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Politica Novembre 11, 2008

NON A MIO NOME

Un po’ troppa violenza, ieri, da queste parti, nell’animato dibattito su Carla Bruni-Francesco Cossiga. Chi si porta dentro il cattivo sentimento fa male a se stesso e agli altri. Togliere di mezzo il mostro, a partire da sé, senza indugio.

Ecco un bellissimo esempio di comunicazione non violenta: se non sei d’accordo, dillo gentilmente, e spostati. Se uno parla a tuo nome e dice cose che non ti piacciono, dillo. E’ quello che ho cercato di fare ieri, due post qui sotto.

Tanti, ad esempio, non hanno preso affatto come una battuta le imbarazzanti esternazioni del presidente Berlusconi, e molto gentilmente lo dicono. “I am italian, and Silvio Berlusconi is not speaking in my name”. E’ un’onda sul web.

Vedi http://notspeakinginmyname.com. Idea riproducibile ad libitum.

Politica Novembre 7, 2008

OBBLIGATI

Come si fa a non parlarne? Uno si sente obbligato. La cosa rimbalza da un blog all’altro. E quindi, ecco qui: “la sai l’ultima” del presidente Berlusconi? Che oltre a risolvere tutto con l’uso della forza -la protesta degli studenti, l’opposizione alla realizzazione di alcune opere pubbliche-, dà il la ai rapporti diplomatici con la nuova amministrazione Usa con una disgraziata e legaiola battuta da bocciofila sull'”abbronzatura” del presidente Obama.  A una cena, ieri sera, si diceva -c’erano anche alcuni suoi fiduciosi elettori- che bisognerebbe intentargli contro un’azione legale per i danni prodotti all’immagine già malconcia del nostro paese. Vi capita di leggere i giornali stranieri? Insieme alla spazzatura e alle peripezie politiche dell’onorevole Mussolini, negli ultimi anni le gaffe del presidente figurano tra gli argomenti più gettonati.

Ma è giusto, la domanda è questa, farsi dettare l’agenda, anche quella di un libero blog, da cretinate come queste? Non si finisce, in questo modo, per distogliersi da quello che conta davvero nelle nostre vite? E per perdere un’altra giornata e sprecare altre energie in un’indignazione che non porta da nessuna parte? Non sarebbe il caso, vi domando, di fare finta di nulla, e vivere da subito il mondo in cui ci piacerebbe essere, e parlare delle cose di cui ci piacerebbe parlare? Ovvero di vivere a prescindere da quella che pretende di chiamarsi “politica”?