In un mio libro uscito nel 2007, La scomparsa delle donne, tra le tante scrivevo questa:

“Per i maschi politici italiani le donne, e dunque la maggioranza degli elettori, sono, riassumendo: uno spinoso e ricorrente problema pre-elettorale, una tremenda rogna, “altra carne al fuoco” (Piero Fassino). Sono una categoria (Silvio Berlusconi), un oscuro e minaccioso punto di programma, piazzato in genere tra gli anziani e i meridionali”.

Nel progetto l’Officina per la Città del candidato sindaco milanese per il centrosinistra Giuliano Pisapia, le donne si piazzano invece tra l’handicap e la famiglia (in qualche modo è una novità…). Al punto 6 del progetto, si legge infatti:

6. Città dei diritti: città accessibile, la città delle donne (eccoci qui, carissime, ndr), dalla famiglia alle famiglie…

Veramente impressionante. Una tenacia senza eguali. Le donne restano un punto a parte, per la destra e per la sinistra, senza eccezioni.

Eppure Nichi Vendola, sponsor di Pisapia, ha messo in piedi una giunta per metà femminile. Eppure, durante le primarie, appena un mese fa, sono girati programmi avanzatissimi per le donne. Scomparsi. Quando il gioco si fa duro…

Eppure ci sono tre donne a coordinare i lavori dell’Officina, che certamente tra lo scivolo e l’asilo nido non ci starebbero manco morte, essendo giustamente ambiziosissime: e però ci piazzano tutte le altre.

In preda al più profondo sconforto, ho raccontato la cosa al direttore marketing –maschio- di una grande azienda. Il quale ha riso di tutto cuore. Per il mercato e per il business oggi le donne contano più degli uomini. Sono metà abbondante della cittadinanza, il lavoro tout court, le studentesse più brillanti, la società più viva, le destinatarie dell’80 per cento dei “consigli per gli acquisti”.

Per la politica compaiono mestamente al comma 2 del punto 6.

Per questo le donne si tengono ben lontane dalla politica. Sanno che lì andrebbero solo a sbattere il muso. Sanno che se non sei fidanzata, parente o cooptata, o quanto meno un’irresistibile gnocca, tipo Miss Padania, puoi anche essere un genio, puoi anche desiderarlo intensissimamente, ma hai scarsissime chance di passare.

Per questo la politica è quel posto asfittico che è, privato delle forze più vive della società. Per questo l’Italia è il Paese che è, guidato da quella politica omosessuale. Sta scritto anche sul Corriere della Sera e sul Sole 24ore. Ma la politica continua a fare finta di non saperlo. Nemmeno la politica che si presenta come nuova. Nemmeno quella progressista e di sinistra.

Se non romperemo tutto -in senso figurato, ovvio- questa storia non finirà più.

Aggiornamento. Leggo dall’Officina del programma la seguente specificazione -in cauda venenum-, che cercando di prevenire obiezioni conferma la cattiva impostazione del lavoro:

“il modo di composizione dei singoli laboratori tematici vorrebbe essere il più rappresentativo possibile. I giovani, le donne, i cittadini di origine straniera non possono essere capitoletti di programma, ma dovranno essere protagonisti della gestione e dell’elaborazione dei vari gruppi. Lo stesso vale per le parti più fragili della città – gli anziani, i bambini e i disabili – che dovranno essere adeguatamente rappresentati all’interno dei gruppi. E dunque: le donne, di nuovo, non come metà abbondante della cittadinanza, ma come categoria da garantire e paternamente tutelare, insieme ai giovani, agli stranieri, ai disabili etc.

Manca un gruppo sugli uomini. Vorrei segnalare questo.


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