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stefano fassina

economics, Politica, Senza categoria luglio 26, 2013

Sciopero fiscale, arma di lotta non-violenta

Il viceministro per l’Economia Stefano Fassina: ha parlato di “evasione per sopravvivenza”

 

No, non è vero che il viceministro Pd per l’Economia Stefano Fassina che parla di “evasione di sopravvivenza” è uguale al presidente del Consiglio Berlusconi che nel 2004 parlava di “evasione morale”. E per almeno due ragioni:

1. dal 2004 a oggi la pressione fiscale in Italia è ulteriormente aumentata fino a raggiungere un complessivo 54 per cento, primato assoluto fra i Paesi occidentali; negli Stati Uniti si paga il 27 per cento, e l’evasione è giustamente e durissimamente punita, in Europa la media si attesta intorno al 40 per cento.

2. il 2013 non è il 2004. Nel contesto di questa enorme crisi si pone un problema, appunto di “sopravvivenza” che allora non si poneva. Insomma, è come se ci fossero due evasioni: quella di chi lavora in nero, magari per procurarsi un secondo reddito (un sommerso che si valuta abbia generato nell’ultimo anno almeno 540 miliardi di euro, corrispondenti a circa il 35 per cento del Pil ufficiale) e quella di chi falsifica i bilanci d’impresa e altro per arricchirsi.

Traggo da una nota Eurispes: “dal 2002 ad oggi la perdita del potere d’acquisto ha superato il 40 per cento deprimendo i consumi e minando la qualità della vita di milioni di famiglie. Le retribuzioni italiane sono tra le più basse d’Europa. Continuiamo ad essere pagati in lire anche se, da più di dieci anni, compriamo in euro. A ciò si aggiunge l’impressionante aumento del prezzo dei carburanti, arrivato alla soglia di due euro per litro. Solo poco più di un terzo delle famiglie italiane riesce ad arrivare con serenità alla fine del mese. In molti negli ultimi anni si sono rivolti ai compro-oro per avere liquidità o sono caduti nelle mani dell’usura. E questo non vale solo per i privati cittadini, ma anche per molte piccole e medie imprese. L’evasione fiscale è un fenomeno duplice che riguarda sia chi intende in maniera fraudolenta arricchirsi quanto chi invece è costretto a compiere atti evasivi al solo fine di poter aumentare il proprio reddito disponibile e provvedere alle proprie necessità familiari. L’ evasione fiscale è figlia della pressione fiscale e della spesa pubblica improduttiva».

C’è anche, volendo, un problema di ingiustizia sostanziale (vedi qui): la grande parte degli introiti fiscali certi derivano da una minoranza di cittadini, i lavoratori dipendenti -sempre meno, e proprio a causa del loro costo fiscale- che pagano fino all’ultimo centesimo e ai quali ci si rivolge a colpo sicuro ogni volta che si rende “necessario” incrementare le entrate dello Stato. Esiste, quindi, una diseguaglianza in questo “diritto all’autodifesa”. D’altro canto le misure di lotta all’evasione sono assolutamente insufficienti, e la spesa pubblica non dà segno di diminuire efficacemente. Né del resto vi sono segni la volontà di importare a applicare chiavi in mano modelli fiscali già esistenti, più giusti e più efficaci.

L’evasione per sopravvivenza a cui fa riferimento Fassina somiglia almeno in parte a un disordinato e spontaneo sciopero fiscale. Varrebbe allora la pena di nominarlo e legittimarlo come tale, uscendo dall’ambiguità. Se in Europa, poniamo, la tassazione media si attesta al 40, si tratterebbe di autoridursi le imposte per la quota eccedente, pari al 14 per cento.

Del resto lo sciopero fiscale è una serissima arma di lotta non-violenta. La Rivoluzione Americana cominciò in questo modo. Il Mahatma Gandhi lo utilizzò come strumento nella lotta per l’indipendenza dell’India: “Rifiutarsi di pagare le tasse” disse “è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo”. Nel 1972 il senatore democratico americano Philip Hart diede il via a uno sciopero fiscale contro la guerra nel Vietnam.

A Susanna Camusso, che definisce le dichiarazioni di Fassina “un drammatico errore politico” (nientemeno!), faccio rispondere dal disubbidiente civile americano Henry David Thoreau: “Se mille uomini non pagassero quest’anno le tasse, ciò non sarebbe una misura tanto violenta e sanguinaria quanto lo sarebbe pagarle”. E’ strano doverlo dire alla segretaria della Cgil.

p.s.: quanto a Fassina, che non è il tema del post, il suo è stato un acting out non ideologico, che apprezzo.