Browsing Tag

legge merlin

diritti, Donne e Uomini, Politica, questione maschile aprile 11, 2015

Forse ci sono questioni ben più importanti del quartieri a luci rosse: un’urgenza che appare sospetta

Cambiare la legge della senatrice Lina Merlin, che con il coraggio delle pioniere riuscì a far abolire le case chiuse: cui prodest? Istituire quartieri a luci rosse, formalizzare che la prostituzione è un mestiere come un altro, o forse anche meglio di altri, con tanto tasse e contributi e addirittura test attitudinali nelle Asl per capire se si è adatte alla professione: per quale ragione una simile stramobilitazione bipartisan di parlamentari, da Scelta Civica al Pd (prima firmataria della proposta di legge è la senatrice piddina Maria Spilabotte) in sostegno di una riforma assolutamente anacronistica e, come dimostrato dall’esperienza da altri paesi, vedi Germania, del tutto inefficace contro la tratta delle schiave sessuali (una lunga e articolata inchiesta potete leggerla qui)?

Sarebbe bello vedere i parlamentari mettere tutta questa straripante energia nella realizzazione di riforme ben più impellenti che cambierebbero la vita della stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Ne dico alcune? L’abolizione dell’odiosa pratica delle dimissioni in bianco; la piena applicazione della legge 194; l’apertura di un definitivo dibattito sulla legge 40 sulla fecondazione assistita, progressivamente martoriata dalle sentenze e ancora in attesa di linee guida; la discussione sul testamento biologico e sul fine vita, sollecitato da ripetuti e accorati appelli; una legge sulle coppie di fatto; la cittadinanza per i bambini nati in Italia da coppie straniere; lo smart work o lavoro agile. Devo continuare? Non per fare i benaltristi, ma se i parlamentari hanno tutta questa voglia di lavorare di cose da fare ce ne sono a bizzeffe.

E invece no. Ignorando deliberatamente quello che capita nel resto del mondo e che va in tutt’altra direzione – una recente risoluzione europea ha definito la prostituzione come “una forma di schiavitù incompatibile con la dignità umana”- e rinunciando del tutto al progetto di un discorso sulla sessualità maschile –data per immodificabile-, discorso finalizzato alla riduzione del ricorso allo sfruttamento sessuale, il multiforme drappello di parlamentari si dà un gran daffare con un manifesto-evento oltre la Merlin, con tanto di sex worker testimonial (la turca Efe Bal, sempre lei, forse non ne trovano altre, che coglie la ghiotta occasione per proporsi come ministra).

Se a ciò aggiungiamo che il governo Renzi non sembra affatto favorevole all’innovazione (una sortita a favore dello zoning della consigliera di parità Giovanna Martelliè stata gelidamente rigettata come “opinione personale”), la domanda viene spontanea: a chi giova? In nome di chi e che cosa una simile urgenza, visto che le libere professioniste non costituiscono più del 5 per cento delle prostitute, contro un 95 per cento di schiave? In un Paese, il nostro, in cui come abbiamo visto perfino la “carne migrante” diventa occasione di business (e che business! più redditizio perfino della droga), che cosa si deve pensare?

Si fa peccato a pensare male, e a chiedersi: che cosa c’è sotto?

 

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, questione maschile gennaio 23, 2013

Care Assessore e Consigliere di Milano…

 

Carissime Assessore milanesi, Lucia (Castellano), Ada Lucia (De Cesaris), Cristina (Tajani) , Chiara (Bisconti), Daniela (Benelli), cara vicesindaca Maria Grazia (Guida), cara Francesca (Zajczyk), delegata per le pari opportunità, care consigliere comunali milanesi e tutte voi che amministrate Milano*,

sono sicura che camminando in città e passando accanto a quelle moltissime vetrine oscurate da ghirigori pastello e con l’insegna “Centro massaggi” (cinese, thailandese, orientale o altro), vi sarete domandate come me: chissà che cosa capita là dentro. E ve lo sarete anche rapidamente figurate, per poi passare oltre, con il nostro noto passo di pianura. Ci si abitua rapidamente a tutto, anch’io non ci pensavo quasi più, ma il fatto che a Brescia sia stata aperta contro 42 persone (28 cinesi e 14 italiani) un’indagine per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, gestione di casa di prostituzione e falsa regolarizzazione di cittadini extracomunitari, ha riportato la faccenda al mio personale ordine del giorno.

Non abbiamo elementi per sostenere con assoluta certezza che al riparo di quelle vetrine su strada, tra il ferramenta e il panettiere, ci siano prostituzione, sfruttamento e riduzione in schiavitù di molte giovani donne orientali (difficile credere che eventualmente le ragazze siano auto-organizzate), ma l’inchiesta bresciana insinua qualche dubbio in più e invita tutte noi a una mobilitazione finalizzata a una più attenta verifica di quelle attività. Non sarebbe piacevole dover scoprire che in tanti dei nostri caseggiati dividiamo le spese condominiali con macrò, papponi e tenutari di case chiuse o bordelli, contro i quali negli anni Cinquanta la senatrice socialista Lina Merlin ebbe il coraggio e la tenacia di lottare, ostacolata e dileggiata dai suoi stessi compagni di partito, pervenendo nel marzo 1958 a una legge moderna che recepiva la Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione adottata dalle Nazioni Unite, istituiva il reato nel nostro Paese e lo puniva con severità.

La legge Merlin è in vigore per tutti, anche per le ragazze cinesi e thai o di qualunque altra nazionalità, ignare del fatto di avere diritti e incapaci di difendersi dai loro sfruttatori. Vi chiedo perciò, care amiche, di mobilitare tutta la nostra attenzione e di intraprendere tutte le inziative necessarie a fare chiarezza su queste attività commerciali, capillarmente diffuse sul nostro territorio, sui “servizi” effettivamente offerti, e sulla facilità di ottenimento di queste licenze.

*va dato atto al sindaco Giuliano Pisapia di aver perseguito con ferrea determinazione e da subito l’impegno a femminilizzare le istituzioni, tanto che ormai nella nostra città le posizioni di vertice affidati alle donne, in Comune e nelle aziende partecipate, sono ben 6 su 10. E  salvo eccezioni che non conosco, si tratta sempre di donne indicate per la loro competenza e non in forza di parentele, vedovanze o come segnaposto di uomini. Anche questo è il modello Milano, che urge esportare e riprodurre contro ogni inerzia machista o familistica che continua ad appesantire la politica, liste elettorali comprese.