Browsing Tag

gay

Donne e Uomini, Politica, questione maschile agosto 15, 2017

Boldrini, ArciLesbica e gli odiatori di donne

Lo tsunami di odio che si è abbattuto su Laura Boldrini non si spiega solo con la sua politica sui migranti.

Qualche tempo fa si era sparsa la leggenda metropolitana (fake news) secondo la quale la presidente della Camera avrebbe auspicato l’abbattimento di tutti i monumenti del Ventennio: balla sesquipedale, motivo di ulteriori ingiurie e improperi, e che Boldrini è stata costretta a smentire.

Ho accolto con sollievo, per lei, per tutte, la sua decisione di passare a vie legali (vedo già i leoncini da tastiera che tendono a ritirarsi dalle pagine social di molte donne oggetto di persecuzione).

Boldrini ha cercato a lungo di risolvere politicamente la questione, con il dialogo, ragionando. Ma non c’è stato verso. Con gli hater non si dialoga: devono pagare –condanne, risarcimenti- per valutare di fermarsi. Lo dico per esperienza personale. Fagli mettere mano al portafogli e la musica cambia.

Che cosa odiano gli odiatori? Odiano soprattutto il fatto che Boldrini sia una donna. E che sia una donna assertiva, matura in una posizione di potere e sessualmente non dominabile. Non a caso cercano di ricondurla “a ragione” per vie sessuali: lo stupro come femminicidio simbolico.

Con lo stupro, atto pseudo-sessuale- si uccide il libero desiderio di una donna, si stermina la sua soggettività, la si riconduce allo statuto patriarcale di oggetto muto. Anch’io appartengo al genere maturo-assertivo, e me ne intendo.

Che molte donne partecipino al sabba non deve stupire: si chiama autosessismo, funziona da sempre, lo vediamo agire clamorosamente nel caso madri che infibulano le figlie, custodi zelanti dell’onore e del dominio maschile. Senza la collaborazione di molte donne il gioco finirebbe perché si rivelerebbe per quello che è: purissimo sessismo violento.

Boldrini è archetipicamente una madre, non una puella. E’ Demetra, non Kore. E’ una donna che esercita la sua autorità, eccitando una misoginia radicale.

Proprio in questi giorni, mentre Boldrini annuncia la sua decisione di passare a vie legali, un’ondata di inaudito odio misogino e lesbofobo si sta abbattendo sulle pagine social di ArciLesbica, storica associazione delle lesbiche italiane. Odio agito da uomini, soprattutto gay, con il sostegno di maschi Mra (Men’s Right Activist fascistoidi) e delle solite fervide vestali, comme il faut: le dinamiche sono sempre le stesse.

Anche nel caso di ArciLesbica, donne assertive che in particolare stanno dicendo no alla Gpa (utero in affitto) rompendo il fronte Lgbt (il “diritto” a Gpa è stato tema eminente e divisivo nell’ultimo Pride) e che, di fondo, esprimono un’estraneità radicale al fallocentrismo e al fallogocentrismo.

L’occasionale casus belli è stata la pubblicazione dell’articolo di una femminista americana che facendo riferimento alla “guerra dei bagni” -tema politico di primo piano negli Stati Uniti, che ha visto scendere in campo personalmente i Presidenti: in sostanza la possibilità per i transgender di accedere ai bagni riservati al genere d’elezione- dichiarava che tra le donne di nascita e le transwomen sussistono significative differenze. Lo ha detto la femminista Germaine Greer (L’Eunuco Femmina) ed è stata crocifissa e ostracizzata. Lo ha detto la scrittrice e attivista per i diritti civili nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie (Dovremmo essere tutti femministi), che per questa ragione viene perseguitata da quella che qualcuno ha chiamato Santa Inqueerizione. C’è molto da dire sulla pseudo-queer politics funzionale al mercato neoliberista, ne ho scritto qui e ne scriverò in un libro collettivo sull’utero in affitto che uscirà a novembre.

L’articolo dell’americana argomentava pacatamente una verità elementare –nascere donna e sentirsi donna/diventarlo non sono esperienze coincidenti-, ma pochi si sono presi la briga di leggerlo: sui social non si va oltre i titoli e i claim.

Come se qui capitasse ogni giorno che le transwomen non vengano accolte dalle donne e dalle femministe: che io sappia non è successo mai, fin dalla notte dei tempi. Nelle donne, a cominciare dalle proprie madri, e nelle femministe le transwomen hanno sempre e storicamente trovato sponda, accoglienza, relazioni, aiuto. Senza il sostegno delle donne le transwomen sarebbero ancora alle mercé degli uomini, clienti e sfruttatori, condannate alla prostituzione come unico destino. La cultura mediterranea ha molto da insegnare anche su questo fronte a quella anglosassone, con la sua ossessione queer-classificatorio-diagnostica. In Gb l’omosessualità è stata un reato penale fino al 1982. 

Ebbene, tanto odio contro le donne come contro ArciLesbica non l’ho mai visto. Forse, appunto, solo nel caso di Boldrini.

Invito le amiche di ArciLesbica a regolarsi come lei: screenshottare, querelare. Anche se le sentenze non liberano dall’incombenza del lavoro politico. Quello andrà avanti, lo faremo insieme.

Solidarietà a Laura Boldrini, solidarietà alle sorelle di ArciLesbica.

 

 

bambini, diritti, Donne e Uomini marzo 17, 2015

In difesa di Dolce & Gabbana

Difficile, in questo bailamme, capire che cosa abbiano effettivamente detto D&G -entrambi, o l’uno, o l’altro-, scatenando l’ira di Elton John.

Sto ai virgolettati che vedo: “Tu nasci e hai un padre e una madre”. “Non mi convincono quelli che io chiamo i figli della chimica, i bambini sintetici” qui a parlare è Domenico Dolce. “Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Procreare deve essere un atto d’amore, oggi neanche gli psichiatri sono pronti ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni”.

E ancora, qui dovrebbe essere Stefano Gabbana: “Un figlio? Sì, lo farei subito. Ma sono gay, e non posso avere un figlio. Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. Una di queste è la famiglia”.

Sono sicura che Elton John e il suo compagno -e Ricky Martin, e Miguel Bosè- amino immensamente i loro bambini. Ma che si nasca da un padre e da una madre (anche se in questi casi la madre è criptata) è un fatto indiscutibile. “Figli della chimica, bambini sintetici” suona un po’ duretto, ma la femminista Mary Daly ci andava anche più dura, parlando di “madri maschili” e di “tecnorapina delle uova”. Perché poi, romanticismi a parte, nel 99,9999 per cento dei casi le donne che cedono i loro ovociti e affittano i loro uteri lo fanno perché hanno bisogno di soldi.

Ma la frase che mi interessa maggiormente è questa: “Un figlio? Sì, lo farei subito. Ma sono gay, e non posso avere un figlio“. Bene, dico a Stefano Gabbana: la questione non è affatto l’essere gay o etero. La questione è l’essere uomini. Ci vuole sempre una donna, per mettere al mondo un figlio. Per una donna non è difficile reperire del seme maschile. Per un uomo trovare ovociti e uteri è decisamente più complicato, e comporta la mediazione di una scienza al servizio del mercato, e di leggi che regolino la materia. Non c’è simmetria.

Uno può mettere al mondo un figlio con una donna, in una relazione affettuosa, anche se è gay: il punto non è questo. Il punto è pretendere di far sparire la madre: perchè se a te non piacciono sessualmente le donne, questo non comporta che a tuo figlio non piaccia avere accanto sua madre, o quanto meno sapere chi diavolo sia.

La nostra legge non permette l’utero in affitto, nel rispetto della Costituzione che vieta atti dispositivi del corpo o di parti del corpo. Sì, la nostra bella Costituzione -lo segnalo a chi strilla di libertà priva di limiti, libertà obbligatoria– dice anche questo. E che lo sfruttatore sia gay o etero, verde, giallo o blu, non cambia nulla. Io difenderò usque ad sanguinis effusionem questo sacro principio. Come difenderò il diritto di tutti di esprimere liberamente le proprie opinioni, senza sentirsi obbligato in quanto omosessuale a intrupparsi nel mainstream gay, o viceversa.

Boykott the intolerance!

Aggiornamento sabato 21 marzo: qui un’intervista di Cnn a D&G. Sui social network li stanno linciando. Io non capisco che cosa stiano dicendo di sbagliato.

 

 

Donne e Uomini, economics, italia, TEMPI MODERNI settembre 27, 2013

Le cento lire meglio spese della giornata

Chissà se Guido Barilla ha questo manifesto nei suoi archivi. Immagino di sì (grazie a Simona che me l’ha mandato).

A quel tempo -anni Cinquanta, a quanto vedo- la Pasta Barilla, come dice il claim, era proprio per tutti. La compravano le donne con i loro colli di pelliccia e anche gli uomini con il Borsalino. Come si dice con una gentilezza di cui si è persa ogni traccia, erano “le cento lire meglio spese della giornata”. Non c’era bisogno di galline né di star hollywoodiane. Tra l’altro Guido Barilla dovrebbe sapere che il suo supertestimonial Antonio Banderas è diventato famoso grazie al regista gay per definizione, Pedro Almodovar -che, si dice, era disperatamente innamorato di lui- interpretando con molta verosimiglianza scene d’amore omosessuale.

Ma lasciamo andare questa storia. Barilla sta cercando in qualche modo di arginare la valanga che si è tirato addosso, sembra che la cosa stia facendo gravi danni anche sul mercato americano dove con la sexual correctness non si scherza affatto. Insomma: un marketing disaster di proporzioni epiche, e la concorrenza che, beffardamente, si dichiara gay friendly e si affida proprio al claim che vediamo in questo antico manifesto: “A casa Buitoni c’è posto per tutti”.

Per non parlare poi del fatto che nella grande maggioranza dei casi sono le donne a fare la spesa e a comprare la pasta, e non perderanno certamente l’occasione per fare un dispettuccio a uno che scambia il loro “ruolo fondamentale nella famiglia” con la servitù obbligatoria (servire a tavola e pulire casa sono bellissimi gesti d’amore e di cura, se non ti toccano come un destino a causa del sesso di cui sei nata) e sceglieranno Voiello, De Cecco, Granoro e così via.

Lasciamo stare. A questo punto sono solo fatti suoi e dei suoi bilanci. Ma certo, rivedendo la gentilezza di quel claim, la civiltà di quel vecchio manifesto, la sensazione acuta e dolorosa è quella di essere tornati indietro e di avere perso molto. A cominciare dalla semplicità e dalla cortesia di quel messaggio. E l’onestà, la fiducia, la capacità, il senso del bello… Ci è capitato di tutto, in questi ultimi vent’anni (ciao papà, che per tua fortuna non hai visto nulla). Viene voglia di voltarsi indietro per vedere dove eravamo rimasti, e cominciare pazientemente a ricostruire di lì.

Guardate come eravamo. Guardate quanta naturale eleganza (ho suggerito a Malika Ayane di regalarci una cover di questa canzone meravigliosa, e lei mi ha promesso che ci penserà: hey Malika, ci conto!).

 

aggiornamento ore 16.20:  dice Oscar Farinetti: “Tempo dieci anni, l’Italia non solo sarà fuori dal tunnel, ma Paese leader in Europa.Per dire: oggi esportiamo 31 miliardi di agroalimentare? Bene. Devono raddoppiare.
In tre anni. Si può”.

Quello che manca sono donne e uomini che sappiano guidare il cambiamento. Li troveremo

AMARE GLI ALTRI, Politica, TEMPI MODERNI gennaio 31, 2012

Un Pd diverso

Mi pareva un po’ strano. Ci ero cascata anch’io, in questo manifesto del Pd. Che in realtà è stato un affettuoso “trappolone” teso da alcuni militanti e deputati omosessuali (Anna Paola Concia, Rosaria Iardino, Aurelio Mancuso e altri) al segretario Bersani. “Vieni che ci facciamo una foto”. Foto di cui poi è stato realizzato un manifesto per il tesseramento che oggi è un po’ surreale vedere in giro per Milano, con il manicomio in corso tra giunta e consiglio comunale sulle coppie di fatto.

Per esempio scrive su Fb il piddino Mattia Abdu: “… alcuni consiglieri del PD e non solo la capogruppo continuano a subordinare il tema del registro alla venuta del Papa, per rispetto alla sensibilità dei cattolici del PD. Se questa la concezione che si ha di rispetto dei cattolici nel gruppo consiliare direi che si sta facendo esattamente il contrario e non è questo il PD che in tanti in questi anni abbiamo contribuito a costruire. Che i due provvedimenti (fondo anticrisi e registro) siano collegati è un’altra forzatura politica di chi non capisce che il PD che vince a Milano nel maggio 2011 è una cosa diversa da quel carrozzone timido e impallato che ha perso elezioni su elezioni da quando è nato …  Ma con chi diavolo volete dialogare??? Con De Corato? Moioli? Masseroli? Morelli? Salvini? Mi dispiace sono molto deluso di come vanno le cose nel gruppo, ma non perderò mai le energie per denunciare che in tanti, la maggior parte direi, abbiamo votato e stiamo in un PD diverso “.

Il silenzio dei dirigenti del partito è fragoroso. Vuoto che viene di volta in volta riempito dalle esternazioni di questo o quell’amministratore, di questo o quel militante. Un dibattitone en plen air, che induce una domanda: ma chi è il Pd? E com’è possibile che la presidente cattolica Rosy Bindi parli di diritti delle coppie omoaffettive e l’atea capogruppo Carmela Rozza dica che per ora “il nostro impegno deve andare al Forum per le famiglie”? . Che cos’è, il mondo alla rovescia?

E un’altra: che cosa diavolo c’entra la visita del Papa con il fatto di concedere qualche minima tutela alle coppie non sposate? E un’altra ancora: perché diavolo si deve continuare a discutere di un tema che è già stato dibattuto per anni e in tutte le salse, quando il registro delle coppie di fatto è un punto di programma della giunta?

E ancora: possiamo continuare a pensare ai cattolici di questo Paese come a un monoblocco di non-laici intenti a tenersi fette di salame sugli occhi, avulsi dalla realtà, illiberali, intolleranti e furenti, tutti ovviamente eterosessuali e omofobi, arcigni, giudicanti e spietati nei confronti dei peccatori non-coniugati? E come possono tollerare i cattolici di essere ritratti in questo modo grottesco, caricaturale e offensivo dal primo politicante da strapazzo, trasformista in carriera che predica male e razzola malissimo, e il cui unico scopo, altro che amor mundi, è raccattare quattro voti?

Donne e Uomini, Politica gennaio 14, 2011

DONNE E GAY PARLANO UGUALE

virginio merola, amelia frascaroli, benedetto zacchiroli

Mentre attendiamo l’esito del referendum a Mirafiori, questione assai seria, cazzeggiamo (oops!) un pochino. Ma solo fino a un certo punto. Un gioco stile giornale enigmistico: trova la battutaccia vera.

Questo il resoconto di un simpatico siparietto durante un dibattito a Bologna tra i tre candidati alle primarie csx per il sindaco.

La candidata Amelia Frascaroli critica la lunghezza degli interventi dei suoi avversari, Virginio Merola e Benedetto Zacchiroli «Avrete notato che gli uomini parlano di più delle donne», dice. Zacchiroli, piccato, replica: «Forse perché a volte gli uomini hanno qualcosa in più da dire rispetto alle donne». Mugugni e risate tra il pubblico. Prova a pacificare Merola: «Diciamo così, che donne e gay parlano uguale» (Zacchiroli è gay). Putiferio tra il pubblico.

«Mi vergogno per lui” ha detto Zacchiroli “così fa del male a intere generazioni. Se non mi chiede scusa, non posso certo sostenerlo nel caso vinca le primarie”. E Merola: «Non era mia intenzione offenderti, ci conosciamo da una vita, l’ultima cosa che voglio è questa». Scuse accettate e incidente risolto.

Nessuno si è scusato con Amelia Frascaroli.

Analizzare il testo e trovare la battutaccia.

Donne e Uomini, Politica maggio 18, 2010

YES, SHE CAN

20081103_carfagna-mara

Ieri sera sento al tg Mara Carfagna che tuona contro l’omofobia e non credo alle mie orecchie. Artefice del cambiamento, ha ammesso la ministra, è la deputata del Pd Anna Paola Concia, unica omosessuale dichiarata del Parlamento italiano -dove, evidentemente, le medie, 10 su 100, non sono rappresentate-. Conosco Anna Paola, donna estroversa e amabile, e le faccio i complimenti per il suo goal. Mi compiaccio tuttavia anche con la ministra, che è stata capace di ammettere il suo pregiudizio e il suo errore.

Io non credo si sia trattato di pregiudizio. Mara Carfagna viene da un mondo, quello dello showbitz, affollato di gay. Verosimilmente non era omofobica per nulla. Ma da ministra ha ritenuto di dover mostrare di esserlo. Classico zelo da neofita. Forse, pian piano, si sta rilassando e sta trovando il coraggio di essere se stessa. Non è affatto facile per una donna restare se stessa in quei posti di maschi.

Non c’è nemmeno più bisogno che Mara si mortifichi con quel look allampanato e autopunitivo -magra, androgina, mortificata, capelli corti, tailleur maschili, mascella serrata, sguardo terrorizzato- per far dimenticare da dove arriva.  Che rimetta su due chili e torni la bellezza solare che era. Sarà più fiduciosa, e lavorerà meglio.

Donne e Uomini, Politica, TEMPI MODERNI ottobre 30, 2009

IN TRANSITO

(foto reuters)

(foto reuters)

Riproduco qui l’articolo pubblicato l’altro ieri sul Corriere, perché tanti non l’hanno letto e me lo chiedono.

Ricordate il vecchio Freud, di fronte al mistero delle “sue” isteriche? Che cosa vuole una donna? si lambiccava il cervello. Una risposta precisa non seppe trovarla neanche lui. Al tempo dei patriarchi la sessualità maschile era la norma, e quella delle donne un oscuro tumulto non autorizzato. Ma un uomo? Che cosa vuole, un uomo? verrebbe voglia di chiedergli oggi. Perché dei desideri delle donne ormai si sa tutto. Dalle autovisite in avanti, il mistero è stato pubblicamente scandagliato per almeno mezzo secolo. E i desideri degli uomini? Ecco, ti pare di avere proprio tutto: la vita che volevi, il lavoro, e poi la casa, il conto in banca, e la famiglia, i figli e forse –che esagerazione!- perfino l’amore. Poi un bel giorno, per ricatto o per puro caso, vieni a sapere di una certa Brenda o Nazaria o Wynona che come un’oscena badante si prende cura del padre dei tuoi figli. E all’epicentro del terremoto che fa crollare la tua vita perfetta, un maestoso fallo con cui non c’è possibilità di gara. Una nuova versione dell’invidia del pene? “A un’altra donna, tutto sommato, sei sempre pronta”, racconta una che c’è passata. “Soprattutto sui 50, quando diventano fascinosi e brizzolati e cominciano a tentennare. Sai che vanno in cerca di conferme. E se capita, dopo un po’ di purgatorio magari te li riprendi pure in casa. Ma così…” si mette le mani tra i capelli. “Ed era anche un mostro. Che cosa fai, con una rivale che ha il 44 di piede e siliconi della sesta?”. Il modello manca. C’è tutta una genealogia di tradite lacrimose a cui riferirsi quando si tratta “banalmente” di una donna: le madri, le nonne; le crisi di nervi della principessa Maria Stella Salina, quando il Gattopardo Don Fabrizio, stampatole un brusco bacio sulla fronte, lascia Donnafugata per una fuga in carrozza dalla sua favorita. Le convenienti ritrosie della moglie a cui tocca convivere con la lascivia autorizzata dell’amante. Una poligamia informale. Le cose andavano così, quando il patriarcato aveva dato al mondo il suo ordine: per quanto discutibile, almeno riconoscibile. Una saprebbe regolarsi perfino se l’altra fosse inequivocabilmente un altro. Ormai anche qui qualche precedente si è accumulato. Ti puoi anche disperare come Julianne Moore, moglie anni Cinquanta in “Lontano dal paradiso”, di fronte al coming out del tuo amato sposo, ma non puoi non comprendere. E dopo un ragionevole periodo di assestamento, se hai un’anima sufficientemente grande puoi anche continuare ad amare. Come una sorella. Non tutto è perduto. Ma di fronte a Brenda, Nazaria o Wynona ti va in pappa il cervello: che cos’ha? E’ gay? Non sta bene? O è semplicemente un maiale? Chi chiamo? L’avvocato, uno psichiatra o l’esorcista? Non è un caso, per quanto possa apparire pazzesco, che oggi la sessualità maschile sia diventata una questione politica. Il fatto è che si tratta davvero di una questione politica. Che cosa sono gli uomini, crollata la narrazione patriarcale? Su che cosa puntellano la loro identità se non possono più contare sul dominio delle donne? Che cosa ne è della loro maestosa cultura e del mondo che ci hanno costruito sopra, se le fondamenta sono piene di crepe? Non c’è proprio niente da ridere. La pochade della nostra trans-repubblica –ricatti, contro-ricatti, gente in mutande, partouze, mercimoni, filmini, escort che chiacchierano, mogli che sbarellano- è solo la divertente parodia. Sotto, le lugubri note di una danse macabre di fine civiltà. Questo delle trans non è solo un vizietto per potenti. Se una metà abbondante di chi fa il “mestiere” è pene-dotata, è perché esiste una corrispondente –e ipocrita- domanda da parte di un’enorme quantità di impiegati, ragionieri, amministratori di condominio, onesti padri di famiglia. Ok il seno e un nasino femminile, ma nessuna operazione definitiva. “Quello” lo si tiene, o si perderebbero i clienti che a quel punto si rivolgerebbero a “semplici” donne (e sai la noia…). “Perfino i papponi” conferma Ginny, pioniera operata a Londra più di trent’anni fa “oggi chiedono alle ragazze di mettersi su da travestiti”: sei una donna, d’accordo, ma cerca almeno di sembrare un uomo che vuole sembrare una donna…Vertiginoso! La trans del resto è un modello universale, valido anche per le comuni rifatte, quelle rispettabili signore tumefatte e zigomate che fanno shopping in via Condotti o su Park Avenue. Non è forse da travestito quella loro facies chirurgica, la stessa di tante opinioniste “zero tituli” dei nostri salotti tv? Qualcosa vorrà pur significare. Il trans oggi ha un’audience strepitosa: dopo Silvia, MtF -da uomo a donna- al Grande Fratello è la volta di un più raro FtM. E Maurizia Paradiso, che rivela a Pomeriggio 5 la sua prossima pater-maternità grazie all’utero della modella colombiana Francine… Ginny spiffera i nomi (irriferibili) di vari ricchi e famosi, abituali degustatori della specialità maschio-con-tette: a quanti tremeranno i polsi! E dice che questo andazzo è cominciato a metà anni Ottanta, con l’invasione dei viados brasiliani. O non è piuttosto che i viados sono accorsi a frotte per corrispondere a una domanda maschile emergente: giacere con uomini parzialmente adattati a donne? Tra i pochi disposti a parlarne –per il resto, omertoso, complice, imbarazzato silenzio- l’ex calciatore francese Éric Cantona, che in un’intervista ha ammesso: “La donna ideale potrebbe essere un travestito, perché ha un po’ di entrambi”. E su “Via Dogana”, periodico della Libreria delle Donne di Milano, Stefano Sarfatti Nahmad dice: “Comincio a credere che gli uomini che sono interessati al pieno godimento sessuale troveranno più facilmente quello che cercano scegliendo un rapporto omosessuale”. Ma forse non è tanto, riduttivamente, questione di essere o non essere gay. Traditi e abbandonati dalle donne, mortificati dalla loro autonomia, sfiniti dalla loro libertà e dalla loro voglia di stravincere, molti maschi regrediscono a un consolatorio “tra uomini”. Un mondo a cui le donne non hanno accesso: solo maschere di donne, come sulle scene del teatro medievale; solo pseudo-donne, a misura di un immaginario semplificato e un po’ autistico. Un’omosessualità spirituale e culturale che può contemplare anche un passaggio strettamente sessuale. Mi scrive, straordinariamente sincero, un lettore sul blog: “Il vero unico desiderio è vivere momenti di bel cameratismo con altri maschi… Anche il travestito ama esclusivamente il mondo maschile e ritiene che la sua “missione” sia dare amore ad altri maschi, di cui comprende le sofferenze profonde che nessuna donna potrebbe lenire”. Non varrebbe la pena di pensarci un po’ su? Dispensatrici di bellezza e di gioia, le donne hanno rinunciato per sempre a questa prerogativa divina? Valgono questo prezzo, i loro strepitosi guadagni? Per completezza d’informazione chiedo a Ginny, che ne ha viste e ne ha passate tante, che cos’ha capito in definitiva del sesso degli uomini: “Mah…” riflette. “Che ci pensano sempre. E che sono strani”.