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Corpo-anima, diritti, TEMPI MODERNI maggio 31, 2016

Tutti pazzi per la famiglia

La famiglia era considerata un destino da sfuggire a ogni costo, una trappola borghese, tempio di ogni ipocrisia, un sepolcro imbiancato, un inferno a cui sottrarsi sperimentando forme diverse di aggregazione umana. Per Michel Foucault, tra i massimi ispiratori delle queer theory e lui stesso omosessuale, la famiglia è uno dei dispositivi dell’”internamento”. E questo è André Gide: “Famiglie, io vi odio! focolari chiusi; porte sprangate; possessi gelosi della felicità”. La critica dei focolari e dei ruoli familiari è stato uno dei fuochi del femminismo. Non è detto che si fosse nel giusto, ma tutto questo è evaporato come neve al sole. La famiglia è diventata il nuovo Graal.

bambini, diritti, Donne e Uomini febbraio 10, 2016

Ddl Cirinnà: il pasticcio delle non-adozioni gay

Oggi riparte la discussione sulle unioni civili, compresa stepchild adoption. 

Sul Manifesto di ieri Silvia Niccolai, costituzionalista, fa sottilmente notare che la stepchild adoption, così come prevista nel ddl Cirinnà, consente l’adozione del figlio del partner anche per le coppie omosessuali, ma non apre all’adozione tout court, cioè all’adozione di bambini in stato di abbandono, che resta riservata alle coppie eterosessuali sposate.

Quindi un gay (maschio) per essere genitore avrebbe un’unica possibilità, oltre a quella di adottare un eventuale figlio nato da una precedente relazione del partner (si tratta di casi numericamente irrilevanti): ricorrere a una maternità surrogata o utero in affitto, o adottare il figlio del partner nato da surrogacy. Per lui l’adozione di un bambino già nato –a meno che non sia il figlio del partner- resta una strada preclusa.

Quindi l’effetto paradossale della stepchild adoption potrebbe essere quello di incoraggiare il ricorso alla maternità surrogata, che tuttavia per la nostra legislazione resta vietata (eccetto pochi casi di surrogacy solidale che sono già stati ammessi dai nostri tribunali). Come si esce da questa contraddizione? Come si può mantenere il divieto di maternità surrogata, se questa è sostanzialmente viene indicata come l’unica strada per la genitorialità gay maschile? Perché il ddl Cirinnà non ha parlato di diritto di adozione tout court? (o non si è limitato a parlare di unioni civili, rinviando la questione delle adozioni a un successivo intervento?)

La stepchild è senz’altro necessaria per tutte le ragioni che abbiamo detto più volte: anzitutto per la tutela dei bambini delle coppie omogenitoriali. Ma seguendo il ragionamento di Niccolai, la stepchild costituisce un’apertura malcelata alla surrogacy, con il rischio di dare un colpo al “divieto di surrogazione, malvisto negli ambienti sovranazionali perché non fa girare l’economia ed è ancorato alla strana idea che ci sia qualcosa di speciale nella maternità, un’idea che agli alfieri globali della parità non può apparire che discriminatoria”.

Si deve approvare la stepchild adoption, ma sarà presto necessario legiferare anche sul tema della maternità surrogata, che dal mio punto di vista deve essere autorizzata quando autenticamente solidale e in relazione, cioè sottratta alla contrattazione e al mercato, e cospicuamente sanzionata se “commerciale”. E su quello delle adozioni, che devono essere aperte in modo egualitario anche alle coppie di fatto, costituendo l’unica alternativa per le coppie di gay (maschi) alla maternità surrogata.

Corpo-anima, diritti, Donne e Uomini, Femminismo febbraio 2, 2016

Utero in affitto: una Santa Alleanza tra il femminismo e la Chiesa?

Non nascondo che fa una certa impressione vedere nei cartelli del Family Day gli stessi slogan (es: “I figli non si pagano”) che stai usando nella tua battaglia contro l’utero in affitto, o Gpa.

Family Day a parte, stigmatizzato dalle parole del Papa (“nessuna condizione umana esclude dall’amore di Dio“), i giornali e i siti cattolici non fanno che valorizzare il femminismo abolizionista (o quasi), la seduta dell’Assemblea Nazionale Francese per l’Abolizione Universale della maternità surrogata, le lesbiche contro la Gpa che in qualche modo rompono il fronte con i fratelli gay, e via dicendo.

Una parte importante del femminismo, da Snoq al Pensiero della Differenza Sessuale, sta dalla stessa parte della Chiesa in questa battaglia di civiltà che più civiltà di così non si può: è in gioco il fondamentale umano della relazione madre-figlio/a.

Al bell’incontro della scorsa settimana alla Libreria delle Donne, una ha detto: “E’ la Chiesa che sta dalla nostra parte”. Si può anche mettere in questo modo, e io personalmente sono soddisfatta da questa impostazione. Ma tante sentono la fatica di questa Santa Alleanza, fatica che le rende dubbiose ed esitanti.

Provo a dire questo: che tante volte la Chiesa o parti importanti della Chiesa sono state e sono a tutt’oggi dalla parte delle donne, più di quanto il laicismo mainstream (ho detto laicismo, non laicità) consenta di riconoscere. Se ci limitiamo a osservare le cose da un punto di vista eurocentrico (o West-centrico) ci sfuggirà l’importanza di questa vicinanza alle donne, soprattutto in quei Paesi dove spesso la Chiesa è l’unico argine alla violenza e allo sfruttamento.

E infine: se guardassimo le cose sub specie aeternitatis e non sub specie societatis, saremmo in grado di ridimensionare i punti di conflitto tra il femminismo e la Chiesa, che certamente non mancano, per dare valore a questa vicinanza in una battaglia che ha a che vedere con il destino dell’umanità, e lo dico senza retorica.

Certo non mi accontento di chi dice: se la Chiesa sta da quella parte, allora io per forza sto dall’altra. Né di chi obietta: esistono i preti pedofili, la Chiesa non può parlare.

Di sicuro non è questo il modo di porre la questione.

Intanto a Parigi è stata lanciata la Carta per l’Abolizione universale dell’Utero in affitto.

diritti, esperienze, TEMPI MODERNI gennaio 25, 2016

Tutti pazzi per la famiglia

La piazza di Milano per il riconoscimento delle unioni civili

Ho partecipato alla manifestazione per il riconoscimento delle unioni civili. Piazza della Scala era strapiena e, per quanto conosco la mia città, quella di sabato era una piazza “vera”. Ma mentre stavo lì pigiata, al freddo e al gelo, non potevo non domandarmi che fine aveva fatto la feroce critica alla famiglia, definita addirittura “schizofrenogena”, ovvero generatrice di disagio mentale, da profeti dell’antipsichiatria come Ronald D. Laing  e David Cooper, che ha a lungo informato i comportamenti dalla generazione post baby-boomer, ovvero la mia.

La famiglia era considerata un destino da sfuggire a ogni costo, una trappola borghese, tempio di ogni ipocrisia, un sepolcro imbiancato, un inferno a cui sottrarsi sperimentando forme diverse di aggregazione umana. Per Michel Foucault, tra i massimi ispiratori delle queer theory e lui stesso omosessuale, la famiglia è uno dei dispositivi dell’”internamento”. E questo è André Gide: “Famiglie, io vi odio! focolari chiusi; porte sprangate; possessi gelosi della felicità”. La critica dei focolari e dei ruoli familiari è stato uno dei fuochi del femminismo. Eccetera.

Non è detto che si fosse nel giusto, ma tutto questo è evaporato come neve al sole. La famiglia è diventata il nuovo Graal. Non che sia più solida di un tempo, anzi: una famiglia su due è destinata a sfasciarsi. Ma tutti vogliono una famiglia, e in un certo senso le piazze Lgbt + supporter di sabato erano piuttosto stranianti: tocca proprio alla cultura Lgbt rilanciare l’antica istituzione?

Abbiamo rinunciato a ogni riserva critica sulla famiglia? e perché? Si tratta di una resa (forse l’unica vera alternativa che siamo riusciti a configurare, la solitudine, è un inferno ben peggiore)? Di un desiderio un po’ esteriore di normalità? E’ neoconformismo o c’è dell’altro? Forse vediamo la famiglia come l’ultima zattera di salvataggio tra i marosi della società liquida? Ed è giusto smobilitare senza riserve?

Non so: pensiamoci.

bambini, diritti, Donne e Uomini, Femminismo, questione maschile gennaio 21, 2016

Figli per soli uomini (etero)

Steven Harris, single etero newyorkese, con il figlio Ben, nato da utero in affitto

Martedì 26 gennaio alle 18 alla Libreria delle Donne di Milano (via Pietro Calvi) discuterò di utero in affitto o Gpa con Luisa Muraro e Daniela Danna.

In preparazione, vorrei considerare un fenomeno rimasto in ombra ma che, in particolare negli Stati Uniti, ha una consistenza crescente: uomini single eterosessuali che si fanno “produrre” un figlio tutto per sé. Quando si parla di utero in affitto di norma si pensa a coppie etero con problemi di infertilità e a singoli o coppie gay. C’è invece anche la possibilità che a comprare un ovocita e ad affittare l’utero sia un maschio etero che non ha una compagna, o che non intende condividere con una donna l’esperienza della genitorialità.

Steven Harris, avvocato newyorkese 57enne, è il genitore esclusivo di Ben, 5 anni, nato da una madre surrogata. Intervistato da Abc News, Harris ha spiegato di aver cercato una moglie per vent’anni, ma di non aver mai incontrato la donna giusta. Ciononostante voleva una famiglia. Desiderava avere dei figli ma non aveva nessuna con cui farli, e 15 anni fa è precipitato in una profonda tristezza. “Sentivo” dice “ che stavo perdendo qualcosa. Così ha deciso di diventare padre “in proprio” tramite surrogacy, usando il proprio seme e l’ovocita di una donatrice.

Storia simile quella del bostoniano Peter Gordon, che prima di ricorrere all’utero in affitto ha provato ad adottare ma, come racconta, “ho contattato 5 diverse agenzie per l’adozione, e ogni volta mi è stato detto che in quanto single la mia domanda non sarebbe stata considerata, o sarebbe finita in coda alle graduatorie”. Anche Harris ha tentato invano con l’adozione.

Stephanie Scott, direttora di Simple Surrogacy in Dallas, ha procurato la madre surrogata a Gordon: la 24enne Sara Eaton. Scott dice tra i suoi clienti aumenta la quota degli uomini etero e single: “Negli ultimi 5 anni è diventata la norma”.

Quando Harris ha annunciato la sua intenzione di ricorrere all’utero in affitto, sua madre è inorridita. “Stevie” le ha detto “Questa è la cosa peggiore che mi sia mai capitata”. Almeno finché non Harris non le ha fatto vedere il bambino, Ben, che oggi ha 5 anni. Harris lo cresce da solo, con l’aiuto di una baby sitter.

Gordon ha avuto invece 2 gemelli. Ha pagato “spese mediche” alla madre surrogata per un ammontare di 85-90 mila dollari.

Entrambi i padri sono consapevoli del fatto che dovranno dare una spiegazione ai figli riguardo alla loro situazione familiare. Harris dice che Ben ha già cominciato a fargli domande su sua madre. “Io gli spiego: ci sono vari tipi di famiglie: con 2 padri, con 2 madri, con una madre e un padre, e anche con solo il padre. Per ora la spiegazione gli basta”: Ma sia Gordon sia Harris sperano ardentemente di trovare una moglie. Gordon dice di volere ardentemente una di quelle famiglie che passeggiano nel parco, lui con un bambino per ogni mano e la moglie che spinge il passeggino. “Chi non lo vorrebbe? Per me sarebbe l’ideale”. Ma per una moglie c’è tempo. Olivia e Noah, i due gemelli, hanno solo 6 mesi, e il papà single non potrebbe essere più felice. “Ho finalmente quello che desideravo da molti anni. E’ un vero miracolo”.

Il fenomeno degli etero padri single, vera partenogenesi maschile, ha quanto meno un merito: quello di sgomberare il campo dalla questione dell’orientamento sessuale degli uomini che ricorrono a madri surrogate. E sgonfia la possibile accusa di omofobia nei riguardi di quel femminismo che lotta contro l’utero in affitto.

In questione non è l’essere gay o etero. In questione è l’essere uomini che fanno scomparire la madre. E quale legame ha questa scomparsa con le radici del patriarcato.