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Donne e Uomini, Politica Giugno 16, 2013

#Gezipark: che fine ha fatto Emma?

un bambino intossicato dai lacrimogeni stanotte a Gezi Parki

 

“Fermatevi! Vi ho partorito io”, ha gridato stanotte una donna agli agenti che stavano violentemente sgomberando #gezipark a Istanbul. Come strappando un velo, ha messo in campo tutta la sua autorità materna. Come Antigone ha saltato le mediazioni delle leggi degli uomini per cercare di impedire le violenze.

Ci sono stati molti feriti. Bambini intossicati dai lacrimogeni. Candelotti sparati su gente inerme. Sostanze chimiche urticanti nell’acqua degli idranti. Ambulanze a cui è stato vietato l’accesso. Le immagini che ci arrivano di lì sono impressionanti.

Alle 16 di oggi, ora turca, i cittadini di Istanbul cercheranno di tornare a Gezi. Potrebbe capitare l’indescrivibile. Le/i corrispondenti parlano di crimine contro l’umanità. Ci sono solo poche ore per agire.

Abbiamo una ministra degli Esteri, Emma Bonino. E una viceministra, Marta Dassù. Il grido di quella Antigone turca dovrebbe toccare il loro cuore e ispirare la loro azione. Inducendole a saltare le mediazioni diplomatiche, a porre in secondo piano i nostri rapporti commerciali con la Turchia, a ignorare l’amicizia personale tra Erdogan e alcuni nostri uomini politici. E a dire una parola forte e definitiva al governo di quel Paese, perché rispetti i diritti umani e si ponga in ascolto dei suoi cittadini.

Il silenzio del nostro governo non rappresenta affatto l’orrore che ci scuote, vedendo quello che sta capitando alle sorelle e ai fratelli turchi. Anche noi dobbiamo essere ascoltati. Tutto è reso più amaro dal fatto che c’è una donna, al Ministero degli Esteri, e una non-violenta, e una militante per i diritti civili. Ma non ce ne stiamo accorgendo.

Che fine ha fatto Emma?

 

aggiornamento ore 20.25: il governo italiano non rompe il silenzio. Emma tace. Intanto a Istanbul le violenze continuano.

aggiornamento lunedì  ore 19: Erdogan minaccia di usare l’esercito contro lo sciopero generale e dice “non riconosco il Parlamento europeo”. Tecnicamente è un dittatore. E il nostro governo (Bonino, Letta) sempre muto

 

Donne e Uomini, Politica Aprile 9, 2013

Boldrini, l’anti-Bonino

 

Scrive oggi sul Corriere Maria Teresa Meli che “renziani, giovani turchi -sebbene non tutti- e altri esponenti del Pd stanno pensando a una candidatura al Quirinale alternativa: quella della presidente della Camera Laura Boldrini. E’ una mossa azzardata che costringerebbe Sel ad assecondare l’operazione e metterebbe in imbarazzo i grillini. Quanti di loro, a scrutinio segreto, voterebbero per Boldrini?“.

A giudicare dal successo riscosso negli svariati sondaggi online da Emma Bonino, il nome femminile che ricorre più spesso per il Colle -anche perchè la campagna per Emma presidente ormai dura almeno dal 1999, a più riprese- agli italiani l’idea di una “presidenta” sta piacendo molto.

Ma se è vero che sul nome di Bonino potrebbero convergere anche i voti del Pdl –Emma e Berlusconi hanno già “collaborato” nel corso della lunghissima storia parlamentare dell’esponente radicale -, Boldrini rappresenterebbe la vera innovazione, per il suo linguaggio e per il suo stile da assoluta ousider della politica, e per un profilo “materno” che piace molto, in particolare alle donne e ai giovani, e che la super-emancipata Emma non ha mai avuto.

Nonostante le sue battaglie per i diritti delle donne, Emma non ha mai scelto di mettere in gioco la sua differenza femminile: si è sempre presentata come “l’uomo giusto”. Si è lamentata per l’assenza di donne tra i saggi di Napolitano, ma ama farsi sostenere da testimonial maschi -solo maschi- che forse, ai suoi occhi, significano un suo “di più” rispetto alle altre. E’ nemica acerrima delle quote, tanto che, con grande dispiacere di Lella Golfo, votò contro la sua importantissima legge sulle quote nei cda, legge che ha contribuito alla tardiva femminilizzazione delle nostre istituzioni rappresentative.

In comune, tra Laura ed Emma, un forte impegno per i diritti civili e un profilo internazionale.

Io sono per Laura.

 

Politica, Senza categoria Ottobre 21, 2011

Enigmi radicali

marco pannella contestato in piazza il 15 ottobre a roma

I radicali fanno davvero di tutto per rendersi indecifrabili.

La rottura con il centrosinistra sulla scelta aventiniana. Qualche giorno, dopo la partecipazione alla manifestazione degli indignati -con alcune brutte scene, devo dire, nei confronti del vecchio Pannella-. Ieri la visita dello stesso Pannella e di altri tre radicali a Palazzo Chigi: e per parlare di che cosa? E ancora Pannella che insulta (“sei indecente”) l’amatissimo sindaco Giuliano Pisapia, colpevole di opporre un fermo rifiuto all’ipotesi di un Ambrogino d’oro all’ex prima linea Sergio D’Elia: il quale, per carità, farà anche un lavoro meritorio con la sua associazione “Nessuno tocchi Caino”, ma fu pur sempre condannato per concorso in omicidio. Nel frattempo da Emma Bonino, che va trionfalmente a rappresentare nel mondo le donne italiane violate nella loro dignità da un premier e da una politica ferocemente maschilisti, neanche una parola.

Se poi qualcuno pensasse che i radicali stanno semplicemente assicurandosi la sopravvivenza per la prossima legislatura, tenendo i piedi in tutte quante le scarpe, come si farebbe a dargli torto?

Servirebbero scelte più radicali, anche da parte dei radicali, in un momento come questo.

 

Donne e Uomini, lavoro, Politica Marzo 12, 2011

TU QUOQUE, EMMA?

Indignez-vous, care amiche. Ma sul serio. Quanto a me sono furibonda, e di sciarpe bianche al collo oggi ne metterei una decina tutte insieme per quello che ci sta facendo Emma Bonino. La quale, unica italiana celebrata da “Newsweek” tra le 150 donne che hanno scosso il pianeta, categoria “donne combattenti nel Terzo Mondo” –tra cui l’Italia-, ha ritenuto di onorare il riconoscimento concionando di oppressione femminile insieme a un’egiziana, a un’iraniana e a una saudita, tutte oppresse a pari merito, alla conferenza internazionale “Women in the World 2011” di New York.

Ora, tutto questo è molto pittoresco. Come quella volta che in un fumoso e fetido pub di Berlino-Kreuzberg, primi anni ’80, mi capitò di vedere un manifesto che chiedeva “libertà per i 40 mila prigionieri politici italiani”. “Non sono un po’ troppini?” chiesi ai miei amici. “Ma ai compagni tedeschi” mi spiegarono “piace”.

Può essere che questa cosa dell’oppressione femminile aggiunga nuova fragranza al nostro esotismo. Sbarreranno gli occhi, i giovani yankee in Grand Tour, quando vedranno che talune di noi guidano la macchina e le più fortunate hanno anche la lavapiatti.

E’ un periodo che farei class action a tutti, e mi verrebbe da farne una anche alla nostra vicepresidente del Senato, che ci disonora –scuorno!- davanti a una platea internazionale con patrocinio dell’Onu e della Casa Bianca, ricordando nostalgica “la grande stagione delle nostre conquiste degli anni ’70, il divorzio, l’aborto (le conquiste “tristi”, ndr)… e poi il lungo sonno degli anni ’80 e ’90, ricacciate in casa, private delle strutture sociali più elementari”.

Si potrebbe ricordare a Emma che proprio nei formidabili anni ’70, con la fine dell’agricoltura nel nostro paese si registrò uno dei tassi più bassi di occupazione femminile, e che la crescita tumultuosa cominciò verso la fine degli anni ’80. Che da un certo punto degli anni ’90 in poi l’unica occupazione che cresceva era quella femminile. Che le donne ormai costituiscono la maggioranza in molte professioni: siamo pieni di avvocate, magistrate, mediche. Che dove si accede per concorso si va alla grande, il problema è l’accesso per cooptazione, come in politica e nelle aziende. Che nel Nord e in Emilia gli obiettivi di Lisbona sono raggiunti e la Lombardia non ha niente da invidiare al Baden-Wurttemberg, mentre al Sud c’è una marea di lavoro nero.

Dettagli, per carità -se Emma ne vuole altri provi a contattare le amiche del gruppo lavoro alla Libreria delle Donne di Milano-: alle “compagne” paritarie americane piacciamo così, tutte ex-segnorine chiuse in cucina a tirare la pasta, in guepiere e piene di lividi.

I numeri sono una cosa strana. Mi dice un’amica: “In Rwanda hanno il 50/50 in politica. Ok, vacci a stare tu in Rwanda”. Qui la pillola non va giù, eppure gli aborti diminuiscono, se possiamo i vecchi ce li teniamo in casa anziché mandarli negli ospizi, per i bambini cuciniamo invece che sbatterli al Mac, i nostri uomini sono egoisti e infantili ma i maschi maghrebini che vengono a stare qui li prendono in giro perché si fanno comandare dalle donne.

Il nostro è uno strano paese, normale non lo sarà mai, bello e sghembo come le sue piazze, la Brianza è il posto più ricco d’Europa e la Calabria povera come la Grecia. Ma bisogna amarlo e rispettarlo per capirlo e per farlo fiorire.

Il vittimismo e il pariopportunismo possono fare danni assai più seri di qualunque mediaticissimo velinismo, come dice l’amica e maestra Luisa Muraro nel suo ultimo “Non è da tutti – L’indicibile fortuna di nascere donna” (Carocci), mettendoci in guardia di fronte della “posizione falsamente femminista di considerare il sesso femminile come la grande vittima di una grande ingiustizia maschile. Questa semplificazione è tipica della politica dei diritti che porta a sopravvalutare quello che si può ottenere in nome dei diritti e a sottovalutare le persone con le loro risorse”.

Quasi quasi lo regalo a Emma.

Politica Marzo 1, 2010

QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO

polverini-renata

La lista del Pdl a Roma e in provincia, come sapete, non c’è. Complotto o errore umano, sta di fatto che non c’è.  Renata Polverini, la presidente proposta dal centro destra, chiede al presidente Napolitano di intervenire per garantire la competizione elettorale. Emma Bonino e il suo schieramento si oppongono. Quello che è fatto è fatto.

Come la vedete, voi? Ecco il filmato.