Browsing Tag

matrimonio gay

bambini, diritti, Donne e Uomini Giugno 29, 2015

I gay, le donne e l’utero in affitto

Travolta da piccola bufera di inizio estate. Qualcuno che mi accusa di essere contro i matrimoni gay e contro le adozioni gay, e quindi omofoba. Il fatto è che io sono a favore dei matrimoni gay e pure delle adozioni gay, più precisamente sono a favore della non-discriminazione in base all’orientamento sessuale. Quindi mi domando da dove nasca questa colossale cretinata.

So bene da dove nasce: da una mia posizione di grande cautela in tema di fecondazione assistita, e in particolare sulle pratiche di donazione –o acquisto- di gameti e sull’utero in affitto. La mia posizione non discrimina affatto fra etero e gay. Vero che quella dei gay è almeno in teoria la platea più interessata all’utero in affitto, quindi la mia posizione di cautela sembra voler interferire con quello che è ritenuto un proprio diritto (anche se il diritto a un figlio non esiste per nessuno, né etero, né gay). Ma il genere e l’orientamento sessuale di chi compra ovociti e affitta uteri per me è del tutto indifferente.

I principi a cui mi radico sono due: il superiore diritto del bambino e della bambina, che sta saldamente in cima alle priorità; e il diritto delle donne a non essere sfruttate per ragioni economiche.

Quanto ai bambini, norme e statuti nazionali e internazionali riconoscono loro il diritto a conoscere il più possibile delle proprie origini. Non sempre, nel caso degli adottandi, questo è realizzabile. Ma nel caso dei nati da provetta certamente sì. La battaglia della prima generazione dei figli della provetta è riuscita a spostare il più dei paesi dall’anonimato a non anonimato del donatore, in modo che i figli possano accedere, se lo vogliono, a informazioni sui loro genitori biologici. Il che naturalmente ha ridotto il numero di donatori e donatrici. In Italia, per esempio, sono pochissimi, e l’affitto di utero non è consentito se non in rari casi autorizzati da sentenze sull’ “utero solidale”, ovvero quando vi sia un comprovato legame affettivo tra chi chiede e chi offre. Ma come si sa non è difficile trovare altrove gameti da comprare e uteri da affittare.

Nel caso dei donatori, basta l’emissione di un po’ di seme, pratica a rischio zero. Nel caso delle donatrici la cosa è decisamente più complessa: stimolazioni ormonali, prelievo di ovociti in anestesia o in sedazione con qualche rischio per la salute. Quindi creazione degli embrioni, impianto in utero –normalmente di un’altra donna-, rischi connessi alla gestazione e al parto, rischi psicologici legati all’esperienza e al distacco dalla creatura (che anch’essa patisce il distacco). Come si vede, la cosa è innegabilmente più complicata. Qui si fonda la naturale asimmetria tra una donna che intenda procreare “da sola” o in un progetto con la propria compagna, e un uomo che intenda procreare da solo o in un progetto con il proprio compagno. La differenza sessuale vale per tutti, etero e gay. Il corpo esiste. Perfino Judith Butler, caposcuola delle contestatissime “gender theory”, poco tempo dopo ha ammesso l’esistenza incontrovertibile di un fondamento materiale, arrivando a dire cose tipo “il corpo è mio e non è mio”. Ma qui non l’ha ascoltata più nessuno.

Quanto alle donatrici e alle madri surrogate: solo in un numero decisamente minore di casi si tratta di una libera scelta. Scelta difficilmente comprensibile per il più delle donne, ma possibile. Nella grande maggioranza dei casi, invece, si tratta di mettere a disposizione parti del proprio corpo –e della propria psiche- per ragioni di bisogno economico. Da questa “cessione” può certamente derivare molta felicità al “richiedente”, ma se  le donne in questione, spesso cittadine di Paesi poveri, potessero evitare l’esperienza, non è azzardato ipotizzare che la eviterebbero volentieri. Dobbiamo restare indifferenti di fronte a questo sfruttamento?

Essere consapevoli di queste criticità non equivale a essere pro-life, integralisti cattolici o militanti del Family Day . Voler considerare in primis i diritti dei minori, e insieme la condizione di queste donne, rese minori dalla povertà e dal bisogno, non può essere letto come omofobia. La filosofa Sylviane Agacinski è super-laica, e così l’eurodeputato dei Verdi José Bové, il saggista anticristiano Michel Onfray, e tutte le militanti femministe europee, americane, australiane, indiane, africane che in Francia hanno sottoscritto un duro appello contro l’utero in affitto  recentemente pubblicato dal quotidiano Libération, che non è certo Avvenire.

Segue furioso dibattito. Cerchiamo di darci tutti una calmata, e proviamo a ragionare in una logica di riduzione del danno per il maggior numero. A cominciare dai più piccoli e indifesi: principio non negoziabile. E sempre diffidando di conformismi, neoconformismi e pensieri unici.

Il corpo esiste. Ed esistono anche la testa e il cuore.

p.s: sarebbe bello poter fuoruscire dalla logica dei diritti contrapposti, l’un contro l’altro armato.

 

 

 

diritti, Donne e Uomini, Politica Dicembre 13, 2013

Il Pd di Renzi e i diritti civili

 

“Sui diritti il Matteo non è forte”: ante-primarie lo ammettevano anche vari “renziani”, malcelando il “neo” del loro candidato: per ora cerchiamo di parlarne il meno possibile, poi vedremo. Stefano Boeri, eletto tra i delegati di Renzi all’assemblea nazionale Pd, più onestamente sosteneva: “Sui diritti civili, come sui matrimoni e le adozioni per le coppie gay non la penso come lui”.

Non si tratta in verità di essere più o meno “forti” sul tema dei diritti. Si tratta forse di non aspettarsi da Matteo Renzi quello che Matteo Renzi non intende dare. Di cambiare aspettative. Di non stupirsi, per esempio, dell’edificazione di un cimitero dei feti a Firenze. Del fatto che Marianna Madia, delegata al lavoro della sua segreteria, ritenga che

L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale… credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia. Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”. Salvo poi rettificare “penso che la 194 sia una conquista e che vada applicata in toto”.

Nessuna rettifica sull’eutanasia né sulle famiglia omoaffettive.

Il 2 ottobre il mix voto contrario-astensione di vari consiglieri Pd in Regione Toscana ha affossato una mozione che chiedeva una migliore applicazione della 194 –peraltro presentata dalla maggioranza di centrosinistra-: legge ormai sostanzialmente inapplicata causa obiezione di coscienza oltre al 70 per cento.

Qualche giorno fa il copione si è riproposto in Europa con la bocciatura della risoluzione della deputata socialista portoghese Edite Estrela sulla “salute e i diritti sessuali e riproduttivi”, che chiedeva tra l’altro il diritto “all’aborto sicuro e legale” in Europa (quindi non il diritto ad abortire, ma a non crepare), un’educazione sessuale per bambine e bambini, la prevenzione di gravidanze indesiderate con accesso equo alla contraccezione in un’ottica di lotta alle discriminazioni di genere. La risoluzione, sostenuta tra gli altri dalla European women lobby, dall’European parliamentary forum on population and development e da Amnesty International e fieramente combattuta dai no-choice, è stata bocciata anche grazie all’astensione dei piddini Silvia Costa, David Sassoli, Patrizia Toia, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi e all’assenza di alcuni altri. Posizione che non forse non corrisponde alle aspettative in tema di diritti di molti elettori e iscritti (ancora maggioranza?) nel Pd.

Lo dice chiaro Rosy Bindi:

Renzi realizza ciò che io ed altri non siamo riusciti a fare: rompere la continuità Pci-Pds-Ds-Pd”.

Non, peraltro, che il Pci-Pds-Ds-Pd sia mai stato davvero in prima linea sul tema dei diritti: il divorzio, per dirne una, fu essenzialmente una conquista radicale, che il Pci osteggiò a lungo. Ma con la segreteria Renzi la linea di resistenza potrebbe diventare maggioritaria.

E del resto, da analisi del voto alle primarie, solo il 29 per cento degli elettori di Matteo Renzi si definisce di sinistra. Il Pd, insomma, starebbe cambiando elettorato e pelle.

Ancora due notazioni: dire “sono a favore della 194” oggi non significa nulla. E’ a favore della 194, ma sul serio, solo chi intraprende politiche che ne garantiscano l’applicazione, individuando contromisure alla vastissima obiezione. In caso contrario si è a favore di una scatola quasi vuota. Non a caso i no-choice non vanno all’attacco frontale con un referendum abrogativo, a rischio di nuova sconfitta: ancora un po’ di obiezione e la legge non ci sarà più.

L’altra cosa la dico a chi ritiene che, in tempi duri come questi, parlare di diritti sia un lusso, come pretendere rose quando manca il pane. Per dirla marxianamente, struttura e sovrastruttura. Questo è un vero e tenace trompe-l’oeil, una visione ingannevole. E’ forse la mancanza di lavoro e di soldi a impedire una legge che consenta a una coppia dello stesso sesso di sposarsi se lo desidera, o a un cittadino di lasciare disposizioni sul suo fine-vita? E più diritti per le donne, come dimostrato da centinaia di studi, non si tradurrebbe in punti di Pil? Non si parla sempre del miglioramento della condizione delle donne come di una misura per la crescita e di un indicatore di civiltà?

Del Pd di Renzi si dice che è “post-ideologico”. Forse, più correttamente, si dovrebbe dire che racconta un’altra storia al nostro Paese. Prima ancora che una scissione, rischia una deflagrazione su questi temi sensibili, temi dai quali oggi passa molta politica.

 

 

 

 

Politica Luglio 16, 2012

Pd: nozze gay e altri disastri

L’ho fatto per voi. Sabato mi sono puppata, pressoché integralmente, la diretta dell’Assemblea Nazionale Pd. Perfino l’intervento di Colaninno, che nella foto qui vedete sciaguratamente sorridere sullo sfondo, al climax del dramma.

Quando, a metà pomeriggio, dopo che per tutta la giornata si era parlato di spread, di Monti, di economia, di lavoro, è cominciata la bagarre sui matrimoni gay, non credevo ai miei occhi. Il rischio di inciampare su un tema “biopolitico”, come si dice, quando le cose erano andate abbastanza lisce su tutto il resto, e il resto non era poco. Anche se quelle che il segretario Bersani ha chiamato “beghe” non sono affatto “beghe”, ma sono la vita di centinaia di migliaia di cittadini di questo Paese.

Ora, del matrimonio gay si può pensare quello che si vuole, la questione non è qui. La questione è poter liberamente dire quello che si pensa, e potersi esprimere con un voto a riguardo. Lo scandalo non sta tanto nell’eventuale contrarietà del maggiore partito della sinistra alle nozze omosessuali, lo scandalo sta nel fatto che è stato impedito di esprimersi liberamente su questo tema. Questo è davvero odioso.

Non so quale fosse la priorità della presidenza: se evitare il rischio di un sì alle nozze gay per ragioni di alleanze politiche, o poter più facilmente respingere insieme a quello anche altri ordini del giorno  sul tema delle primarie. O cos’altro.

So solo che quel fermissimo respingimento -agito peraltro in primo piano e zelantemente da donne, Rosy Bindi, Marina Sereni- è stato un autogoal pazzesco. Anche per il piglio inflessibile e burocratico con cui si è impedito il voto. Non so quanti punti del suo proprio “spread” il Pd lascia sul tappeto dell’Assemblea a causa di questo: Grillo, Di Pietro, Vendola hanno avuto buon gioco nel rilanciare. Ma certo non si può parlare di apertura, di far correre aria, di innovare, se poi non riesci ad aprire neanche agli emendamenti interni, dando prova, nei fatti, di un arroccamento un po’ suicida.

Dall’assemblea di sabato non sono uscite -ancora una volta- visioni per il Paese che prima o poi dovremo metterci tutti quanti a ri-edificare: e se un partito non fa questo, proporre un modello e ipotizzare come ci si arriva, che cosa sta lì a fare? Ma non è uscita nemmeno una visione per il partito.

Siamo ancora molto indietro nel lavoro, mi pare.

TEMPI MODERNI Gennaio 26, 2009

FEDELI A SE STESSI

Ho molti amici gay, a cui voglio bene esattamente come agli amici etero e forse anche di più, e ieri sera ho partecipato al talk show Tatami, Rai 3, dedicato al matrimonio gay. Lì ho detto, in buona sostanza, che questa cosa del matrimonio gay mi pare un falso problema. Anzitutto perché, tra i miei molti amici gay, non ce n’è uno che dica di volersi sposare, e invece molti vorrebbero in qualche modo poter regolare la loro unione. Quindi vorrei innanzitutto capire se questa domanda di matrimonio è effettiva e diffusa, o viceversa la battaglia è solo ideologica. Perché intestardirsi sul matrimonio non fa che complicare le cose, alzare il livello dello scontro, come si dice, e rimandare il momento di un riconoscimento delle unioni, che è quello che serve.

La mia amica Annamaria Bernardini de Pace, che sul matrimonio gay sta ultimando un su libro, in uscita a marzo (il titolo, credo, sarà Diritti diversi) sostiene che la nostra Costituzione non specifica che il matrimonio è un’istituzione riservata agli eterosessuali. E’ senz’altro così, ma io non ne faccio una questione di legge. La legge, io credo, viene dopo. Il matrimonio è un’istituzione antichissima, e quindi una cosa molto vicina alla natura, concepita per tutelare la madre e la sua prole. Annamaria mi risponde che ci si può sposare anche a 80 anni, e che quindi la procreazione non è al centro. Io sostengo che invece sì, simbolicamente resta al centro, e quando uso la parola “simbolico” la uso per dire che è una cosa è ancora più vera, che ha dentro un più di umano, essendo noi umani animali simbolici. La legge è un congegno molto più rudimentale,rispetto al simbolico, e non può intervenire a spostare quello che ancora nelle nostre coscienze non si è spostato.

Io credo che in Spagna il matrimonio gay abbia aperto una grave contraddizione, che un’altra mia amica, la filosofa Laura Boella, descrive come “una scissione degli spagnoli tra l’in-prima-persona e l’in-terza-persona, tra l’io e il cittadino”. Sicché, tutti d’accordo (o quasi) sul matrimonio gay. Ma se poi è tuo figlio a voler sposare un uomo, la bolla scoppia, il sangue ribolle. Sulla Regina di Spagna si potrà anche fare dell’ironia, ma quando afferma che, diversamente dal premier Zapatero, lei resta vivamente contraria al matrimonio gay, fa parlare una parte dell’anima della Spagna che ribolle. Magari sbaglia a ribollire, come forse sbaglia chi da noi si indigna all’idea del matrimonio gay, ma fatto sta che ribolle, e se ne deve tenere conto. C’è una minoranza gay ed etero-io credo estremamente esigua- che vuole le nozze gay con la benedizione e tutto, e una maggioranza, etero e gay, magari non assoluta ma cospicua, che si sentirebbe offesa dalla cosa: se ne dovrà pur tenere conto, sentire le ragioni di tutti e cercare le mediazioni.

Il fatto è che, checché se ne dica, appena appena sotto la questione del matrimonio resta la faccenda della procreazione, com’è stato per millenni, e i millenni non si fanno fuori a colpi di decreti. E quindi il fatto è che c’è una maggioranza di eterosessuali, ma non solo, che ritiene che una coppia gay non debba procreare, anche se oggi lo può con l’aiuto della fecondazione assistita, degli ovuli e degli uteri prestati, e così via. Si sente, d’istinto, che il sovvertimento sarebbe troppo forte, e si chiude nettamente. Al riguardo, io la penso così: l’unica certezza di cui attualmente dispongo a riguardo è il superiore interesse del bambino, sancito anche dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. E non ho ancora chiaro nel mio cuore se nascere e crescere in una famiglia omosessuale corrisponda a questo interesse. Ma sono disponibile a farmi un’idea, e a essere anche favorevole. Il fatto è che non ne so abbastanza per schierarmi con sicurezza.

Il fatto è questo: che si dovrebbe parlare sempre con il massimo della responsabilità, senza preoccuparsi preventivamente se quello che si dice è di destra e di sinistra, laico o religioso, progressista o conservatore, o a chi piacerà e a chi dispiacerà. Si dovrebbe sempre dire, soprattutto in tv, solo la verità del proprio cuore, fedeli a se stesse e a se stessi, in particolare quando si maneggia la materia delicata della vita, assumendo anche il rischio di sbagliare, e non stare lì semplicemente ad accarezzare il pelo o cercare l’applauso. E’ soprattutto questo che stamattina -mi hanno rimessa in funzione: wow!- volevo dirvi.

E poi volevo dirvi anche che stare lì a fare la parte dell’etero con tutti quanti i gay dall’altra parte, be’, per me è decisamente riduttivo, e mi dà un po’ di soffoco. Tengo molto a sentire la mia libertà. Buona settimana a tutti.