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odio

bellezza, Donne e Uomini, tv Settembre 23, 2015

Miss Italia, la streghetta da bruciare

La prima cosa da dire della neo-Miss Italia è che è veramente bellissima. La seconda: affermando che le sarebbe piaciuto vivere “nel 1942” per vedere dal vero com’era la guerra, la ragazza Alice Sabatini ha detto una grandiosa cretinata.

Del resto, la domanda (“in quali tempi vi sarebbe piaciuto vivere?”) era formidabilmente idiota, e idiozia chiama idiozia. Una non si inguaia a dire “nella Firenze Medicea”, o “durante le 5 giornate di Milano”. Era in palla per l’emozione, ormai era chiaro che la corona di Miss sarebbe stata sua. Le è venuto 1942, ha sparato una cavolata a caso, poi si è incartata con la guerra, ha 18 anni e le pigne nel cervello. Sembra una donna fatta, con quel fisico bestiale da cestista, ma è solo una ragazzina.

A 18 anni ero una ragazza studiosa ma anch’io avevo le mie pigne nel cervello. Di cretinate ne ho dette e fatte tante. Se poi si tiene conto che, con una vita media sulla quarantina, un tempo le 18enni potevano già essere madri o regine, e i 18 anni di oggi sono grossomodo i 14 della mia generazione, si capisce che il rischio-cretinate è piuttosto alto.

Tutto abbastanza nella norma.

Nella norma, purtroppo, anche il fatto che se una splendida figliola che accende il desiderio negli uomini e l’emulazione invidiosa nelle donne inciampa goffamente, offre una magnifica occasione alla misoginia. Alla ragazza è stato detto di tutto, dal semplice “oca” al solito trucido “puttana”. I social si sono riempiti di insulti. Una rabbia smodata, che si giustifica solo con un odio appena sotto traccia in cerca di pretesti per manifestarsi. Sentimento alimentato da una paura atavica: non, s’intende, della bambina scemetta, ma di quel trionfante corpo di donna e della potenza che rappresenta. Una magnifica preda sacrificale.

La ragazza Miss, che evidentemente scema non è, lo ha oscuramente intuito: “Penso che mi avrebbero insultata anche se avessi risposto diversamente”.

La misoginia è anche femminile, e sono state molte le donne che hanno partecipato al linciaggio simbolico: niente di strano anche in questo. Patricia Highsmith ci ha scritto deliziosi racconti, e c’erano tante donne nella folla che acclamava i roghi delle streghe.

Direi che questa storia pleistocenica è un’ottima occasione per interrogarsi sugli archetipi, tenendo conto del fatto che, come diceva Freud, nel nostro inconscio passeggiano i dinosauri.

 

AMARE GLI ALTRI, esperienze, Politica Gennaio 7, 2014

La banalità del web-male

Qui di odiatori ce ne intendiamo eh, amiche e amici? Sono anni che ne vediamo e ne sentiamo di tutti i colori. Vero: l’agguato a gente malata (Caterina, e ora Bersani) fa particolarmente impressione, ma da queste parti non ci ha colto impreparati.

La chiamerei “guerra dei mondi”: tra il mondo degli ultracorpi di chi, a qualunque titolo, vive una super-esistenza -i politici, chi va in tv, chi scrive sui giornali o in rete o magari dei libri, chi conosce la gente giusta, chi ha un incarico di prestigio, o una seconda casa, senza troppe differenze tra chi ha ereditato dai nonni un bilocale a Recco e un gozzetto da pescatori e chi attracca con il suo ferro da stiro nel moletto privato della sua villa- e la sub-esistenza di chi è rimasto mera materia, di casa non ne ha neanche una, o sta faticosamente pagando un mutuo da 15 anni, ed è visibile a malapena ai suoi ringhiosi vicini di casa.

Mi pare infatti che la questione discriminante sia proprio quella, la Visibilità come prova di Esistenza: c’è un mondo dei Visibili e un mondo degli Invisibili. Per i quali la rete, libero accesso e costo quasi-zero, costituisce una formidabile occasione per confrontarti con la Kasta peer-to-peer e per accedere a quei 5 secondi di celebrità. A patto di strillare, di spararla più grossa che puoi, altrimenti resti imprigionato nella tua invisibilità pure lì. Del resto la politica televisiva degli ultimi anni è stato un vero e proprio master di bullismo.

Resto dell’idea che la rete sia uno straordinario strumento politico e di trasformazione, non saranno i conati degli haters a farmi cambiare opinione. E riconosco anche in me stessa, in particolare stamattina trovandomi nuovamente costretta a leggere di Tasi, Tares, Tirsu e Iuc, la tentazione di svuotarmi della rabbia rovesciandola con un semplice @EnricoLetta e clic. Ma ormai so bene che se lo facessi : 1. non cambierei nulla della situazione, restando nell’indifferenziato impolitico, cioè non trasformando il carburante della rabbia in azioni efficaci 2. questo provocherebbe solo ulteriore frustrazione e nuova rabbia, in un loop auto-intossicante.

Quindi non indugerei in inutili giudizi morali sull’hate-speech: mi limiterei solo a osservare che non serve a nulla, non trasforma nulla, non intacca le ragioni della rabbia, semmai ne alimenta altra, ingolfandoci. E proverei ad attenermi alle indicazioni della mia maestra Etty Hillesum: “Ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo rende ancora più inospitale“.

 

 

 

AMARE GLI ALTRI, Corpo-anima, Donne e Uomini, Politica Maggio 27, 2011

CON IL MINIMO DI ODIO

Una quota di male è ineliminabile -“male necessario”, lo ha chiamato una volta Papa Ratzinger- in tutte le cose umane. E’ la nostra parte corruttibile e dolente. Ma se devo fare un bilancio di questa folgorante esperienza politica milanese che sta per chiudere la sua fase fondativa, avrei da dire questo: che il male, che l’odio è stato tenuto al minimo.

Se la vediamo come una campagna elettorale, certo, sì, i toni sono stati accesi. Direi per responsabilità esclusiva del centrodestra, che ha lavorato sulla materia prima della paura. Target: cervello rettile. Risultati: scarsi. L’organo da bersagliare stavolta era il cuore.

Ma questa non è stata una semplice campagna elettorale. Le elezioni sono state l’occasione per una muta di pelle a cui la mia città, sensibile e nevrile, era pronta. Una piccola rivoluzione, che è cominciata qui.

E questa piccola rivoluzione sta capitando senza odio, o con il minimo odio indispensabile. E’ incruenta, affettuosa, e sporca poco. Riempie le piazze ma le lascia pulite e in ordine. Non ci sono state occasioni di “contatto”, come si dice. Tutto sta capitando con un po’ di arancione, che è precisamente il colore radioso di questa energia, con l’intenso e microfisico lavoro di tutti quelli che se ne sono resi mediatori viventi -l’energia, la vita, si potrebbe dire l’amore, se il termine non avesse necessità di essere riqualificato in seguito a un notevole abuso, vengono prima di chi le interpreta-, con la rete. E con pochissimo odio per gli antagonisti, inteso come spreco di questa energia. Io intendo questo come molto femminile: il femminismo, del resto, è stata un’enorme rivoluzione senza sangue.

Avevo voglia di segnalare questa meravigliosa novità della lotta politica, dopo anni di risse continue. Se c’è una lezione che viene oggi dalla mia città, è questa. Poi di giunte, di incarichi, di nomi e di tutto il resto avremo il tempo di parlare.

AMARE GLI ALTRI, Politica Dicembre 15, 2009

LETTERA AI POLITICI (TUTTI)

Lettera-1

Quando ci troviamo di fronte a qualcosa che va male quello che possiamo fare è stare lì ostinatamente a cercare di torcerlo verso il bene. Perché ogni circostanza, perfino la più nera delle circostanze, contiene un bene che va scovato e aiutato. Ce lo insegna tra i molti santi quella santa ragazza che fu Etty Hillesum, che prima di morire ad Auschwitz riuscì a trovare il filo del bene perfino a Westerbork, campo di detenzione nazista. A quel male che si presentava come assoluto, in cui la speranza non trovava punti di appiglio, lei non volle sottrarsi, pur potendolo fare. Etty diceva che si doveva stare al cospetto di quel male perché Dio andava aiutato e il bene aveva bisogno di tutta la nostra attenzione.
Il male che oggi vediamo in azione è infinitamente più piccolo e l’operazione è molto meno ardua. Si tratta semplicemente di voler cogliere in quello che sta capitando -mi riferisco all’aggressione al Presidente del Consiglio, all’immagine di quel vecchio uomo ferito e sanguinante, stanco come tutti vecchi uomini-, il baluginare di un’opportunità provvidenziale. Dico provvidenziale proprio perché potrebbe venircene un gran bene, che è quello di arrendersi all’intelligenza della pace e di liberare il conflitto politico da quell’assurdo che è l’odio, che quando entra in campo, come un mostro insaziabile, chiede attenzione esclusiva e divora tutto quello che trova.
I negoziatori più illuminati dicono che quello che conta per fare la pace, ben più che qualunque tavolo, è il fatto di tenerla ben presente in ogni istante, come priorità assoluta in tutte le cose che facciamo, qui e ora, immediatamente e senza rinvii. Allora la pace diventa un bene da subito disponibile e fa il miracolo di moltiplicarsi e propagarsi. La pace non ha bisogno dello scandaglio della ragione, di pesi e bilancini, dell’inventario del male fatto e subito, ma unicamente dello slancio della fede, o dell’abbandono vigile alla fede. Come insegna il Mahatma Gandhi, “essendo la non violenza la più potente forza del mondo e anche la più sfuggente nel suo meccanismo, richiederà il massimo della fede. Proprio come crediamo in Dio per fede, così dovremmo credere per fede anche nella non violenza”.
Le politiche e i politici di buona volontà hanno a disposizione questa opportunità da subito, possono praticare la pace da subito, senza se e senza ma. Non è semplicemente questione di abbassare i toni. Si tratta di elevare la speranza, il più nobile tra i compiti della politica. Di fare propaganda al bene. Di vedere quello che va, e di aprirgli la strada.
Con l’auspicio che anche questa lettera, non solo le parole dei propagatori di odio, trovi i suoi fan. A cominciare dagli amici politici.