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TEMPI MODERNI

Donne e Uomini, TEMPI MODERNI Gennaio 11, 2010

SUSANNO E LE VECCHIONE

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    Sul caso dell’ex moglie del sindaco di Londra, Mrs Robinson -un nome, un destino- e del suo toy boy (lei 59, lui 19, se non ho capito male), leggo un po’ dappertutto la stessa storia: da che mondo è mondo ai vecchioni piace Susanna, e li si capisce, poveretti, e non ci si trova proprio niente di strano: e allora perché mai ogni volta che una vecchiona viene beccata con le mani nella marmellata, essendo poi che la casistica è ormai piuttosto ampia e registrata dalla vippologie di tutto l’Occidente, si va da una minima di stupore al massimo della ripugnanza e dello scandalo? Come mai non si riconosce anche lei quello che è ampiamente tollerato per lui?
    Io direi questo: che la reazione stupefatta non va sbrigativamente liquidata come moralismo antiparitario (un quotidiano oggi titola sul “razzismo anagrafico“) ma va attentamente interrogata. Se la cosa resiste, e non smette di fare una certa impressione, una ragione ci deve essere e va compresa.
    E poi direi quest’altro: si insista quanto si vuole sulla retorica dei pari diritti e della simmetria tra i sessi, ma questo modo di porre la questione non funziona. E fa anche danni. Alle donne per prime.
    Politica, TEMPI MODERNI Gennaio 7, 2010

    IN-SICUREZZA

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    Gesù, non vorrei davvero essere un responsabile della sicurezza. Più si stringe la maglia dei controlli, più diventa facile che si smagli: il paradosso è questo. Mentre scrivo, alle 8 del mattino, il terminal partenze dell’aeroporto di Ciampino è stato sgomberato a causa di un  bagaglio non identificato, e la questione sicurezza è all’ordine del giorno nelle agende di tutti i governi occidentali.

    Io come la grande parte dei cittadini sono pronta a tutto, anche alla noia del body scanner (a patto che non mi bombardino di radiazioni nocive). Ma mi domando: la strada è proprio questa? Com’è che via via che presidiamo e controlliamo e scrutiamo finiamo per sentirci sempre più insicuri? Per quanto tempo può essere mantenuto uno stato di all’erta così rigoroso? (si è visto che presto o tardi si molla… a molti, soprattutto a molte è capitato di imbarcarsi con più di 100 ml di liquidi). E allora, esiste un altro modo di pensare la questione?

    TEMPI MODERNI Dicembre 30, 2009

    CHE COCA VUOI?

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    Scandalo cocaina all’Atm di Milano. Incocainati non si possono guidare i tram. Però si possono guidare le regioni, e anche la finanza mondiale. Giusto.

    Tema: tutto quello che ho da dire sulla coca.

    Donne e Uomini, TEMPI MODERNI Dicembre 23, 2009

    IL PATRIARCA E LE FEMMINISTE

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    Potrebbe sembrare irriverente chiedere a un Patriarca se è vero, come dicono le femministe, che il patriarcato è morto. Ma Angelo Scola, Patriarca di Venezia, è uomo di un certo humour. “E’ con un patriarca che sta parlando” puntualizza. “Ma se per patriarcato intendiamo il sistema di dominio degli uomini sulle donne, direi di sì, che è finito, almeno nelle sue espressioni più clamorose e triviali. Ed è iniziato lo smarrimento maschile”.
    Porporato tra i più vicini a Ratzinger e Wojtyla, indicato nel 2005 nella rosa dei papabili, oltre all’Università Lateranense ha guidato l’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e sulla famiglia. Ha sempre avuto a cuore le questioni dei rapporti tra i sessi, del “caso serio” dell’amore, come l’ha felicemente chiamato in un suo saggio, della posizione della donna nel mondo. E nella circostanza del Natale ne parla volentieri, tenendo al centro Maria, la donna di Nazareth, la cui avventura straordinaria, dice, è un paradigma per le donne e per tutti: “Maria, la donna. I misteri della sua vita”, edizioni Cantagalli è il titolo del suo ultimo libro. Il Cardinale ha anche un blog: www.angeloscola.it.
    La coppia che il Patriarca ha visto più da vicino è stata quella che l’ha messo al mondo. Due giovani poveri come Renzo e Lucia, in quelle stesse terre lambite dal lago a Malgrate, di fronte a Pescarenico. Socialista massimalista con la terza elementare suo padre, nato contadino e poi camionista; la mamma operaia in filanda e poi guantaia, poca scuola anche lei ma una fervida fede. 55 anni insieme, e felici.

    “… Realisticamente felici” tempera il Patriarca “come potevano esserlo un uomo e una donna nati all’inizio del secolo scorso. Si volevano bene come si usava allora, un bene radicato nei fatti, poco ostentato: io stesso non ho avuto molti baci. E crescendo ho saputo vedere anche i momenti di incomprensione, di dialettica. Eppure hanno passato insieme più di mezzo secolo”.

    Crede che oggi dell’amore abbiamo un’idea non realistica?

    “Direi surrealista, perché se ne sottovaluta la complessità e ci si arena alla prima difficoltà. E nello stesso tempo iperrealista: ogni particolare è esplorato fino all’esasperazione, e spesso si scambia la parte per il tutto. Ma creda: non sto piangendo sulle miserie del presente. Non sono un laudator temporis acti, non amo la querulomania dominante. Mi pare anzi che viviamo un tempo affascinante, di transizione, di scoperta. Di travaglio verso il nuovo, che non necessariamente è l’inedito”.

    E di grande disillusione. Gli uomini sfibrati da domande femminili che non capiscono, rintanati in un regressivo tra-maschi, spesso anche sessualmente parlando. Le ragazze che tagliano corto fantasticando il fai-da-te procreativo: mamma e figlio intrappolati in un ossessivo pas de deux, senza nessuno che arrivi a disturbarlo…

    “Che le donne si sottraessero a un’oppressione millenaria è stato giusto. Ma il prezzo ingiusto è stata la perdita della loro identità profonda. Quel talento che Giovanni Paolo II chiamava genio femminile: il fatto di saper tenere il posto dell’“altro”. Che non è un posto di seconda fila, attenzione. Tenere il posto dell’altro vuol dire essere il segnavia di quell’Altro per eccellenza che è Dio. Un compito grandioso”.

    Nel posto dell’“altro” non si vuole più sedere nessuno: tutti vogliamo essere quell’“uno” accomodato nel bel mezzo del mondo, omologato al modello maschile. Le ragazze vogliono avere “le palle”, come se di gente con le palle non ce ne fosse già abbastanza.

    “Ma se ci stanno a cuore il destino e la vita buona delle donne e degli uomini, tutti dobbiamo tutti prendere coscienza del femminile”.

    E si può essere uomini e padri, fuori dal patriarcato? Questa, oggi, è la “questione maschile”: crollato il pilastro del dominio, su che cosa ci si regge?

    “Si può, a patto di non cercare di abolire la differenza, che è una dimensione non esteriore ma interna all’io, in grado di rivelarlo davvero. Ed è dinamica, perché indica la capacità di spostarsi da un’altra parte. Quando la donna e l’uomo sono una di fronte all’altro fanno esperienza di un modo differente di essere persona. E sono chiamati a spostarsi dal proprio baricentro. La differenza sessuale tiene il posto del terzo. Il posto del figlio…”.

    Questo è Lacan.

    “Così si spiega l’amore, che non può essere ridotto al trasporto affettivo. Deve arrivare effettivamente all’amato, è chiamato a diventare oggettivo. Amare è volere il bene dell’altro. E un bene che libera, non che lega.

    Un amore così chiede un lavoro.

    “Be’, non è certo cosa da una sera a cena. L’innamoramento è ambivalente. Poi si tratta di scegliere. Anche il discorso sulla paternità sta qui dentro. Oggi l’uomo può ancora essere padre, ma va anche detto che la paternità è l’amore più difficile. Tanti mi dicono: anziché eminenza, possiamo chiamarla padre? Certo, dico io. Ma non credano di liberarmi da un peso. Padre è ben più impegnativo. Ne sento tutta la fatica, sono come un infante che balbetta. Credo che la vera questione tra uomini e donne sia questa: la madre deve saper condurre il figlio al padre. Deve saper fare questo dono a entrambi. Il figlio deve prendere coscienza del fatto che accanto alla madre c’è un altro, e fargli spazio”.

    Fare i conti con l’Edipo.

    “Per non usare la parola truculenta di Freud, “castrazione”, direi che il rapporto con il padre è il luogo del sacrificio. E’ il principio che struttura il desiderio, ma a condizione di una rinuncia”.

    Parlando della coppia, ho visto che lei usa una parola che è anche di Luce Irigaray, maestra del pensiero della differenza: “ammirazione”. Nel senso di sapersi fermare ad ammirare la differenza dell’altro, di non cercare di ridurlo a sé, lasciando uno spazio. Parlare come una femminista la imbarazza?

    “Tutt’altro. Mi ha molto colpito il modo in cui pensiero della differenza affronta la questione. La mia riflessione muove da un punto di partenza molto simile”.

    Sono state invece le femministe a essere colpite quando nel 2004 l’allora cardinale Ratzinger pubblicò la “Lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’uomo e della donna”. Quest’uomo almeno si sporge ad ascoltare, si dissero in tante, mentre la politica resta brutalmente sorda. La donna era definita “capace dell’altro”, e il dominio maschile una “perversione” del disegno di Dio; c’era un’idea molto ardita di libertà femminile, e una chiamata nelle stanze dei bottoni: come donne, però, non nei modi degli uomini, o tanto vale che ci stiano loro. Ma a questo omaggio cavalleresco non è seguito granché…

    “Gesù le donne le ha scandalosamente ascoltate. E l’attenzione del Santo Padre non manca. Se vi è un problema, a questo proposito, nella Chiesa, è lo stesso che esiste nella politica e nella società: e cioè il fatto che la questione del femminile non è pensata fino in fondo”.

    Forse perché è un impensato che potrebbe rompere molti assetti. Peccato, perché oggi le donne sono affaticate, cercano l’aiuto dello Spirito Santo e finiscono per trovarlo nel buddismo, nel rebirthing… Nella nostra fede avremmo tutto quello che serve, ma c’è come un difetto di intimità, quando invece le donne, penso per esempio alle mistiche, hanno sempre avuto tanta confidenza con Dio. L’hanno sempre trattato come un parente, accudito come un figlio, o un amante.

    “Maria è la prima a trattare Dio come familiare. E dice sì all’Angelo solo dopo aver interloquito criticamente con lui. Non è certo una sprovveduta. Se milioni e milioni di persone visitano ogni anno i santuari mariani è perché in quella ragazza trovano una via”.

    Giacomo Rizzolatti, scopritore dei neuroni specchio, dice che la nostra neurofisiologia dimostra che l’individuo è un’astrazione. Che siamo sociali fin nella carne. E invece abbiamo questa passione per la singletudine. L’Occidente, qualcuno ha detto, è il terzo mondo delle relazioni.

    “Il soggetto nasce con la modernità. Prima l’uomo rischiava di essere pensato come cosa tra le cose. Da allora i due piatti, la società e il singolo, sono in squilibrio costante tra un’esaltazione del collettivo a scapito dell’individuo, come nelle utopie violente del Novecento, e il culto della singolarità che vediamo oggi. La terza via è quella di costruire comunità virtuose. Perché l’io è relazionale fin dal concepimento. E’ il distacco da sé, non la solitudine, che lo potenzia. La grande risorsa dell’amore è questa”.

    (pubblicato sul Corriere della Sera il 23 dicembre 2009).

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    Politica, TEMPI MODERNI Dicembre 14, 2009

    SONO CONTENTA

    berlusconi_ferito-253x300ansa_17446090_37560STATUETTA DUOMO

    Sono contenta di aver tenacemente militato, in questo blog, contro l’antiberlusconismo ossessivo. Sono contenta di non aver in alcun modo contribuito alla campagna d’odio, e di aver fatto il possibile per arginarla. Massimo Tartaglia sarà psichicamente labile, ma tra malattia e sanità mentale il confine non è meno labile. Chi è psichicamente sofferente può diventare il terminale sensibile dell’aria che tira, esserne a sua volta violentato, e dare corpo ai fantasmi con i suoi acting out.

    La violenza è sempre un grande disordine che manda all’aria il corso delle cose. E il corso delle cose è quella farfalla che battendo le ali da qualche parte del mondo provoca un uragano dall’altra parte del pianeta. Un piccolo gesto con grandi risultati. Viceversa, un gesto clamoroso e innaturale, come può essere un gesto violento, può produrre solo il “piccolo” dell’angustia e della meschinità.

    Si dovrà tenere duro, adesso. E per rifare un po’ di ordine, all’alba vado in cerca delle parole del Mahatma Gandhi, il quale ci avverte del fatto che la non violenza non è per niente scontata, ma è una scelta di fede che va costantemente rinnovata. Per la precisione, Gandhi dice questo:

    “Essendo la non violenza la più potente forza del mondo e anche la più sfuggente nel suo
    meccanismo, richiederà il massimo esercizio di fede. Proprio come crediamo in Dio per
    fede, così dovremmo credere per fede anche nella nonviolenza”.

    E ancora: “Per praticare la non violenza, bisogna essere intrepidi e avere un coraggio a tutta prova“.

    Ecco, bisogna che siamo particolarmente coraggiosi, di qui ai prossimi giorni.

    economics, TEMPI MODERNI Dicembre 10, 2009

    IDRAULICI E BOLLETTE

    100 € a elemento (+ mano d'opera): è quello che mi hanno chiesto!

    100 € a elemento (+ mano d'opera): è quello che mi hanno chiesto!

    Come avrete visto, da gennaio aumento del 2.8 per cento nelle bollette del gas. Per l’elettricità ancora nessun rincaro, ma è questione di tempo. Quindi ricomincia l’ascesa dei prezzi, proprio nel momento in cui la crisi arriverà a far sentire pienamente i suoi effetti sull’occupazione. Questo lo scenario del nuovo anno. Il che ci costringerà quanto meno a un downshifting radicale -diciamolo in inglese, che fa meno male-: ulteriore contrazione dei consumi, taglio dell’inutile, ritorno all’essenziale da molti punti di vista.

    Proprio sabato scorso, prima che si sapesse del nuovo caro bollette, su Io donna, riflettevo alla buona su questi temi. Vi ripropongo i miei pensieri da casalinga che scrive.

    Dato che tutti –o meglio, tutte: siamo realisti- facciamo la spesa, anche voi a conti fatti avrete visto che quanto si spende per mangiare è il meno. Stando un po’ attenti, scegliendo i negozi a buon mercato, tenendo d’occhio il prezzo al chilo o al litro, approfittando delle offerte, evitando le fragole a dicembre e i broccoli ad agosto, saltando qualche anello della catena, comprando quando si può direttamente dal produttore, imparando a cucinare meglio, e più sano, con meno, e così via -tutte accortezze che conosciamo benissimo- il budget può essere contenuto con soddisfazione. La rabbia che poi ti viene quando scopri che quei cento euro che hai sapientemente risparmiato ti partono per gli inspiegabili eccessi di una bolletta, o per dare una grattata alla lavatrice intasata dal calcare. Qui non si fatica per il pane, e nemmeno per il companatico, ma per tutto il resto, in molti casi inessenziale.
    Interessanti i dibattiti sul caro pasta -0.75 o 0.83 al chilo?- che hanno occupato parte cospicua delle pagine dei giornali prima che l’affaire escort richiedesse tutta la nostra devota attenzione. Ma capirete bene che, data anche la pasta a un euro al chilo, non saranno quei 50 euro in più l’anno a rovinarci. E’ sul resto, che c’è da lavorare: sulle bollette, sempre spaventose, in troppi casi tra le più care d’Europa; sul caro-artigiani, assolutamente ingiustificabile; sulle spese di condominio, che ci costringono a un affitto salato anche quando siamo proprietari di casa. E via dicendo.
    E’ il contorno dell’essenziale –la minestra quotidiana- che va ripensato. La buona volontà del non far correre l’acqua a vuoto non basta, quando l’acqua è gestita come non come una risorsa inalienabile ma come un bene di mercato: e anche qui, in controtendenza rispetto al resto d’Europa.
    Di sicuro c’è parecchio da pensare e da fare, sul tema del rapporto tra essenziale e inessenziale, tra ciò che riteniamo irrinunciabile e quello di cui, a pensarci bene, potremmo fare a meno, o quasi. Ripensare al proprio essenziale è un’ottima pratica, e anziché impoverire, come si potrebbe credere, rende incredibilmente più agili e più ricchi. Ma pensate anche a quante belle cose avrebbe da fare la politica, se fosse degna del bel nome di politica!

    P.S.  Aggiunta dell’ultim’ora: io il mio Tfr l’ho tenuto in azienda. Meno male, visto la fine che faranno fare ai fondi!

    Politica, TEMPI MODERNI Dicembre 7, 2009

    E ORA TOCCA ALLA PALMARIA

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    Mi informano del fatto che sulla Palmaria, piccola isola che fronteggia Portovenere (La Spezia), patrimonio Unesco, dopo l’abbattimento dello scheletrone di cemento armato che la deturpava da anni, le ruspe hanno allargato a 4 metri, rendendolo carrozzabile, un bel sentierino costiero (vedi foto) ed è prevista la costruzione di un lungomare, di una passeggiata e la creazione di scogliere artificiali. L’isola che finora si è salvata rischia dunque la cementificazione.

    Sul sito isolapalmaria.blogspot.com troverete i link per la petizione on line per sostenere le ragioni della salvaguardia. Considerato che la raccolta di firme contro il residence allo spiaggione di Corniglia ha avuto successo, passate parola. Ah, dimenticavo: la giunta di Portovenere è di centro sinistra.

    TEMPI MODERNI Dicembre 5, 2009

    VI CHIEDO SCUSA IO

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    Leggo sbigottita (ma solo fino a un certo punto: ho conosciuto personalmente, e a mie spese, la spregiudicatezza di Vittorio Feltri) che sul Giornale di ieri, rispondendo a una lettrice, il direttore scrive: «Non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile e direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziario che recava la condanna del direttore».  Insieme «c’era un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna». Feltri precisa che «la ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali». «Da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali – prosegue Feltri -, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato. Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione». (i corsivi sono miei, ndr).

    Mi domando se Vittorio Feltri non dovrebbe fornire prova concreta di tanta ammirazione, e in forza di queste stesse sobrietà e dignità che oggi dice di ammirare, rassegnare a sua volta le dimissioni dalla direzione del Giornale. Io lo farei. Tanti altri colleghi lo farebbero. Perciò chiedo scusa io, a Dino Boffo e a voi tutti, mi spargo la cenere sul capo, e vi prego di credermi: i giornalisti di buona volontà, intendendo con ciò appassionamente impegnati per la verità e il bene comune, sono tanti, tantissimi, e spesso silenziati, o “confinati” dove non possono fare danni. E accolgo senz’altro l’appello del cardinale Angelo Bagnasco a “un’esame di coscienza“.

    Leggo anche il comunicato del comitato di redazione di Avvenire: “Vittorio Feltri lo ha ammesso ieri: la ricostruzione dei fatti sulla vicenda che ha portato alle dimissioni di Dino Boffo dalla direzione di Avvenire, “non corrisponde al contenuto degli atti processuali”. Un buon giornalista avrebbe verificato la notizia prima di pubblicarla. Le sue ammissioni rendono ancor più evidente la necessità di una seria riflessione sulla professione giornalistica, sulla responsabilità dell’informazione, a tutela del lettore e di chi, questo mestiere, cerca ancora di onorarlo con onestà intellettuale e umano rispetto”. Mentre il caro amico Marco Tarquinio, oggi direttore del giornale della Cei, sottolinea che le tardive scuse di Feltri non riparano il male che è stato fatto a Boffo e all’idea di giornalismo corretto.

    Fin troppo moderati, mi pare.

    Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI Novembre 29, 2009

    PIAZZE VUOTE

    femministe

    Nonostante una notevole pubblicizzazione -compresi spot radio di Serena Dandini- la manifestazione di ieri a Roma contro la violenza sulle donne è andata semideserta. 1500 partecipanti, secondo le stime. Due anni fa erano state dieci volte tanto.

    Alle donne di manifestare contro la violenza non importa un accidente? Le donne non si sentono vittime? Oppure è il medium della piazza a essere obsoleto?

    C’è da pensarci su.

    economics, TEMPI MODERNI Novembre 24, 2009

    NUN SE MAGNA

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    E ora risparatemi. Questa idea del ministro Gianfranco Rotondi (“Aboliamo la pausa pranzo”) non mi pare affatto una cattiva idea. Io mi auto-organizzo e per me il pranzo proprio non esiste. Quando devo farmene uno, pranzo di lavoro, rallento, mi viene sonno, la ripresa è complicata, ho la sensazione di perdere un sacco di tempo in un rito obbligatorio. Che quell’ora di pausa una o uno possa spendersela come vuole (anticipando l’uscita, posticipando l’entrata, staccando a metà mattina per un’incombenza, e così via) mi sembra una cosa sensata e praticabile, all’insegna di una maggiore flessibilità.

    Il punto di osservazione del ministro, poi, è squisitamente romano. “Il dottore è in pausa pranzo” spesso significa che prima delle 16.00-16.30, tra fritturine e pizza bianca, non si vedrà nessuno. E ora che si ricarbura -vuoi non berti un paio di bicchieri di bianco?- si fanno minimo le 17.00. Se l’altro dottore nel frattempo fosse in servizio con il suo yoghurt, magari sarebbe un vantaggio per tutti.