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TEMPI MODERNI

esperienze, TEMPI MODERNI Febbraio 13, 2010

FUROSHIKI!

Ci sarà anche una sezione Critical Fashion alla prossima edizione di Fa’ la cosa giusta! 7a Fiera Nazionale del Consumo Critico e degli Stili di Vita Sostenibili 12-14 marzo 2010 Milano, Fieramilanocity. Se pensate che sia roba da sfigati, be’, siete molto antichi.

Qui si dimostra come confezionare un furoshiki, la confezione ecologica da riutilizzare e reinventare più e più volte, in forme diverse, o da usare come borsa.

Esercitatevi!

esperienze, TEMPI MODERNI Febbraio 10, 2010

ALLA FACCIA DI FACEBOOK

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Dunque leggo della nascita di Buzz, nuovo servizio di Gmail che porta la posta elettronica di Google nel mondo dei social network. Andrà a insidiare Facebook, che ormai conta 400 milioni di membri nel mondo? (Gesù: spaventoso).

Qui devo confessarvi che pur essendo su Facebook -e figuriamoci- lo snobbo parecchio, non ho tempo per andarci, E quando ci sono friggo e mi sento in colpa perché avrei tante altre cose da fare. Una mia avveduta amica dice che sbaglio, che da Facebook si capiscono tante cose del mondo, e mi prescrive di passarci almeno una mezz’oretta al dì. Ha ragione lei? Mi sto perdendo qualcosa di decisivo?

Voi siete su Facebook, e vi piace esserci? Che cosa ha aggiunto alla vostra vita? E mentre vi lascio qui a commentare, corro lì a sbrigare la posta, e almeno una ventina di nuove richieste di amicizia.

TEMPI MODERNI Febbraio 9, 2010

RIFUGIATI ETICI

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Da qualche tempo andiamo riempiendoci la bocca con questa nuova fastidiosa retorica della meritocrazia. Con la crisi, si è detto, ci sarà finalmente spazio per i talenti veri. Ma crisi o non crisi, di cambiamenti in atto francamente non ne vedo. Mi pare che bravi e talentuosi debbano accontentarsi delle solite mezze posizioni, quando le cose vanno bene. Preferibilmente mettendosi al servizio di un incapace. Solo occasionalmente, per circostanze del tutto fortuite, ottengono la fiducia e l’investimento che meriterebbero. I mediocri si tengono per mano stretti in difensiva, le solite conventio ad excludendum contro chi è capace.

Una persona a me cara dice che questa cosa della meritocrazia è solo un mantra consolatorio. Il nostro resta il paese delle consorterie, delle famiglie, delle spintarelle, dei salotti, delle corsie preferenziali, delle fedeltà,  delle rendite di posizione. La nostra specialità è questa. Al merito e alla sua redditività non crede nessuno. Se si vuole altro per i ragazzi, bisogna spingerli a fuggire altrove, oltre confine, oltreoceano. Eventualmente con lo status di rifugiati etici.

Donne e Uomini, TEMPI MODERNI Febbraio 6, 2010

LE SENZA-BAMBINI

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Qualche anno fa, nel suo libro “Creating a Life”, l’economista americana Sylvia Anne Hewlett diede l’allarme: siamo state bellamente imbrogliate, i medici non ci hanno spiegato con sufficiente chiarezza che anche se a 40 anni ne dimostriamo 30, i nostri ovuli ne hanno esattamente 40. Neanche un mese di meno. E da che mondo e mondo un ovulo di 40 anni fa una certa fatica a diventare un bambino. Hewlett gridava per conto un’intera generazione di childless per caso: neanche un figlio ma senza averlo mai scelto davvero.
Bene, l’informazione è passata. Visto quello che è capitato a molte sorelle maggiori –pentite, secondo un sondaggio Gallup, 7 volte su 10- oggi le ragazze aggiustano le cose in modo da non ritrovarsi con l’acqua alla gola. E sui 30 e something, anche prima, partono con le manovre per mettere al mondo il ragazzino. Eventualmente un paio.
Altra faccenda è se sei childless per scelta, cosa sempre possibile. Qui la fatica è un’altra: quella di dover convincere il mondo che stai benissimo così, e che non sei affatto un mostro senza cuore.
Non-madri presenti e a venire potranno trarre ottimi argomenti dal libro di Paola Leonardi e Ferdinanda Vigliani, “Perché non abbiamo avuto figli” (FrancoAngeli): 14 signore, da Natalia Aspesi a Piera Degli Esposti, Margherita Giacobino, Adriana Zarri, che raccontano e motivano articolatamente la loro scelta. “Avere figli è una cosa di cui non solo si può fare a meno, ma che secondo me è un eccesso… Ci terrei a non dire che se non si fanno figli si fa qualcos’altro. No. Semplicemente non si fanno figli” (Aspesi). E Degli Esposti: “Credo che sia di più il fatto che sono molto legata ai miei genitori… Ho voluto per sempre rimanere la loro figlia, anche quando non c’erano più”. Per Adriana Zarri, invece, “l’amicizia è una cosa molto, molto importante, molto più della famiglia”.
E’ singolare che nel catalogo delle molte libertà femminili, questa di non fare figli resti fra le più scandalose. A memoria probabilmente della malevolenza divina con cui la sterilità è stata spiegata per millenni: come si può volersi male da sé? Ma anche del fatto che c’è il “sì” di una donna all’origine di ciascuna delle nostre vite. E quella donna, accidenti, avrebbe anche potuto dire “no”.

(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 6 febbraio 2010)

TEMPI MODERNI, tv Febbraio 3, 2010

A TUTTO MORGAN

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Ditemi che effetto vi fa:

In un’intervista esclusiva al mensile Max, Morgan, che figura tra l’altro tra i big del prossimo Festival di Sanremo, parla di ‘X Factor’ ma anche della sua vita privata, e dell’uso di cocaina non come mezzo di sballo ma “come antidepressivo“. “Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva. Ne faccio un uso quotidiano e regolare”.

Morgan non sarà più giudice di ‘X Factor’. “Il fatto che me ne vada alla fine toglierà un peso di dosso a tutti. La tv è fatta da gente cattiva. Tipo la De Filippi. Cattiveria intesa come sete di potere, di numeri, di soldi e pubblicità. Un capitalismo sfrenato  che ha perso di vista qualsiasi senso dell’esistere. Ha fatto cose cattive anche contro di me, lo sai? Ora che Berlusconi ha infarcito la Rai di scagnozzi, la De Filippi comanda pure lì“.

Morgan non esclude di restare nel talent show di Raidue se accetteranno la sua richiesta: “Voglio essere sia giudice che direttore artistico. Ma credo che sia una proposta a perdere. Io sono un artista e quindi ingestibile. Loro non vogliono artisti. Sono gente di potere“.

economics, TEMPI MODERNI, tv Febbraio 1, 2010

IL SESSO? CHE PALLE…

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Ricevo e pubblico molto volentieri questa lettera da una lettrice. Uso anche il titolo che lei stessa ha dato alla sua lettera. Non proprio chic -e nemmeno l’illustrazione- ma rende l’idea.

Buongiorno Signora Terragni,

mi scusi per l’oggetto emarginato, ma inizio a essere esasperata…
radio in macchina, in farmacia , in banca e di cosa si parla? sesso o allusioni
Fazio in tv, finalmente un po’ di qualità, ma poi arriva la Luciana con il suo sproloquio e le battute scontate.
pubblicità: anche per vendere uno yogurt in Italia bisogna fare riferimenti al sesso…ma siamo un paese di maniaci?di dipendenti?
alla faccia delle fasce protette e di chi vorrebbe altri argomenti per pensare!
PS  pago il canone per sentire dei “vaffa” in prima serata? basta andare in macchina.
Silvia
TEMPI MODERNI Gennaio 29, 2010

CLICK

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Ci farò una rubrica su Io donna, ma intanto ve lo racconto qui.

Un amico esperto del web mi dice che le parole -tags- più cliccate online sono: mutuo, casa, auto, sesso, dvd.

Per quello che riguarda gli Usa, aggiungete la parola morte.

Che effetto vi fa?

TEMPI MODERNI, tv Gennaio 24, 2010

SAMBA D’AUTUNNO

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Vista una signora ultrasettantenne ballare il samba in quell’orribile trasmissione del primo pomeriggio di RaiUno, condotta da un’insignificante signorina già miss Italia, o miss Eleganza, o miss Cinema o che diavolo ne so (continuano imperterriti a essere questi i meriti che contano, le fasce di miss e connesse, per essere infilata nel palinsesti, e a nostre spese, dai maschi che governano la tv?). Devo dire che lo spettacolo di quella nonna danzante era piuttosto deprimente. E tutti invece: “… ma che brava, che meraviglia, che sprint, che gajarda, ma guarda che ganza!”, in romanesco stretto e con quel tono melenso che si usa con i bambini e con i vecchi, dati con certezza per rimbambiti anche quando il cervello gli funziona alla grande.
Il samba è tra le danze più sensuali, ha lo scopo evidente di sedurre, e anche in modo piuttosto esplicito: tutto un lavoro di sedere e di anche, e si capisce bene a che cosa alluda. La nonna, poverina, i suoi passetti li faceva, evidentemente appresi in una fase ormonalmente più vispa della vita. Ma le anche e il sedere se ne restavano lì, pietrificate. Il punto vita era solo un ricordo. Una fisiologica lordosi le incurvava le spalle. Il samba, insomma, non era esattamente il suo mestiere.
Non ce affatto l’ho con la signora, ci mancherebbe. Presto o tardi saremo vecchi, così come siamo stati bambini e ragazzi. Il vecchio che saremo è già con noi, così come ci è rimasto dentro il nostro inner boy. Dovremmo cercare di trattarci meglio, ecco tutto. Di non metterci in situazioni complicate e frustranti. Di saper cogliere il frutto di questa stagione della vita che può essere bellissima, se la prepariamo bene e se la salute dà una mano. Il privilegio della sapienza, tanto per fare un esempio. Il fatto di averne viste e vissute così tante da essere ricolmi di gemme preziose, e perciò naturalmente splendenti e seducenti: non c’è alcun bisogno di glitter. Una vertiginosa possibilità di libertà: dai pregiudizi, dalle convenzioni, dalle mode, e dal compito riproduttivo, che volendo ha anche una sua qual pesantezza. Quelli che ci vogliono scutrettolanti anche a 70 anni non ci stanno facendo un buon servizio. Non sarà un autunnale samba a renderci felici. Temo di sapere che cosa mi direte. Ok, e allora ditelo.

(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 23 gennaio 2010)

esperienze, TEMPI MODERNI Gennaio 15, 2010

INCAZZATI NERI!

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Riporto qui una parte dell’ultimo dibattito e la pongo a tema.

Un anomimo inferocito commenta “le sue (mie, ndr) riflessioni da altoborghese fintamente attenta agli altri“. Una certa Maria aggiunge, parlando di lavoro: “… certo, non sono lavori in grado di invogliare uno di quei “cervelli” che possono ambire ad emigrare verso un Paese dove potranno svolgere un lavoro attinente… Non si tratta assolutamente di uno di quei lavori tipo “scrivere-sul-Foglio, fare-televisione, tenere-un-blog-attento-alle-problematiche-della-donna-moderna, scrivere-libri-pubblicati-da-Mondadori, pubblicare-una-colonna-sull’inserto-settimanale-del-principale-giornale-quotidiano” (questa sarei sempre io, l’altoborghese, ndr).No, non si tratta di una cosina fine del genere. Si tratta di “lavoro-prendere-o-lasciare”.

Disturbati dalle incursioni aggressive, tanti frequentatori del blog si lamentano, chiedono filtri, sbarramenti e così via. Io vedo questo, da qualche parte del web, e lo ripropongo: “Holland (1996) ha osservato nell’utente di internet, molto più di frequente rispetto alla vita reale, una regressione, che provocherebbe tendenza all’aggressività, facilità nell’uso di una terminologia sessuale diretta… Alla base di tale regressione ci sarebbe una riduzione delle inibizioni, che permette di esprimersi con più facilità rispetto al rapporto faccia a faccia (il cosiddetto effetto confessionale)”.

E aggiungo, dialogando con Donatella: “Il bersaglio occasionale è quasi sempre chi tiene il blog e quindi si espone personalmente, nome cognome eccetera, che viene individuato come il nemico, l’usurpatore, la ragione di tutto il male e di tutte le ingiustizie che si subiscono. Vedi questa cosa buffa per cui io sarei altoborghese, povero il mio povero papà che si è sempre fatto un mazzo così per tirarci su e farci studiare, e io ho studiato molto, moltissimo, senza smettere mai, e quel pochissimo che ho, sudandomelo ogni giorno, viene dalla fatica, dall’impegno, dal lavoro; la mia mamma casalinga, io cresciuta nella Milano operaia degli anni Sessanta che peraltro rimpiango. E potrei andare avanti a raccontare: ma credi che questi, che mi sparano in quanto “altoborghese” si placherebbero?. O vedi anche quelli che mi chiosano in modo maniacale, analizzando i testi, passandoli al setaccio alla ricerca di incongruenze e contraddizioni… Il fatto che sia io, a essere esposta all’aggressione, anziché tu o chiunque altro è puramente casuale. Io non conto un bel nulla, perciò non me la prendo affatto e cerco solo che i limiti di decenza non vengano oltrepassati. La cosa che conta è tutta questa rabbia, questa frustrazione che ha fatto del nostro paese, dal più gentile del mondo che era, il più incazzato e furioso. E invece di usarla, questa rabbia, questa invidia, come carburante per il desiderio, le si permette di divorarci”.

E’ questo che pongo a tema: perché siamo diventati così? perché siamo incazzati neri?

economics, TEMPI MODERNI Gennaio 14, 2010

UNA COSINA FINE

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Molto interessante, qualche giorno fa sulla Stampa, un bilancio degli effetti della crisi sull’occupazione a firma dell’economista Luca Ricolfi. Se vi era sfuggito, ve lo ripropongo in sintesi.

La perdita di 400 mila posti in due anni, dice Ricolfi, ha colpito i gruppi sociali più forti: “Per operai e impiegati i nuovi posti di lavoro hanno sostanzialmente eguagliato i posti di lavoro perduti… Per i lavoratori indipendenti, invece, le chiusure di attività hanno largamente superato le aperture, con un saldo negativo di 402 mila unità”. Quindi la crisi non ha colpito le fasce più deboli.

Ma la cosa sorprendente, nota Ricolfi, è questa: gli oltre 400 mila posti di lavoro perduti sono il saldo fra un crollo per gli italiani (quasi 800 mila posti di lavoro in meno) e un sensibile aumento per gli stranieri regolari (quasi 400 mila posti di lavoro in più)”. E  perché la crisi colpisce di più gli italiani? Spiega Ricolfi: “Il nostro sistema economico riesce a creare quasi esclusivamente posti di lavoro poco appetibili, che gli italiani rifiutano e gli stranieri accettano… Non per la ragione che molti immaginano, però, ossia a causa della bassa qualificazione degli stranieri. Il livello di istruzione degli stranieri è analogo a quello degli italiani (10,2 anni di studio contro 10,9). La differenza è che «loro» vivono in un altro tempo, che noi abbiamo dimenticato. Un tempo in cui l’importante era avere un lavoro, non importa quanto adeguato alla nostra immagine di noi stessi, un tempo in cui fare sacrifici era normale, un tempo in cui il benessere non era considerato un diritto”.

Bell’e che smontato l”argomento retorico e xenofobo secondo il quale “gli stranieri ci portano via il lavoro” -ammesso che ci lo usa ci abbia mai creduto davvero-. Quello che “ci portano via” è il lavoro che noi ci rifiutiamo di fare. Ed è su questo che vorrei riflettere con voi: dovremmo sentirci in colpa per le nostre “pretese”? Dovremmo ridimensionarci -downshifting, detto in modo chic- e scalare marcia?

Mi viene in mente la signorina snob di Franca Valeri: “Pronto, mamma? Ho deciso di cercarmi un lavoro. Ma una cosina fine…”.