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vandana shiva

ambiente, Donne e Uomini, economics, femminicidio, Femminismo, Politica, questione maschile novembre 22, 2014

25 novembre: la stessa violenza sulle donne e sulla Terra

 

Quella sulle donne e quella sulla Terra sono manifestazioni della stessa violenza: come dice Winnie Byanyma bacchettando il #G20: i potenti della terra non possono permettersi di ignorare che le due maggiori sfide del nostro tempo sono la disparità di genere e il cambio climatico. 

La proposta è che il prossimo 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si tenga conto della connessione diretta fra violenza contro le donne e violenza contro il Pianeta, e si raccolga la sfida nella sua complessità, coinvolgendo il massimo numero di altre e altri.

All’assunzione del tema nella data fortemente simbolica del 25 novembre potranno seguire altre iniziative. Un’importante occasione potrebbe essere il prossimo il 14 febbraio, in occasione di One Billion Rising: il tema quest’anno è “rivoluzione”, perfettamente in sintonia con lo sforzo per un cambio di paradigma.

Lo spirito dell’iniziativa è bene illustrato da Vandana Shiva:

“Ho più volte sostenuto che lo stupro della Terra e lo stupro delle donna sono intimamente connessi – sia metaforicamente, nel modo di cui si costruisce la visione del mondo, sia materialmente: nel modo in cui si costruiscono le vite quotidiane delle donne. (esiste una stretta) connessione tra lo sviluppo di politiche economiche violente ed inique, e l’aumento di crimini contro le donne. (…) L’idea di una crescita illimitata in un mondo limitato può mantenersi solo attraverso il furto delle risorse del debole da parte del potente. E il furto di risorse, essenziale per la crescita, crea una cultura dello stupro: lo stupro della terra, delle economie locali autosostenibili, lo stupro delle donne. (…) Dobbiamo cambiare il paradigma dominante: porre fine alla violenza contro le donne significa anche superare l’economia violenta a favore di economie pacifiche e non violente, capaci di rispettare le donne e il Pianeta”.

 Chi promuove questa azione? Non c’è una precisa maternità dell’idea: chiediamo di riconoscere l’iniziativa come nata spontaneamente da confronti diretti e sui social network. Chi approva i contenuti li raccolga, trattandoli come preferisce e facendo il possibile per diffondere e rilanciare (sui blog, social network, via email ecc)

Ecco gli hashtag da rilanciare:

#25novDonnePianeta      #25novWomenforPlanet 

#NoPlanetB          #NonesistePianetaB

Una chiamata delle donne ad azioni urgenti per il clima anche in questa dichiarazione approvata un anno fa dall’IWECI (International Women’s Earth and Climate Summit), c integralmente recitata in italiano  in questo video.

Il 25 novembre mobilitiamoci contro la violenza sulle donne e sulla Terra.

 

 

 

 

 

 

 

ambiente, economics, Politica ottobre 25, 2013

“Nobel” per l’alimentazione alle multinazionali Ogm. Vandana Shiva: “Operazione di pr”

La Word Food Prize Foundation ha deciso quest’anno di insignire del “Nobel per l’alimentazione” Robert Fraley, biotecnologo della Monsanto Company, il gigante degli Ogm. Motivazione del premio, “aver contribuito a migliorare e accrescere la disponibilità di cibo nel mondo”.

81 membri della Fondazione si sono ribellati e dissociati, accusando la Word Food Prize Foundation di aver tradito le sue finalità sociali e sostenendo che questa decisione “dà forza a un modello di agricoltura che riduce i contadini in estrema povertà… L’impatto più drammatico si è avuto in India, dove tra il 1995 e il 2012 si sono suicidati 270 mila piccoli agricoltori, strozzati dai debiti per l’obbligo di acquistare semi e pesticidi dalle multinazionali dell’agricoltura”

Insieme a Fraley, è stata premiata Mary-Dell Chilton della società biotech Syngenta, produttrice di pesticidi che intossicano ambiente e colture.

Chiedo a Vandana Shiva di commentare questa incredibile decisione:

Sia Monsanto sia Syngenta” dice Vandana “sono veri giganti della chimica, che partono dalla chimica di guerra. Syngenta nasce dalla fusione di Ciba Geigy, Sandoz, Astra and Zeneca. Oggi è il principale produttore di chimica per l’agricoltura, e sta trasformando la produzione di sementi grazie all’ingegneria genetica e i brevetti. Syngenta è inoltre proprietaria dei brevetti del cosiddetto riso Golden Rice, 7000 volte meno capace di fornire vitamina A rispetto alle alternative “biodiverse”. Il Golden Rice è diventato il cavallo di Troia per favorire la penetrazione degli OGM, data anche la forte resistenza incontrata da altri tipi di piante geneticamente modificate, come quelle resistenti al Round Up e quelle che esprimono la tossina BT. Novartis, che nasce dalla fusione di Ciba Geigy e Sandoz, è una delle più grandi industrie farmaceutiche del mondo. Ha intentato causa all’India per poter brevettare un farmaco generico anticancro già esistente. Il tribunale e l’ufficio brevetti hanno chiarito: un farmaco già esistente non può essere rivendicato come un’invenzione brevettabile… Insomma: queste multinazionali prima provocano il cancro con i pesticidi, poi pretendono di curarlo brevettando e vendendo farmaci antitumorali!”

Perché allora la Word Food Prize Foundation ha preso questa contestatissima decisione?

E’ un segno di disperazione. Un tentativo di riscattare l’immagine di Monsanto e Syngenta. Si tratta semplicemente di un’operazione di pubbliche relazioni”.

Secondo alcune voci Monsanto avrebbe promesso una donazione di 5 milioni di dollari alla Food Prize Foundation…

“Non ne dubito affatto. Questa vicenda è assolutamente paradigmatica, illustra bene il potere economico e politico delle multinazionali, in tutto il mondo e in ogni settore produttivo”.

L’Italia è il Paese della biodiversità: l’esatto contrario delle monocolture Ogm.

“Proprio per questo il vostro Paese deve assumere un ruolo centrale in questa lotta contro le multinazionali degli Ogm: per la sua incredibile biodiversità, per la sua ricchissima cultura del cibo. E anche per indicare una via d’uscita dalla crisi”.

Come si dovrebbe reagire alla decisione del Word Food Prize Foundation?

“Lo spiego qui, e qui. L’imperatore Ogm è nudo! Onore agli eroi che nutrono davvero il pianeta!”.

 

 

 

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, economics, Politica, questione maschile giugno 15, 2013

Vandana all’Italia: puntate sulla qualità

Vandana Shiva

 

Vandana sorride sempre, e parla melodiosamente. Ma a colpire sono soprattutto gli occhi: lo sguardo attento e gioioso di una bambina che guarda il mondo come se fosse appena nato insieme a lei.

Vandana Shiva (qui il suo sito web) è una fisica quantistica, attivista per l’ambiente e madre dell’eco-femminismo. Complicato sintetizzare in poche righe il suo appassionato lavoro in difesa del pianeta vivente, dell’umanità e di tutte le altre specie: bestseller come “Terra Madre. Sopravvivere allo Sviluppo”, “Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica”, “Le guerre dell’acqua”, e “Il bene comune della Terra”. E il Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, fondato nel 1982.

Tra i principali leader dell’International Forum on Globalization, nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award, premio Nobel alternativo, ed è anche vicepresidente di Slow Food. Da decenni battaglia per la salvaguardia della differenza, contro gli Ogm, le monocolture e la distruzione della biodioversità: il corpo-a-corpo di una piccola donna avvolta nel sari e della sua associazione Navdanya (9 semi) contro il colossi del settore tecno-alimentare e i brevetti sulle sementi, che distruggono la meravigliosa varietà naturale e le colture tradizionali e locali, isteriliscono la terra e mandano in rovina i contadini costretti a rifornirsi da loro.

A Milano in vista di Expo 2015, titolo “Nutrire il pianeta”, Vandana è madrina e prima firmataria della Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata, presentata dell’European Socialing Forum. Ispirato alla Carta Universale dei Diritti dell’Uomo, il documento sancisce i diritti fondamentali della terra (Dignità, Integrità, Naturalità e Fertilità): l’obiettivo è fare di Milano la capitale mondiale della sua salvaguardia, con un Palazzo della Terra coltivata, una Banca dei Semi e un Tribunale internazionale. Chiedo a Vandana, grande amica dell’Italia, se può regalarci una visione per il nostro Paese: su che cosa dovremmo scommettere per uscire dai guai?

Il vostro grande talento è uno straordinario senso della qualità. Una specie di istinto che non ha uguali nel resto del mondo, e che non smette mai di stupirmi. La cura nel presentarsi agli altri, ad esempio. L’abito. Un livello irrinunciabile di dignità che prescinde da quello che sei e dal lavoro che fai. Come se ci fosse un diritto alla bellezza per tutti. E la qualità del cibo, la grande attenzione a come viene coltivato, lavorato, cucinato, assaporato…”.

La nostra “crescita” è qui?

“Assolutamente. La vecchia idea di crescita quantitativa è al capolinea. E’ il cuore della crisi. Non tutti la pensano così, sia chiaro. Chi ci ha condotto nel baratro vorrebbe continuare a perseguire quel modello, secondo il quale la realtà non esiste, esistono solo numeri. Questo tavolo a cui siamo sedute: loro considererebbero solo le misure, e quanto business ci si potrebbe fare. Il cibo che stiamo assaporando: non conta quanto è buono, quanto è sano e nutriente, come è stato coltivato e cucinato. Loro pensano solo a quanto pesa, a quanto costa confezionarlo e poi trasportarlo… Un processo di astrazione ed estrazione, la realtà e l’anima delle cose ridotte a numeri. Ma quegli stessi numeri misurano anche l’impoverimento della natura e della comunità”.

Qualche mese fa a “Ballarò” il finanziere Davide Serra disse che i suoi argomenti erano “ridicoli” (qui il filmato) Le idee di Vandana, ma anche della Nobel Elinor Ostrom, di Amartya Sen e di altri “illuminati” sono buone per i dibattiti, ma non quando si tratta di prendere decisioni e di fare politica (qui il dibattito sul blog).

“Da quando lo sfruttamento economico è diventato l’asse del mondo, anche la natura della politica è cambiata. La democrazia dovrebbe appartenere ai cittadini, occuparsi dei loro problemi e a loro vantaggio. Con la globalizzazione è diventata invece lo strumento politico delle multinazionali, gestito direttamente da loro e nel loro interesse. E’ chiarissimo nel campo dell’alimentazione. La politica dovrebbe fare il bene dei coltivatori e di chi si alimenta. Invece le lobby lavorano per il bene della Monsanto e delle altri multinazionali del cibo. Il 6 maggio scorso la Commissione Europea sulla biotecnologie ha presentato una orribile bozza di legge contro la biodiversità delle sementi: se dovesse passare, sarebbe Bruxelles a dire ai contadini toscani da chi devono comprare i semi e che cosa possono coltivare. Chi usasse semi suoi sarebbe fuori legge”.  

 E’ come voler brevettare l’anima o l’amore. Si può fare qualcosa?

 “Ci si può riprendere la democrazia. Si può fare in modo che tornino a decidere i cittadini. Non c’è solo l’Europa. Ci sono vari livelli di governo: nazionale, subnazionale, regionale, locale. E’ a livello locale che la democrazia va ripensata e rinnovata. Una democrazia per tutta la Terra, ma agita nelle comunità reali”.

Pensare globalmente e agire localmente… Che cosa direbbe a un capitalista finanziario per convincerlo del fatto che le sue pretese di profitto non solo fanno male al mondo, ma che tutti quei soldi non garantiscono di incrementare il suo livello di felicità?

“I nativi americani dicono: dopo che avrai abbattuto l’ultimo albero, inquinato l’ultimo fiume e distrutto l’ultimo pesce, capirai che i soldi non li puoi mangiare. Porterei quell’uomo per tre giorni in una fattoria. Lo inviterei a mettere le mani nella terra. Sono sicura che capirebbe molto velocemente che i miliardi in banca sono poca cosa.”

Una “re-education farm”. Dove vede indizi e segnali di un nuovo rinascimento?

 “In tutto il mondo. Tra i 600 mila contadini con cui collaboro. In Bhutan, dove si è scelto di abbandonare il concetto di Pil per valutare il grado di felicità, il benessere effettivo della nazione. Ma non è il trend seguito da tutti. Dobbiamo decidere quale futuro vogliamo: o impareremo a sentirci tutti parte della comunità umana e della terra vivente, o vedremo una guerra globale e a ogni livello. O creeremo un sistema capace di includere gli altri e le altre specie, o vedremo nascere nuovi fascismi che procedono per gradi di esclusione”.

La filosofa Julia Kristeva dice che quando c’è un cambio di civiltà nessuno ha da ridere. La fine della civiltà patriarcale sta costando molto. In particolare alle donne e alle creature piccole. Che cosa dobbiamo temere?

 “I rischi sono enormi, perché il patriarca che si sente insicuro è molto pericoloso. In India stiamo vedendo un’incredibile esplosione di violenza contro le donne”.

Anche in Italia. Terribili colpi di coda dell’animale morente.

“Un animale morente è sempre feroce. C’è solo un modo per fronteggiarlo: non-violenza, compassione. Diversamente saremo specchi che riflettono quella paura, quella violenza. E fermeremo il cambiamento”. 

Le donne stanno facendo dure lotte per entrare in politica e nelle stanze dei bottoni: è la strada giusta per un mondo più femminile? E lì che le donne possono esprimere la loro autorità e la loro sapienza?

“Sono una fisica quantistica. Non penso in termini di alternative che si escludono, ma di possibilità coesistenti. Per la fisica quantistica tu puoi essere nello stesso momento una particella e un’onda”.

Quindi le donne possono essere lì ma anche altrove.

“Esattamente. Il più delle donne non vuole entrare nelle istituzioni rappresentative perché il modo in cui quelle istituzioni sono concepite e organizzate le pone “naturalmente” in minoranza. Per la maggior parte delle donne la strada è quella di esprimere autorità e saggezza nei contesti in cui vivono e operano. E’ vero: quelle istituzioni ci sembrano vecchie, inutili, corrotte e inefficaci. La crisi dell’economia è esondata in una crisi della democrazia. Ma non possiamo pensare di lasciarle nelle mani di pochi. Il cambiamento verrà comunque dalla partecipazione. In quelle istituzioni dobbiamo esserci, donne e uomini”.

Il fatto è che nelle istituzioni maschili le donne cambiano, perdono la loro differenza, finiscono per omologarsi…

“Si deve creare una cultura che aiuti le donne ad andare in quei posti in spirito di servizio, e non in una logica di potere”.

Vorrei che lei dicesse qualcosa ai giovani: in Italia siamo al 40 per cento di disoccupazione, con punte di 50 nel Sud.

“Essere inoccupati non significa essere inutili: la prima cosa che va capita è questa. I giovani italiani non devono pensarsi, come qualcuno crudelmente li definisce, una “generazione perduta”. Devono piuttosto imparare a vedersi come la generazione del cambiamento, quella che costruirà il mondo nuovo. Si arriverà ad altri modelli educativi, ad apprendistati diversi, adatti a pensare e fare le cose in un altro modo. Ma il più grande cambiamento sta nel fatto che invece di aspettare qualcuno che ci dia lavoro, lo creeremo noi stessi, in rete e in collaborazione con altri. Nuovi lavori, per costruire il mondo nuovo”.

Lei non perde mai la fiducia? Ci sono stati grandi hoffnungträger (portatori di speranza) come Alexander Langer o Petra Kelly, che alla fine hanno ceduto sotto il peso enorme del loro impegno.

“Petra e Alex erano cari amici. Io non piango facilmente, ma ho pianto molto per loro. Quanto a me, rifiuto di pensarmi come un Atlante con il mondo sulle spalle. E’ il mondo che porta me, non sono io a portare il mondo. Ogni mattina mi alzo e cerco di fare quello che posso per difendere la terra e gli sfruttati. Lo faccio con tutta la mia passione e con tutte le mie forze, ma non penso affatto che tutto dipenda da me. Sono solo parte del cambiamento, insieme a molti altri. Un atteggiamento che definirei “appassionato distacco”: passione nel fare ciò che va fatto, ma anche distanza dai risultati”.

E’ quello che dice Clarice Lispector, grande scrittrice brasiliana, quando racconta la sua scoperta: “il mondo indipende da me”.

E’ così. Io mi sento parte del mondo, eppure il mondo indipende da me. Per poter restare umili, è importante sapere di non essere indispensabili. E l’umiltà oggi è più necessaria che mai. Dobbiamo entrare in un’età dell’umiltà, prendendoci cura della terra e dei viventi”.

 

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European Socialing Forum

È ITALIANA LA CARTA UNIVERSALE DEI DIRITTI DELLA TERRA COLTIVATA

 Dignità, Integrità, Naturalità e Fertilità: sono questi i principi fondamentali sanciti dalla Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata. Il documento, presentato a Milano all’interno della prima edizione dell’European Socialing Forum, è stato firmato da Vandana Shiva.

“La Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata è stata realizzata per sancire alcuni diritti inalienabili per la salvaguardia delle terre coltivate”, spiegano Andrea Farinet e Giancarlo Roversi, che hanno curato la stesura dell’opera. “Il  documento si ricollega idealmente sia alla Carta Universale dei Diritti dell’Uomo sia alla Carta della Terra, ed è frutto di un lungo lavoro di ricerca e di riflessione durato due anni su come tutelare meglio la realtà agricola italiana ed internazionale. Il documento sarà sottoposto all’approvazione delle più grandi associazioni agricole, ambientaliste e naturaliste internazionali. Potrà così nascere un percorso di condivisione che porterà alla ratifica formale della Carta nel corso di Expo 2015. L’obiettivo finale è trasformare Milano nella capitale mondiale della salvaguardia della terra coltivata, fondando il Palazzo della Terra coltivata, la Banca dei Semi e il Tribunale internazionale dei Diritti della terra coltivata.”

Ho avuto modo di leggere e apprezzare la Carta. Per anni gli uomini – ha spiegato Vandana Shiva – hanno vissuto nell’illusione di essere gli unici padroni della terra. Illusione che non può durare. Attualmente stiamo vivendo un “apartheid” moderno in cui l’uomo si sta separando dalla terra. È importante quindi poter fissare in un documento i principi fondamentali per la salvaguardia del Pianeta. In particolare – spiega Vandana Shiva – dei quattro principi sanciti dalla Carta, la Fertilità è quello fondamentale, in quanto connesso alla felicità delle persone e alla base della vita stessa. È importante pertanto salvaguardare la fertilità naturale, e non quella ottenuta tramite sistemi chimici o fertilizzanti. Ritengo che Expo 2015 sia un ottimo punto di partenza e una grande occasione per portare all’attenzione progetti interessanti come la Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata, un’opportunità imperdibile per cominciare un percorso virtuoso per la Terra.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Politica maggio 16, 2013

Ammazzare subito il Porcellum

 

Sento tantissim* che, come me, non riescono nemmeno più a guardare i talk politici. Che devono proprio forzarsi, per resistere alla tentazione dello zapping. Siamo sotto la pressa da troppo tempo. Ma forse ci sono anche ragioni meno contingenti.  Forse è l'”antipolitica” è arrivata alle sue estreme conseguenze, la sensazione definitiva che di lì non verrà mai niente di buono.

Stamattina ho incontrato Vandana Shiva -presto qui un resoconto della nostra lunga conversazione- e le ho chiesto tra l’altro se a suo parere valga la pena, specie per noi donne, di fare la fatica che facciamo a star dietro a quella politica, per non dire la frustrazione di quando ci entriamo dentro.

Vandana conviene sul fatto che la crisi economica “ha rotto gli argini ed è diventata anche crisi della democrazia rappresentativa” Ma, dice anche con semplicità e nettezza, “non possiamo lasciare le istituzioni rappresentative nelle mani dei fascisti dice proprio così, ndr-. Dobbiamo esserci, dobbiamo partecipare a quella politica, donne e uomini”.

Disciplinatamente mi rimetto in riga. Per dire semplicemente questo. Che questo governo a larghissime intese si trova quotidianamente a dribblare ostacoli di ogni tipo. Che difficilmente si andrà oltre l’estate. Il che significa un’alta probabilità di voto nel prossimo autunno.

L’idea di tornare alle urne con il Porcellum è semplicemente agghiacciante. E la riforma della legge elettorale, che dai primi posti in agenda tende a scivolare sempre più in basso, è un’occasione di ricatto politico quotidiano.

Credo che tutti dobbiamo spingere perché la riforma torni tra le priorità politiche, e perché la legge venga finalmente cambiata, fosse anche con un semplice ritorno al Mattarellum. Credo che l’obiettivo numero uno, fino al raggiungimento, debba essere questo, garanzia minima anche per la più scalcagnata tra le democrazie.

Serve il massimo impegno di tutti, per portare a casa questo indispensabile risultato.

 

 

 

 

ambiente, economics, Politica aprile 16, 2013

Il partito che non c’è

Le bombe interrompono ogni filo, ti impediscono di pensare ad altro, ti costringono a tenere gli occhi fissi sul sangue e sulla morte. E’ difficile distogliere lo sguardo da Boston, stamattina.

Ma una cosa provo a dirla lo stesso, vediamo se mi riesce, sulla nostra assurda situazione politica (la deflagrazione in diretta del Pd è uno spettacolo inguardabile, che traccia una distanza definitiva tra la “politica” e cittadini, siamo tutti tremendamente stanchi, se almeno si trattasse di un conflitto sui contenuti…).

Mitezza. Manca, nell’offerta politica, quella mitezza che si accompagna al saldo buon senso, alla buona fede, manca quell’allegria che si prova quando in queste belle mattine di primavera spalanchi le finestre e ti guardi intorno: “Vediamo che cosa c’è da fare”, e cominci di buona lena a lavorare.

Sempre riflettendo sulla diatriba Vandana Shiva-Davide Serra e alla grande impressione che ha prodotto,  ho pensato che manca nel nostro Paese un “partito” che dica cose come queste (è Vandana che parla):

Occupate le terre così come occupate le piazze” ….

“Il sistema agricolo industriale consuma una quantità di energia 10 volte superiore rispetto a quanta ne produce sottoforma di alimenti”.   

 Il nuovo Rinascimento sarà consumare di meno

“Sono almeno 250 mila i contadini che in India sono morti suicidi a causa del cambiamento dei sistemi agro-alimentari imposti dalle multinazionali dell’agro-chimica attraverso i brevetti sul materiale vivente (vedere qui) ed in particolar modo sulle sementi”.

“Le economie che apportano vita si fondano sulle economie locali. Il miglior modo di provvedere con efficienza, attenzione e creatività alla conservazione delle risorse terrene e alla creazione di condizioni di vita soddisfacenti e sostenibili è quello di operare all’interno delle realtà locali. Localizzare l’economia deve diventare un imperativo ecologico e sociale”. 

Manca una forza che faccia diventare azione politica, o almeno che non ostacoli queste consapevolezze ormai ampiamente diffuse (vedi qui). Il Partito democratico, con l’importante eccezione di alcuni tra i suoi rappresentanti (mi riferisco, per esempio, a Laura Puppato e a Pippo Civati) è lontanissimo di qui, e non ha ancora riflettuto abbastanza sulle proprie responsabilità nella devastazione del territorio. Il Movimento 5 Stelle porta ottimi contenuti, ma manca di quella mitezza che dicevo, non confida in una forza tranquilla, è intrappolato in un involucro di rabbia che rischia di farlo implodere.

Questo vuoto politico chiede urgentemente di essere riempito, siamo in moltissimi e soprattutto in moltissime a volere andare in questa direzione, a guardare a questa stella polare.

 

 

AMARE GLI ALTRI, economics, Politica aprile 11, 2013

La politica che verrà

 

Alex Langer: “Continuate in ciò che era giusto”.

La grande condivisione del mio ultimo post, quello su Vandana Shiva e Davide Serra (rimbalzato al momento su oltre 7000 pagine di social network, tra Facebook e Twitter) sinceramente mi ha un po’ sorpreso. Si vede che i tempi sono finalmente maturi, mi sono detta. Alcune delle cose che ho scritto lì arrivano dritte dal mio ultimo libro “Un gioco da ragazze”, che ho scritto nel 2011. Sono già state profondamente dibattute e, tra l’altro, fanno parte del patrimonio vivo del pensiero della differenza femminile. Ma forse il momento giusto per dirle è questo, con un terribile 2012 alle spalle e nel corso di un 2013 ancora più faticoso.

Mi riferisco a un’altra idea di economia e in definitiva a un’altra idea di mondo. Penso all’amico Alexander Langer che, generalmente inascoltato, più di vent’anni fa diceva cose come queste:

Il piccolo potere è il potere del “consumatore”… Qualcuno dovrà pur cominciare, e indicare e vivere un privilegio diverso da quello della ricchezza e dei consumi: il privilegio di non dipendere troppo dalla dotazione materiale e finanziaria”.

Una scelta di espansione … è una scelta di riarmo. Una scelta di contrazione è una scelta di disarmo”.

Esiste un “impatto generazionale di tutto ciò che noi facciamo, sia a livello macrosociale che micro sociale”.

Si tratta di “perdersi per ritrovarsi… Se non si trovano nel presente (per esempio nel rapporto di amore) sufficienti ragioni per volere un futuro, non vi potrà essere nessuna astratta ragione, nessun rapporto del Club of Rome o delle Nazioni Unite”.

Ecco, oggi sta succedendo precisamente questo, ci stiamo faticosamente perdendo per ritrovarci, siamo in cammino, e ho fiducia che un bel pezzo l’abbiamo fatto, perdendo molti pezzi per strada, e forse anche tante zavorre inutili. A quanto vedo, oggi siamo in tanti a condividere il desiderio di vivere in un modo diverso, di vedere in azione un’altra politica, un’altra economia, di partecipare all’edificazione di un’altra civiltà. Questo è il modo in cui intendiamo ritrovarci.

Ho immaginato un prossimo scenario politico che potrebbe vedere contrapporsi chi, come Davide Serra e i suoi amici, pensa a questo mondo come l’unico possibile, eventualmente con qualche Tobin Tax a temperarne gli eccessi. E chi invece, come Vandana, come Alex, e come tanti altri, e in particolare altre, testimoniano già la praticabilità e l’urgenza di una vita più semplicemente e immediatamente giusta e felice per il maggior numero possibile dei viventi, in cui non siano più le logiche della finanza e l’interesse dei pochissimi a tenere il mondo in ostaggio.

Poi chiamamola destra e sinistra, oppure vecchio e nuovo -le età anagrafiche, come si vede, non c’entrano, e anzi possono ingannare-, oppure politica giusta e politica ingiusta, o non chiamiamola affatto. Quello che conta è non perdere la fiducia.

Forse è la prima volta che guardando la faccia di Alex ho voglia di sorridere e non mi arrabbio con lui.

“Continuate in ciò che era giusto”, ha lasciato detto. Oggi ci stiamo provando finalmente in tant*.

 

 

 

Donne e Uomini, economics, Politica, questione maschile aprile 10, 2013

Chiudi il becco, Vandana!

Ieri sera a Ballarò il finanziere Davide Serra, primo supporter di Matteo Renzi -100 mila euro per le primarie- guardava Vandana Shiva con evidente compatimento, come si guarda una vecchia fricchettona fuori dal tempo, scuotendo la sua giovane testa di post-yuppy religiosamente fedele ai principi del neoliberismo e della finanza no-limits.

Vandana Shiva è una fisica quantistica ed economista-ambientalista, la teorica più nota dell’ecologia sociale (qui la bio). È conosciuta grazie al successo di Monocolture della mente (1995), best-seller in tutto il mondo. Nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award, il premio Nobel alternativo. Tra le altre cose, è vicepresidente di Slow Food.

Il duello verbale -lei in studio a Roma, lui in collegamento da Parigi- è stato piuttosto aspro. Lei ha detto che il problema dell’Italia era “quel signore che parlava da Parigi”, poi ha detto quello che aveva da dire contro la finanza tossica, e ha aggiunto che se viene finanziato da uno come Serra, allora Matteo Renzi è un problema. Nel senso che fa parte del problema, il neoliberismo, che si sta cercando di risolvere. Nel senso che con lui il paradigma non cambierebbe di sicuro. Davide Serra, evidentemente seccato di doversi confrontare con quella pallosa signora in abito tradizionale indiano, ha ribattuto che quello che lei diceva era “ridicolo”, e che la finanza altro non è che la libera scelta di risparmio e investimento di liberi individui, e non certo quel Moloch che la signora dipingeva. Il senso era: chi sei tu, vecchietta,per parlare di economia e finanza?

Perché di economia possono parlare solo gli economisti -Vandana Shiva, peraltro, lo è- e di finanza solo i finanzieri. Dell’economia e di quanto ci fa soffrire non puoi permetterti di parlare, a meno che tu non sia uno di quei sacerdoti-economisti titolati all’amministrazione del culto. Le regole dell’economia hanno preso il posto di Dio e dell’Assoluto. Si presentano come oggettive e immutabili. Non devi nominarle invano. Sono tabuizzate. Se osi ti senti imbarazzato, incompetente, sacrilego,in colpa. Ti senti veramente uno schifo quando ti vengono in mente cose tipo: questa crisi è il risultato di decenni di gestione dissennata, ecco dove ci ha portato l’avere mascherato da sviluppo l’avidità di pochi. O dubbi tipo: riusciranno le banche a salvarci dalle banche? Le agenzie di rating hanno sempre ragione? Ma l’oggettività delle leggi economiche non è altro che la soggettività delle logiche maschili assunta in cielo. La finanza è solo uno dei tanti manufatti umani.

Una come Vandana Shiva o una come Ina Praetorius possono andare bene per scrivere libri o per tenere certe ispirate conferenze, allora sì, si possono anche lasciar parlare, ma non devono pretendere di fare politica, non devono voler mettere i piedi nel piatto. Insomma, sono pre-rottamabili.

E invece, guardate un po’ come la penso io, credo che usciremo vivi di qui solo quando tanti non-economisti parleranno di economia e tanti non- finanzieri diranno la loro sulla finanza.

Corpo-anima, Donne e Uomini, esperienze, femminicidio, WOMENOMICS gennaio 28, 2013

One Billion Rising: parla Eve Ensler

 

“La danza è una “via diretta alla verità”. E’ pericolosa, gioiosa, sensuale, sacra, dirompente, contagiosa, e rompe le regole. Si può ballare in ogni momento, in ogni luogo, con chiunque, e gratis. Il ballo unisce e spinge ad andare oltre: questo è il cuore di One Billion Rising”.

Per il prossimo 14 febbraio (15° V-Day, movimento contro la violenza sulle donne) Eve Ensler, la creatrice di “I Monologhi della Vagina” Eve Ensler ha invitato il mondo a una festa da ballo planetaria. R.S.V.P.: e il mondo, 189 paesi (ne mancano appena 9) ha accettato l’invito.Si danzerà dappertutto per fermare la violenza che opprime ogni giorno un miliardo di donne nel mondo.  Ma se “un miliardo di donne violate è un’atrocità” dice Ensler “un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione”.

One Billion Rising è una protesta creativa e non violenta a cui hanno aderito “singoli e associazioni di tutti i tipi. Intellettuali, star come Robert Redford, Rosario Dawson, Jessica Alba, Sally Field, Yoko Ono, Laura Pausini. Personalità politiche come Michelle Bachelet, ex-presidente del Cile, e Berenice King, figlia di Martin Luther King. Lavoratori migranti. Contadini e ballerini professionisti. Grandi organizzazioni mondiali, da Amnesty International ai sindacati americani. Piccoli centri antiviolenza. Il Dalai Lama, che ha dichiarato: “E’ necessario che ricorriamo al nostro buon senso, e che incoraggiamo gli altri a fare altrettanto, per capire quello che la violenza contro le donne e le ragazze comporta. Non ci sono circonstanze che la rendono giustificabile, dalla violenza non viene mai niente di buono. La sola cosa certa è che dove c’è violenza c’è sempre e inevitabilmente sofferenza. Capire che la natura della violenza è la sofferenza ci aiuta a comprendere la sua inutilità e la sua nocività”. E ancora, tante tante attiviste grintose e appassionate. Gente di tutti mondi e di ogni posizione politica, economica, sociale ed etnica che lotta e balla insieme per un comune obiettivo. Mi pare straordinario”.

Eve, torniamo un po’ indietro. Raccontaci il tuo personale V-day: il giorno in cui ti è nata l’idea di “I Monologhi della Vagina” ed è cominciata la tua travolgente V-Adventure.

“E’ andata così: io e un’amica stavamo parlando di menopausa, e ci è capitato di nominare la vagina. Mi sono improvvisamente resa conto di non sapere nulla del modo in cui le donne “sentivano” questa parte del loro corpo. Non c’erano parole a raccontarlo. Tutto è nato da questa grande curiosità”.

Come ti spieghi il successo virale e planetario dei Monologhi?

“Siamo costrette al segreto e al tabù su molte cose, e questo provoca sofferenza. Quando hai l’opportunità di rompere il silenzio ti senti sollevata ed eccitata. Ti rendi conto di quanto sia importante comunicare, e di come prendere parola può cambiare la tua vita. Questo è capitato con i Monologhi a milioni di donne in ogni luogo del mondo”.

Qual è stata l’emozione più forte legata allo show?”.

“Al Superdome di New Orleans, decima rappresentazione. Io che di fronte a 18 mila spettatori ho aperto lo show saltando fuori da un’enorme vagina!”.

Dai Monologhi, l’idea del V-Day…

“Dopo gli spettacoli tantissime donne venivano a raccontarmi le loro storie. Nella gran parte dei casi erano storie di abusi sessuali, di incesto, di violenza. Non avrei mai potuto continuare a fare i Monologhi se non avessi rotto il silenzio su questo enorme sommerso di dolore. Così nel 1998 abbiamo deciso di usare lo show per aumentare la consapevolezza sulla violenza nascosta e per raccogliere fondi destinati all’obiettivo”.

E per il prossimo V-Day, l’One Billion Rising, danza planetaria.

“La danza è occupazione di spazio, e anche se non c’è una coreografia lo faremo tutte insieme”.

Sei appena rientrata dall’India, dove hai preso parte alle grandi manifestazioni contro la violenza sessuale.

“Lo stupro di gruppo che ha provocato la morte di Jyoti Singh Pandey è stato un fatto orribile, che ha risvegliato le masse, provocando una vera frattura nelle coscienze di tutti. E’ la prima volta, nella mia lunga vita di attivista, che vedo la violenza sessista diventare la questione principale di una società, con enorme risonanza nel resto del mondo”.

Saprai certamente che in Italia stiamo vivendo un’emergenza femminicidio: come spieghi questo violento “contrattacco” maschile?

“In Italia c’è il quartier generale della Chiesa Cattolica, la più potente confessione del mondo, l’unica a possedere uno stato, una banca, una propria polizia. Una Chiesa che ha sempre avuto paura del femminile, e che continua a insegnare alle donne a stare ai margini, silenziose e ubbidienti. Anziché incoraggiare amore e rispetto tra i sessi, padri, preti e governo pretendono di decidere quello che le donne possono o non possono fare del loro corpo e delle loro vite. Il che non è saggio né sensato, crea odio e paura, fa crescere la violenza. Ma anche nel mondo cattolico qualcosa sta cambiando: ho incontrato molte suore che lottano insieme a noi. In un recente viaggio nelle Filippine ho conosciuto sorella Mary John, straordinaria monaca benedettina, esempio vivente di fede nella parola di Gesù e nella rivoluzione delle donne. Che piaccia o meno, una femminista radicale”.

Robert Redford definisce la violenza una “crisi globale”: pensi che la sensibilità maschile stia crescendo?

“Gli uomini amorosi e saggi –ce ne sono tanti- sanno di non poter più voltare la testa dall’altra parte. Riconoscono che la violenza contro le donne è sempre stato un problema maschile. Nelle manifestazioni indiane c’erano anche molti uomini. E tanti aderiscono a One Billion Rising: emozionante”.

Ti capita mai di sentirti sovrastata da questo enorme impegno?

“Certo che sì. Ma da 3 anni, da quando sono guarita dal cancro, sento in me un’enorme energia, qualcosa che non ho mai sperimentato prima. Il sostegno di tanta gente in tutto mondo mi solleva e mi incoraggia, malinconie e stanchezza si trasformano in gioia e senso di possibilità”.

Che cosa ti ha insegnato l’esperienza della malattia?

“Parlo proprio di questo nel mio prossimo libro, “In the Body of the World”, che uscirà ad aprile”.

Raccontaci un po’ di programmi…

“Il mio impegno non ammette vacanze. Il V-Day è ormai un movimento mondiale che richiede attenzioni quotidiane e ininterrotte. Da tempo sono attratta in particolare dalla vita e dallo spirito di continenti come Asia e Africa, che pulsano di energie fresche e di nuove visioni. L’Occidente è depresso e autoindulgente, sopraffatto dal desiderio di avere sempre di più, o semplicemente di non perdere potere e privilegi. Dobbiamo fare spazio per concepire un nuovo mondo, una nuova visione, un altro stile di vita”.

Dove ballerai, il 14 febbraio?

“A Bukavu, in Congo, nella “mia” “City of Joy”, villaggio che ho fondato e finanziato con gli incassi dei “Monologhi” e con il contributo dell’Unicef, e che ogni anno ospita e rimette al mondo 180 donne vittime di brutali violenze. Ballerò insieme a migliaia di donne che stanno trasformando in forza le loro sofferenze, e a migliaia di uomini che sostengono il nostro progetto”.

 

Tutte le altre notizie le trovate qui.

 

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Gli eventi di ONE BILLION RISING si svolgeranno in location celebri come la cattedrale di St. John The Divine a New York, la Grace Cathedral di San Francisco e il Parlamento Britannico.

 

Qui come avere tutte le info sulle LOCATION ITALIANE (al momento hanno aderito 70 città)

(in prossimità del 14 febbraio meglio verificare eventuali cambiamenti di location e orari già indicati)

 

ALESSANDRIA

Etimo Donna  http://etimodonna.blogspot.it/   –  etimodonna@gmail.com

Micaela Balice    micaela.balice@yahoo.it

 BARI

Angela Saracino  saracinoangela@libero.it

La grande madre   Alessandra Cappiello

BENEVENTO

Gruppo Exit Strategy

BERGAMO

Americana Exotica scuola di ballo:http://www.americanaexotica.it/tag/dancehall-bergamo/
Beatrice Secchi  –  beatrice.secchi88@gmail.com

BOLOGNA

Casa delle donne

http://www.casadonne.it/cms/

info.casadonne@women.it

Associazione Anatroccolo Rosa – http://www.anatroccolorosa.it/

Chiara Cretella  chiara.cretella@gmail.com

La corte delle fate www.lacortedellefate.org

BRESCIA

Laura Nicoletto – ing.nicolettolaura@bresciaonline.it

Chiara  Caffi – chiara.fontanella@yahoo.it

CALTANISSETTA

ONDE IN MOVIMENTO  http://ondedonneinmovimento.blogspot.it/

Lidia Trobia    ondedonneinmovimento@gmail.com

CATANIA

UDI Catania  udichiama.catania@gmail.com

CERVETERI

SNOQ Cerveteri  https://www.facebook.com/senonoraquando.cerveteri

snoq.cerveteri@gmail.com  Luisa Ermini

http://senonoraquandocerveteri.blogspot.it/

CUNEO (Largo Audifreddi, ore 16-20)

SNOQ Cuneo  http://www.senonoraquando.eu/?tag=snoq-cuneo

Giulia Conte  senonoraquando.cuneo@gmail.com

FERRARA

Caterina Tavolini

info@fabriziobonora.net 

Alessandro Suardi  a.suardi@gmail.com

www.alessandrosuardi.altervista.org

FIRENZE  (piazza della Repubblica , ore 15)

SNOQ Firenze  http://senonoraquandofirenze.wordpress.com/

Stefania La Rosa   stefanialarosa64@gmail.com

Artemisia http://www.artemisiacentroantiviolenza.it/index.php?n=Artemisia.Associazione

Nicoletta Livi Bacci  nicobacci@virgilio.it

CGIL Toscana   coordinamento Firenze,Prato,..  CGIL , SNOQ, centri antiviolenza

Anna Maria Romano      aromano@tosc.cgil.it

Libere tutte

http://liberetuttefirenze.blogspot.it/  Pagina FB: Libere Tutte

Coro “Le Musiquorum”  Pagina FB: /MusiQuorum

Centro Ideazione Donna http://www.ilgiardinodeiciliegi.firenze.it/

Nicoletta Livi Bacci  nicobacci@virgilio.it

The Global Teatre Project      info@theglobaltheatreproject.org

Clelia Marmugi clelia@florencetheatre.com
Bari Hochwald  bari@florencetheatre.com

BAGNO A RIPOLI (FI)

roberta montanari   robyger77@yahoo.it

GENOVA

SNOQ Genova http://www.senonoraquando.eu/?tag=snoq-genova

Eva Provedel evaprovedel@gmail.com    senonoraquandogenova@gmail.com

Rita Falaschi Provincia di Genova – falaschi.r@provincia.genova.it

Direzione Risorse Umane, Finanziarie e Patrimonio
Servizio Organizzazione e Sviluppo- Ufficio Benessere Organizzativo e pari Opportunità

IMOLA

Trama di Terre  www.tramaditerre.org

Silvia Torneri info@tramaditerre.org

centrointerculturaledelledonne@tramaditerre.org

JESI

Chiara Bizzani

LANUSEI

Loredana Rosa Brau

https://www.facebook.com/events/321065521344677/

LECCO
Telefono donna lecco www.telefonodonnalecco.it
Giusi Panzeri –  tiarsa@alice.it   + Associazione Ballatella

DonneViola   http://donneviola.wordpress.com/

Marta Proserpio marta.prose@gmail.com

LIVORNO

UDI  Pieralda Giovacchini   pieraldagiovacchini@gmail.com

scuola di Ballo EOS – Stagno Collesalvetti  Anna Caiazzo occhiverdi64@hotmail.it

LODI

SNOQ Lodi  snoqlodi@gmail.com

Katia Menchetti

LUCCA

SNOQ Lucca http://www.senonoraquando.eu/?tag=se-non-ora-quando-lucca

Brunella Peschiera anastasia.b@fastwebnet.it

MASSA (Piazza Aranci, ore 18)

SNOQ Massa

MILANO (Stazione Centrale, ore 19: ma la location non è ancora definitiva)

Cooperativa Sociale A R. – Contro La Violenza Alle Donne http://cerchidacqua.org/?p=29

info@cerchidacqua.org  –  Daniela Lagomarsini

milanoonebillionrising@gmail.com

Livia  Grossi   livia.grossi@tiscali.it

Rete delle reti femminili  http://www.facebook.com/LaReteDelleRetiFemminili

rotelle@portaledelledonne.org

INTERVITA  http://www.intervita.it/IT/default.aspx

Greta Nicolini greta.nicolini@intervita.it

 

MODENA (piazza Grande, ore 18-21)

Ass. Il Cacomela ilcacomela.blogspot.com

Agnese – ilcacomela@gmail.com

Casa delle donne di Modena  http://associazioni.monet.modena.it/cddonna/casa.htm

Centro documentazione donna:http://associazioni.monet.modena.it/cddonna/casa.htm
cddonna2@comune.modena.it – Vittorina maestroni

LAG – Libera associazione genitori http://www.lagvignola.it/info@lagvignola.it

Barbara Pasquariello b.pasquariello@lagvignola.it

Vivere donna centro antiviolenza di Carpi http://viveredonna.org/vd/
viveredonna@gmail.com   Paola Vigarani

NAPOLI

-Rosaria Guarino -Patrizia Cipullo  – Antonella Marini   https://www.facebook.com/events/239565799509882/

Associazione Rio Abierto   Anna Tucci    tucana53@alice.it

ARZANO (NA)  
Paola Serra

PADOVA
Padova donne  http://www.padovadonne.it/  –  padovadonne@gmail.com

Roberta Lotto  roberta.lotto@gmail.com

Elena  Ditadi   sue.ditadi@gmail.com

Rete studenti medi Padova  http://reds-retedeglistudentipadova.blogspot.it/

reds.padova@gmail.com

PAESTUM
Commissione Pari Opportunità di Capaccio

ARTEMIDE

Gabriella  Paolucci – http://www.facebook.com/groups/186881198009132/

PALERMO (Piazza Verdi -teatro Massimo)
Coordinamento Antiviolenza 21 luglio Palermo: www.coordinamento21luglio.altervista.org
Stefania Savoia – Coordinamento21lugliopalermo@gmail.com

PARMA (piazza Garibaldi + Centro commerciale Le Torri)

CENTRO VIOLENZA PARMA http://www.acavpr.it/AcavPR/

Sara Conz  sara.conz@live.it
Marinella Milanese     

PESCARASNOQ Pescara http://www.senonoraquandopescara.org

comitato@senonoraquandopescara.org  Maristella

PRATO

Coordinamento Donne della C.d.L. -CGIL Prato

Nora Toccafondi ntoccafondi@prato.tosc.cgil.it

RAVENNA  (3 flash mob scuole + Centro commerciale)
Ecco la danza http://www.facebook.com/groups/eccoladanza/

Maurizia Pasi  mauriziap@gmail.com

Casa delle donne

Diva Ponti  pontidiva@libero.it

REGGIO CALABRIA
UDI NAZIONALE   udinazionale@gmail.com

RIMINI

Associazione – Centro Antiviolenza “Rompi il silenzio” http://www.rompiilsilenzio.org/

Paola Gualano presidente –  rompiilsilenzio@virgilio.it

ROMA  (Casa internazionale delle Donne, ore 18.30)

SNOQ

Luisa Rizzitelli, luisa.rizzitelli@gmail.com  –

Cinzia Guido, cinziaguido@gmail.com

Loredana Taddei loredana.taddei@gmail.com

Giorgia Serughetti giorgia.serughetti@gmail.com

Carlotta Cerquetti  carlottacq@gmail.com

Casa Internazionale delle Donne Roma – Francesca Koch  francescakoch@tin.it

Accademia Nazionale di Danza- Margherita Parrilla margherita.parrilla@libero.it

LEI –DONNE IN MOVIMENTO  leidonneinmovimento@live.com

Lobby Europea delle Donne – Maria Ludovica Tranqulli Leali      m.tranquillileali@virgilio.it

Laboratorio Donnae – Pina Nuzzo  –  laboratoriodonnae@gmail.com

LABICO (RM)

Associazione Socialmente Donna, Argia Simone

ROVERETO (TN)
Veronica Loperfido

SIRACUSA

Centro antiviolenza Tiziana Biondi   titti.1973@hotmail.it
Biagioni  martina      erocapinera@yahoo.it

Stonewall    www.stonewall.it

TARANTO
Ethra http://www.associazioneethra.org/  Angela Petra Blasi

TORINO
Ass. Alma Terra. Centro interculturale della donna:

http://www.almaterratorino.org/
roni_ud@hotmail.com

Raffaella Gallo

TRENTO

Giovanna Covi

VERONA 

Scuola di danza   Marinella  Marchiori – marinella.marchiori@alice

Il Laboratorio del Movimento Martine Susana    martinesusana@alice.it

VIAREGGIO

Casa delle donne    http://www.casadelledonne.it/

VITERBO

CENTRO ANTIVIOLENZE ERINNA

BOLSENA (VT)

Sirka – sirkarte@gmail.com

 

per aggiornamenti e altre info:

http://obritalia.livejournal.com

www.facebook.com/groups/onebillionitalia

contatti:

Nicoletta Corradini: nico@onebillionrising.org

Elena Montorsi: elena@onebillionrising.org

Nicoletta Billi : nicolettabilli@gmail.com )

 

 

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VANDANA SHIVA  

 

COME LA VIOLENZA ECONOMICA CONTRIBUISCE ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

 

Sul tema della violenza sessista e del femminicidio è recentemente intervenuta su Al Jazeera Vandana Shiva, ecofemminista, attivista per la biodiversità e i diritti dei contadini, vincitrice del Premio Nobel Alternativo – Right Livelihood Award – nel 1993, autrice di oltre 20 libri e 500 dissertazioni accademiche, fondatrice della “Fondazione per la ricerca nella scienza, la tecnologia e l’ecologia”.

Titolo della sua relazione: “How Violent Economic ‘Reforms’ Contribute to Violence Against Women” (“Come le “riforme” economiche violente contribuiscono alla violenza contro le donne”).

 Nella nota introduttiva, Vandana Shiva ha detto: “La coraggiosa vittima dello stupro di gruppo di Delhi ha tratto il suo ultimo respiro il 30 dicembre 2012. Questo articolo è un tributo a lei e alle altre vittime della violenza contro le donne”.

 

La violenza contro le donne è vecchia quanto il patriarcato, ma recentemente si è intensificata ed è divenuta più pervasiva. Ricorre a forme più brutali, come nel caso della morte per stupro di gruppo a Delh,i e in quello del suicidio della 17 enne vittima di stupro a Chandigarh.

Negli anni i casi di stupro e di violenza sono aumentati. Il National Crime Records Bureau (NCRB) registrava 10.068 casi di stupro nel 1990, che sono aumentati a 16.496 nel 2000. Con la cifra di 24.206 nel 2011, i casi di stupro fanno un incredibile balzo del 873 per cento dal 1971, quando l’NCRB cominciò a registrarli. New Delhi si rivela come la “capitale dello stupro dell’India”: vi accadono il 25 per cento dei casi.

Si deve sostenere il movimento per fermare questa violenza, fino a che giustizia sarà fatta per ciascuna delle nostre figlie e sorelle che è stata violata. Ma mentre intensifichiamo la nostra lotta perché le donne abbiano giustizia, dobbiamo anche chiederci perché i casi di stupro sono aumentati del 240 per cento a partire dagli anni ’90, quando le nuove politiche economiche furono introdotte. E’ necessario esaminare le radici della crescente violenza contro le donne.

C’è una relazione fra la crescita di politiche economiche violente, ingiuste e imposte in modo non democratico, e la crescita dei crimini contro le donne? Io credo di sì.

In primo luogo, il modello economico che si concentra in modo miope sulla “crescita” comincia con una violenza contro le donne, non tenendo in conto il loro contributo all’economia. Più il governo parla, sino alla nausea, di “crescita inclusiva” e di “inclusione finanziaria”, più esclude i contributi delle donne all’economia e alla società.

Secondo i modelli economici patriarcali, la produzione per il sostentamento vale come “non-produzione”. La trasformazione del valore in disvalore, del lavoro in non-lavoro, della conoscenza in non-conoscenza, si ottiene tramite il numero più potente che governa le nostre vite, il costrutto patriarcale detto “Prodotto Interno Lordo” (PIL), che molti commentatori hanno cominciato a chiamare “Problema Interno Lordo”. I sistemi contabili nazionali che sono usati per quantificare la crescita come PIL sono basati sull’assunto che se i produttori consumano ciò che producono, in effetti non hanno prodotto per nulla, perché si situano fuori dai confini dell’area produttiva.

L’area produttiva è un’invenzione politica che lavora per escludere da sé i cicli di produzione che implicano rigenerazione e rinnovo. Perciò, tutte le donne che producono per le loro famiglie, per i loro bambini, per le loro comunità e società, sono trattate come “non-produttive” e “inattive economicamente”. Quando le economie sono confinate nel mercato, l’autosufficienza economica è percepita come deficienza economica. La svalutazione del lavoro delle donne, e del lavoro fatto nelle economie di sussistenza del Sud, è il risultato naturale di confini di produzione costruiti dal patriarcato capitalista.

Restringendosi ai valori dell’economia di mercato, così come definita dal patriarcato capitalista, i confini della produzione ignorano il valore di due vitali economie che sono necessarie alla sopravvivenza ecologica e umana. Nell’economia della natura e nell’economia di sussistenza, il valore economico è la misura di come la vita della Terra e la vita umana sono protette. La sua moneta corrente sono i processi che danno la vita, non il denaro o il prezzo di mercato.

In secondo luogo, un modello di patriarcato capitalista che esclude il lavoro e la creazione di ricchezza fatti dalle donne, approfondisce la violenza cacciando le donne dagli ambienti naturali da cui dipendono le loro vite: le loro terre, le loro foreste, la loro acqua, i loro semi, la loro biodiversità. Riforme economiche basate sull’idea di una crescita illimitata in un mondo limitato possono essere mantenute da un potere che si appropria delle risorse di chi è vulnerabile. L’arraffamento delle risorse che è essenziale per la “crescita” crea una cultura dello stupro: lo stupro della Terra, delle economie locali autosufficienti, delle donne. L’unico modo in cui questa “crescita” è “inclusiva” è che include numeri sempre più grandi nei suoi cerchi di violenza.

Ho ripetuto più volte che lo stupro della Terra e lo stupro delle donne sono intimamente connessi, sia metaforicamente, nel dare forma a visioni del mondo, sia materialmente, nel dare forma alle vite quotidiane delle donne. La sempre più profonda vulnerabilità economica delle donne le rende più vulnerabili a ogni forma di violenza, incluse le aggressioni sessuali, come abbiamo scoperto durante una serie di udienze pubbliche relative all’impatto delle riforme economiche sulle donne, organizzate dalla Commissione nazionale sulle donne e dalla Fondazione per la ricerca nella scienza, la tecnologia e l’ecologia.

In terzo luogo, le riforme economiche tendono a sovvertire la democrazia e a privatizzare i governi. Il governo parla di riforme economiche come se essere non avessero nulla a che vedere con la politica e con il potere. Parlano di tenere la politica fuori dall’economia, mentre stanno imponendo un modello economico a cui danno forma politiche specifiche per genere e classe. Le riforme neoliberiste lavorano contro la democrazia. Le riforme guidate dalle corporazioni economiche creano una convergenza di potere economico e politico, approfondendo le diseguaglianze e la crescente separazione tra la classe politica e la volontà del popolo che si suppone essa rappresenti. Questa è la radice della sconnessione fra i politici e l’opinione pubblica, di cui abbiamo fatto esperienza durante le proteste contro lo stupro di gruppo di Delhi.

Peggio ancora, una classe politica alienata ha timore dei suoi cittadini. Questo spiega l’uso della polizia per schiacciare le proteste nonviolente che abbiamo testimoniata a Nuova Delhi, le torture e gli arresti (Sori Sori a Bastar, Dayamani Barla a Jharkhand), le migliaia di violenze contro le comunità che lottano per non avere una centrale nucleare a Kudankulam. Uno stato privatizzato dalle corporazioni economiche deve giocoforza diventare in fretta uno stato di polizia. Perciò i politici devono circondarsi di sicurezza al massimo livello, distogliendo le forze dell’ordine dai loro compiti di protezione dei cittadini ordinari e delle donne.

In quarto luogo, il modello economico del patriarcato capitalista si basa sulla mercificazione di tutto, donne incluse. Quando fermammo i lavori del WTO ministeriale a Seattle, il nostro slogan era: “Il nostro mondo non è in vendita”. Un’economia “liberalizzata” che deregolarizza il commercio, privatizza e mercifica semi e cibo, terre e acqua, donne e bambini, rinforza il patriarcato ed intensifica la violenza contro le donne. I sistemi economici influenzano le culture e i valori sociali. Un’economia di mercificazione crea una cultura di mercificazione, dove tutto ha un prezzo e niente ha un valore. La crescente cultura dello stupro è l’esternalizzazione sociale delle riforme economiche. Dobbiamo tenere udienze pubbliche istituzionalizzate per le politiche neoliberiste, che sono lo strumento centrale del patriarcato nella nostra epoca. Se vi fossero state udienze pubbliche di chi lavora nel nostro settore dei semi, 270.000 contadini non si sarebbero suicidati in India, come invece è avvenuto sin da quanto le nuove politiche economiche sono state introdotte. Se vi fossero state udienze pubbliche di chi lavora sul cibo e in agricoltura, non avremmo un Indiano su quattro che ha fame, una donna indiana su tre malnutrita, e un bambino su due perduto o devastato a causa della denutrizione. L’India, oggi, non sarebbe la Repubblica della Fame di cui ha scritto Utsa Patnaik.

La vittima dello stupro di gruppo a Delhi ha innescato una rivoluzione sociale. Dobbiamo sostenerla, approfondirla, espanderla. Dobbiamo chiedere che la giustizia per le donne sia più veloce e più efficace, che i processi condannino rapidamente i responsabili di crimini contro le donne. Dobbiamo assicurarci che le leggi cambino, di modo che la giustizia non sia così elusiva per le vittime di violenza sessuale. Dobbiamo continuare a chiedere che vengano resi noti i nomi dei politici che hanno precedenti penali. E mentre facciamo tutto questo, dobbiamo cambiare il paradigma vigente che ci viene imposto in nome della “crescita” e che sta alimentando i crimini contro le donne. Mettere fine alla violenza contro le donne include il muoversi oltre l’economia violenta formata dal patriarcato capitalista, verso le economie pacifiche e nonviolente che rispettano le donne e la Terra.

 

 

 

 

 

economics, lavoro agosto 4, 2012

Dare la terra ai giovani

I greci sono un po’ viziati, come noi.

Su 5 mila persone che hanno risposto a un annuncio rivolto ai disoccupati per la raccolta di pesche nelle regioni di Imathia e di Pella, solo 19 erano greci. Gli altri tutti albanesi. Eppure l’agricoltura è l’unico settore in ripresa. Tra il 2008 e il 2010 ha creato 32 mila nuovi posti di lavoro. Ma si resiste all’idea di tornare alla terra. Anche la Grecia, come noi, ha conservato il suo robusto “scheletro contadino” (Giuseppe De Rita). Ma scommettere sulla terra e sentirsi pre-moderni è tutt’uno.

In Toscana il 40 per cento degli agricoltori è ultrasessantenne. Il PIL dell’agroalimentare è di 3 miliardi di euro, con una posizione forte di vini ed oli sui mercati stranieri. Ma questa ricchezza rischia di andare perduta perché i giovani non ne vogliono sapereEnrico Rossi, governatore della Toscana, ha pensato  di avviare una campagna di rivalutazione della figura dell’agricoltore partendo dalle scuole.

Ma qualche segnale in controtendenza si comincia a intravedere. Gruppi di giovani greci hanno messo in piedi comuni agricole e hanno occupato terre incolte, dando un forte segnale simbolico. In un recente discorso ai giovani italiani, Vandana Shiva ha indicato la strada: “Non abbiamo molto altro da darvi: abbiamo perso la capacità di darvi lavoro, sicurezza sociale e garantirvi un decente tenore di vita. Ma la terra ha ancora questa capacità, noi consegniamo le terre pubbliche agli agricoltori del futuro: provvedete a voi stessi. Mettere la terra nelle mani delle generazioni future è il primo passo, e se non lo faranno, seguendo la strada giusta, invito i giovani a occupare la terra così come stanno occupando le piazze”.

Il Decreto Cresci Italia prevede la vendita di terre pubbliche, le associazioni degli agricoltori chiedono canoni agevolati per i giovani.

Pensiamoci tutti.