la fiaccolata delle madri a cittadella

Ricevo stamattina questa email

Sono dalla parte di quel padre di Cittadella. Ha messo i riflettori su qualcosa che riguarda centinaia di padri, esautorati dal loro ruolo da erinni autorizzate e appoggiate da un sistema che le vede sempre e comunque vincenti. Io lo ringrazio, anche per il coraggio e la caparbietà dimostrata. Io questo coraggio non l’ho mai avuto, mia figlia ha vent’anni, non ci parliamo, sua madre è felice, io e mia figlia no. Saluti. G.S.“.

Il problema l’ho ben presente. Ormai molti anni fa, era il 2004, ne avevo parlato in una conversazione sul periodico “Via Dogana” con Lia  Cigarini, avvocata matrimonialista, femminista e fondatrice della Libreria delle Donne di Milano, intitolato proprio “Voglia di stravincere”.

Eccone alcuni passaggi:

… quando come avvocata mi trovo a difendere le donne nelle cause di separazione, le vedo agire un forte senso di rivincita nei confronti dell’uomo con cui hanno vissuto. Come se avessero di fronte un nemico da distruggere… Le donne disconoscono le capacità paterne del compagno. Dicono che non sa accudire i figli, che li fa ammalare, non sa farli studiare, ecc. Io riconosco una competenza speciale alle madri, ma non penso a un’assoluta inettitudine paterna, perché non giova a nessuna. Più precisamente penso che nel conflitto tra madre e padre il sapere femminile debba fare qualcosa di più che rivendicare un’assoluta competenza della madre. Anche perché in questo nodo entra in gioco la libertà femminile. È libertà anche saper inventare mediazioni. Tuttavia per ora la propria libertà va seconda rispetto alla rivendicazione dell’assoluta competenza materna. Io tra responsabilità totale della madre e libertà vedo tante contraddizioni, loro no…  La lotta delle donne è soprattutto sui figli. Io sono d’accordo che vengano affidati alle donne, ma non sulla pretesa di cancellare totalmente il padre“.

Non voler prendere atto del problema ha esasperato il conflitto. Oggi molti padri separati fanno riferimento ad associazioni molto aggressive, e arrivano, come testimonia l’email che pubblico sopra, a credere in soluzioni altrettanto aggressive. I risultati di questa aggressività reciproca non sono buoni. Leonardo, il bambino di Cittadella, oggi vive in una comunità, e se non interverranno decisioni diverse ci starà per un anno intero. Credo che sia uno scacco per tutti, per la madre e anche per il padre, ma soprattutto un’esperienza davvero tragica per il bambino.

Io credo che tutti -i protagonisti della separazione, i giudici, gli avvocati, gli addetti ai lavori a vario titolo- debbano intensamente e accanitamente lavorare in direzione di una mediazione del conflitto, e che le madri affidatarie debbano essere accompagnate, quando serve, nella costruzione di un dialogo accettabile con l’ex-marito, a tutela di una buona relazione tra padre e figli. Senza dimenticare che, forse molto più frequentemente, le madri affidatarie vivono il problema opposto: un ex-marito che diventa anche ex-padre, allenta ogni relazione con i figli, non provvede al loro mantenimento, si dilegua fisicamente e moralmente.

La competenza materna deve esercitarsi anche nella ricerca di giuste mediazioni.

 

 

 

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