Perfino Fabio Fazio, normalmente propenso alle super-cortesie per gli ospiti, era sbigottito e non sapeva che faccia indossare. La prima intervista tv da leader politico di Piero Grasso, seconda carica dello Stato ostinatamente in funzione, è stata sconcertante. Un miscuglio di banalità e buonismo. Un tripudio di Io-Io-Io e di affermazioni assolutamente prive di significato – i “3 ragazzi che mi sono venuti a cercare“, “la fase Zen di Renzi è finita“:  Zen? Matteo Renzi?- con uppercut finale sulle donne-foglioline -da dirsi con sguardo intenerito e paterno- in alto a destra nel logo: nemmeno più la costola, la clavicola.

Ci siamo incazzate tutte all’unisono: proprio tutte, di destra, di sinistra, femministe, eterosessuali, omosessuali, ricce, lisce, single, maritate, divorziate, vedove. Velinizzate e meteorinizzate in un colpo solo. Dio, ridacci i vecchi machi di una volta, quelli per i quali le donne in politica erano solo una grandissima rottura di coglioni, restituiscici il nemico esplicito contro cui combattere, liberaci dal male dell’ipocrisia del femministO.

Piero Grasso è un anziano signore siculo, più di tanto non si può pretendere. Ma il guasto sta nel manico (in senso doppiamente figurato). In un’impresa, quella del nuovo partito di sinistra Liberi&Uguali, che come dicevamo qualche giorno fa nasce maschile, tra interlocutori maschi -assetati di vendetta e terrorizzati all’idea di dover tornare nel mondo degli invisibili con stipendi invisibili-, con metodi maschili, con priorità maschili. Campioni della questione maschile. Qualsivoglia dichiarazione di intenti, il partito femminista (Civati: sì ciao, qui avrei veramente tanto da dire ma mi trattengo), la folgorazione sulla via di Non Una di Meno (Fratoianni) e altre spericolate operazioni di innesto ex-post vengono metodicamente smentite dalla sostanza dei fatti.

Se uno parla di foglioline in alto a destra sta appunto indicando l’operazione di innesto di una talea in extremis, appena prima delle gelate invernali. In sintesi, sta raccontando quello che è. Pisapia con la sua ex-giunta 50-50 -strappatagli con le unghie e con i denti, da me compresa- sembra Simone De Beauvoir, Renzi con le sue ministre pare Gloria Steinem e Giorgia Meloni è Daenerys. la Regina dei Draghi di Game of Thrones.  

Non è che i 3 ragazzi non abbiano chiaro come dovrebbero andare le cose. Il fatto è, come già detto, che i posti sono pochi e i maschi da piazzare troppi. E quando i posti sono pochi e i maschi da piazzare troppi, quando il piatto piange ogni consapevolezza svanisce, e le donne tornano le vecchie care rompicoglioni di sempre e devono accomodarsi in terza o quarta fila.

Gliel’ha detto pure Fazio: però siete tutti maschi… Di solito il giochino riesce, un po’ di pinkwashing di qua e 4 candidature di là, ma stavolta è davvero scoperto. L’esasperazione, l’umiliazione, la rabbia sono davvero al limite ed è alquanto amaro che tocchi proprio alla sinistra (Dio mio) beccarsi in faccia i pomodori definitivi.

Ora, tranqui, arriverà Boldrini, caveranno qualche coniglia dal cappello, qualcosa faranno. Tutti i diritti che volete, amiche, perfino quello di prostituirci con i contributi (e che diamine: è libertà) e semmai di affittare l’utero, ma tutto in regola, che scherziamo? Nichi se ne intende.

Ma l’imprinting è dato, c’è poco da fare. 

Viene una voglia sfrenata di farlo, il Partito delle Foglioline, con i maschi in seconda fila, come finalmente dovrebbe essere, perché sono le donne a intendersi di governo del mondo, e qualunque uomo lo sa. Un partito che piacerebbe anche agli elettori, si sentirebbero in buone mani, lo accetterebbero perché non hanno poltrone da difendere e perché anche loro vogliono vivere meglio.

L’altro giorno in Islanda Katrin Jakobsdottir, 41 anni, femminista e ambientalista, è diventata Prima Ministra. Lì le Foglioline le mettono al centro delle politiche, in tutti i sensi, e non in alto a destra all’ultimo minuto. 

Avrei già in mente una fantastica Prima Ministra per il nostro triste paese devastato dal maschilismo: ma il nome non ve lo dico, prima voglio dirlo a lei.

Sarebbe fantastico. Fantastico.

 

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