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TEMPI MODERNI

TEMPI MODERNI Gennaio 26, 2009

FEDELI A SE STESSI

Ho molti amici gay, a cui voglio bene esattamente come agli amici etero e forse anche di più, e ieri sera ho partecipato al talk show Tatami, Rai 3, dedicato al matrimonio gay. Lì ho detto, in buona sostanza, che questa cosa del matrimonio gay mi pare un falso problema. Anzitutto perché, tra i miei molti amici gay, non ce n’è uno che dica di volersi sposare, e invece molti vorrebbero in qualche modo poter regolare la loro unione. Quindi vorrei innanzitutto capire se questa domanda di matrimonio è effettiva e diffusa, o viceversa la battaglia è solo ideologica. Perché intestardirsi sul matrimonio non fa che complicare le cose, alzare il livello dello scontro, come si dice, e rimandare il momento di un riconoscimento delle unioni, che è quello che serve.

La mia amica Annamaria Bernardini de Pace, che sul matrimonio gay sta ultimando un su libro, in uscita a marzo (il titolo, credo, sarà Diritti diversi) sostiene che la nostra Costituzione non specifica che il matrimonio è un’istituzione riservata agli eterosessuali. E’ senz’altro così, ma io non ne faccio una questione di legge. La legge, io credo, viene dopo. Il matrimonio è un’istituzione antichissima, e quindi una cosa molto vicina alla natura, concepita per tutelare la madre e la sua prole. Annamaria mi risponde che ci si può sposare anche a 80 anni, e che quindi la procreazione non è al centro. Io sostengo che invece sì, simbolicamente resta al centro, e quando uso la parola “simbolico” la uso per dire che è una cosa è ancora più vera, che ha dentro un più di umano, essendo noi umani animali simbolici. La legge è un congegno molto più rudimentale,rispetto al simbolico, e non può intervenire a spostare quello che ancora nelle nostre coscienze non si è spostato.

Io credo che in Spagna il matrimonio gay abbia aperto una grave contraddizione, che un’altra mia amica, la filosofa Laura Boella, descrive come “una scissione degli spagnoli tra l’in-prima-persona e l’in-terza-persona, tra l’io e il cittadino”. Sicché, tutti d’accordo (o quasi) sul matrimonio gay. Ma se poi è tuo figlio a voler sposare un uomo, la bolla scoppia, il sangue ribolle. Sulla Regina di Spagna si potrà anche fare dell’ironia, ma quando afferma che, diversamente dal premier Zapatero, lei resta vivamente contraria al matrimonio gay, fa parlare una parte dell’anima della Spagna che ribolle. Magari sbaglia a ribollire, come forse sbaglia chi da noi si indigna all’idea del matrimonio gay, ma fatto sta che ribolle, e se ne deve tenere conto. C’è una minoranza gay ed etero-io credo estremamente esigua- che vuole le nozze gay con la benedizione e tutto, e una maggioranza, etero e gay, magari non assoluta ma cospicua, che si sentirebbe offesa dalla cosa: se ne dovrà pur tenere conto, sentire le ragioni di tutti e cercare le mediazioni.

Il fatto è che, checché se ne dica, appena appena sotto la questione del matrimonio resta la faccenda della procreazione, com’è stato per millenni, e i millenni non si fanno fuori a colpi di decreti. E quindi il fatto è che c’è una maggioranza di eterosessuali, ma non solo, che ritiene che una coppia gay non debba procreare, anche se oggi lo può con l’aiuto della fecondazione assistita, degli ovuli e degli uteri prestati, e così via. Si sente, d’istinto, che il sovvertimento sarebbe troppo forte, e si chiude nettamente. Al riguardo, io la penso così: l’unica certezza di cui attualmente dispongo a riguardo è il superiore interesse del bambino, sancito anche dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. E non ho ancora chiaro nel mio cuore se nascere e crescere in una famiglia omosessuale corrisponda a questo interesse. Ma sono disponibile a farmi un’idea, e a essere anche favorevole. Il fatto è che non ne so abbastanza per schierarmi con sicurezza.

Il fatto è questo: che si dovrebbe parlare sempre con il massimo della responsabilità, senza preoccuparsi preventivamente se quello che si dice è di destra e di sinistra, laico o religioso, progressista o conservatore, o a chi piacerà e a chi dispiacerà. Si dovrebbe sempre dire, soprattutto in tv, solo la verità del proprio cuore, fedeli a se stesse e a se stessi, in particolare quando si maneggia la materia delicata della vita, assumendo anche il rischio di sbagliare, e non stare lì semplicemente ad accarezzare il pelo o cercare l’applauso. E’ soprattutto questo che stamattina -mi hanno rimessa in funzione: wow!- volevo dirvi.

E poi volevo dirvi anche che stare lì a fare la parte dell’etero con tutti quanti i gay dall’altra parte, be’, per me è decisamente riduttivo, e mi dà un po’ di soffoco. Tengo molto a sentire la mia libertà. Buona settimana a tutti.

Politica, TEMPI MODERNI Gennaio 20, 2009

L’UOMO CHE E’ DIVENTATO PRESIDENTE

Una sintesi del discorso di insediamento del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Da commentare liberamente.
Cari concittadini, mi trovo qui oggi con l’umiltà per il compito che è davanti a noi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio alla Nazione.
Quarantaquattro americani a questo punto hanno fatto il giuramento presidenziale. Il compito che mi è stato affidato viene dal sacrificio dei nostri antenati. Il fatto che siamo nel mezzo di una crisi è ben noto, la Nazione è in guerra. I dati della crisi sono ben noti a tutti noi ed è una situazione figlia di avidità e irresponsabilità. Si apre una nuova era di responsabilità. Le sfide che dobbiamo affrontare sono reali, gravi e numerose. E’ ora di rialzarsi, di togliersi la polvere di dosso e di darsi da fare abbiamo davanti a noi una nuova era di responsabilità.

Oggi si respira un clima di grande sfiducia, come ce si fosse il timore strisciante che il declino dell’america sia inevitabile. Sappiate questo Americani, tutti i problemi saranno affrontati. Siamo qui oggi perchè abbiamo scelto la speranza sulla paura. Ci siamo riuniti per porre fine alle lamentele meschine e alla false promesse, alle recriminazioni e ai dogmi consumati che per troppo tempo hanno strangolato la nostra politica. Restiamo una nazione giovane. Ma è il momento di mettere da parte le cose infantili. Bisogna rimboccarsi le maniche per ricostruire l’America, perchè dovunque guardiamo c’è lavoro da fare.

A partire da oggi dobbiamo rimetterci in moto per rifare l’America. Oggi io vi dico che le sfide che abbiamo dinanzi sono reali: che sono serie e che sono tante. Non le affronteremo facilmente nè in breve tempo. Ma sappiate questo: America, queste sfide le affronteremo. Abbiamo dei doveri nei confronti di noi stessi, della nostra nazione e del mondo intero. Nulla ci definisce meglio come americani della nostra determinazione nell’affrontare i nostri compiti. Un giorno si dovrà dire di noi che quando siamo stati messi alla prova, ci siamo rifiutati di darci per vinti».

Per la nostra economia servono decisioni coraggiose e rapide e siamo pronti a prenderle. Creeremo infrastrutture, ammoderneremo le reti elettriche e investiremo sulle energie alternative. Useremo le nuove tecnologie, ci muoveremo non solo per creare nuovi posti di lavoro ma per porre nuove fondamenta per la crescita. Gli Stati Uniti combatteranno lo spettro del surriscaldamento del pianeta e ridaranno alla scienza la sua giusta collocazione. Ci sono alcuni che mettono in dubbio la portata delle nostre ambizioni. Hanno la memoria corta, perchè hanno dimenticato ciò che ha già fatto questo Paese.

Per la sicurezza respingiamo la falsa alternativa tra ideali e sicurezza. I nostri padri hanno steso una carta con i diritti per tutti. Siamo i guardiani di questa eredità, ci faremo guidare dai principi dei padri per affrontare le minacce cui andiamo incontro. L’America è un Paese amico di ogni nazione, ogni uomo, donna, bambino che cerchi un futuro di pace e dignità. Siamo pronti a guidare il mondo di nuovo. Possiamo far fronte alle nuove sfide che chiedono uno sforzo ancora più grande, oltre che una maggiore cooperazione e comprensione tra le nazioni. Cominceremo a lasciare in modo responsabile l’Iraq alla sua gente e a forgiare una pace difficile da ottenere in Afghanistan. Lavoreremo senza senza tregua con vecchi alleati ed ex nemici per ridurre la minaccia nucleare.

Siamo più uniti di prima, più forti di prima per affrontare e battere il terrorismo. A tutti coloro che perseguono i propri scopi con il terrore e l’assassinio degli innocenti possiamo dire…non sopravviverete, non durerete più a lungo, noi vi sconfiggeremo».

Al mondo musulmano: cerchiamo un modo nuovo per andare avanti basato sul rispetto reciproco e sul reciproco interesse. Ai leader che cercano di dare le colpe all’Occidente, sappiate che il vostro popolo vi giudicherà per quello che farete. Anche se mostrerete il pugno, noi vitenderemo la mano. Ai popoli delle nazioni povere: c’impegnamo a lavorare con voi per dar da mangiare a tutti. E alle altre nazioni che vivono a un alto livello di benessere diciamo che non possiamo più permetterci di vedere questa povertà. Il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con lui

Un uomo, il cui padre 60 anni fa non sarebbe stato neanche servito nei bar, è diventato presidente e oggi può pronunciare il giuramento più solenne. Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo: uomini, donne e bambini di ogni razza e ogni fede religiosa tutti insieme in questo luogo. Dio bendica gli Stati Uniti d’America.

TEMPI MODERNI Gennaio 16, 2009

ABU GHRAIB, PARMA

Il giovane nero che vedete sulla sinistra della foto si chiama Emmanuel Bonsu, italiano di Parma, originario del Ghana. Quello in tuta che gli tiene la testa è un vigile urbano che insieme a nove colleghi l’aveva appena fermato, ritenendolo un spacciatore, pestato e insultato. In seguito al pestaggio, il ragazzo è stato operato a un occhio. Dopo l’azione, il vigile ha voluto una bella foto ricordo, stile Abu Ghraib. La foto è stata scattata la notte del 28 settembre scorso, e conservata come un trofeo, o come prezioso materiale pornografico. Solo la pornografia, in effetti, è altrettanto efficace nel rivelare le bassezze di cui siamo capaci.

Emmanuel Bonsu vorrebbe che non se ne parlasse più. E’ una persona mite e dignitosa, e dice che gli dispiace per le famiglie dei vigili indagati. Invece è stata aperta un’inchiesta. Di peggio poteva capitare solo che al posto del vigile ci fosse una vigilessa. Llyndie England, avete presente?

Politica, TEMPI MODERNI Gennaio 15, 2009

ENTE PARCO PRO-CEMENTO

lo spiaggione di corniglia. e sopra (tettucci verdi) il sito dovo dovrebbe esere costruito il residencelo spiaggione di corniglia e sopra (tettucci verdi) il sito dove dovrebbe essere costruito il residence

Sapete che ho questa fissa della Liguria. Ebbene, il 20 gennaio, davanti al Consiglio di Stato, verrà discussa l’impugnazione che la società costruttrice, la Regione Liguria, il Parco Nazionale delle Cinque Terre e il comune di Riomaggiore hanno presentato contro la sentenza del Tar della Liguria che bloccava la costruzione di un’enorme struttura alberghiera, un residence di 6000 metri quadri affacciato sullo spiaggione di Corniglia e visibilissimo dal mare, nel bel mezzo delle Cinque Terre.

Vi rendete conto? Un Parco Nazionale -dove normalmente anche per cambiare un bidet sono richiesti lunghi iter di approvazione e concessione- che insieme alla Regione vuole fortissimamente un ecomostro proprio nel suo cuore, in uno dei luoghi più belli del mondo, già dichiarato patrimonio dell’Umanità e ogni anno meta di centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo!

Un legale dell’Osservatorio Europeo insieme a quello di altre associazioni sarà presente alla seduta dei supremi giudici amministrativi per sostenere le ragioni della tutela ambientale. Ma è importante il sostegno di tutti, a dimostrazione che la vicenda è nota anche fuori dalle aule giudiziarie. Una battaglia che se vinta potrà incoraggiare chiunque difenda il territorio in qualunque parte del nostro meraviglioso paese.

Firmate, quindi, e fate firmare l’appello www.perle5terre.it cliccando la voce “leggi e firma l’appello”.


Politica, TEMPI MODERNI Dicembre 14, 2008

UN PAESE SENZA RETE

Animata discussione sabato sera con alcune amiche. Proprio sulla rete e i blog. La più autorevole tra loro sosteneva che il web è certamente un ottimo mezzo, ma resta un mezzo. Che quello che conta per fare politica, e per la vita soprattutto, è la forza del desiderio. Così, diceva, è vero che il presidente Obama è stato eletto anche grazie alla rete, ma quello che conta sono i movimenti reali -giovani, neri, etc.-che hanno approfittato della rete per realizzare il loro desiderio. In un altro tempo, stante lo stesso desiderio, si sarebbe usato un altro medium. Io le dicevo che invece secondo me la rete è un valore aggiunto per la democrazia, e segna delle sue caratteristiche -lo scambio, la velocità, la parità tra interlocutori, e tutto quello che sappiamo- la politica e la vita, producendo straordinari cambiamenti. Lei dice che faremo un dibattito pubblico su questo, ma io intanto voglio sapere che cosa ne pensate voi.

Seconda questione: il nostro, come saprete, è tra i paesi meno connessi d’Europa (42 per cento contro una media europea del 60, con punte oltre l’80 nel grande Nord). Poco sopra Bulgaria e Romania, dove tuttavia la tendenza è alla crescita, mentre da noi c’è addirittura una marcia indietro. Inoltre solo il 38 per cento degli abitanti accede alla rete regolarmente, più uomini (45) che donne (32). Tra i giovani, invece (14-29 anni) gli utenti sono l’83 per cento. Qualche tempo fa il quotidiano inglese The Guardian scriveva che la nostra vita sociale reale è già abbastanza intensa, le nostre piazze sono già abbastanza affollate, è per questo che non sentiamo il pressante bisogno di una piazza virtuale.

Sono andata a cercare i dati nel dettaglio, e posso dirvi che: Pisa e Bolzano sono le province italiane dove è concentrato il maggior numero di utenti, davanti a Milano, Firenze e Roma. Il Trentino Alto Adige stacca Toscana, Lazio e Lombardia. Quasi sconnesso il Sud. Secondo i ricercatori del Cnr, questo dimostra che “lungi dall’essere un fenomeno capace di ridurre o colmare le differenze socio-economiche tra territori, Internet riproduce e addirittura amplifica le differenze di sviluppo. Il che ridimensiona fortemente il mito dell’economia della rete: è tutto da dimostrare che le zone del paese con maggiori problemi infrastrutturali sulle reti “materiali” possano ridurre lo svantaggio puntando tutto sulla rete Internet: chi è indietro nello sviluppo economico perde ulteriori posizioni”.

Vi dico il mio punto di vista: sono certa che il gap che ci separa dal resto dei paesi sviluppati sarà presto colmato, e che il ritardo non è così significativo; resto convinta che la rete possa promuovere sviluppo, oltre a cambiamenti reali nella vita e nella politica. Credo che le donne saranno tra le fruitrici più entusiaste del mezzo. L’antipatia dei nostri partiti, senza differenze tra destra e sinistra, per questo mezzo, mi conferma nella sensazione che ci sia molta paura di passare al vaglio del popolo del web e del socialnetworking, che richiedono trasparenza, disponibilità al confronto e velocità nel feedback, cose che evidentemente i partiti non sono pronti a garantire. Che tutta questa politica fuori dalla “politica” li preoccupi molto.

E adesso ascolto voi: perché questo ritardo? qual è il potenziale della rete? e come andrà a finire?

Politica, TEMPI MODERNI Dicembre 13, 2008

ACCIDENTI A VOI

Mi costringete sempre a parlare di politica, accidenti a voi. Ma vedo che la cosa vi appassiona molto, se sono contenta. Il fatto è che di politica si parla poco, mentre si parla veramente troppo di partiti. E tanta ottima politica corre fuori di lì.

Sempre per parlare di eccitanti novità in sintonia con lo spirito politico del tempo, qualche settimana fa sul New York Times ho letto una cosa sulla “generazione O“, e ci ho ritrovato qualche spiritello che si agita anche dalle nostre parti. E tutti questi spiriti insieme possono fare Storia (là, a quanto pare, hanno già cominciato a farla).

E allora, in sintesi: il pronome è personale è un larghissimo e includente “we”, non “I” né tantomento più “us versus them”, noi-contro-di-loro. Parlare-contro è vecchio e ritenuto inservibile. Tutto si fa in squadra, in team, in rete, e la politica è una cosa che riguarda tutti. Il modello è esattamente quello del socialnetworking, l’interlocuzione è paritaria, la collaborazione massima, tendente a includere un numero sempre più largo di soggetti secondo il metodo del passaparola, il dialogo fitto e trasparente, il feedback immediato: Mr President ti risponde subito, e si firma Barack. E i politici che non si adeguano (Levi, Levi, dammi retta…) si votano al suicidio. In questo mondo iperparitario barriere come il sesso o la razza e forse anche l’età non sembrano contare più. Se ne vedono di tutti i colori, e la bisessuazione del mondo appare acquisita. Jacketless atmosphere, dice il NYT, tutti confortevolmente in maniche di camicia, o anche in pigiama, come si sta quando chatti. “Sentirsi” dice una studentessa “come se si facesse parte di qualcosa di veramente grande”. Che poi è la Storia.

Vedete se vi ci ritrovate. Io sì. Tenere d’occhio questi criteri è un buon modo per distinguere la nuova politica dalla finta-nuova.

TEMPI MODERNI Dicembre 10, 2008

ECCOLO QUI

Eccolo qui: il bacio tra Heath Ledger e Jake Gyllenhaal in I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, Leone d’oro 2005, vincitore di tre premi Oscar, trasmesso da RaiDue in versione tagliuzzata, senza sesso né sentimenti. I dirigenti della rete assicurano che è stato un errore, che è andata in onda la versione sbagliata -non ci crede nessuno- e che il film verrà ritrasmesso in versione integrale: dicano quando.

E’ il minimo che si possa fare. Il film è bellissimo e delicato. E siamo tutti adulti.

TEMPI MODERNI Dicembre 7, 2008

IN CAMPAGNA

Sono qui, in campagna. Il mare là sotto è piuttosto agitato, ma l’onda delle crisi non sembra ancora arrivata. Forse perché qui, a tutta quella panna che si è catastroficamente smontata, non ci hanno mai creduto più di tanto. La terra è sempre stata solo la terra, il cielo il cielo, la legna legna, la pioggia pioggia. Confortevolmente immutabili. Dopo la neve vengono le gemme, dopo le gemme i fiori, e dopo i fiori i frutti. Garantito. Si tratta di assecondare il processo. Il resto è secondario. L’impressione di “staccare” -noi metropolitani di tanto in tanto “stacchiamo”- stavolta è più netta che in altre occasioni. La sensazione che qui è più facile che vengano buone idee.

Mi sento un po “sfollata”, insomma. Fa bene ogni tanto guardare le cose da altri punti di osservazione.

TEMPI MODERNI Dicembre 6, 2008

NON RISPARMIARE SUI SOGNI

Si deve lavorare sodo, stare tutti uniti. E non risparmiare sui sogni. Il peggio deve ancora arrivare, dice Barack Obama. Il Censis fotografa un’Italia “impanicata” e abbarbicata all’essenziale, dove ciascuno ha paura per sé. Manca la dimensione collettiva della crisi. E invece il segreto è qui. Uscire dalla cultura del “borgo” e del campanile, aprirci all’altro, anche all’altro più altro, accettare e assecondare il cambiamento.

E io aggiungo, non smettere di sognare. Non cadere nella trappola di un realismo sterile. Moltiplicare le occasioni di sogno, in cui la crosta dura della realtà si crepa e permette allo sguardo di arrivare altrove, tenere aperto ogni spiraglio da cui può passare il bene che può capitare. La realtà non è che un precipitato dei sogni. E’ questo, oggi, il solo realismo che ci serve.

Cercare di capire che cosa ci è indispensabile per non smettere di sognare e stare al cospetto di altro. Che cosa ci serve per tenere acceso il fuoco. E su quello no, non risparmiare. Ditemi la vostra.

TEMPI MODERNI Dicembre 4, 2008

EX-CONSUMISTI?

Oggi vorrei sapere da voi che cosa provate quando vi sentite dire -da chi produce, dai commercianti, dal governo-: spendete, comprate, consumate! Se credete in questa strategia, e se la praticate (pur nei limiti della busta paga). E che genere di Natale state allestendo? queste feste sono una prova generale, non credete? una premonizione significativa del modo in cui vivremo.

Su che cosa state tagliando, se state tagliando -immagino di sì- e su quali consumi invece tenete duro? La luce? Il riscaldamento? La palestra? La qualità e la quantità del cibo? I viaggi? Le vacanze? L’elettronica? L’abbigliamento? Le spese per la casa? I consumi culturali? Come vi difendete dagli abusi, dai prezzi che restano spesso elevati, dalle richieste folli degli artigiani (idraulico, falegname, elettricista) che continuano caparbiamente a voler vivere in un iperuranio milionario? Che cosa fate dei risparmi, sempre che riusciate a risparmiare? E che cosa state dicendo ai bambini? (non vi hanno mai visti fare tanti conti…)

Vi siete fatti un’idea su che cosa ci aspetta, nel bene e nel male, fuori da questo storico tunnel? Se e come cambieranno i consumi e tutto quello che ci gira intorno, quali saranno i segni indelebili, negativi e positivi, che questa crisi traccerà sulla nostra -occidentale- way of life, e via dicendo. Forza, ditemi tutto, non vedo l’ora di sapere.

P.S. E se avete dei trucchi da suggerire, in cambio tutta la nostra gratitudine! Trucchi, ed energia. Grazie.