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corriere della sera

Donne e Uomini, esperienze, femminicidio, questione maschile maggio 25, 2012

Violenza: il fra-uomini che guarisce

 

 

Con un nodo alla gola leggo oggi sul Corriere (e su 27 ora) il racconto che alcuni uomini violenti fanno su se stessi. Mi era già capitato di ascoltare narrazioni di violenti e sex-offender, sono anni e anni che mi interrogo su queste cose. Ma fa un altro effetto leggerle sul giornale che ti entra in casa da quando eri bambina. Vuole dire che qualcosa sta capitando.

Si vede che un passaggio di autocoscienza è avvenuto. Quegli uomini riconoscono come violenti i loro gesti, non si consentono scusanti tipo: io non sono violento, ma “lei mi esaspera”, “mi fa andare fuori di testa”. Vanno alla ricerca di spiegazioni su di sé per uscire di lì, per imparare a gestire l’inevitabile conflittualità  della relazione. Non considerano più un fatto naturale i loro schiaffi, i loro strattonamenti, le loro minacce, il loro stalking.

La gran parte degli uomini violenti è ferma su questa soglia. Molti, probabilmente, percepiscono che il gesto violento è sempre uno scacco nella relazione, una manifestazione di impotenza, e sanno che la loro storia prima o poi finirà a causa di questo. Anche in extremis: oggi ci sono anche tante ultrasettantenni che decidono di sottrarsi al loro compagno-aguzzino.

Ma mettono la testa nella sabbia e tirano avanti un altro po’: almeno finché lei saprà sopportare, finché non avrà accumulato energia sufficiente a sottrarsi al gioco malato. Alternano gesti violenti a clamorose galanterie riparatrici: è la cosiddetta “luna di miele”. Un ciclo che per le nostre madri e le nostre nonne era infinito, e per noi invece a un certo punto si interrompe.

Molti probabilmente sarebbero finalmente disponibili a scartare, a non ripetere gli stop-and-go di sempre, a raccontarsi in un altro modo quella storia che si ripete sempre uguale -la narrazione è un momento imprescindibile-. A dirsi: quell’uomo violento di cui sto leggendo sul Corriere di oggi sono IO. Mi riconosco. Ma se volessero fare qualcosa, come potrebbero? Da soli non si può. Dove andare? con chi parlare? Difficilissimo trovare gli interlocutori. Non c’è solo la grande resistenza maschile a “patologizzarsi” e “medicalizzarsi” (quasi tutti vedono in questo modo il ricorso alle terapie della parola). C’è anche l’indisponibilità a mostrarsi all’altro nella propria debolezza e vulnerabilità, dopo avere capito che si picchia per impotenza e per paura. Ma soprattutto mancano gli interlocutori.

L’ho già detto qui, e insisto: sarebbe necessario moltiplicare sul territorio e capillarizzare le possibilità di accoglienza, di contatto e di scambio. Forse la rete dei medici di famiglia potrebbe essere sensibilizzata e formata per una primissima risposta di orientamento. Ma non credo che basti. Non sono un uomo, ma mi pare che la possibilità vera stia soprattutto nella relazione, in un fra-uomini a cui si devono dare occasioni. In una relazione non istituzionalizzata, quindi già definita nella sua disparità, ma in una relazione vera, in cui ciascuno rischia e si mette in gioco.

La cosa più vicina che mi viene in mente è la verità del rapporto tra il balbuziente Giorgio V e il suo “logopedista” (“Il discorso del re”): un non-re e un non-medico che “guariscono” insieme dai loro mali, dalle loro paure e dai loro scacchi, giocandosi interamente nella relazione che li lega.

Ci vorrebbe forse una cosa così?

Donne e Uomini, media, TEMPI MODERNI novembre 11, 2011

Porco maschio troll

Un blogger maschio, Paolo Baldini, sul Corriere di oggi (“Misoginia online”, pag. 33) parla di noialtre blogger femmine, e dei troll che ci perseguitano. E’ un fenomeno mondiale e piuttosto studiato: che fare? affrontare o censurare?

Qui noi ce ne intendiamo, vero? E potrei dire al collega Baldini e a tutti che i troll misogini sono sostanzialmente di tre tipi:

1. i violenti, gli odiatori di donne puri, quelli che nascosti dai nick ti danno della p…a e altre cose del genere. Quelli che se non gli dai ragione esplodono furiosamente -nella vita reale sarebbero botte-, come quel tal Roberto Mazzuchelli che su Facebook scrive, rivolto a me e ad altre donne che stanno discutendo: “Ma allora hanno ragione quelli che dicono che le donne hanno un neurone solo!”. Bloccato.

2. i negazionisti: questi sono militanti veri pro-patriarcato e anti-misandria, organizzati in blog sfigatissimi dove non va nessuno, che cercano in ogni modo di dimostrare in modo più o meno garbato che le donne stavano molto meglio prima quando agli uomini era permesso essere “veri” uomini, e che oppressione, emarginazione, sfruttamento e violenza sono tutte balle. Uno che per esempio mi ha sottoposto una sfilza di domande assurde via Facebook, e poiché io mi ostinavo a non rispondergli ha provato con le brutte: “Marina, str..a, perché non rispondi alle mie domande?”. (bloccato) O come quest’altro, autore di questa formidabile cretinata: “Marina, stai prendendo un granchio enorme: sono meno di 200 le donne che ogni anno in Italia perdono la vita per mano maschile… Il cancro è invece responsabile della morte di migliaia di donne ogni anno in Italia e nel mondo”.

3. i paternalisti: quelli che chiosano ogni cosa che tu dici, che commentano il tuo stile, che ti spiegano bonariamente che cosa devi pensare-dire-fare, a cui dà un terribile fastidio la tua libertà di pensiero: e anche qui, guai se obietti, perché partono i vaffa. (bannati). Sono i più insidiosi, perché si presentano amichevolmente, salvo strapparsi la maschera quando non li assecondi e non gli dici “Certo, caro. Hai ragione tu, caro”.

Tutti questi uomini compongono online la questione maschile. La stessa che vediamo, sperimentiamo, subiamo offline. La debolezza, la paura che diventa violenza. Non soltanto non sono disposti ad ascoltare e non sopportano il tuo protagonismo intellettuale e politico, ma basta che tu reagisca fermamente perché perdano il controllo e partano insulti e minacce (le mani online non le possono menare). 

E poi ci sono tutti gli altri, sempre di più. Uomini a cui non serve, per sentirsi uomini, darsi continue prove di saper tenere le donne “sotto”. Uomini che sono stanchi del modello patriarcale, che le donne le vogliono al loro fianco, con tutta la fatica che questo comporta. Perché hanno capito che anche a loro conviene così. Noi li amiamo.

p.s. Solo un appunto al collega Baldini, quando dice: “Difendo le donne… dall’incivile misoginia della rete. Dall’assalto dei troll anti-minoranze“. Noi non siamo affatto una minoranza. Noi siamo la maggioranza.