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AMARE GLI ALTRI

AMARE GLI ALTRI Gennaio 8, 2009

LETTERA DI DOINA, RAGAZZA RUMENA

Il 26 aprile 2007 nella metropolitana di Roma la giovane rumena Doina Matei, oggi 23enne, ha ucciso la coetanea Vanessa Russo. Doina è stata condannata a 16 anni, senza attenuanti, ed e’ in carcere da quasi due anni. Questa è la lettera che ha scritto al Presidente Napolitano.

doina matei

doina matei

Signior Giorgio Napolitano,

con il cuore
distrutto dal dolore, ancora riesco a sentire delle emozioni dentro di me
quando ci penso di racontarli la mia vita, la vita di Doina Matei che sono io,
un essere umano, ma che questo paese mi ha distrutto in giorni di 25 novembre
tutti i sogni e la posibilita ad un nuovo futuro. Le scrivo con la penna verde
perche il colore verde e speranza, e perche lei e ultima speranza che mi e
rimasta. Non puo ascoltarmi nesunno ma lei puo legere tra queste righe cosa sento
nel mio cuore. La mia vita dura
ha cominciato quando io avevo 13 ani e i miei parenti si sono separati, per

vanessa russo

vanessa russo

sfortuna non avevo la posibilità di chiedere dei consigli a nesunno di loro,
mia madre lavorava e mio padre era lontano di me. Cosi senza sapere niente
dalla vita ho voluto avere io una famiglia solo mia, sono rimasta incinta ed e
nato Adrian quando io avevo solo 15 ani, non sapevo come si cresce un bambino,
ma ho imparato dai libri e dalle riviste per le mame. A 17 ani Dio mi ha voluto
regalare il secondo bambino, Ionut, ed io anche se ero una bambina con bambini
ero felice, ho cresciuto insieme a loro. A 18 ani sono arivata in Italia senza
saperlo che devo fare il mestiere di prostituta, ma ho acettato perche volevo
un futuro meglio del mio per i miei figli, era l’unico sogno che avevo, di
comprare una casa e di construirmi la famiglia che sempre avevo desiderato.
Ogni sera e ogni machina in qui andavo era un rischio, ma non importava perche
avevo un compito, di comprare quella casa. Ho subito di tante volte violenze,
sono stata derubata di mille volte. Pichiata con calci e pugni. Buttata dalla
machina con segni visibili rimasti anche adesso i che rimanerano per tutta la
vita, lasciata sulle autostrade senza sapere quale era la direzione giusta per
ritornare a casa. Una vita piena di rischi, di violenze fisiche e psichiche ho
subito e ogni volta che sentivo o vedevo il soriso dei miei figli mi riempivo
di coragio e andavo avanti. Dio lo sa come andavo avanti, ma con la speranza
che in un giorno finiro con la vita di prostituta e saro felice vicino ai miei
figli. Il 26 aprile quando il destino mi ha spinto ad uscire fuori di casa
anche se pioveva, io non potevo mai sapere cosa mi aspetava, cosi come nesunno
non sa cosa sara domani della sua vita. In quel giorno alla stazione Termini io
ho cercato solo di difendermi, ma dopo che ho visto il sangue e Vanessa che era
caduta a tera mi sono spaventata, e per quessto sono scapata sono andata da mia
madre. Credetemi che non sono una ragazza violenta e senza cuore, rimpiango
anche adesso quel momento che non mi sono fermata a socorere la povera vanessa,
anche adesso mi trema il cuore dentro di me per quel giorno ma non posso
tornare indietro. Preferivo di perdere io una mano invece di perdere lei la
vita. Giuro che in quel momento io non ho pensato che ho l’ombrello in mano, ho
alzato la mano per fermare Vanessa quando ho visto che lei veniva verso di me
con la mano alzatto.

i funerali di vanessa russo

i funerali di vanessa russo

Quel giorno mi ha distrutta per sempre, ha distrutto due
famiglie. La famiglia di Vanessa perche lei e andata in un mondo che non
conosciamo, e la mia famiglia perche mia sorella rischia ogni giorno di perdere
la memoria, per il trauma che ha avuto quando mi ha visto su tutti
telegiornali. Io sono qui dentro da un ano e 8 mesi, e giusto che io pago per
quella disgrazia, per quel destino maledetto, ma sto sofrendo molto quando vedo
che devo pagare per tutti i romeni che hanno distrutto questo Paese. A mi hanno
giudicato come la prostituta romena che serve di esempio per vedere le persone
dal est che in questi Paesi le leggi esistono. Io sempre ho
avuto la forza di resistere. Ho pregato a Dio e a Vanessa di aiutarmi a
dimostrare che io non volevo amazarla. Le mie preghiere sono state ascoltate e
in primo grado di processo mi hanno datto l’artt. 584 invece di artt. 575. Per
paura del opinione publica il giudice mi ha datto il massimo della condana
previsto in codice penale – 18 ani – piu – 6 – per agravanti dei futilli motivi
che ni anche non dovrebe essere l’artt. 61 insieme all artt. 584. Sono incensurata
e le vostre leggi prevedono l’attenuanti generiche, cosi come li prevede anche
per la vita che uno ha avuto prima di entrare in carcere. Sto studiando il
codice penale, da quando sono entrata qui dentro. Prima di arivare qui ne anche
non sapevo come si chiama questo posto. Ho visto tante cose brute in questo
carcere che non desidero a nesunna persona di vederli, ma ho visto in tutto
questto tempo anche casi di omicidii piu gravi del mio che dopo 6 mesi di
carcere hanno avuto la posibilita di uscire in aresti domiciliari. Ho trovato
una casa famiglia a Rimini di papa Giovanni XIII che aiutano le ragazze
prostitute mi vogliano acogliere, ho chiesto anche io solo una volta l’aresti
domiciliari ma mi sono stati revocatti per pericolo di fuga. Vorei fare capire
al mondo intero che la mia intenzione non e di scapare della legge, chiedo in
ginocchio soltanto di avere la posibilita di dimostrare chi sono veramente. Una
madre che capisce il dolore della madre di Vanessa ma che nello stesso tempo
desidera con tutta se stessa di poter curare i suoi figli come ha fatto sempre.
Chiedo l’oportunita di migliorare nella vita, e qui dentro non si puo perche
non essiste nesunna posibilita. L’appello mi ha confermato i 16 ani senza
concedermi l’attenuanti generiche. Il dolore per la perdita di Vanessa lo sento
dentro di me ogni giorno e lo sentiro per sempre, fa molto male quando la
realtà mi fa vedere che nesunna persona al di la di questte mura non mi vuole
ascoltare. Qui dentro ce solo un caso di omicidio preterintenzionale che e
statta condanatta a 9 ani. Con l’aiuto di un ragazzo italiano ho avuto la
posibilita di vedere casi che si trovano su internet con lo stesso reato come
mio con condane massimo 8 ani. Perche io 16 ani? Perche devo piangere ogni
momento e sentirmi che impazzisco perche non trovo delle risposte alle mie
domande? 16 ani significa per me morire giorno per giorno un po, perche non
resisto piu a stare lontano dai miei figli, non resisto piu vederli sofrire
perche sono lontano da loro, non resito piu a sentirmi diversa da tutti, ho
paura del giorno di domani, ho paura dei ochi che mi guardano strano perche non
vogliano vedere dentro di me il dolore che provo, ho paura di andare avanti,
non ho piu la forza di lottare con il destino, perche non posso piu sperare o
sogniare a un futuro per me i miei figli. Lo so e capisco
che una ragazza e morta e il futuro lei non lo avra mai piu, ma anche in questo momento vorei sparire anche io da questto mondo perche non posso acetare di essere condanata 16 ani per
l’opinione publica cosi come scrive nelle motivazioni di sentenza di primo
grado, non posso acettare di essere io con la mia disgrazia esempio per tutti
romeni che vengono qui a delinquere. Io ho fatto la
prostituta per fare un futuro ai miei figli, non sono venuta in questto paese
per diventare una delinquente, non mi vergogno che ho venduto il mio corpo ogni
sera, darei ani della mia vitta per essere Vanessa ancora tra di noi, per non
essere nesunna di noi due perse dal mondo di fuori cosi come siamo adesso. La
prego solo di darmi la posibilita di sperare che in casazione paghero per
quello che mi e sceso, per una disgrazia, non per dare un esempio al opinione
publica che Doina Matei stara in carcere. Credetemi che ho 23 ani, due bambini
di 7 e 6 ani che hanno bisogno di me, tutto che e sucesso in quel giorno non
volevo che acadesse non volevo farli niente di male, ho cercato solo di
difendermi. Aiutatemi perche non resisto piu a stare lontano dai miei figli,
non ho piu forza di lottare contro le sofferenze che mi sono state date da
questa vita, ho bisognio di crescere insieme ai miei figli e di dimenticare le
sofferenze subite sulla strada. Dio mio! Aiutatemi e datemi una posibilita
signior Napoletano, siete ultima mia speranza! Il carcere mi toglie la vita e
io ho paura!

Matei Doina

AMARE GLI ALTRI, esperienze, Politica Gennaio 6, 2009

LA BATTAGLIA DENTRO

Non so che cosa si può fare -noi, dico- per fermare lo spargimento di sangue in Medio Oriente: da un certo momento della vita in poi, diventando grandi e poi vecchi, ogni morto si comincia a sentirlo come proprio, ogni vittima come una personale sconfitta. E forse qui si apre una strada.

Non so, dicevo, a parte sperare, sì, in una riapertura del dialogo, e sperare che chi ha possibilità di riaprire quel tavolo sia nelle condizioni di farlo al più presto, e sia illuminato da qualcosa, e trovi le parole giuste da dire e le cose giuste da fare.

Ma so senz’altro che cosa possiamo fare noi qui, e da subito. Ed è amare il nostro nemico, se ne abbiamo uno, ed è una cosa così orribilmente difficile. Perché tante volte non riusciamo nemmeno ad amare l’amico, e perfino l’amore che crediamo di portare a chi amiamo spesso è così intriso di odio. Ma se sappiamo riconoscere questo, possiamo avere fiducia nel fatto che anche l’odio che che portiamo nei confronti del nemico è intriso d’amore, e allora si tratta di spostamenti non assoluti, alla portata del nostro passo.

Si tratta di spostare questo, e possiamo farcela. E prima ancora spostare la battaglia da fuori di noi a dentro di noi. E poiché la quantità di male è limitata, se tanti si porteranno un po’ del male dentro, un po’ della battaglia dentro, fuori ce ne sarà meno, fuori ci saranno meno combattimenti e meno morti.

Questo è quello che possiamo fare, io credo.

AMARE GLI ALTRI, ANIMALI, esperienze Dicembre 21, 2008

IL BENE CHE RITORNA

Qualcuno l’ha stampato come biglietto di Natale, da mandare gli amici. Mi fa molto piacere! Nel caso vi servisse…

Il mio vecchio cane Tom è pieno di artrosi. Gli massaggio le spalle e la colonna, gli muovo le articolazioni arrugginite, sperando di dargli sollievo. Lui ricambia le mie energiche carezze con sguardo dolcemente grato. Si capisce che quanto meno non gli dispiace. E ogni volta, alla fine del massaggio, le mie spalle sempre contratte sono un po’ più sciolte, la mia colonna meno indolenzita. Come se qualcuno avesse massaggiato me, e proprio in quegli stessi punti.
L’ho provato anche con gli umani: un’“impastata” al trapezio di un amico, e anche il mio trapezio si è sentito meglio. Non so esattamente come capiti. Deve avere a che fare con il meraviglioso e misterioso meccanismo dei neuroni specchio, che evidentemente funziona anche tra specie diverse. Tu vedi qualcuno che ha due occhi, un naso, una bocca come la tua: o anche tratti diversi, da vivente di altra specie, ma antropomorfizzato dal tuo amore. Cogli sul suo viso espressioni di gioia, di paura, di dolore. E nel tuo cervello si attivano gli stessi circuiti neuronali- della gioia, della paura, del dolore- che presiedono alle emozioni manifestate dall’altro. Senti quello che sente lui, o quasi. Su questo meccanismo stupefacente si basa la possibilità di empatia tra soggetti diversi, e quindi l’esperienza del legame.
Così, stiracchiando il ginocchio del mio Tom, ho pensato che così come fargli del bene mi fa stare bene, fargli del male mi farebbe stare male. E che ogni volta che auguriamo il male a qualcuno, o gliene facciamo, credendo di trarne soddisfazione -per rabbia, per vendetta, per antagonismo-, l’urto del male investe anche noi. Il male che fai, come dice la saggezza popolare, “ti ritorna”. L’odio che provi ti infesta. L’invidia ti corrode. Al contrario, disarmarsi e astenersi dai cattivi sentimenti –non è poi così difficile: si tratta di cominciare, e pian piano ci si abitua-, o addirittura, scandalosamente, “amare il tuo nemico” e provare compassione per lui, lo lascia stupefatto e lo disarma a sua volta, spalancando il suo cuore all’unisono con il tuo.

Ho pensato a un regalo da farvi a Natale, cari lettrici e lettori, e ho scelto questo. Tanta felicità per la luce che ritorna.

(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 20 dicembre 2008)

AMARE GLI ALTRI Dicembre 17, 2008

NON E’ UNA BUONA NOTIZIA

Olindo e Rosa -li abbiamo chiamati così da subito, come due mostri domestici, come orchi di una fiaba di Perrault- sono stati trasferiti dal carcere di Como in due carceri diverse: lei a Vercelli, lui a Piacenza. Hanno avuto giusto il tempo di mettere le loro cose nelle sacche per poi essere tradotti, senza alcun preavviso. Non ci sono ragioni disciplinari o di sicurezza per questo doppio trasferimento, ha spiegato Luigi Pagano, direttore delle carceri della Lombardia.

Olindo e Rosa avevano chiesto una “cella matrimoniale”, perché la sola cosa che conta per loro è stare sempre insieme. Gli basta questo per essere felici. Sono stati divisi, invece, contro il parere degli psicologi, che temono un doppio suicidio.

La notizia della separazione di Olindo e Rosa, autori della strage di Erba, non è affatto una buona notizia. La vendetta non è mai una buona soluzione.

AMARE GLI ALTRI Dicembre 2, 2008

DISPOSTA A SCRISTIANIZZARMI

Mi sento con compassione dalla parte di quei molti preti di buona volontà, e in particolare di quei preti omosessuali, a cui oggi il voto di ubbidienza peserà come un macigno. Rispetto la Chiesa, sono cresciuta nel suo abbraccio, benché da tempo me ne sia parzialmente sciolta, e credo che la fede possa fare molto per alleviare l’infelicità e l’ingiustizia. Oggi la Chiesa avrebbe potuto serenamente sostenere, pur senza venire meno al principio in base al quale la stigmatizza come un doloroso peccato -principio che pure non sento come mio-, che l’omosessualità non è un reato. Perchè un conto è un peccato, che attiene alla libera coscienza, un altro conto è un reato, punito in un centinaio di stati di questa terra e in una ventina addirittura con la messa a morte. E invece la Chiesa si dice contraria alla proposta di depenalizzazione dell’omosessualità che la Francia ha annunciato di voler sottoporre alle Nazioni Unite.

Sono certa che la Chiesa, ovvero il corpo dei fedeli, si senta ferita a morte da questa violenta presa di posizione del suo Principe, che significa assumersi fin da oggi, inutile girarci intorno, il peso di centinaia di omosessuali crocifissi con la sua benedizione, o quanto meno con la sua complice distrazione. “Not in my name”, è questo che dovrebbero dire tanti cattolici in tutto il mondo.

Sono sicura che qualcosa è andato storto, perché Dio è perdono, e Gesù si farebbe mettere in croce al posto del più piccolo omosessuale di questo mondo, e c’è tutto il tempo per correggere la stortura. O in alternativa sono costretta a pensare a un perverso moto autopunitivo, alla torsione di una cattiva coscienza, poiché come tutti sanno -basta aver frequentato un oratorio, o essere stati in un collegio religioso- tra gli uomini di Chiesa la percentuale di omosessuali, praticanti o meno, è decisamente alta, e l’omofobia corrispettiva e denegante altrettanto cospicua.

C’è qualcosa di terribilmente e perversamente umano, dietro questa orribile decisione in nome di Dio. NOT IN MY NAME di sicuro. Anch’io sono cristiana, e sono disposta a scristianizzarmi se nell’indifferenza o peggio della mia Chiesa un solo ragazzino iraniano andrà a morte perché gay.

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini Novembre 27, 2008

RAZZISMO O SESSISMO?

nonna e tata

nonna e tata

Quando si dice di continuo che siamo razzisti, mi pare che la cosa la si stia in qualche modo “chiamando”. Che si speri che le cose vadano al peggio, e non si capisce perché.

Non credo che il razzismo sia costitutivo del nostro carattere nazionale. Forse è anche perché siamo il paese dei campanili. Per uno di Orgosolo non c’è senegalese che uguagli per odiosità uno di Orani, per uno di Cinisello nessun marocchino può essere più molesto di uno di Sesto. Le cose le abbiamo sempre sistemate a palii e disfide, se Dio vuole, e forse il campanilismo è un buon presidio contro le degenerazioni razzistiche. E sarà anche perché siamo già un melting pot, e gli ultimi arrivi non possono che aggiungersi ai miscugli pregressi.

Per quel mi riguarda, poi, parlo per me e per la totalità delle mie amiche, con le donne di altri paesi mi trovo benissimo, sono curiosa di come la pensano, di come si vestono e di che cosa cucinano. Mi piace chiacchierare con loro, e quando ci chiacchiero mi rendo conto che i fondamentali che ci uniscono -il poter essere madri, in particolare- sono molto più forti delle differenze che ci dividono. Se lasciassero fare a noi, l’integrazione sarebbe bell’e che fatta. Molte di queste donne ci danno una gran mano, e noi la diamo a loro.

Quello che fa problema non è affatto la razza, ma la violenza di cui non pochi uomini di alcune altre culture sono portatori, l’idea che hanno dei rapporti tra i sessi, la miseria culturale e spirituale in cui ci trascinano: circostanze che ci fanno sentire ancora più minacciate -perché, certo, quello della violenza resta un problema fondamentalmente domestico- e meno libere. L’ennesimo triste capitolo della sex war, insomma. E naturalmente quello che fa problema sono i comportamenti criminali in senso lato: anche qui, quasi solo uomini. Questa è la verità, o più precisamente una parte considerevole della verità.

Chiamiamo le cose con il loro nome, allora. Razzismo non è la parola giusta. E’ qualcos’altro. Sempre che vogliamo capire, e andare avanti, e stare tutti meglio, “noi” e “loro”.

AMARE GLI ALTRI Luglio 5, 2008

AMO I RAGAZZI

Io amo i ragazzi. E non per parità, alla Germaine Greer, una che è partita nobilmente dall’”Eunuco femmina” per approdare alla matura foemina falloide, che rivendica il diritto di spasimare sui ragazzini, proprio come i vecchi maschi sbavano sulle ragazzine. Io amo i ragazzi tutti interi, li amo maschi e femmine, e amo ben più dei loro omeri torniti e dei loro sterni incavati. E non sopporto più che si parli invidiosamente male di loro, delle bande, del bullying, delle veline, delle bravate e delle canne. Vorrei finalmente vedere le loro sparute truppe partire lancia in resta contro l’immenso esercito di noi “giovanili” baby boomers, con tutto quello che diciamo di loro, le offese che gli arrechiamo, per vendicare il proprio onore e prendersi lo spazio che gli usurpiamo.
Mentre scrivo ne ho qui sette, dico sette, che stanno studiando per la maturità. Terenzio, Dante, Svevo, l’odore di latte acido che si è fatto più aspro, la linea netta della mascella che riesce ancora ad arrotondarsi in un broncio. E il mondo, di fronte alla mia impresa eroica –portarmene sette qui nella casa al mare, sette letti, sette posti in tavola, una valanga di biscotti e merendine per la colazione del mattino, caffè di conforto, pesto fatto in casa e ciotoloni di riso in insalata- si divide a metà, tra chi mi compiange e chi mi invidia. Anch’io mi invidio, e mentre carico lavatrici e stendo lenzuola, con l’ausilio di una collaboratrice carissima che mi permette di continuare a scrivere, guardo i ragazzi e mi dico che la mia vita non è andata poi così male se mi sono conquistata il privilegio di essere qui, in questa casa che vede un paio di isole, un fiume, le Alpi Apuane e un campanile dalla cupola moresca, con sette ragazzi (e un cane) da nutrire e sostenere e portare al mare all’ora di pranzo per un bagno ristoratore. Perché ci sarà anche la maturità ma, Dio mio, è pur sempre giugno e il sole –tra le nuvole- è allo zenith.
Li guardo e azzardo previsioni per ciascuno: quello manager, caparbio e ambizioso com’è; l’altro uno scorbutico dottore; questo chissà, ma un gran padre di sicuro. Nessuno, ma proprio nessuno nasce senza un talento, anche se non tutti incontrano adulti non invidiosi, che gli insegnino a farlo fruttare. Io amo i ragazzi, e al diavolo tutto il resto.

(pubblicato su “Io donna”- “Corriere della Sera” il 5 luglio 2008