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bambini, Politica febbraio 17, 2016

Lombardia: se adotti niente bonus bebè

Più ancora che l’arresto (semplice routine: Lombardia ladrona) per concussione e turbativa d’asta del leghista Fabio Rizzi, braccio destro nel settore Sanità del governatore lombardo Roberto Maroni, mi offende e mi umilia la vicenda del bonus bebè che esclude i figli adottivi.

Maroni spiega goffamente che la misura sarebbe a sostegno della natalità, e non rientra nelle misure di aiuto alle famiglie (quali?). E’ evidente che Maroni non ha approfondito la questione della denatalità, per affrontare la quale il bonus bebè serve poco o niente.

Propagandisticamente però la misura è molto efficace. A corroborare una cultura per la quale ci sono i figli di serie A e quelli di serie B (specie se gli adottati non sono bianchi caucasici), a ribadire lo ius sanguinis, meglio se sang lumbard, a completare il capolavoro del nostro bel grattacielo progettato da Giò Ponti illuminato a sostegno del Family Day. Soprattutto a disincentivare ulteriormente le adozioni, che sono già drasticamente diminuite a causa dei costi e della complessità delle procedure. Ed eventualmente a vantaggio del business della fecondazione assistita: in Lombardia l’eterologa costa fino a 4 mila euro (qualche mese fa il Tar ha giudicato la misura illegittima, ora si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato).

Quella del bonus bebè riservato solo ai nuovi nati è una misura più culturale che economica. E spalanca la forbice tra una regione avanzata, allineata o perfino superiore nei suoi standard alle medie europee, e la sua classe dirigente retriva e ideologica. Ladri a parte.

Da lombarda mi vergogno e chiedo scusa alle generose famiglie che accolgono un bambino.    

bambini, diritti, Donne e Uomini febbraio 10, 2016

Ddl Cirinnà: il pasticcio delle non-adozioni gay

Oggi riparte la discussione sulle unioni civili, compresa stepchild adoption. 

Sul Manifesto di ieri Silvia Niccolai, costituzionalista, fa sottilmente notare che la stepchild adoption, così come prevista nel ddl Cirinnà, consente l’adozione del figlio del partner anche per le coppie omosessuali, ma non apre all’adozione tout court, cioè all’adozione di bambini in stato di abbandono, che resta riservata alle coppie eterosessuali sposate.

Quindi un gay (maschio) per essere genitore avrebbe un’unica possibilità, oltre a quella di adottare un eventuale figlio nato da una precedente relazione del partner (si tratta di casi numericamente irrilevanti): ricorrere a una maternità surrogata o utero in affitto, o adottare il figlio del partner nato da surrogacy. Per lui l’adozione di un bambino già nato –a meno che non sia il figlio del partner- resta una strada preclusa.

Quindi l’effetto paradossale della stepchild adoption potrebbe essere quello di incoraggiare il ricorso alla maternità surrogata, che tuttavia per la nostra legislazione resta vietata (eccetto pochi casi di surrogacy solidale che sono già stati ammessi dai nostri tribunali). Come si esce da questa contraddizione? Come si può mantenere il divieto di maternità surrogata, se questa è sostanzialmente viene indicata come l’unica strada per la genitorialità gay maschile? Perché il ddl Cirinnà non ha parlato di diritto di adozione tout court? (o non si è limitato a parlare di unioni civili, rinviando la questione delle adozioni a un successivo intervento?)

La stepchild è senz’altro necessaria per tutte le ragioni che abbiamo detto più volte: anzitutto per la tutela dei bambini delle coppie omogenitoriali. Ma seguendo il ragionamento di Niccolai, la stepchild costituisce un’apertura malcelata alla surrogacy, con il rischio di dare un colpo al “divieto di surrogazione, malvisto negli ambienti sovranazionali perché non fa girare l’economia ed è ancorato alla strana idea che ci sia qualcosa di speciale nella maternità, un’idea che agli alfieri globali della parità non può apparire che discriminatoria”.

Si deve approvare la stepchild adoption, ma sarà presto necessario legiferare anche sul tema della maternità surrogata, che dal mio punto di vista deve essere autorizzata quando autenticamente solidale e in relazione, cioè sottratta alla contrattazione e al mercato, e cospicuamente sanzionata se “commerciale”. E su quello delle adozioni, che devono essere aperte in modo egualitario anche alle coppie di fatto, costituendo l’unica alternativa per le coppie di gay (maschi) alla maternità surrogata.