Ieri a Pisa un turista spagnolo ha pagato 26 euro per due cappuccini e due cornetti. Quindi è uscito e si è rivolto ai vigili, che hanno multato (1000 euro) il commerciante.

In questi giorni ho contattato degli artigiani per dei lavori in casa: un paio di Thonet da reimpagliare, un’imbiancatura da programmare. Sembravano dei pazzi assatanati: il primo gridava come un imbonitore di fiera e voleva rifarmi anche le altre sedie, che a mio parere stavano benissimo; il secondo mi ha fatto una richiesta esosissima, poi è sceso un po’, e ancora un altro po’, in una trattativa da tappetaro, quindi mi ha chiesto subito un anticipo equivalente a metà del preventivo sei mesi prima dell’esecuzione del lavoro. Un altro vorrebbe mille euro per cambiare le rubinetterie di un bagno. E così via.

Il clima è un po’ da ultimi giorni di Pompei: arraffa tutto e subito, finché c’è ancora qualche soldo in giro e prima che a qualcuno venga l’idea di calmierare. E speriamo che gli venga. Auspico un severissimo controllo dei prezzi, dure sanzioni per i conti esosi, e iniziative per l’autotutela. Come quella che è venuta a un amico, gli artigiani a Km zero: una bottega civica in ogni quartiere, a cui rivolgerti quando ti serve un imbianchino o un idraulico, che garantisca tariffe ragionevoli e qualità del lavoro.

C’è anche il tema del turismo, risorsa vitale per il nostro Paese: le vacanze in Italia sono ormai un lusso per pochissimi, con quello che spendi qui per un week end ti compri dieci giorni last minute in Messico o in Giamaica o un mese intero a Berenice.

Che il settore calibri i suoi prezzi sulla capacità di spesa della mafia russa non mi pare un’ottima politica. Non ci sono abbastanza mafiosi russi per riempire tutti gli alberghi e i ristoranti.