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virginia woolf

Donne e Uomini, Libri ottobre 8, 2011

Cara Virginia

Di Virginia Woof si ricorda spesso l’exitus, chissà perché. Come se la vita di una donna potesse essere raccontata a rovescio, a partire dalla fine, per quanto tragica, e non invece per quello che è stata, per ciò di cui ha reso più ricco il mondo, e in particolare, nel caso di Virginia, per quel moltissimo lasciato alle donne, per la fortuna che una come lei è nata, insomma, e non per come è morta. Come se la sofferenza fosse sempre la via d’accesso più sicura per accedere a una biografia femminile.

Parlandone con l’intensità di un’amica –perché ogni scritto di Virginia suona come una proposta di amicizia-, nella sua introduzione a Voltando Pagina- Saggi 1904-1941 (Il Saggiatore) la curatrice Liliana Rampello non fa alcun riferimento al dolore di Woolf, tutta presa com’è invece dalla felicità e dalla grazia che è conversare con lei, leggendola. E sentirla a sua volta conversare con gli autori dei libri che insaziabilmente divora: il libro come go-between, mezzo di una relazione autentica. A un amico scrive: “Mi trovo -leggere, lo sai, è come aprire una porta a un’orda di ribelli che ci accerchiano e ci attaccano da tutte le parti- colpita, agitata, graffiata, denudata, buttata per aria, sicché la vita sembra splendermi accanto”.

Virginia è un’instancabile lettrice di tutto, il suo studio si riempie di libri belli e brutti, senza barriere, senza gerarchie, pescati sulle bancarelle dell’usato, senza confini tra generi letterari, tra maggiori e minori, tra alto e basso. Se si è abbastanza libere di non cedere al pregiudizio, c’è da rimanere stupefatte “dalle reliquie di vita umana che si trovano in questi mucchi”. Libertà resa possibile anche dall’ironia –in questo Virginia è erede di un’altra amica carissima, a me anche più cara, Jane Austen-, dotazione indispensabile per poter scartare dal già detto, dal già pensato e bell’e che sistemato, ma anche dalla trappola facile della recriminazione e del lamento, dove ogni donna rischia di ferirsi a morte.

E invece sentite come Virginia sistema gli uomini, “il sesso più ciarliero”, e le eroine dei loro romanzi che spesso sono solo “uomini travestiti”. E la loro propensione a elevarsi a Universale e Assoluto: “Se due sessi non bastano, considerando la vastità e la varietà del mondo, come ci potremmo arrangiare con uno solo?”.

Fate amicizia con Virginia, leggendo questi saggi, molti inediti, preziosa scuola di scrittura e di lettura. Ma anche di politica.