mi precipito a specificare). Siamo affascinati dalla possibilità che sotto il luccichio della vita politica italiana si nasconda qualche tremendo intrigo”.
Di “scuse”, come dice Emmott, negli ultimi mesi ne abbiamo offerte in abbondanza. Pagine e pagine sul nostro paese e su chi lo governa: “il buffone d’Europa” (copertina di quei simpaticoni di L’Express). Non diversamente dal solito, in realtà –salvo che quando si parla di pizza, dolcevita e marechiaro-, titoli improntati al sarcasmo, al dileggio, allo sprezzo, alla liquidazione di un intero popolo, il nostro, come civilmente immaturo, inaffidabile, irresponsabile, incomprensibile, incapace di meritarsi tutta la grazia e la bellezza che gli è toccata in sorte, e che a dire il vero lascia stupefatti anche noi.
Il punto è qui, a me pare: perché anche chi, fra noi italiani under attack, sia dell’opinione che tutto questo dileggio ce lo meritiamo, non può non constatare un accanimento un po’ sospetto. E lo sprezzo, secondo una ben nota legge psicologica, non è che l’altra faccia del desiderio. Lo dice anche il proverbio. Forse basta la parola “Italia” a fare audience.
Così, mentre leggo sulla stampa estera quello che siamo –ce n’è nello specifico anche per noi donne, che non lottiamo per i nostri diritti, che ci massacriamo di lavori domestici, che subiamo di tutto dai nostri maschi-bambini- non posso non notare quel tedesco che ogni sera fa il suo barbecue nel carrugio del “mio” paesello ligure, quella che ci piazza nel mezzo il suo stendino pieno di mutande, quell’altra che strilla come un’aquila invadendo con arroganza lo spazio altrui, quello che ascolta le Valchirie alle tre di notte. Coloni prepotenti e incuranti di noi selvaggi, che qui si liberano del loro violento e supponente super-Io. Non posso non pensare che tutto questo non sia altro che invidia per tutte le meraviglie che noi abbiamo, e loro no, dannazione. Bene: che rosichino.

(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 19 settembre 2009)

Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI Settembre 15, 2009

PUTTAN TOUR

Va detto che mai, davvero mai si sarebbe potuto immaginare che la nave alla deriva della nostra democrazia -maschile- sarebbe andata a incagliarsi nelle secche di un troiaio -mi si scusi l’espressione, ma è proprio questa- senza fine. Ora Il Giornale di Vittorio Feltri promette un dossier pepato su An, mentre magari qualcuno, per rappresaglia, sta già frugando nella sua vita. Oggi la lotta politica si fa così, con le microspie nelle camere da letto, i ricatti incrociati, i fascicoli a luci rosse, i gemiti intercettati, le escort pentite che vuotano il sacco, il più pulito che ha la rogna.

Da donna, lasciatemelo dire -e non aspettandomi più nulla da questa gente-, siedo in platea a godermi lo spettacolo degli ultimi giorni dell’impero. E’ oscenamente divertente che siano quattro -o quattromila- ragazzine, irretite e disilluse, a mettere in ginocchio il club for men only della nostra politica. Cacciate dalla porta, donne e donnine rientrano dalla finestra. Del resto si sa: quando si sta troppo fra soli uomini spesso è lì, al bordello, che si va a finire. Tutti insieme, appassionatamente.

TEMPI MODERNI Settembre 10, 2009

FATE IN FRETTA

montemarcello che brucia

montemarcello che brucia

Conoscete Montemarcello, provincia di Spezia? Be’, andateci. Un borgo intatto circondato da mura medievali, in mezzo a un magnifico parco naturale, lecci, castagni e pini d’aleppo, e due mari lì sotto, il Ligure con la Palmarie e il Tino e Portovenere a destra -uno dei più bei golfi del mondo- e le spiagge della prima Versilia a sinistra. E poi il fiume Magra disteso nella sua bella piana, e l’abbraccio struggente delle Alpi Apuane. Ci mettete un paio d’ore da Milano, tre e mezzo da Roma, un’ora da Genova e una da Parma. Potete fare il bagno agli spiaggioni di punta Corvo (il Cro), passeggiare per sentieri tra i boschi fino ai monti o al mare, deliziarvi con Vermentino, lardo e sgabei, pesto d’estate e funghi d’autunno.

Mai stati a Montemarcello? Be’, andateci, e anche in fretta, prima che la brucino tutta. Da ieri mattina è minacciata da un enorme rogo nella pineta. Sono arrivati anche volontari dalla Lombardia per salvare il salvabile. Gli incendi sono senz’altro dolosi o colposi. Questo è quello che facciamo al paradiso in cui ci è stato dato in sorte di nascere e vivere. Capita anche di peggio, delle escort di Papi.

AMARE GLI ALTRI, Corpo-anima, Senza categoria, TEMPI MODERNI Luglio 27, 2009

INSETTI CLANDESTINI

“Insetti clandestini? Ferma l’invasione!”: che cosa ve ne pare? E’ il claim di un manifesto pubblicitario dell’insetticida Sandokan. Stupendo, no? Qualcuno ha reagito. Per esempio l’Assessora Nadia Conti, comune di Campi Bisenzio (Firenze). Che all’azienda ha scritto così:

Gent.ma Direzione, stamani sollecitata da alcuni cittadini della città di Campi Bisenzio, ho visto la vostra pubblicità sugli insetticidi che penso siano di vostra produzione. Ritengo sinceramente che essa contenga degli slogan che non aiutano la convivenza. Per quanto possa conoscere degli insetti, se non ritenerli semplicemente fastidiosi, non credo che essi siano dei clandestini, forse viaggiano nascosti da un continente all’altro nei nostri bagagli o forse affrontano lunghe ore di viaggio per venire nel nostro bel paese sperando di trovare alimenti migliori. Ma credo che abbiano il diritto e la libertà di volare, viaggiare, riprodursi e che non vi sia al mondo una legge che richiede la loro identificazione o permessi. Che io sappia inoltre non esistono centri dove identificarli nè tanto meno credo che voi abbiate la possibilità di espellerli anche se asserite che potreste fermane l’invasione. Per cui ritengo non appropriato utilizzare questo aggettivo dispregiativo degli insetti anche perchè, come voi sicuramente sapete esso è utilizzato per gli esseri umani e fermarne l’invasione ricorda la venuta dei normanni, la sconfitta di Pirro, l’arrivo dei Turchi, la presa della Bastiglia e via via a seconda del paese in cui si nasce e poco si adatta a una campagna pubblicitaria che vuole aiutarci ad allontanare solo dei fastidiosi insetti. Questo ovviamente quello che penso e spero che anche voi possiate ripensare al vostro messaggio commmerciale. Grazie per l’attenzione, cordiali saluti.

L’azienda risponde in questo modo:

In merito alla ns. ultima campagna pubblicitaria desideriamo chiarire le ns. posizioni:

* Il termine clandestino significa “fatto di nascosto o contro il divieto di qualche autorità” . Non ha in alcun modo accezione negativa e tanto meno razzista: i movimenti partigiani e la stessa Resistenza erano sistemi di lotta clandestina all’oppressione nazi-fascista.
* Proprio per il suo significato, il termine clandestino è perfettamente adeguato per descrivere tutti quegli animali indesiderati si annidano nelle abitazioni e nei giardini. Tanto è vero che il termine clandestino è stato impiegato in diverse autorevoli pubblicazioni che trattano di Zoologia Applicata e Entomologia Urbana. Per Sua conoscenza: Marco Di Domenico, 2008 Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno Bollati Editore 208 pag.GIORGIO CELLI sulla formica Argentina ed altre ancora che potrà trovare facilmente in internet.
* Nel nostro messaggio pubblicitario sono inserite numerose immagini identificative di zanzare, blatte, formiche acari e altri animali indesiderati che fugano ogni eventuale fazioso dubbio interpretativo.
* Si sta giudicando l’operato del Nostro Staff e della Nostra Azienda che ha sani principi che tutti i nostri Clienti ci riconoscono e che ha il merito di aver offerto al mercato innovazione e soluzioni a basso impatto ambientale ma allo stesso tempo molto efficaci per insetti e altri animali “clandestini”.
* Tornando ai clandestini, non troviamo nessun nesso tra la parola clandestini e l’allusione razzista o xenofoba! Ognuno di noi anche se Italiano può facilmente diventare clandestino! Basterebbe recarsi in qualsiasi paese civile e restarci senza i necessari permessi o visti di soggiorno. Quindi razzisti contro chi? E per quale ragione?
* La nostra Azienda ha il piacere di contribuire per l’apertura di asili in Brasile ed in Madagascar senza adoperarli come strumenti pubblicitari, questo sì che sarebbe di cattivo gusto.
* Non gradiamo che si strumentalizzi nè Socialmente nè Politicamente in alcun modo la nostra campagna pubblicitaria che riteniamo chiara ed adeguata agli obiettivi di comunicazione.
* La nostra Azienda ha oltre 25 anni di storia e ha dato lavoro a tante meritevoli persone, sia Extracomunitari che Italiani.
* È necessario salvaguardare il principio che sancisce che la libertà del singolo termina ove inizia quella degli altri. Questo principio è valido anche per la libertà di espressione.

Il fatto è che oggi, nell’uso comune, il termine “clandestino” ha un significato quasi univoco, e indica la condizione dei sans papier. E spesso gli indesiderabili, per esempio gli ebrei, in momenti storici ancora molto vicini, sono stati definiti “insetti”. Una parola significa anche in relazione al contesto, e il contesto attuale è questo. La sensazione è che lo slogan abbia voluto accarezzare il pelo al contesto. Qualcuno propone di boicottare l’insetticida Sandokan. Vedete voi. Intanto stamattina, mentre compravo il pane nel mio paesello, un’angelica bambina mi ha detto che ieri in piazza c’erano gli zingari. E che loro bambini, doverosamente, gli hanno dato la caccia. Come a dei topi, o a degli scarafaggi, appunto. L’onda razzista minaccia costantemente di alzarsi, e la guardia va tenuta alta.

Corpo-anima, TEMPI MODERNI Luglio 23, 2009

IL VIRUS SIAMO NOI

Di fronte alla pandemia da virus A (accidenti, deve essere un virus che conta, per averlo chiamato così) ho constatato fin qui grossomodo tre tipi di reazioni.

A) maggioritaria: è una cretinata, hai visto l’avaria e la sars? sono epidemie mediatiche, invenzioni delle case farmaceutiche, eccetera (oltre a essere tutti ct, siamo anche tutti virologi)

B) preoccupazione rassegnata e perplessa: sarà quel che sarà, che cosa ci possiamo fare? laviamoci le mani di continuo, io mi compro il motorino, o anche un monopattino a motore, così non vado più in metrò

C) panico ipocondriaco

Un dottore di cui mi fido mi dice questo: che probabilmente ce la beccheremo in tanti, e che come nel caso di comune influenza dovremmo in stragrande maggioranza riuscire a cavarcela con un po’ di paracetamolo, semmai qualche antibiotico, più raramente l’antivirale. Che il rischio vero sarà quello di avere mezza Italia ferma, tra influenza effettiva e impanicamento preventivo (il mio collega tossisce, sarà meglio che mi faccio venire un attacco di cervicale, e che Brunetta vada a quel paese). Che gli ospedali rischiano di andare in tilt.

Ma tutto sommato potrebbe essere anche la prova generale per una pandemia prossima ventura -magari fra tre-quattro anni- causata da un virus che oltre a essere molto contagioso sarà effettivamente molto cattivo, e farà piazza pulita di un bel po’ di esseri umani.

Il fatto è questo: che il pianeta è sovraffollato di creature tossiche (noi umani). Noi siamo il suo virus, lo stiamo maltrattando, e lui vuole guarire. Lo si può capire. Ma la prospettiva, antropocentricamente parlando, non è delle migliori. L’apocalisse, per farla breve. Niente male.

Donne e Uomini, TEMPI MODERNI Luglio 11, 2009

GENTILE CON LE DONNE

Uno dei film trovati a casa di Bianchini, "Arancia meccanica"

Uno dei film trovati a casa di Bianchini, "Arancia Meccanica"

Parlando di Luca Bianchini, 32 anni, romano, laureando in giurisprudenza, stupratore seriale e coordinatore di un circolo Pd, amici e conoscenti dicono sconvolti che era “gentile con le donne”. Una delle aggredite racconta che, dopo, l’ha rivestita “con delicatezza, facendomi sentire una bambina”. Su un suo diario si era dato un programma esistenziale: “Guarire definitivamente dalla malattia il prima possibile. Essere sereno e libero la sera quando torno a casa. Avere tanti rapporti con donne grandi e stare tranquillo senza impulsi a breve“. A casa, oltre a film sullo stupro, aveva dei manuali di criminologia in cui la questione è scientificamente approfondita.

In seguito a un tentato stupro, una quindicina di anni fa, che gli era già costato un periodo in carcere e una terapia presso un centro di Igiene mentale, Luca era stato definito e aveva accettato la definizione di malato. La definizione di malattia mentale è una faccenda complessa, si basa su criteri precisi elencati nei DSM psichiatrici, manuali statistico-diagnostici, e io non mi azzardo a discuterne.

Mi chiedo solo se ci si possa mettere il cuore in pace in questo modo (“è malato”) o se il contenuto specifico della malattia, in sintonia con lo spirito del tempo, non valga la pena di una discussione extra-psichiatrica, soprattutto fra uomini.

Provo a dire la mia: questo caso mi colpisce molto per il livello di autoconsapevolezza del suo

Luca Bianchini

Luca Bianchini

protagonista, lavoratore, studente, impegnato politicamente e gentile con le donne di giorno, stupratore la notte, e capace di tornare gentile appena un istante dopo aver consumato la violenza. Una doppiezza che colpisce, come quella di Jekill e Hyde, perché -forse- parla anche della fatica di accettare la soggettività femminile, di un doloroso tentativo di compromesso tra un sé civile (le donne grandi) e un sé arcaico e predatore (gli impulsi a breve). E non è detto che questa fatica la stia facendo soltanto lui, che non ci dica qualcosa sulla “questione maschile“.

Oppure no, mi sto spingendo troppo oltre. Oppure ci basta dire che era malato.

Donne e Uomini, TEMPI MODERNI Luglio 11, 2009

IL CORPO DEGLI UOMINI (MAMMUCARI COMPRESO)

Teo Mammucari che picchia sprezzantemente il microfono sulla testa di Elisabetta Gregoraci. Nina Moric appesa, i glutei nudi timbrati come prosciutti. Scene di ordinaria tv (italiana). Viste tutte insieme fanno quasi paura. Parlano di un mondo paradossale, dove le donne vanno avanti in tutti i campi, a scuola, nel lavoro, ma pagano pegno in un immaginario -confezionato anche con soldi pubblici- che le trattiene alla mercè dello sprezzo maschile. Immaginario che, come si è visto nella storia delle escort presidenziali, ha il suo côté reale (o è la realtà ad avere un côté televisivo?).
Poco prima che la faccenda deflagrasse con tutti i suoi risvolti politici l’imprenditrice Lorella Zanardo aveva messo online il suo documentario “Il corpo delle donne”, assemblaggio di orrore misogino in tv (
http://www.ilcorpodelledonne.net/documentario/index.html, 200 mila spettatori in un mese). La Moric, Flavia Vento e tutte le altre lei le chiama “le umiliate”. Per la femminista Lea Melandri invece sono “schiave radiose”. Perché è anche questione di trovare le parole: “La cosa che mi sono sentita dire più spesso dalle donne che hanno visto il documentario” racconta Zanardo “è stata: era quello che volevo dire anch’io, ma di parole non ne avevo”.

M.T. Un’assenza di discorso, un tenersi fuori che devono avere un significato. Il tuo sguardo, in quel documentario, è stupefatto.

L.Z. Io la tv non la guardavo. E’ successo che un amico, sapendomi attenta a quello che riguarda le donne, mi ha detto: ma tu la vedi mai? Capiresti tante cose. Così, durante le vacanze di Natale, insieme a lui e a un altro amico entrambi nel settore cinema e tv, ho guardato la televisione per 15 giorni, registrando 400 ore di trasmissione.

M.T. E’ significativo che siano stati due uomini a chiederti di esercitare la tua attenzione femminile. Come se ne avessero bisogno loro.

L.Z. Come se mi dicessero: noi non possiamo avere lo sguardo di donna che ci servirebbe. Daccelo tu. Era una loro urgenza. Anche sul blog ricevo molti commenti maschili, soprattutto di giovani che chiedono alle donne di prendere posizione su queste cose.

M.T. Il fatto è che in tutte queste vicende -la tv, le escort- è in gioco anche –soprattutto? –l’identità maschile. Gli uomini oggi sono impegnati a capire cos’è essere un maschio senza più donne da dominare. In questo sprezzo delle donne si vede invece un colpo di coda del patriarcato in agonia. E’ un gioco per uomini. Forse per questo le donne se ne sono tenute fuori. Quanta colpa dai alla tv?

L.Z. Molta. Come fai a darla alle ragazze che usano il corpo per arrivare, quando sono venute su con 25 anni di questa roba? A noi non è toccato. Ma certo la cosa non riguarda solo la tv.

M.T. Però almeno ora si è visto che per questa strada arrivi solo fino a un certo punto. Poi ti fermi, perché le gambe con cui cammini non sono le tue. Per una che trova un posto da showgirl o da deputata -a quanto pare oggi uno vale l’altro- mille finiscono male.

L.Z. Anch’io credo che alla fine guadagni solo molte sofferenze.

M.T. Se ci pensi, la faccia delle “rifatte” che vedi in tv è una smorfia di dolore. La femminilità cancellata per diventare dei travestiti.

L.Z. E’ un non-volto. Faccia viene da “fare”, noi la nostra faccia ce la facciamo, giorno dopo giorno. Da quando l’ho capito mi guardo allo specchio con meno ansie. E’ la mia faccia. La vedo bella così com’è, con tutti i segni della vita. Questa scoperta però è l’esito di un percorso. Forse abbiamo sbagliato a non metterlo in comune, a tacere così a lungo con le ragazze…

M.T. … a non occuparci più del corpo, lasciandolo al mercato e al consumo. A non proporre la nostra idea di bellezza. Quando ti fai fare una faccia e un corpo così è per compiacere gli uomini, per corrispondere esattamente alle loro fantasie onanistiche e frettolose: labbrone, senoni… Per non creargli problemi. Tu le chiami “umiliate”, ma per me sono emancipate. Come tutte le emancipate si omologano al modello e al desiderio maschile per trovarsi un posto nel mondo.

L.Z. In effetti le rifatte sembrano femmine iperboliche, ma in realtà hanno abdicato dal loro femminile. Quello che non capisco è perché ci caschino anche donne colte. Come certe giornaliste tv.

M.T. Ormai quella è la facies televisiva. Hai paura che ti caccino di lì, e allora ti adegui.

L.Z. Io non condanno nessuno, per carità. Magari anch’io finirò per darmi una tiratina…

M.T. Il problema non è tagliare via un po’ di pelle. E’ tagliare con il femminile per adeguarsi agli uomini, per diventare esattamente il prodotto che si immagina vogliano consumare. Non è una cosa solo italiana. Ma qui ha avuto l’amplificazione, il marketing della tv.

L.Z. Il “velinismo” in altri paesi non dilaga. In Gran Bretagna certe immagini restano sui tabloid, mentre in tv l’immagine femminile è articolata e dignitosa. Insisto: abbiamo una responsabilità nei confronti delle ragazze.

M.T. La cosa che conta è lasciarsi guardare, offrirsi come modelli al loro sguardo. Restare donne essendo libere. Anzi, fare vedere che si è libere proprio per il fatto di essere donne.

L.Z. Ho notato che le ragazze sono molto contente quando vedono che nella tua vita sei realizzata ma non hai rinunciato a essere una donna. Io faccio l’imprenditrice, ma curo la mia femminilità: per me è quasi una forma di militanza. Di questo c’è molto desiderio anche fra i ragazzi che scrivono sul blog.

M.T. Sul mio blog un lettore ha scritto che l’umiliazione di uno dei due generi colpisce anche l’altro. Che come uomo si sente “consumato”, cioè attratto nella trappola del consumo mediante questo uso televisivo del corpo della donna.

L.Z. Senza nessuna differenza, oltretutto -ed è stata una sorpresa- tra reti private e reti pubbliche. Noi continuiamo a monitorare. Adesso c’è “Mercante in fiera” con questa Gatta Nera, valletta sadomaso hard. E “Sarabanda”, il solito Mammucari e Belén Rodriguez: la novità qui sono le riprese da sotto, ginecologiche. Roba che va in onda alle sette di sera, non a notte fonda. Porteremo questo materiale a chi autorizza la messa in onda. Qualcosa ci dovranno pur dire.

(pibblicato su Io donna-Corriere della Sera l’11 luglio 2009)

esperienze, TEMPI MODERNI Luglio 8, 2009

SPIRITUAL

L’atmosfera al Memorial Jackson, qualche ora fa allo Staples Center, L.A., era sorprendentemente simile a quella di Chicago, primo discorso di Barack Obama da presidente degli Stati Uniti. Una preponderanza dello spirito. Arriva anche questa roba dall’America di oggi, e non solo lo tsunami della crisi. Non arriverebbe l’una, forse, senza l’altro.

Tra le lacrime per l’addio alla più grande icona pop di ogni tempo, la stessa pienezza di speranza che ha investito il mondo la sera del debutto del neopresidente. Ci volevano due ragazzi neri -meglio: anche neri– per fare questo. E allora grazie a tutti e due, e una preghiera per tutti e due.

Politica, TEMPI MODERNI Giugno 30, 2009

LA SETE DEL MONDO

Qui di acqua abbiamo parlato tante volte, e in particolare del caro-acqua e delle speculazioni su questo bene primario che dovrebbe essere sottratto al mercato e amministrato con ben altri criteri. Vi sottopongo al riguardo una lettera indirizzata al presidente Barack Obama che ha già raccolto numerose adesioni, tra cui quelle di Rita Levi Montalcini, Ermanno Olmi, Silvio Garattini, Dario Fo, Renato Mannheimer, Fulvio Scaparro, Vittorio Gregotti, Lea Melandri, Gad Lerner, e un’infinità di altri cittadini illustri e no (me compresa) e associazioni, e che gli sarà consegnata in occasione della sua imminente partecipazione al G8.


Signor Presidente,

nei giorni del G8 Lei giocherà un ruolo determinante e lo sarà ancora di più per quanto riguarda i mutamenti climatici, noi pensiamo che questa sia una occasione per porLe una questione che riteniamo fondamentale per l’umanità: l’acqua
Signor Presidente, la sua elezione ha suscitato nel mondo molte aspettative.
E’ stato visto come un leader capace di dire al proprio paese e al mondo intero che dai terribili problemi del pianeta si esce solo tutti assieme.
Ne siamo convinti. In particolare noi, che riteniamo l’accesso all’acqua un diritto umano negato ad 1,2 miliardi di persone.
Siamo convinti che il grande problema sarà la Crisi Mondiale dell’Acqua così come l’ha dichiarata l’ONU nel 2006 e che la sua mercificazione universale in atto, avrà effetti devastanti sulla vita di miliardi di persone.
Acqua e mercato dell’acqua, sono un passaggio epocale, che disegnerà nuove geografie dell’esclusione e dei conflitti.
Nei prossimi decenni se non vi si porrà rimedio, metà della popolazione mondiale non avrà accesso all’acqua potabile e metà della domanda d’acqua resterà senza risposta e per queste ragioni 200 – 300 milioni di persone si sposteranno nel mondo, il prezzo degli alimenti salirà vertiginosamente e ci saranno guerre più terribili di quelle del petrolio.
In questo scenario la politica delega al mercato azionario il governo di questo bene, lo stesso mercato che ha portato il suo paese e il mondo intero alla crisi economica.
Lei ha ridato alla politica il senso degli interessi generali, ha parlato di sanità pubblica come di un bene comune e inaugurato l’era nella quale ai contrasti si risponde con il parliamone….
Ecco noi vorremmo sottoporLe proprio sull’acqua, quattro ordini di problemi molto semplici:
− alle soglie del XXI secolo le istituzioni internazionali si rifiutano ancora di dichiarare l’acqua un diritto umano inalienabile e il suo paese gli USA è tra i più decisi sostenitori di tale rifiuto;
− le linee guida della politica mondiale dell’acqua vengono definite ogni tre anni dal Forum Mondiale dell’Acqua, una sede privata, retta dalle grandi multinazionali;
− l’acqua è mercificata, venduta e quotata in borsa, in tutti i nei suoi usi più indispensabili;
− nei negoziati sui cambiamenti climatici la crisi dell’acqua è del tutto ignorata, considerata un bene economico e la priorità nei suoi usi, va alla produzione energetica.
Quattro semplici richieste Signor Presidente, che rivolgiamo a Lei, perché da Lei pensiamo che il “parliamone” voglia dire ascoltare, affrontare e rispondere ai problemi anche quando non vengono dai potenti.
Per noi le risposte sono scontate, nell’ordine naturale delle cose:
– l’acqua è un diritto umano,
– l’acqua non è una merce ma un bene comune,
– l’acqua deve essere governata, da istituzioni legittime come l’ONU a cui va restituita autorità,
– l’acqua deve essere inscritta nell’agenda di Copenaghen sui mutamenti climatici.
Non conosciamo il Suo pensiero in merito, ci auguriamo lo posa condividere per il bene dell’umanità.
Le chiediamo una risposta, come segno che anche per i movimenti sociali, la società civile e la cultura è iniziata un’era di cambiamenti nei rapporti con la politica.

per adesioni: segreteria@contrattoacqua.it