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Debora Serracchiani

Politica Agosto 26, 2015

Sapessi com’è strano perdere consensi a Milano: Serracchiani, il Pd e i voti di CL

Debora Serracchiani ieri a Milano tra il segretario regionale Pd Alfieri (a sinistra) e il segretario cittadino Bussolati

In apertura della Festa Nazionale dell’Unità a Milano, la vicesegretaria Pd Debora Serracchiani ha così commentato l’entusiasmo del Meeting di Comunione e Liberazione per il premier Matteo Renzi: I voti di Comunione e Liberazione? E’ un’occasione per allargare il nostro consenso. Ci fa piacere quando una parte del Paese guarda al Pd non come a un problema ma come a una soluzione”.

A parte ogni possibile considerazione sulla mutazione genetica, antropologica e politica di Serracchiani, tema che forse meriterebbe un post a parte, colpisce moltissimo anzitutto un fatto: che di Milano la politica non–milanese continua a non capire un accidente di niente. Serracchiani perpetua la tradizione.

Venire a raccontare ai piddini milanesi, che della politica e dell’affarismo ciellino hanno ampia e consolidata esperienza, che in fondo i voti di Cielle al Pd non sarebbero un male, ha tutta l’aria di un atto suicida (unitamente al definitivo “vedremo” sulle primarie per il sindaco). Come parlare di corda in casa dell’impiccato. E infatti oggi circola molto malumore tra iscritti e militanti, che possono rassegnarsi a mandare giù Verdini, forse perfino Alfano, ma il Celeste Formigoni proprio no.

Forse, umilmente, la piccola Serracchiani avrebbe dovuto assumere qualche informazione in più sulla cittadina in cui stava comiziando, che non è proprio Butroto, o quanto meno consultarsi con la segreteria locale prima di slanciarsi sul Patto di Rimini, che sta vedendo il Pd lasciare non poche penne tra le aiuole dei Giardini Pubblici, sede della Festa.

Se poi il Pd pensa di accaparrarsi i voti di Cielle… be’, è molto più probabile che un’opa di Cielle si magni il Pd. Al Celeste non la si fa.

Su, usciamo da Rignano sull’Arno.

Politica Settembre 6, 2013

Ritorno alla Leopolda

Angelo Panebianco sul Corriere di oggi dedica il suo editoriale al bandwagoning, “quasi tutti” scrive “che saltano sul carro del vincitore“. Sta evidentemente parlando di Matteo Renzi, “corpo estraneo” del Pd che ormai la stragrande maggioranza della dirigenza rottamanda del partito (prima D’Alema, poi Franceschini, Fioroni, Veltroni) indicano come segretario (e/o) futuro premier. Non si parte, cioè, dal dibattito sui contenuti per indicare un leader. Si parte dal leader, e quanto al resto si vedrà: mutazione genetica in direzione del partito-persona.

Solo il Pd di Renzi avrebbe chance di battere Berlusconi, che starebbe vertiginosamente risalendo nei consensi (condizionali d’obbligo quando si parla di sondaggi). In effetti, in assenza di un partito –nessuno sa che cosa vuole il Pd, tanto meno il Pd– non si vede strada diversa, berlusconianamente, dal marketing su una singola faccia. Ma: 1. attenti, quando si tratta di essere berlusconiani, Berlusconi il più bravo di tutti  2. chiunque può rendersi conto del fatto che su Superman-Renzi l‘abbraccio del vecchio apparato può avere l’effetto della kryptonite verde.

Renzi, d’altro canto, è politicamente molto abile. Non gli sfuggirà che è la vecchia dirigenza ad avere bisogno di lui, e non lui di lei. Con la vittoria congressuale in tasca, o almeno così dicono, può pertanto decidere in libertà quali saranno i suoi principali interlocutori. In primis, io credo, quelli che insieme a lui, alla prima Leopolda, hanno dato avvio al percorso di rinnovamento: Pippo Civati, Debora Serracchiani. Si tratta di riprendere quel dialogo generazionale interrotto, allargandolo, come suggerisce il king maker Goffredo Bettini, a personalità come Cuperlo, Pittella, Puppato, Boeri e altre, per un rinnovamento autentico e profondo. Per fare squadra, insomma, senza la quale anche il miglior play maker combina poco o niente. E per fare grande politica: un tandem Renzi-Civati (il primo premier, il secondo segretario del partito: questa sarebbe stata la soluzione ideale) rivolterebbe questo Paese come un guanto.

Questo se le cose andranno dove il destino e i sondaggi sembrano volerle fare andare. In verità, la strada è ancora lunga, e può davvero capitare di tutto.

 

Politica Aprile 23, 2013

Effetto Debora

Debora Serracchiani, neogovernatrice del Friuli Venezia Giulia

A me come cittadina non piace per niente, pur con il massimo rispetto per il Presidente Napolitano, che sia un uomo solo a decidere le soluzioni politiche: nella fattispecie, il governo a larghe intese, detto anche inciucione, soluzione invisa alla gran parte degli elettori del centrosinistra. E’ una cosa che capita sempre più spesso, che siano gli uomini soli a sostituire la politica: per niente tranquillizzante.

O si fa come dico io, ha chiarito Napolitano, o vi mollo. Più che la strigliata retorica ai partiti, c’era da sentire questo. Che poi è precisamente quello che i partiti, il centrodestra in blocco e buona parte del Pd, volevano sentirsi dire: governissimo, larghe intese, inciucio. Il percorso è stato tortuoso, ma era qui che si voleva arrivare. Anzi, di qui non ci si era mai mossi. Il famoso streaming in cui Bersani era stato umiliato dai 5 Stelle, più che umiliante era stato ridicolo, perché l’alleanza con i 5 Stelle la gran parte della dirigenza Pd non l’aveva mai voluta, e la faccia annoiata di Bersani lo diceva chiaro.

Quanto al Pd, si registra un effetto paradosso: anziché mollare, i militanti assediano il partito e i giovani occupano i circoli, #OccupyPd. E se qualcuno straccia la tessera, tanti la fanno ex-novo, lanciando un’opa della base sul partito, in vista del congresso.

In Friuli Debora Serracchiani vince, contro le previsioni dell’ultim’ora. Ma è lei ad avere vinto, non il Pd: tranquilli, ci fosse stato Speranza, ciao. Per lei 50 mila voti in più rispetto alla coalizione che la sosteneva. A livello nazionale, Emg dà -6.6 al Pd in una settimana dal 26.9 al 20.3. E’ lei, che stava per Rodotà, e che è nata politicamente con un gesto anti-establishment, ad aver evitato la débacle del partito.

E mentre una parte sempre più ampia del Pd sembra voler puntare alla disperata sull’effetto Renzi (ex-dc o post-dc lanciato come possibile premier dai suoi ex-nemici Giovani Turchi), converrebbe non trascurare di riflettere sull’effetto Debora, che peraltro è una donna, fatto non insignificante. Che forse contiene le novità più interessanti e promettenti, le indicazioni più suggestive per il futuro del Pd.

p.s. Poi ci sarebbe da riflettere anche sulla tenuta del Pdl e sul risultato deludente del M5Stelle. Ma una cosa per volta…

 

Politica Marzo 28, 2009

PAROLE DI RAGAZZE

Le parole di Debora Serracchiani (vista ieri sera a L’era glaciale), nel limpido discorso all’Assemblea dei circoli Pd, una settimana fa, sono parole di quella specie che sa produrre un salto simbolico definitivo. So di dirla grossa, ma sono parole, per quanto pronunciate in circostanze molto diverse e meno immediatamente tragiche, dello stesso tipo di quelle di Rosaria Schifani, vedova dell’agente di scorta ucciso nella strage di Capaci, al funerale di Giovanni Falcone. O di Rita Atria, giovanissima collaboratrice di giustizia morta suicida dopo l’attentato a Paolo Borsellino. Una giovane donna parla, dice la sua verità e a modo suo, e il nuovo irrompe, all’improvviso.