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Lorella Zanardo

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, giovani, media, scuola, tv dicembre 6, 2012

Per i giovani, tutto

Per i

Per il suo documentario “Il corpo delle donne” (5 milioni di contatti online), la mia amica Lorella Zanardo è stata amata, odiata, celebrata, detestata, perfino un po’ perseguitata. Lì si vedeva semplicemente quello che ogni giorno vedevamo in tv: non c’era niente di diverso, se non lo sguardo. In questo caso, lo sguardo di un’italiana poco italiana e non assuefatta, grazie alla frequentazione assidua con altri Paesi. Prova del fatto che il cambio di sguardo sulle cose è tanto, è quasi tutto, e quindi che molto dipende da noi, dalla nostra volontà e dal nostro desiderio.

“Il corpo delle donne” è stato anche un libro, edito da Feltrinelli. Recentemente per lo stesso editore Lorella ha pubblicato “Senza chiedere il permesso-Come cambiamo la tv e l’Italia”, dedicato ai ragazzi. L’intento è l’educazione alla cittadinanza attiva, attraverso un uso consapevole dei media. Le chiedo di raccontarmi il cambio d’oggetto.

“Semplice” dice. “Quando uscì il documentario centinaia di docenti di tutta Italia ci chiamarono per presentarlo e commentarlo nelle  scuole. Insegnanti appassionati e responsabili, ma in qualche modo “vinti” dalla concorrenza imbattibile della tv. Ci siamo andati: qui è l’embrione di questo progetto di educazione ai media, che in altri Paesi è materia obbligatoria. Se non conosci il linguaggio dei media, a cominciare dalla tv, hai scarse possibilità di essere un cittadino attivo e consapevole.

La gente guarda moltissima tv, che resta in assoluto il primo mezzo di accesso alle informazioni. Secondo l’Istat la penetrazione è del 98 per cento. In gran parte delle case ci sono 2 o 3 apparecchi televisivi, e i programmi più guardati in assoluto sono quelli della tv generalista. Questo dà un’idea della potenza del mezzo e del livello di responsabilità. Altro dato da smentire è che i ragazzi guardino poco la tv: i bambini la guardano tantissimo, adolescenti e giovani vanno a cercarsi i programmi online. Anche la rete è invasa dalla tv.

A questi dati ne vanno intrecciati altri: il più alto tasso di abbandono scolastico in Europa, il più alto tasso di analfabetismo di ritorno -intendo gente che ormai fa fatica a leggere-, la più bassa percentuale di iscritti all’università (quest’anno c’è stato un crollo).

L’audience di tutti i quotidiani messi insieme probabilmente non raggiunge quella di una puntata di “Striscia la notizia”, 8 milioni di persone. Questo è il Paese con cui abbiamo a che fare. Questo significa non avere avuto, tra le tante altre cose, la legge sul conflitto di interessi. E nel frattempo la scuola viene messa in ginocchio.

Quando giriamo le scuole per portare il nostro corso di alfabetizzazione all’immagine, “Nuovi occhi per i media”, il cui schema è riprodotto nel manuale della seconda parte del libro, partiamo proprio dagli stereotipi di genere: qui sta l’anello di congiunzione con “Il corpo delle donne”. Questi stereotipi producono ancora disastri, in particolare sulle ragazze. In questi giorni ci tocca ancora subire lo spettacolo della valletta muta e seminuda, mi riferisco a una trasmissione di Paolo Bonolis. Fanno come se niente fosse.

Il modello è sempre quello, il vecchio maschio 50-60 enne e la ragazzina passivizzata, presentata come un oggetto, muta e senza cervello. E’ lo stesso vecchio maschio che detta legge dappertutto, in tv, in politica, nei consigli di amministrazione. Tutto il Paese, in ogni settore, è bloccato da questa figura.

Toccherebbe al Ministero della Pubblica Istruzione occuparsi di alfabetizzazione all’immagine, oltre che alla parola. C’è una grandissima domanda, a cui non corrisponde alcuna offerta. Noi riempiamo questo vuoto con i nostri mezzi. Particolarmente interessanti le esperienze che abbiamo realizzato in Toscana e in Trentino, dove abbiamo lavorato sui formatori”.

Il libro è un’ottima guida per gli educatori che vogliano acquisire consapevolezza e metodo per lavorare con i ragazzi sul linguaggio mediatico e la cittadinanza attiva. Un efficace corso di “educazione civica”, che veicola tra gli altri due importanti messaggi: il cambiamento di sguardo è un passaggio decisivo per cambiare ciò che guardi -o sei costretto a guardare-; ogni nostro atto politico oggi deve mettere al centro i piccoli -bambini e giovani, animali e piante- in una chiave di restituzione almeno parziale di ciò che la “generazione perduta” -la nostra- ha loro violentemente sottratto.

 

AMARE GLI ALTRI, economics, giovani, Politica novembre 6, 2012

La generazione perduta: noi

Tante volte dico: dovrei fare causa all’università. Dove, facoltà di Filosofia, mi hanno fatto studiare Marx, Engels, Lenin, Rosa Luxemburg, il rinnegato Kautsky, Agnes Heller e la scuola di Budapest, perfino Toni Negri. La rivoluzione era alle porte e ci si doveva tenere pronti e attrezzati. E poi -scusate, avevamo scherzato- è arrivato l’edonismo reaganiano, il liberismo senza freni, Wall Street al centro del mondo, il godimento consumistico illimitato, e tutto quello che oggi si sta sgonfiando come un soufflé venuto male.

I ragazzi che oggi hanno sui vent’anni sono cresciuti in questo sconfinato Bengodi, barche, Coste Smeralde, Briatori, sesso compulsivo, Porsche Cayenne, calciatori e veline, labbroni, senoni, fiumi di denaro, Paese dei Balocchi in cui tutto è a portata di mano, basta allungarla senza spostarsi dal triclinio. E poi -scusate, avevamo scherzato- eccoli qua, piegati dai debiti, senza lavoro, senza casa, senza soldi, senza prospettive: e, insomma, come siete bamboccioni, quanto siete choosy, ma che generazione perduta, potreste sempre andare a Rosarno a raccogliere i pomodori anche se vi siete laureati e masterizzati, ma che volete?

Non dovrebbero farci causa, dovrebbero ammazzarci.

La generazione perduta è la mia, la nostra, ma perduta irrimediabilmente, c’è un girone dell’inferno bell’e pronto che ci sta aspettando, se non faremo da subito qualcosa per redimerci, se di qui alle fine dei nostri giorni non metteremo i giovani al centro di ogni nostro pensiero e di ogni nostro gesto politico.

Lorella Zanardo ha scritto un libro pensando ai giovani, a cui ormai dedica la gran parte del suo tempo. Si intitola Senza chiedere il permesso (Feltrinelli), ne parleremo più diffusamente, intanto guardate questo video.

 

Donne e Uomini, Politica, tv giugno 18, 2012

#Zanardoinrai: solo per dire…

 

Solo per dire questo, amiche e amici: che questa candidatura di Lorella Zanardo in cda Rai ha catalizzato un po’ di tutto. Umori, malumori, visceralità ma anche “format” politici molto interessanti, in particolare per le donne, ha chiarito la profondità dell’enorme desiderio di partecipazione, ha delineato il profilo di un’idea diversa e più piena di cittadinanza. E tutto attorno a una posizione non così significativa: in fondo si tratta solo di un cda, attorno al quale non si è mai visto alzarsi un polverone simile.

Non c’è solo un simbolico da scrutare -quello che Lorella rappresenta in Italia e nel mondo, che il suo docu e i suoi contenuti piacciano o meno, e che la rende una candidata decisamente sui generis, e in particolare la candidata perfetta per Se Non Ora Quando (anche se la speranza è che insieme a lei entrino altre: i curricula sono tutti ottimi). Resterà, una volta chiusa la partita (è questione di ore), un calderone in cui scandagliare, perché dentro c’è un sacco di roba interessante, materiale da costruzione.

Solo un’osservazione: mentre sul corpo di Zanardo si è consumata una battaglia all’arma bianca, sugli altri curricula, in stragrande parte maschili, attenzione quasi-zero. Potrebbe essersi candidato Landru, o Jack lo Squartatore, ma non importa niente a nessuno.

Di tutto il resto parleremo dopo.

P.S. Al mio endorsement, insieme alle Blogger Unite(D), a quello di Gad Lerner, di Lidia Ravera e di molti altri, che avrete già visto, si aggunge ora quello ottimo di Annamaria Testa.

P.P.S, ancora più importante: su Repubblica di oggi è scritto che Zanardo “ha fatto arrivare il suo nome sul tavolo di tutti”. Informazione non corretta: Lorella Zanardo ha inviato il suo curriculum solo all’associazione Art. 21 e alla Commissione di vigilanza Rai. Non ha richiesto l’appoggio di partiti né di alcun altro. Ha rifiutato ogni richiesta di intervista. Il grande sostegno che sta ricevendo è spontaneo e del tutto “civico”.

Donne e Uomini, Politica, tv giugno 12, 2012

Cda Rai: io sostengo Lorella

(foto di Laura Albano)

Per come la conosco, so che sarebbe una specie di condanna a morte. Ma anche stamattina, così come ieri mattina -in una logica inaudita: donna sostiene donna– l’ho chiamata per pregarla di non tirarsi indietro, nel caso qualcuno glielo chiedesse, .

Lorella Zanardo nel cda Rai sarebbe una botta di vita -non per lei, lo so: per la Rai-, sarebbe la possibilità di un servizio pubblico ricondotto alla sua mission. Non c’è solo il lavoro fatto con “Il corpo delle donne” e quello per le scuole, “Nuovi occhi per la tv”. C’è anche la sua vita precedente di manager, competenza che non guasta.

Nelle scorse settimane “Articolo 21” e “Moveon” hanno chiesto ai lettori di inviare i loro suggerimenti per nomine davvero indipendenti alla Rai, e Lorella ha raccolto migliaia di preferenze, a cui aggiungo la mia. Il Pd ribadisce che, contro la logica della lottizzazione, non proporrà “suoi” nomi per il Cda. Ottimo. Ciò non toglie che il Pd potrebbe, in una logica di ascolto e di attenzione, esprimere il suo favore attivo per questa candidatura, nata davvero -come si dice, con quell’orribile espressione- dal “basso”. Meglio, dal cuore dei cittadini che si muovono.

Prego anche Se non ora quando e le associazioni femminili, compresa la Fondazione Bellisario, di muoversi in questo senso, e rapidamente: si deciderà a ore. Potrebbe essere la prova generale di un “format” che a me piace molto: tutte che ci muoviamo per sostenere una. Non come una lobby, ma come molto di più, in una logica di patto di genere.

Sarebbe un grande guadagno per tutte.

Lorella alla Rai! Condividete.

#zanardoinrai: twittate!

postato anche da

Loredana Lipperini

e ne scrive qui anche Giovanna Cosenza

e Giorgia Vezzoli

BLOGGER UNITE(D)

Donne e Uomini, media, Politica, tv febbraio 18, 2012

A tutte le blogger italiane

A tutte le blogger (e anche ai blogger di buona volontà).

Penso a Lorella Zanardo, alla 27a ora, a Loredana Lipperini, alle tantissime che fanno uno straordinario lavoro sulla rete (ma sui giornali hanno pochissima voce): ogni giorno nasce qualcosa di nuovo tra le donne online, su Facebook e su altri social network, tanto che non è possibile seguire tutte, ed è un vero peccato.

La farfalla di Belen inquadrata in primo piano e in primetime (e i manifesti di Miss Patata affissi nelle nostre città, l’ex presidente dell’Ordine dei Giornalisti e attuale vicepresidente del Salone del Libro di Torino Lorenzo Del Boca che pubblica culi sulla sua pagina Fb, tanto per dirne solo alcune) dimostra che la “dignità delle donne” non interessa più a nessuno, e che l’alto monito del Presidente della Repubblica ai giornalisti è caduto nel vuoto.

Caduto Berlusconi il machismo della nostra politica, delle nostre istituzioni, dei mass media sopravvive intatto, e torna impunemente a manifestarsi all’inizio di quello che sarà un anno cruciale per le donne di questo Paese.

Nel 2013 si va al voto. Verosimilmente il numero dei posti nelle nostre istituzioni rappresentative diminuirà (è già così per gli enti locali): tradotto, altro che 50/50, vuole dire che la rappresentanza femminile, già scandalosamente esigua, rischia addirittura di diminuire.

Il 13 febbraio i partiti l’hanno già serenamente archiviato.

Una rappresentazione indegna delle donne e del loro corpo e il ricorso a stereotipi umilianti non è sono solo terreno di coltura di misoginia e violenza, ma svolgono anche la preziosa funzione di tenere le donne al loro posto, negando la loro forza e la loro competenza, indebolendole e infiacchendole.

Tutte noi blogger, insieme pur nelle differenze che resterebbero intatte, possiamo costituire la punta di diamante della resilienza a questo meccanismo misogino, vigilando, analizzando, attivandoci insieme per denunciare, stigmatizzare e anche punire, sottraendo consenso.

Questa unità di analisi e di intenti che si è espressa spontaneamente nel caso della squallida vicenda di Sanremo (vedi i post di 27a ora online e sul Corriere cartaceo, Flavia Perina oggi su Il Fatto, i miei post e molto altro), dimostrazione che ci siamo, e che ci muoviamo nella stessa direzione, sarebbe enormemente potenziata da un coordinamento attivo, che ci veda muoverci insieme sui temi rappresentazione /rappresentanza, strettamente interconnessi.

Insieme possiamo moltissimo.

Attendo di sapere che cosa ne pensate. Diffondete, se ritenete.

Buon lavoro, e gratitudine per tutte.

Aggiungo qui una precisazione che può essere utile: non si tratta di costituire una nuova rete. Si tratta solo che alcune di noi, che ritengono cruciali le questioni rappresentazione/rappresentanza (viste nella loro connessione) e che ne scrivono singolarmente, adottino una firma collettiva per postare sull’argomento,  proponendo ai propri lettori e condividendo in rete e nei social network come abitualmente facciamo da singole. Si tratta di unire periodicamente le nostre firme e i nostri “pubblici” per dare maggiore forza a opinioni, riflessioni ed eventuali iniziative. Alcune esperienze di questo tipo nel recente passato (per esempio il lavoro condiviso tra Lorella Zanardo e me su Expo, che ha avuto risonanza internazionale, dall’Australia alla Spagna, e ha costretto il segretario generale del Bie a un pubblico impegno) ci incoraggiano in questo senso. E’ una cosa in più, non “invece di”, che si aggiunge e si connette al fitto lavoro della rete.

Oltre a Lorella Zanardo e Loredana Lipperini, aderiscono all’idea Giovanna Cosenza, Manuela Mimosa Ravasio e altre (daremo al più presto l’elenco completo, mi scuso se non sono in grado di farlo ora, e preciseremo il “format” dell’inizativa).

Chiunque sia interessata si faccia viva. Grazie.

 

Donne e Uomini, Politica giugno 6, 2011

CARO SINDACO GIULIANO

Caro Sindaco Giuliano -e anche cara città-,

con la composizione della squadra di governo si completa un percorso faticoso, entusiasmante e non privo di asperità e di conflitti -inevitabili, ma tutto sommato tenuti al minimo fisiologico- che ha richiesto quasi un anno di cammino: in prima fila i candidati alle primarie e poi il candidato sindaco, e dietro di loro un sacco di gente che il cambiamento l’ha fortissimamente voluto.

La città nuova in un certo senso c’è già. Cova nei desideri, e in quella che molte donne chiamano “politica prima” e che forse coincide con ciò che la sociologia definisce Big Society: un intreccio di relazioni alla base di un fare politico diretto nonostante le istituzioni e senza risorse pubbliche che per quasi un ventennio è stato tenuto lontano dal governo delle cose ma che ha comunque tenuto in piedi la città. Somiglia molto a quello che il femminismo ha saputo realizzare nell’ultimo mezzo secolo: senza risorse, senza rappresentanti elette, senza delegare a nessuno e anche senza violenza -quindi anche qui nonostante le istituzioni- le donne hanno cambiato faccia alla società e al paese.

Fare la giunta è prerogativa del sindaco, che deve poter mettere insieme la squadra in assoluta libertà, scegliendo gli interlocutori che ritiene. Non sarebbe strano se il dialogo con i partiti costituisse una parte significativa di questa interlocuzione. Ma solo una piccola parte di questa enorme ricchezza che abbiamo chiamato “politica prima” o Big Society ha occasione di passare dai partiti. Forse nemmeno quelle che chiamiamo associazioni possono rappresentarla adeguatamente. Il rischio è che pur avendo contato e contando così tanto, questa grande ricchezza resti sostanzialmente invisibile.

Le donne sono state e sono protagoniste di questa politica prima, strette in una rete di relazioni che ha “tenuto su” il tessuto civile, dalle mamme e maestre di via Rubattino che si sono fatte spontaneamente carico del destino dei piccoli rom sgomberati dal loro campo, alle libere pensatrici della Libreria delle donne, della Libera Università e di altri luoghi di pratica politica, a moltissime altre esperienze, note o microfisiche.

Caro Sindaco Giuliano, l’altro giorno come primo atto del tuo governo hai voluto aprire Palazzo Marino ai cittadini, per significare con un gesto simbolico che lì era la casa di tutti, e i cittadini si sono messi in fila accogliendo in migliaia il tuo invito. Tenere aperto questo passaggio tra il dentro e il fuori, tra la politica prima e la “politica seconda”, o politica della rappresentanza, potrebbe costituire la sfida più avvincente e più difficile, perché quel passaggio tende inerzialmente a chiudersi. Guardare, per la squadra che sta andando a comporre, e che vuoi per metà femminile, a donne della politica prima difficilmente rappresentabili dai partiti, potrebbe essere d’aiuto in questa direzione.

Donne, ad esempio -qui te ne “presenteremmo” alcune, anche se è verosimile che tu le conosca già- come Lucia Castellano, che dirige con umanità e grande competenza il carcere di Bollate; Marisa Guarneri, responsabile della Casa delle donne maltrattate di Milano, depositaria di una decennale esperienza sulla questione maschile della violenza sessuale e sui sex offender; Lorella Zanardo, il cui lavoro su Il corpo delle donne ha avviato un’amplissima discussione. E come Arianna Censi, donna di partito (Pd) ma in stretto e storico legame con le varie componenti del movimento delle donne di Milano, e solida di un’ottima esperienza amministrativa.

Certe che saprai intendere nel senso giusto questa “presentazione”, a cui potrebbe seguire, se lo riterrai, una feconda collaborazione politica.

Donne e Uomini, tv maggio 11, 2011

IL CORPO DI ANTONIO RICCI

Ieri sera ho condotto una conversazione con Lorella Zanardo alla Libreria delle Donne di Milano: un bilancio dell’esperienza del Corpo delle Donne, due anni di intenso lavoro su un docufilm che è stato visto da quasi 4 milioni di persone nel mondo, è oggetto di analisi, di studi e perfino di progetti artistici, ed è in qualche modo scappato dalle mani dei suoi autori, Lorella per prima, travolgendone la vita. Lorella ci ha spiegato che ormai il suo lavoro, che si svolge soprattutto nelle scuole, è un’analisi del linguaggio televisivo tout court, un’educazione alla lettura delle immagini.

Poco prima delle 23 ci salutiamo, io faccio una corsa alla Stazione Centrale per dare un’occhiata al grande concerto per Pisapia, e lì mi raggiunge una telefonata angosciata di Lorella. Il resoconto di quello che è capitato lo fa lei stessa questa notte sul suo blog:

“... esco, tolgo la catena alla bici, sono le 11 di sera, in giro non c’è nessuno. Le porte dell’auto parcheggiata davanti a me si spalancano di colpo, alzo la testa e 3 persone e una luce fortissima mi vengono incontro. E’ la troupe di Strisica la Notizia.
Chiedo alla ragazza che mi investe con una serie di domande come si chiama, lei esita, poi veloce  mi risponde “Elena”,  ha 26 anni, dice che è contenta di avere fatto la velina, che nessuno l’ha obbligata e che io la offendo con il nostro documentario, dice così o qualcosa di simile.

Io sono sulla bici, e mi invade una tristezza infinita: Striscia usa quella violenza che io condanno. Prima il plagio del documentario, ora questo agguato notturno, da ore mi aspettavano fuori dalla porta della Libreria. Dico ad Elena ciò  che chi mi segue sa bene, e che sa anche lei presumibilmente, e gli autori: il nostro documentario è una critica all’uso del corpo delle donne nelle immagini tv, non alle donne che fanno tv. Di Striscia passano poche immagini nel nostro video. La reazione di Striscia è spropositata: noi con un doc fatto in casa e loro con i milioni di euro a disposizione e 7 milioni di persone tutte le sere.

Elena non mi lascia parlare, so che si usa così in tv. La guardo, voglio entrare in relazione ma lei non può, si vede che usa il metodo televisivo, parla veloce, accusa e non da tempo per la replica. Nemmeno per un attimo provo fastidio verso di lei, per i mandanti sì, per la loro codardia. perchè non sono venuti loro? Uomini senza coraggio, così come si usa ora.

Io non mi occuperò di questa diatriba miserabile, ho altro da fare. Però credo che chi mi legge potrebbe reagire. Se 3 milioni e mezzo hanno visto il documentario Il Corpo delle Donne e se continuate a chiederci di proiettarlo e se a migliaia dite che vi è servito, ora è il momento di dire voi cosa pensate. Anche quelle giornaliste, quei gruppi di donne che il video lo hanno visto, che lo hanno lodato, apprezzato ma che spesso tacciono. La protervia di questi autori corrisponde al clima di prevaricazione e di impunità che si respira oggi.

E comunque sì, ha ragione mio figlio tredicenne. Siamo stati veramente efficaci, con zero euro investiti, a dare così fastidio a quei milionari di Striscia, Mediaset.

Sono veramente sbigottita per l’accanimento di Antonio Ricci, signore maturo e d’esperienza, protagonista della tv degli ultimi trent’anni, ma che evidentemente non tollera il libero esercizio della critica. Se l’è presa con Lorella, con “Newsweek”, con “El Paìs”, ha realizzato un apocrifo del docufilm utilizzando il volto e i testi di Zanardo. Per la quale, tra l’altro -posso assicurarlo- Striscia è davvero l’ultima delle preoccupazioni, come del resto per noi tutti. Usa mezzi potenti contro una donna che fa lavoro volontario, manda i suoi ragazzi e le sue ragazze a tendere agguati notturni -Lorella si è molto spaventata, prima di capire che era una troupe di Striscia-, insiste con una protervia e un’aggressività degna di miglior causa a indicarla come una nemica assoluta, la sbeffeggia, la ridicolizza, cerca di spaventarla.

Direi che può bastare. Siamo qui, Lorella, io e tutte, disponibilissime a un chiarimento definitivo, se Ricci lo riterrà opportuno, con lui, le Veline, gli autori, e anche con il Gabibbo, dove e quando vorrà. Che la smetta con le molestie, non è un ragazzino né uno stalker, e accetti di confrontarsi civilmente.

AMARE GLI ALTRI, Corpo-anima, Donne e Uomini, economics, lavoro, Politica maggio 1, 2011

LEADERSHIT!

Scrive Henry Mintzberg sul “Financial Times”: ogni volta che usiamo la parola leadership dobbiamo tenere bene in mente che isoliamo un uomo per far sì che che tutti coloro che stanno intorno a lui diventino follower. Ma è proprio questo il mondo che vogliamo? Un esercito di seguaci?

Be’, le possibilità sono due: credere a chi, come la psicoanalisi lacaniana, ritiene che l’eclissi della funzione paterna ci sospingerà irresistibilmente verso il Bastone del dittatore e la definitiva passivizzazione -qui in Italia una certa esperienza l’abbiamo-; o al contrario confidare nella mutazione indotta dal web e dalle nuove tecnologie di comunicazione, diventare finalmente protagonisti delle nostre vite, farci spazio nel mondo, neuroni di un cervello planetario globale.

Andrea Vitullo, consulente filosofico, executive coach, docente a Venezia e a Torino, yogi e altro ancora, è convinto che la mistica della leadership sia da rottamare, determinazione espressa nel secco neologismo “Leadershit” con cui titola il suo nuovo saggio (Ponte alle Grazie).

Il leader non è l’eroe che crediamo, ma semplicemente un narciso patologico avvinghiato al proprio potere e bramoso di folle plaudenti: senza follower non è nessuno, come in ogni dialettica servo-padrone che si rispetti. Ed è dimostrato che non garantisce affatto l’efficacia dell’organizzazione di cui è alla guida. Insomma, il leader non è la soluzione, come molti credono (anche in politica): semmai è il problema. Specie da quando il paradigma –o paradogma- economico si è divorato tutto e il profitto è diventato la misura unica.

Senza leader si può? A che serve la vecchia piramide gerarchica, se oggi le cose che contano davvero viaggiano in velocità lungo i gangli di un network neurale e orizzontale? E se i soldi sono l’unico goal, che cosa ne è della vita? Domande epocali indotte dall’indebolirsi della visione maschile –fine del patriarcato- e dall’affermarsi di pratiche femminili, nei riguardi delle quali l’idea di leadershit riconosce un debito. Ed è proprio a 5 donne (Letizia Cella, Annarosa Buttarelli, Antonietta Potente, Lorella Zanardo, e pure me) che in conclusione del saggio sono affidati altrettanti “laboratori leadershit”.

Al posto dei leader “che usano il potere solo per maltrattare persone e mondo”, dice tra l’altro la filosofa Buttarelli, oggi servono “guide che vanno individuate, valorizzate e sostenute sulla base del loro agire disinteressato”.

Donne e Uomini, media, tv marzo 9, 2011

CHE COSA CI COMBINI, MICHELLE?

Lo pseudo-Grillo di Striscia la notizia ieri sera ha mandato affanc…o le giornaliste italiane, accusandole di ignavia e complicità nella strumentalizzazione del corpo femminile a scopo mercantile sui loro giornali. Il tutto -effetto surreale- mentre le veline, al solito (in verità un po’ più vestite del solito) sballonzolavano ai lati della scrivania. Tra le giornaliste mandate affanc…o ci sono anch’io, che a Striscia dico questo.

Hanno ragione a dire che l’uso mercificato del corpo femminile non è un’esclusiva della tv. L’ho detto e scritto anch’io. E tuttavia:

a) non avrebbero dovuto dirlo realizzando un apocrifo del docufilm Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, usando il suo volto, i suoi testi e il suo stesso titolo- perché questo ha confuso molte e molti, e appare distruttivo nei confronti del faticoso lavoro di Lorella, riconosciuto ieri nel suo valore anche dal Presidente della Repubblica Napolitano.

b) non avrebbero dovuto negare il fatto che il fenomeno, benché non solo televisivo, è soprattutto televisivo, a cascata dalle reti Mediaset al servizio pubblico. E’ la tv la maggiore responsabile di questa porcheria. Un’altra importante differenza è questa: che la carta stampata, bene o male, è riuscita a garantire una rappresentazione un po’ più articolata e complessa del mondo femminile, mentre la tv (c’è anche un rapporto Censis a riguardo) ha sostanzialmente occultato questa complessità.

c) benché attualmente le veline appaiano un po’ più coperte del solito, e fatta assolutamente salva la libertà di queste ragazze, se la neo-parola “velinismo” ormai circola in tutto il mondo, una ragione deve pure esserci. Striscia quindi ha costituito un’avanguardia nell’esibizione del corpo femminile a scopo di audience, e questo dovrebbe essere pacificamente riconosciuto prima di parlare degli altri media.

Che poi Michelle Hunzicker, che pure ha personalmente conosciuto la brutalità maschile -è stata a lungo vittima di molestie- e presta il suo bel volto e il suo impegno alla lotta contro lo stalking, si sia prestata a questa spiacevole operazione, è la cosa che rammarica di più, e che la renderà piuttosto impopolare tra le donne, a cominciare da noi giornaliste. Quando il suo collega ci ha mandate affanc…o, lei avrebbe dovuto esprimere chiaramente il suo disappunto. Non vi è critica più efficace di quella che prende avvio da un’autocritica. E non si può accettare di fare qualunque cosa in forza di un buon cachet. Speriamo che ci pensi. E’ anche mamma di una ragazzina…