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elezioni politiche

Donne e Uomini, Politica, questione maschile Gennaio 23, 2014

50/50: una furbata “italica”

Uno può anche non essere d’accordo sul 50/50 allo scopo di femminilizzare i luoghi dove legifera o si decide -o almeno in liena teorica si dovrebbe decidere-, dai board aziendali al governo alle istituzioni rappresentative. Ma se il principio lo si assume, lo si fa davvero.

Vendere il 50/50 nelle liste bloccate dell’Italicum come un’effettiva femminilizzazione del Parlamento non è onesto. Che sia farina del sacco di Renzi, o di Berlusconi, o di entrambi, o che l’idea sia venuta in extremis ad Alfano, il giochino è piuttosto puerile.

Lo spiega bene l’amica Cinzia Romano, di cui sintetizzo il post:

“La nuova legge elettorale all’articolo 14 ter, comma b, afferma che le liste di candidati nei vari collegi dovranno essere formate da metà uomini e metà donne, pena la loro esclusione. Ma non è affatto detto che tale presenza la ritroveremo in Parlamento, anzi.

Si prevede infatti che, “non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”. Tradotto: se ai primi due posti in lista ci sono maschi, al terzo dovrà esserci una femmina. Che con ogni probabilità resterà fuori, visto che nella stragrande maggioranza dei collegi saranno i primi due candidati in lista di ogni partito ad essere eletti. E solo nei collegi più grandi, al massimo, si potrà sperare di eleggere un 30% di donne.

Al di là del giudizio che ciascuna e ciascuno dà sulla legge elettorale (liste bloccate più o meno lunghe, nessuna preferenza etc), colpisce come l’enfasi sulle liste paritarie, 50e50 venga di fatto smentita e svuotata nello stesso articolo che pure la proclama. Che vieta (giusto) le candidature multiple ma non obbliga  i partiti all’alternanza uomo donna né tra i capolista (se pure ci fosse, maliziosamente sono portata a pensare che alle donne verrebbero rifilati i collegi “a perdere”) né soprattutto nelle liste, unico modo per garantire una soglia di rappresentanza vicina al tanto declamato 50%.

Le donne, attraverso oltre cinquanta associazioni, si sono ritrovate nell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, che da anni si batte ed elabora proposte che con qualsiasi sistema elettorale, possano garantire quella parità tra uomini e donne nelle istituzioni come prescrive l’articolo 51 della Costituzione. E anche le Parlamentari tutte (dispiace la non adesione delle donne del Movimento 5 stelle e di Fratelli d’Italia) hanno fatto un patto analogo fra loro e con le donne del Paese. Anche le donne di Se non ora quando, che partecipano all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, hanno fatto sentire la loro voce e le loro richieste.

Ancora più urgente la necessità per le elezioni europee che si svolgeranno a fine maggio. E’ venuta meno infatti la clausola (prevista solo per due tornate elettorale e quindi non per questa) che le liste garantiscano almeno la presenza del 30% per il genere meno rappresentato (le donne appunto) e in presenza di tre preferenze, nessun obbligo di “dividerle” tra i due generi come invece prescive la recente legge per le elezioni comunali che ha introdotto la doppia preferenza di genere. Una nuova legge per le Europee si impone quindi con urgenza, ancor prima di quella per il Parlamento”.

Come al solito, non puoi distrarti un attimo.

Arriva anche una presa di posizione dalle senatrici Valeria Fedeli (Pd), Alessandra Mussolini (Fi) e Laura Bianconi (Ncd)

“Il testo base di legge elettorale presentato nella serata di ieri, è del tutto deludente per quel che riguarda la rappresentanza di genere. Non viene, infatti, salvaguardato il principio antidiscriminatorio previsto dagli art.3 e 51 della Costituzione, articoli che sanciscono la pari dignità sociale dei cittadini e condizioni di eguaglianza nell’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Niente di tutto questo lo ritroviamo nel testo base del cosiddetto “Italicum”. Nonostante l’elemento positivo introdotto all’art.1, comma 9, ovvero l’inammissibilità delle liste che violano il principio di pari opportunità, la stravagante alternanza dei generi due a due maschera in realtà un ritorno al passato cancellando di fatto l’ unico elemento capace, come è noto, di garantire una reale rappresentanza.”
“Stando così le cose, per rendere realmente efficace il principio di pari opportunità nella rappresentanza politica è necessario introdurre un vincolo all’alternanza di genere uno a uno nelle liste e la medesima alternanza nei capilista. Immaginiamo, infatti, che andando a votare con questa legge risulteranno eletti soltanto i primi due nomi in lista, se non addirittura solo il primo. Insomma, quella presentata ieri è una formula del tutto inadatta con la quale rischiamo di perdere l’occasione di un cambiamento profondo: una democrazia realmente paritaria attraverso una legge elettorale che garantisca l’equità di genere”.
Qui la petizione da firmare, donne e uomini.

 

 

economics, Politica Gennaio 20, 2013

2012: 124 MILIONI di spese (esclusi stipendi) alla Camera

Mentre noi tutti siamo qui alle prese con l’arrosto o la lasagna, il Pdl sta cucinando patate roventi come la candidatura di Cosentino e di Dell’Utri. Domani tutte quante le liste saranno depositate, e potremo fare un bilancio: con il blocco imposto dall’immondo porcellum, sapremo con quasi matematica certezza chi andremo a eleggere.

Qualcosa si può già dire: un parziale rinnovamento c’è stato, soprattutto dove si sono svolte primarie. Anche se i listini dei segretari hanno garantito sopravvivenza politica a troppi veterani, e le stesse primarie, svoltesi con una tempistica drammatica, hanno di fatto tagliato fuori le candidature civiche: è passato quasi soltanto se non esclusivamente chi poteva avvalersi dell’apparato di partito. Quindi rinnovamento sì, ma in grandissima parte interno, con ingresso massiccio di funzionariato locale e con scarso apporto di talenti e competenze esterni.

Il nostro futuro Parlamento dovrebbe essere certamente più giovane e più femminile: quanto alle donne che saranno effettivamente elette, al buio azzarderei un 35 per cento, che è un quasi raddoppio della percentuale attuale. Quindi il danno del monosex sui 60 anni è senz’altro ridotto.

Un po’ di inquisiti ce li siamo levati di torno, ma incredibilmente non tutti. C’è poi un’imbarazzantissima e cospicua presenza di parenti e famigli un po’ in tutti i partiti, dall’Udc -la famiglia Casini è stra-rappresentata- al Pd (i casi più indigeribili quelli di Marietta Tidei, figlia del sindaco di Civitavecchia, e quello di Fabrizia Giuliani, moglie del consigliere laziale Claudio “spese pazze” Mancini, il quale per aver danneggiato i cittadini evidentemente va premiato, candidata che non è nemmeno passata per primarie e che a Milano resta un Ufo, mai vista né sentita, totalmente assente dalla campagna elettorale, sapremo qualcosa di lei solo dopo averla obbligatoriamente eletta). La sorte di parente “segnaposto” lautamente retribuita tocca per ovvi motivi soprattutto alle donne: ragione per la quale la percentuale di elette sarà appesantita da una quota non insignificante di mogli di e figlie di. L’Espresso in edicola dedica al tema la sua cover story ed elenca tutti i nomi.

In definitiva direi questo: potrà andare meglio al prossimo giro, che secondo gli analisti, ahinoi, non sarà troppo lontano. I bookmaker non scommettono oltre i due anni di legislatura, dato l’alto rischio di ingovernabilità. Speriamo allora di poterci liberare, eventualmente esprimendo preferenze, o tramite primarie meno convulse, del più dei derogati e dei veterani -è incredibile vedere ancora quelle facce a Ballarò e dintorni-, di poter arginare il familismo, che è la causa principale della nostra arretratezza civile, di poter dare un’accelerata al rinnovamento vero.

E speriamo che nei primi cento giorni di legislatura si provveda: a) a cambiare la legge elettorale (ci credo poco); b) a dimezzare il numero del parlamentari (ci credo pochissimo); c) a ridurre in modo drastico i costi della politica, stipendi, emolumenti e spese (ci credo ancora di meno). E’ su questi tre punti che tutti insieme, di qualunque parte e opinione, dovremo battagliare.

Perché non so se lo sapete, ma vi informo, che per sostentare la Camera (non sto parlando di stipendi, ma solo di spese di gestione), nel 2012 della crisi abbiamo speso 124 MILIONI di euro. Suddividendo la spesa per il numero dei parlamentari, significa che la gestione della sola camera ci è costata tra gli 850 e i 1000 euro A DEPUTATO OGNI GIORNO. Questi continuano a fare finta di niente.

IN UN SOLO SEMESTRE 2012 (uso questo maiuscolo anti-netiquette perché sto urlando di disperazione e di rabbia) per fare qualche esempio, abbiamo speso: 200 mila euro per TRASLOCHI E FACCHINAGGI, 500 mila euro di CONSULENZE, 500 mila euro per la BIBLIOTECA, 2 MILIONI e 400 mila euro per il CONDIZIONAMENTO, 180 mila euro per il CERIMONIALE, più di 2 MILIONI di euro per acquisto SOFTWARE (programmi informatici). IN UN SOLO SEMESTRE e SOLO PER LA CAMERA! (qui il link della Camera con tutto il rendiconto, divertitevi!)

Torno in cucina, amiche e amici.

Politica, Senza categoria Gennaio 13, 2013

Houston, qui Ohio. Abbiamo un problema

Da quando vivo a Milano, cioè dalla nascita, ho sempre visto la sinistra, e in particolare tutta la filiera dal Pci al Pd, rimbalzarsi l’oggetto non identificato “Lombardia” come una patata bollente. Capita un po’ come -posso dire?- nei giornali: quelli meno graditi ai direttori, o ritenuti meno bravi, o meno protetti, mandati un po’ miopemente al confino nell’online. Senza pensare che l’online sta diventando, com’era ampiamente prevedibile, il reparto strategico.

Ecco, la Lombardia per la sinistra è un po’ così. A parole importante, importantissima, strategica. E del resto tutte le cose politicamente rilevanti sono sempre cominciate qui, compresa l’ultimissima svolta arancione. Ma a uno sguardo romano, la Lombardia e Milano restano totalmente incomprensibili. A parole, l’Ohio. Nei fatti, la provincia dell’impero. Eventualmente luogo di confino, dove piazzare qualche candidatura imbarazzante. Gli stessi funzionari lombardi, appena possono, tentano la fuga a Roma: in tanti stanno andando in Parlamento, lasciando sguarnita la prima linea e dando l’idea di non crederci. Ci aveva pensato anche il segretario regionale Maurizio Martina, che poi però ha cambiato idea (o gli hanno suggerito di cambiarla). Ma forse a spiegare tante cose basta il fatto che ci abbia pensato, a  operazione Ambrosoli aperta.

Leggo che perfino il Wall Street Journal e il Financial Times si occupano di noi: qui si gioca una partita decisiva per gli eventuali Stati Uniti d’Europa, o anche per quelli disuniti. Ma il fuggi-fuggi generale fa ritenere che a sinistra quei giornali non li leggano, e dà il senso di una smobilitazione preventiva.

Il centrodestra, ben più radicato territorialmente -che cosa sia la Lombardia, Maroni e i suoi colleghi lo sanno invece molto bene -è dato più avanti: sia alle regionali, dove se non ci fosse l’impuntamento di Albertini, la partita sarebbe bell’e chiusa, sia al  Senato, date un’occhiata a questo sondaggio . E le due partite si giocano insieme. L’incredibile rimonta di Berlusconi è guardata con sconcerto, disprezzata come “fatto mediatico”, in sostanza solo “virtuale”. “Gli italiani non saranno così imbecilli”, si dice. “Non avranno la memoria tanto corta”. E invece a quanto pare ce l’hanno. O meglio -ed è un fatto, mica un fattoide, con cui si devono fare attentamente i conti- forse non bastano i pur freschi ricordi di mazzette, corruzione, ndrangheta a spostare i lombardi a sinistra.

Forse ci vorrebbero buone idee, che senz’altro ci sono, ma stentano a circolare. Forse servirebbero più coraggio e meno ambiguità, e un’idea diversa e meno ottocentesca dei cosiddetti “moderati”. Forse ci vorrebbe un maggior numero di facce che rappresentano con immediatezza le nuove e buone idee, e si dovrebbe saper parlare alla “pancia” degli elettori, intendendola non come i più bassi istinti, ma come il robusto buon senso di un  popolo, usando parole semplici e buone come il pane. Forse si sarebbero dovuti schierare qui i propri talenti migliori, mix tra territorio reale e visionarietà, evitando di collocare certi scarti azotati di Roma: perché oggi gli elettori aguzzano lo sguardo, umiliati dal Porcellum vogliono conoscere anche il numero di scarpe di chi votano.

L’idea è quella di trovarsi su un taxi impazzito, con il tassametro che viaggia alla velocità della luce. E alla fine del viaggio potrebbe esserci il blocco nordista, dal Piemonte al Veneto. Il che significa secessione sostanziale. Siamo al fondo di un enorme imbuto, e tutto accelera all’impazzata. Può capitare di tutto, da un giorno all’altro.

Mi torna in mente un’amica, importante politica del Pci che poi diventò anche ministra, a cui un giorno -ormai milioni di anni fa- segnalai i primi sommovimenti leghisti, dicendole -conosco la mia gente- che quella era una cosa vera, da osservare con attenzione. Mi guardò con un sorriso di compatimento: “Sai che ti voglio bene. Non dirle in giro, certe stupidaggini”.

Io le mie stupidaggini, qui dall’Ohio, continuo a dirle. Fra cui questa: la sinistra ha ancora tempo. Ma ne ha poco.

 

 

questione maschile Dicembre 19, 2012

Assessore, non ci lasciare!

Assisto un po’ depressa allo spettacolo poco edificante di assessori, vicesindaci eccetera, magari in carica da un anno o poco più, che stanno facendo gli scatoloni per andarsene in Regione o in Parlamento. Mi dicono, per esempio, che a Verona città un bel po’ di gente è ai nastri di partenza dopo appena 6 mesi di nuova giunta. Ma capita un po’ ovunque.

Io non capisco: amministrare una città o un paese è una bella sfida, e se non ti piace non si capisce perché hai voluto farlo. Non te l’ha ordinato il medico. E’ molto più importante e di soddisfazione che fare il parlamentare: be’, certo, si guadagna meno.

Dopo un annetto o due hai appena cominciato a prendere la mano, ed ecco che te ne vai, la politica come professione.  Al posto tuo dovrà venire un altro/a che, fatalmente, ricomincerà da capo, con spreco di tempo e di risorse pubbliche e danno per i cittadini amministrati, che vedranno interrotto il servizio. 

Oppure è semplicemente che stai lavorando male, e allora il sindaco o chi per lui ha deciso che è meglio che vai: ed ecco un bel promoveatur ut amoveatur, ti faccio salire un gradino e mi ti levo di torno. Ma anche questo è un danno ai cittadini: perché uno che, poniamo, non è capace come assessore, difficilmente sarà capace come parlamentare, forse è che la politica non è il suo mestiere, e allora è meglio che torni a quello che faceva prima. Le istituzioni non sono aziende private, la priorità è il bene comune.

Rinnovamento non è solo cambiare persone. Rinnovamento è cambiare stile, e questo che sto descrivendo è proprio pessimo.

Un’altra cosa: alle prossime primarie del Pd e di Sel ci troveremo di fronte a nomi che il più delle volte non ci diranno nulla. Forse gli iscritti un po’ li conoscono, ma i semplici elettori no. E allora sarebbe indispensabile, anche se i tempi sono così stretti, che i candidati, con ogni mezzo a loro disposizione (gli organi di informazione dei rispettivi partiti, per esempio, ma anche la rete, che è velocissima, ci dicessero più o meno chi sono, che cosa hanno fatto e che cosa vogliono fare: l’idea civatiana di “parlamentare a progetto” è molto buona. Un po’ di curricula, se possibile, preferibilmente evitando cose generiche tipo: “sono per una politica dei diritti” o “mi piace l’ambiente”, o “adoro la politica!” (ho letto anche questo), o, esempio dal vero, dichiarazione di un candidato milanese, di cui ometto il nome per generosità: “Io mi candido dopo aver fatto per tanti anni politica, senza aver avuto ruoli istituzionali. Mi candido perché è il momento di metterci direttamente la faccia (???)… Mi candido perché credo nella politica. In questo momento è una cosa difficile da dire, perché mai come in questo momento il distacco tra politica e cittadini è così evidente”, eccetera eccetera. Neanche mezza idea per sbaglio.

O evitando raccontando tutto il percorso interno (“sono stato consigliere di condominio dal ’74 al ’79, poi sono diventato consigliere di vicolo…”), ma andando un po’ più al sodo: fatti pregressi e in corso, e progetti futuri. Insomma, fammi capire se sei il/la candidato/a giusta per me.

Altrimenti è meglio che scrivano semplicemente: “mi piace l’idea di fare il parlamentare” o “è un posticino niente male”. W la sincerità!

Insomma: anche qui, cambiare stile. Meglio: cambiare etica.

Politica Agosto 31, 2012

Fujetevenne! (ragazzi con la valigia)

 

Sono un po’ avvilita, stamattina. Parli dei figli con altre madri e altri padri, ed è regolare: “Devono fare un’esperienza all’estero”. Sotto sotto sperando e temendo che a Londra, Parigi, Berlino o Shanghai, dopo aver imparato bene la lingua, lui/lei trovino un’occasione per non tornare più.

Risparmiare, tirare la cinghia per dare ai ragazzi questa chance, che vuole dire che se tutto va bene potresti anche averli tanto lontani, magari per sempre. Ho in mente una coppia di amici, con la loro unica amatissima figlia a lavorare in Cina, flosci come una pianta senz’acqua. Ora che si è trasferita in Europa, a un’oretta di volo, sembrano rinati.

Tantissimi di noi hanno alle spalle lontananze e bastimenti. Mia nonna Elena era nata americana di Pittsburgh. E’ tristissimo che ci debba ricapitare. Anche se li chiamiamo master, esperienze e così via. Dover dire a tuo figlio “Vattene”, quando invece vorresti tenertelo vicino (non è umano?). Fujetevenne: una volta era un destino che toccava soprattutto ai giovani del Sud. Ora tocca a tutti.

La cattiva politica, tra il molto male che ha fatto alle nostre vite, ha fatto anche questo. Perciò non sopporto l’idea che quelli che hanno fatto questa cattiva politica ritengano di avere il diritto di ritornare, pressoché tutti, liquidando con arroganza ogni volontà di rinnovamento. Perché chi ha fatto male oggi dovrebbe sapere fare bene?

Non sono semidei. Sono solo uomini -e quelle pochissime donne cooptate da uomini- che hanno mostrato di non essere all’altezza delle responsabilità che si sono liberamente assunti. Chi amministra male un’azienda, presto o tardi deve lasciare. Perché mai la regola non dovrebbe valere, e a maggior ragione, per chi ha amministrato male un Paese?

Non parlo di maggioranze e opposizioni. Parlo di un’intera classe politica, vecchia e fallimentare, che dovrebbe rassegnarsi a mollare. Non può essere che il legittimo desiderio di rinnovamento, condiviso dalla grandissima maggioranza delle cittadine e dei cittadini, venga tacciato di grillismo e liquidato sprezzantemente a parolacce. Sono loro, non i giovani, che se ne devono andare.

E se contano sulla rassegnazione fanno un grandissimo errore.

Politica Giugno 25, 2012

Ma voi, potendo scegliere, quando votereste?

 

I partiti, tutti, mi pare evidente, e al di là di quanto dichiarano, avrebbero convenienza ad anticipare il voto a ottobre. Con immutato Porcellum, meno alternative civiche- non ce ne sarebbe il tempo-, e soprattutto meno Grillo: se il trend restasse questo, con percentuali che i sondaggi rilevano in aumento vertiginoso, nel 2013 potrebbe realizzare risultati bulgari.

La prospettiva di un voto anticipato, lo dico subito, mi terrorizza. Data la situazione, il vuoto politico, la campagna elettorale e l’incertezza delle alleanze compongono uno scenario apocalittico. Ma mi chiedo anche se sarà meno apocalittico nella primavera 2013, e se tutto sommato non convenga anticiparla, l’Apocalisse, e non pensarci più.

Leggo con ansia i corsivi degli osservatori e degli analisti più autorevoli, che tuttavia non riescono a liberarmi nemmeno di parte dei miei molti dubbi.

Voi, potendo scegliere, quando votereste?

Donne e Uomini, esperienze, Politica Marzo 27, 2012

La trappola della violenza

Grande ripresa di dibattito sul tema della violenza sessista e del femminicidio -oggi un ampio editoriale di Adriano Sofri su Repubblica-.

Giusto, perché il fenomeno è in crescita esponenziale. Come per contagio. Come se ogni caso riportato dalle cronache fosse fonte di ispirazione per altri maledetti assassini, tanto che si ha perfino paura a parlarne.

La novità è che finalmente il femminicidio -punta dell’iceberg della questione maschile– è assunta da uomini che ne discutono pubblicamente. La fase dei pionieri che si avventuravano autocoscienzialmente in questo territorio è finalmente finita. Dobbiamo essere grate a uomini come Stefano Ciccone, Marco Deriu, Alberto Leiss e altri per avere rotto il muro di silenzio.

Ne parliamo moltissimo anche noi donne, con ripresa di iniziativa: domani, per esempio, a Milano, Libreria delle Donne, via Pietro Calvi 29, ore 18.30, Marisa Guarneri e Manuela Ulivi della Casa delle donne Maltrattate discuteranno di Pratica politica e accoglienza.

Cosa buona, con un grosso rischio. Che questo tema, sentitissimo e urgentissimo -alla violenza palese corrisponde un enorme sommerso che le cronache non registrano ma che distrugge la vita di moltissime donne- si “mangi” tutte le nostre energie, in un momento in cui dovremo riservarne molte ad altre questioni. Prima fra tutte, quella di non permettere più che il nostro Paese continui a essere governato solo da uomini, che queste quote consuetudinarie e non scritte, tra l’85 e il 100 per cento a favore di un solo sesso, continuino a sbarrarci la strada (c’è anche un altro rischio, più sottile: che parlare di noi stesse come vittime di violenza sia dis-empowering, ci indebolisca e ci induca a ridurre le pretese, accontentandoci di un minimo vitale).

Non mancano decisi segnali di cambiamento: ho visto che la lista Marco Doria, candidato sindaco del centrosinistra a Genova, conta 23 donne su 32 candidati. Per questo mi complimento con lui e lo abbraccio. Ma se per le amministrative qualche breccia si apre, sulle politiche del 2013 c’è molto da lavorare perché nulla sarà regalato, e ci sarà da interloquire con la vecchia politica misogina.

Nessuno dei temi all’attenzione delle donne, dalla violenza all’organizzazione della vita e del lavoro, si avvierà a soluzione finché le agende politiche saranno decise da una stragrande maggioranza di uomini. Ai quali fa anche comodo che ci leviamo di torno e torniamo a parlare di violenza e mentre loro, tanto per dirne una, sembrano aver perfino chiuso la pratica della legge elettorale da riformare.

Attenzione alle trappole, amiche.

 

 

Donne e Uomini, economics, Politica Febbraio 27, 2012

I salari più bassi, i nervi più saldi. E le donne

Se la notizia Eurostat che lo stipendio medio annuo dei lavoratori italiani è tra i più bassi d’Europa (23.406 euro contro i 48.914 di un lavoratore del Lussemburgo, i 44.412 di un  olandese, i 41.00 di un tedesco, i 40.698 di un belga) è uno schiaffo in faccia, l’altra notizia, che i manager italiani guadagnano più di tutti i loro colleghi europei (2,15 milioni di euro, a fronte di una media europea di1,82 milioni) è l’uppercut definitivo.

Riassumendo: gli stipendi più bassi -nemmeno la Grecia-le bollette più alte, gli alti tassi di disoccupazione, il precariato selvaggio, i servizi più scarsi, le tasse a mille, i costi della politica tra i più onerosi, i capi che guadagnano non 10 ma 100 volte più di te -un’oligarchia di vecchi maschi avidi- e l’art. 18 che “non è più un tabù”.

Come facciamo, non si sa. Anzi, si sa. E’ la tenuta delle nostre famiglie, che ci permette di andare avanti. Ed è la fatica immane delle donne, a tenerle in piedi.

La vera notizia sono i nostri nervi saldi, la nostra mitezza, la nostra capacità di sopportare, di incassare, di tamponare, di surrogare, di arrangiarci, di metterci una pezza.

Ma per quanto ancora ci si può contare?

Aggiungo a quello che ho scritto di getto stamattina: le soggette del cambiamento siamo noi. Siamo noi che -in massa critica, che per me non è meno del 50 per cento- possiamo cambiare i partiti, la politica, e quindi il Paese. Perché siamo noi che lo stiamo tenendo su con la nostra abnegazione e che stiamo pagando il prezzo più alto.

Il mio punto di vista è che per l’anno in corso, fino alle prossime elezioni politiche, dobbiamo concentrarci massimamente su questo obiettivo, mettendo tra parentesi il resto. Che non dobbiamo più disperderci in mille rivoli e mille obiettivi. Perché solo da quel cambiamento potranno discendere tutti gli altri: lavoro, welfare, diritti, un’economia più giusta, un Paese meno infelice.

Il tema principe, perciò, per me è questo: la rappresentanza politica: ci ho scritto un libro che uscirà la settimana prossima. Insieme a quello della rappresentazione delle donne, arma letale che serve a infiacchirci e a indebolirci (e su cui ha lavorato soprattutto una di noi, Lorella Zanardo, che riposto qui). Rappresentanza/rappresentazione, i due temi strettamente interconnessi, a cui voglio dedicare le mie migliori energie, coordinandomi strettamente con altre che condividono questo punto di vista.

Qui Lorella Zanardo

http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=10016

 

esperienze, leadershit, Politica Gennaio 3, 2012

Arcobaleni dappertutto

Credo che il 2012 sarà per tutta l’Italia quello che il 2011 è stato per Milano: un anno intensamente politico, al quale spero parteciperemo tutti. Partirà una storica campagna elettorale, vedremo arrivare molti nodi al pettine. Arcobaleni dappertutto. Forse un po’ dei nostri due che arriverà fino a Roma

Tenetevi leggeri, pronti a volteggiare, a offrire il vostro contributo creativo, scaldate i motori, fuori dal cassetto progetti e desideri. Dovrà cambiare anche la politica, nasceranno un po’ ovunque quelli che la teologa Antonietta Potente chiama “piccoli laboratori creativi. Laboratori di idee, di affetto, di creatività... un punto importante nel passaggio da una democrazia rappresentativa a una democrazia partecipativa”.

La rete avrà una parte decisiva, non solo medium, soprattutto modello politico.

Insomma, io ho molta fiducia. Guardo dalla finestra questo gennaio sfolgorante. La luce appena nata, piena di promesse.

Donne e Uomini, Politica, Senza categoria Novembre 6, 2011

E' il momento di incassare

Signore e anche signori, segnatevi da qualche parte questo nome: GUIDO CROSETTO, attualmente sottosegretario alla difesa, protagonista della seguente vicenda:

Omnibus, trasmissione di La Sette. La giornalista della Stampa Antonella Rampino nel corso del dibattito fa riferimento alle “spogliarelliste” elette nelle liste del centrodestra. A telecamere spente, il suddetto Crosetto cerca di intimidirla, umiliandola: “Tanto a te non ti spoglia nessuno“. Più tardi profferirà inutili scuse.

Segnatevi il nome di Crosetto, e segnatevi anche questi, in particolare se siete siciliani: GRECO (GRUPPO MISTO), ARICO’ (FLI), CASCIO SALVATORE (PID, CORONA (PDL), CURRENTI (FLI), D’ASERO (PDL), DI MAURO (MPA), FALCONE (PDL), FEDERICO (MPA), LEANZA EDOARDO (PDL), MINEO (FORZA DEL SUD), POGLIESE (PDL). Sono i parlamentari regionali che hanno chiesto e ottenuto lo scrutinio segreto nel voto sulla doppia preferenza di genere per poterlo tranqullamente impallinare senza assumersene la responsabilità.

Naturalmente non dimenticate IGNAZIO LA RUSSA, protagonista di molte indimenticabili machate, il coordinatore del Pdl lombardo MANTOVANI, quello che ha detto che le vere gnocche stanno a destra, e così via.

Ci vorrebbe la pazienza di mettersi qui a fare tutto l’elenco, certamente sterminato, di tutti i politici che hanno gravemente offeso le donne di questo paese, SILVIO BERLUSCONI in testa. Ma ne varrebbe la pena. Perchè -lo dico a tutte le amiche di Se non ora quando– se si decidesse di diffonderlo, insieme all’indicazione “non votate le liste che candidano questi signori”, rivolta a donne e a uomini di buona volontà, sarebbe una cosa davvero ben fatta. Questi signori si sono presi una libertà che ora devono pagare, e in modo molto salato. 

Ecco una delle moltissime cose che si potrebbero fare in preparazione delle sempre più imminenti elezioni politiche, e di tutte le altre elezioni in calendario. Benché la cosa grande che Se non ora quando avrebbe da fare sarebbe una: indire a breve una grande manifestazione nazionale in cui torni chiaramente a palesarsi la soggettività politica delle donne di questo Paese, e in cui si vada a sintesi, dicendo questo: abbiamo aperto le danze, e ora le chiudiamo. Abbiamo chiesto per prime a febbraio le dimissioni di Berlusconi e la fine della politica macha, e ora siamo qui a incassare quel 50/50 e quel doppio sguardo (che nessun partito, badate bene, si sta preparando a garantire: anche l’accenno di Bersani, ieri in piazza San Giovanni, è stato alquanto timido) che costuisce la condizione minima per poter ricostruire il Paese in giustizia ed equità. E anche la condizione minima per guadagnarsi il consenso delle donne. Il Paese è prontissimo, è la politica a non esserlo.

Se tanto mi dà tanto, ci stiamo avvicinando all’obiettivo. Ma c’è ancora molto da lottare. Nessuna illusione.