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AMARE GLI ALTRI

AMARE GLI ALTRI, OSPITI, Politica Luglio 5, 2009

LO SPARIGLIO

Ignazio Marino non sembrerebbe avere molte chances. Dice di correre per vincere, e la sua discesa in campo è molto generosa. I miracoli possono capitare, certo. Dieci anni fa il presidente Barack Obama era un semplice avvocato che rimuginava di scendere in politica: in una divertente intervista ripubblicata dal New Yorker raccontava di come Michelle gli mettesse i bastoni tra le ruote.

Siamo messi a un punto tale che sperare nei miracoli è del tutto ragionevole. Anche se a me pare che Marino non siponga di quello che serve per produrlo. Ma i miracoli li fa solo il Signore, e che Dio gliela mandi buona. Ha tutto quello che serve per sparigliare, però. E per porre all’attenzione del Pd e del suo elettorato alcuni temi inaggirabili, alcune domande decisive a cui si dovrà rispondere in modo netto e non ambiguo.

A cominciare, io credo, dai temi ambientali, a cui oggi si collegano tutti gli altri: l’economia, lo sviluppo, l’idea di paese, il lavoro, la salute, e anche la cittadinanza femminile. A cominciare, quindi, almeno da quel paio di questioni che qui ho posto più volte.

Di chi è l’acqua, e come si intende gestirla? La sinistra può amministrarla come un bene da cui trarre un profitto, o le sue politiche dell’acqua devono essere diverse?

Contro il cemento di destra c’è solo il cemento di sinistra, come parrebbe oggi, o c’è un’idea di sviluppo del territorio -non semplice “salvaguardia”, ma gestione attiva e proficua- che esclude il profitto miope e guarda alla bellezza come straordinaria risorsa?

P.S. Io non sono affatto una notista politica, e poi quella dei partiti non è la mia politica. Sono solo una guarda, pensa, desidera, prova a fare da subito il mondo che vorrebbe che fosse, spera -con assoluto scetticismo- che la macchina antidiluviana dei partiti riesca a cogliere dalla società quel buono che ci capita e a rappresentarlo. E già mentre lo scrivo, non ci credo.

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica Giugno 10, 2009

ANZI, SAPETE CHE C'E'?

Mary-Lou Bagley, Step into Kairόs

Mary-Lou Bagley, Step into Kairόs

Anzi, sapete che c’è? Per rispondere alle domande del nostro amico Francesco, frequentatore del blog, ci ho messo un po’ di tempo e molte buone energie mattutine. Pertanto trasporto qui in primo piano quello che gli ho scritto , perché si veda meglio, in una logica antispreco, così ne parliamo meglio.

Mi chiedeva Francesco:

– che cos’è la politica?
diciamo che oggi la politica chiede meno rappresentanza e più relazione, e chiede che si tenga conto che la polis è bisessuata (le donne non sono più estromesse, appena da un pugno di anni). Per questo penso che le più grosse novità possano venire dalle soggette e dal modo in cui loro pensano la polis. Una polis anche femminile nessuna sa bene che cosa sia, ma è già politica il fatto di cercarla costantemente, e da parte degli uomini di favorire questa ricerca, ascoltando con attenzione le donne così come le donne devono ascoltare loro stesse. Per la felicità di tutti, donne e uomini.

– quali la sua funzione e i suoi ambiti?
La funzione della politica è la minimizzazione delle infelicità per il maggior numero dei viventi, donne, uomini, animali e piante, e quindi l’organizzazione della convivenza con questo obiettivo.

– la politica necessariamente rappresenta interessi?
Immagino di sì, ma la lotta grande da fare è districare l’idea di interesse da quella di denaro. L’interesse umano è il guadagno, ogni vivente vuole guadagnare, cerca un plus, ma il denaro è solo uno dei mezzi. Solo denaro o troppo denaro allontana dall’obiettivo della minore infelicità possibile. Occorre testimoniare questo, continuamente.

– caratteristiche essenziali del politico?

Il fervido desiderio degli altri, dall’altro più vicino a quello più lontano. La pratica instancabile della relazione e della mediazione. La fiducia profonda che senza l’altro nemmeno si è. La testimonianza di un interesse solo relativo per il possesso di cose. Il volere bene.

– metodo selettivo affinchè solo i migliori arrivino a tale ruolo?

nella chiave che io dico chiunque può essere politico. Se si ammette che il sistema della rappresentanza è difettoso e chiede di essere ripensato, convertito in un modello postdemocratico che si fonda sulla cittadinanza bisessuata, la questione della selezione si pone diversamente. Non c’è alcuna speranza fondata che i partiti scelgano i migliori. I partiti sono macchine destinate a spendere il 99.9 per cento delle loro risorse ed energie all’autoalimentazione e all’autoriproduzione, e solo il residuale 0,1 per cento alla politica. Non c’è scampo. Un’autoriforma non è immaginabile. Ogni eccezione è del tutto occasionale. Ma queste proporzioni (99,9 e 0,1) non possono essere mantenute ancora a lungo. Le cose sono andate così nei secoli, si dirà, anche se oggi sembra un po’ peggio (e non è così, c’è e c’è stato molto peggio di questo peggio). Perché a questo punto dovrebbero cambiare? Perché oggi entra in campo la variabile femminile, necessariamente rivoluzionaria, nel senso in cui sono state rivoluzionarie le donne nell’ultimo secolo (senza palazzi d’inverno e spargimenti di sangue, intendo). E la faccenda, come si sa, riguarda le donne e gli uomini. Questa variabile tocca le fondamenta della democrazia, che è nata come conventio ad excludendum, tra uomini tenendo fuori dalla polis le donne. Ma probabilmente la rivoluzione della democrazia non avverrà nella politica, negli ambiti di quella che oggi chiamiamo la politica (i partiti, e così via) ma per esempio nel mondo del lavoro. E lì, che la nuova polis bisessuata prenderà forma. E’ lì che si formeranno e si cominceranno a praticare i modelli.

Aggiungo questo: che molti, magari concordando con le cose che io dico, potrebbero opporre che per tutto questo servirà un tempo infinito. Il che, ad un tempo, è vero e non è vero. E’ vero in una logica di tempo lineare e quantitativo, che non si fa mai raggiungere, alla cui coda cerchiamo di aggrapparci senza mai riuscire a prenderla, come in quelle giostre dei bambini (krόnos). Non è vero in una logica di kairόs, di momento opportuno e tempo qualitativo (per i Greci era il “tempo di Dio”), un tempo in cui qualcosa di speciale può capitare, e all’improvviso. Un tempo che non ha bisogno della mediazione del tempo, che può essere qui e ora, in ogni momento, subito. Proprio quando il tempo lineare sembra non procedere, frenando il cambiamento, si apre uno spazio propizio per il tempo qualitativo, che si fa largo tra le maglie del presente. Che dà corpo, in squarci subitanei e rivelatori, al mondo che vorremmo che fosse. E anche alla politica, come stiamo cercando di pensarla. E’ anzitutto dentro di noi, che questi due tempi sono in lotta.

AMARE GLI ALTRI, Politica Giugno 6, 2009

L'ITALIA CHE VORREI

opera di giuliano tomaino

opera di giuliano tomaino

Oggi e domani si vota. Necessario silenzio pre-elettorale. Un’idea su come andranno le cose ce l’ho, ma la tengo per me. Saranno elezioni significative per il nostro paese, questo si può dire. E ci daranno un contributo per capire, lette in filigrana, da che parte stiamo andando.
Mi pare che sia uno di quei momenti climax, in cui si decide che strada imboccare e in quale mondo vivere. Uno di quei momenti in cui si tirano le somme e si gettano le fondamenta dei decenni successivi. C’è lotta, diciamo così, su tanti fronti, anche se è una lotta microfisica, interstiziale, più nel chiuso delle coscienze che all’aria delle piazze. E i fronti sono molti. Che cosa fare con i migranti, tra deregulation e utopie claustrofiliche. Che strada imboccare in materia di energia. E poi il destino della famiglia, sottoposta a doppio attacco: una fisiologica erosione, da un lato, in favore della solitudine, e dall’altro la costante disattenzione da parte dello stato. Il lavoro, soprattutto per i nostri figli: migranti a loro volta, più o meno qualificati, stavolta verso Est, e noi qui, vecchi bianchi tenuti a bada, in tutti i sensi, da una gioventù coloured che ha lasciato i suoi vecchi nel paese d’origine. E poi le donne, sempre più disilluse sugli uomini, e gli uomini, sempre più trascurati dalle donne, e in mezzo le bambine e i bambini, sempre più lontani dai padri, in un nuovo assetto post-edipico che solo la fantapsicologia può aiutarci a immaginare…
Io non vi dico chi voterò, né se lo farò. Ma posso dire, a grandi linee, in che genere di paese mi piacerebbe vivere. Un paese in cui l’individuo conti un po’ di meno, e le relazioni un po’ di più, e la nostra millenaria capacità dell’altro in tutte le sue declinazioni -le donne per gli uomini, gli uomini per le donne, i vecchi per i giovani e i giovani per i vecchi, i migranti, e così via- torni a essere una risorsa decisiva. Un paese organizzato intorno all’intelligenza della bellezza, che ci è data in origine e per dono, e che sappiamo, quando vogliamo, restituire al mondo: un nuovo fecondo kalos kai agathos, un bello che è anche buono e produttivo.
Penso che per andare avanti noi italiani dobbiamo voltarci indietro. Anche molto molto indietro.

(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 6 giugno 2009)

AMARE GLI ALTRI, TEMPI MODERNI Giugno 3, 2009

PREGHIERE ESAUDITE PER GRETA

(NELLA FOTO SOPRA, GLI OCCHI DI GRETA)

La scorsa settimana Greta M., 16 anni, si è buttata sotto il metrò di Milano, fermata Primaticcio. Ricoverata all’ospedale Fatebenefratelli, le è stata amputata una mano ed è finita in coma. La sua mamma, Elisabetta, mi ha scritto:

“Per ragioni che se hai voglia e tempo ti spiegherò sento questa istintiva necessità di parlare con te. Sei una donna, una mamma, una giornalista e ti sento un po’ vicina tutte le settimane attraverso i tuoi articoli… In questo momento sono solo una mamma addolorata e gridare al mondo il nome di mia figlia stranamente mi placa. Sapere che persone intelligenti e sensibili come te la pensano con affetto e tenerezza mi è di conforto, anche se non la conosci. Greta ha smosso un’onda di affetto, preghiera e interesse che va oltre a quanto avrei mai potuto immaginare. E questo dice molto di lei e della bellezza della sua anima. La mia speranza è che tutta questa energia le arrivi e la sostenga in questo momento così drammatico della sua vita. Andando oltre invece, la storia di Greta solleva molti temi: la sofferenza degli adolescenti, la loro fragilità, la sicurezza nelle metropolitane, il suicidio, il coma, i suoi esiti e il recupero. Dov’è in questo momento la coscienza di Greta. Il gruppo Amico Charlie, il loro centro, il loro meraviglioso lavoro”.

Poi stamattina Elisabetta mi ha scritto questo, dandomi una grande gioia in questa bella giornata di sole: “Gentile Marina, meravigliose notizie: Greta si è svegliata, tra l’incredulità dei medici che mi parlavano di un possibile non-risveglio, o di coma profondo per mesi e mesi… Greta ha aperto gli occhi, mi riconosce, capisce tutto, mi abbraccia e mi bacia, non riesce a parlare, ma piano piano stiamo trovando dei modi per
comunicare. La strada sarà lunga e difficile, ma lei c’è ancora, con tutto il suo essere e già questo mi sembra un dono meraviglioso. Le preghiere sono state così intense da non poter rimanere inascoltate… La stampa ha scritto un sacco di sciocchezze e io mi trovo a dover gestire anche questo: pettegolezzi e falsità.
Non ero pronta. Così come non sono pronta a scriverti qualcosa per Greta in questo momento, ma ho solo bisogno di un altro po’ di tempo. Sono stata anche contattata da Ale e Franz, il duo comico, i quali, inteneriti dalla storia di Greta, mi hanno chiesto il permesso di potersi occupare della protesi della mano sinistra (persa nell’incidente). Mi sembra un bellissimo gesto, che si unisce agli altri gesti di affetto e
solidarietà che stanno riempiendo Greta di calore”.

Questa è la “cronaca autogestita” di un tentato suicidio in metrò, a parziale risarcimento delle cose spiacevoli uscite sui giornali. Racconta le cose che Elisabetta dice; che le preghiere, i pensieri d’amore funzionano, e che Greta e tutti ne abbiamo bisogno per vivere. Che dietro ogni suicidio in metrò, tentato o riuscito, c’è una storia che vale la pena di ascoltare e una chiamata a cui vale la pena di rispondere. Che il metrò, a Milano, è un punto sensibile, dove passano, insieme ai treni, enormi e vorticosi flussi di sentimenti. Che ci vorrebbero degli angeli a girare lì, sulle banchine, per intercettare questi sentimenti e reindirizzarli verso il bene, quando stanno precipitando nel dolore assoluto. Che è un’idea per i volontari, preziosa risorsa di cui abbonda il nostro affaticato paese: una truppa di angeli, riconoscibili dai passeggeri (basta una tunica, un segno qualunque), che stiano lì, semplicemente disponibili ad ascoltare. Che un giorno o l’altro magari lo farò, perché la cosa mi torna in mente da troppo tempo.

Un abbraccio grande a Greta e alla sua mamma.

AMARE GLI ALTRI, Politica, TEMPI MODERNI, Varie Maggio 23, 2009

VOTO A DESTRA, VITA A SINISTRA

Non sono una notista politica, per carità. Oltretutto il ragionamento che vorrei fare è piuttosto complicato. Io ci provo.
Politicamente andiamo sempre più a destra. Vedremo alle urne: ma il populismo berlusconiano, che in Abruzzo è andato a mille, in termini di voti dovrebbe dare buoni risultati. Ma per quanto siamo e andiamo a destra, cose di destra nella vita quotidiana mi pare di vederne poche. La maggioranza dei cittadini mostra di aderire, diciamo così, a valori “di sinistra”.
La famiglia tradizionale, per esempio, è sempre più alle strette; i matrimoni diminuiscono, le convivenze, etero e gay, aumentano; cresce il numero dei figli nati fuori dal matrimonio: nelle città settentrionali siamo a livelli nordeuropei. Il programma di emancipazione femminile è completato, le donne lavorano e guadagnano, danno grande importanza alla loro libertà; il pater familias non esiste più. Non c’è legge che riesca a sbarrare l’accesso alla fecondazione assistita: un’ora di aereo e sei in Spagna, per un utero surrogato c’è la Gran Bretagna o la California. La libertà sessuale è obbligatoria, per quanto spesso infelice; di Dio ci importa ben poco, della patria forse anche meno. In compenso nell’individuo, con tutto il suo sofisticato armamentario di diritti, investiamo moltissimo. Gli spagnoli hanno Zapatero, noi no: ma alle differenze politiche non corrispondono differenze negli stili di vita. Con un governo o con l’altro, la semina del Sessantotto continua a dare frutti, nel bene e nel male.
Che cosa ci dice questo strabismo tra vita e politica? Tanto per cominciare, conferma che la distanza tra l’una e l’altra è incolmabile. Si può votare in un modo e vivere in un altro: lo stesso capo del governo di centrodestra (anche se ogni tanto dice che lui di destra non lo è) è un uomo divorziato, e sua moglie ha raccontato il dolore di un aborto terapeutico. E poi ci dice l’insignificanza delle categorie di destra-sinistra, sulla cui usura ci si trova spesso d’accordo, salvo poi aggrapparcisi come naufraghi. Ci dice che per organizzare la polis qualcosa di radicalmente nuovo chiede di essere inventato. E che, così com’è, forse perfino l’idea di polis non ci serve più. E cos’altro ci dice, secondo voi?

(pubblicato su Io donna-Corriere della sera il 23 maggio 2009)

AMARE GLI ALTRI, esperienze Maggio 16, 2009

STACCO MUSICALE/3 (… ITALIANI "PURI")

Questo ce lo suggerisce Paola G.. Sempre Modugno, Amara terra mia, nella versione dei pugliesi Radiodervish, regia video di Franco Battiato. E’ una meraviglia. E in parte in arabo. Del resto nella canzone originaria, come in gran parte della stupenda musica meridionale, ci sono echi suggestivi di Mediterraneo Sud.

Noi e la nostra etnia pura di questo cavolo. (e anche oggi, volendo, saremmo arrivati a Berlusconi: l’avevo detto)

AMARE GLI ALTRI, esperienze, Politica, Varie Maggio 12, 2009

UN PERIODO TERRIBILE

20 ottobre 1944, bombardamento della scuola di gorla, milano

20 ottobre 1944, bombardamento della scuola di gorla, milano

Secondo alcuni frequentatori di questo blog (o almeno uno) il nostro paese starebbe attraversando un periodo storico politico “terribile”. Il 20 ottobre 1944 la madre di mio padre cadde vittima insieme ad altre centinaia di persone dei bombardamenti del fuoco amico. Mio padre la scampò, e patì per tutta la sua vita la sindrome del sopravvissuto. Questo è un esempio di quello che io intendo per periodo terribile.

Noi baby boomers d’occidente non abbiamo conosciuto la guerra, né la fame. Siamo stati molto fortunati, e lo siamo ancora. E perfino quel periodo “terribile” a cui mi sono riferita a titolo di esempio aveva i suoi punti di luce, perché il male non viene mai da solo, per grazia di Dio. A meno che non lo si favorisca, vedendo solo quello.

Se vi è una cosa che spero passi attraverso il blog è proprio questa: che c’è sempre, in qualunque circostanza, un bene a cui rivolgersi, a cui dare importanza, a cui fare propaganda.

AMARE GLI ALTRI, Politica, Varie Maggio 10, 2009

ITALIA MONOETNICA

(foto Ansa)

(foto Ansa)

Il Presidente del Consiglio dice che non vuole un’Italia multietnica. Per la precisione dice “L’idea della sinistra era ed è quella di un’Italia multietnica. La nostra idea non è così” (probabilmente domani dirà che non l’ha detto affatto, che la stampa è tutta di sinistra e truffaldina, eccetera: un colpo al cerchio e uno alla botte, deve trattarsi di una precisa e fruttuosa strategia di marketing). Fa un po’ impressione sentire il Presidente del Consiglio parlare come uno skinhead, ma la cosa ha i suoi vantaggi. O dovrebbe averli. Per esempio, quello di chiarire una differenza inaggirabile tra destra e sinistra, contro ogni tentazione di omologazione. Ma come vedremo le cose non sono così semplici.

Si aprono tuttavia alcuni problemi:

1) l’Italia è già multietnica, lo è sempre stata e lo sarà sempre. Io sono multietnica e abbronzata, non come Mr Obama, ma quasi: dalla Germania all’Italia del Sud passando per gli Stati Uniti d’America. Come si fa a ripurificare l’etnia? e qual’è l’etnia italiana?

2) le divergenze con la Chiesa a questo riguardo sono assolute. La Chiesa ha preso posizione contro la non-accoglienza ai barconi di clandestini, e recentemente aveva anche tuonato contro certe leggerezze nella vita privata del premier.

3) come capita spesso, la risposta della sinistra è flebile e contraddittoria: anche qui, un colpo al cerchio e uno alla botte. Giovanna Melandri dice di volere un’Italia “multietnica, pluralista e libera”. Piero Fassino tempera dichiarando che anche “l’immigrazione legale (cioè non solo i clandestini, ndr) apre una contraddizione nuova: la parte più povera della popolazione italiana vede gli immigrati regolari come competitori… si rischia una guerra tra poveri che va disinnescata”. E allora, che cosa si fa?

Conviene che l’Italia multietnica ci piaccia, perché non è data la possibilità di un’altra Italia. Più ci piacerà, e meglio sapremo gestirne gli inevitabili problemi (situazioni a-problematiche non si danno), ottimizzandone le opportunità. Più ci piacerà, più la faremo piacere ai nostri figli, e meglio sapremo imporre, senza sconti e senza false coscienze, un rispetto di regole uguali per tutti, italiani “vecchi” e nuovi. Ma come si fa a dire un figlio che il nostro paese è multicolor, quando chi ci governa auspica il monocolore? Come si fa a scoraggiare l’intolleranza e a lavorare sulla fatica dell’altro, se le direttive istituzionali vanno in un’altra direzione?

AMARE GLI ALTRI Maggio 8, 2009

METTI UNA SERA IN METRO'

rifiutò di cedere il posto in autobus e ispirò Martin Luther King

Rosa Parks: rifiutò di cedere il posto in autobus e ispirò Martin Luther King

Noi milanesi di nascita che prendiamo il metrò restiamo spesso in piedi mentre i posti sono occupati da filippini, ecuadoriani, senegalesi, srilankesi, marocchini. La parte più turpe di noi ha spesso pensato: “Dovrei essere io a essere seduto-a, non questi qui”.

Ieri il parlamentare e segretario milanese della Lega Matteo Salvini ha detto che ci vorrebbero dei vagoni sul metrò destinati ai milanesi (“era solo una battuta”, ha spiegato). La parte più turpe di noi ha parlato, si è espressa politicamente. Siamo governati dalla parte più turpe di noi. Matteo Salvini dovrebbe andare a casa. In metrò.