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gianantonio stella

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, Politica Febbraio 9, 2012

Mancanza di cura

Ho in casa gradita ospite la mia vecchia mamma. Un po’ di febbre, niente di drammatico. Per la mia vecchia zia di Venezia, invece, messa maluccio, non posso fare granché, a meno di non portarmela qui. Ordinari problemi di gente della mia età, con la fortuna di avere ancora qualche qualche vecchio intorno, e anche di poter pagare qualcuno che la aiuti ad aiutarli.

Sul Corriere di oggi Gianantonio Stella si occupa del taglio ai fondi per il sostegno ai disabili. L’argomento dei falsi invalidi è debole: di disabili veri ce ne sono tanti. Tutti sperimentiamo la disabilità, in qualche momento della vita, la nostra e quella di chi amiamo. C’è gente a cui tocca sperimentarla vita natural durante.

Quando si dice che le famiglie devono farsene carico, economicamente e psicologicamente, fino al burn out, vorrei che si intendesse soprattutto le donne. Intendiamoci: conosco molti uomini che si occupano dei loro cari in difficoltà. Ma la disabilità ordinaria, chiamiamola così, quella di un bambino che ha bisogno di cure per crescere, quella di un vecchio o che da solo non può farcela, è affidata alle donne, che nel lavoro della cura sono molto brave.

Ora, a tutto questo il governo non sta prestando sufficiente attenzione. Di più: taglia. Io non credo affatto a un modello in cui la gestione della disabilità sia affidata alle istituzioni: per dirne una, nel nostro paese tendiamo a ricorrere agli ospizi come extrema ratio, e questo a mio parere è un bene assoluto. Credo però a un modello in cui il tema della cura sia posto al centro delle politiche, come sta al centro delle relazioni umane. Perché senza cura tutto appassisce.

Individuando tutti gli strumenti, massimamente flessibili, che possano consentire alle famiglie -leggi: donne- di tenere insieme il tessuto degli affetti senza sacrificare del tutto le loro vite: una quota di sacrificio tocca e va accettata.

Ecco, su questo fronte non vedo proprio niente di nuovo.

Corpo-anima, Politica Novembre 12, 2008

LO SGARRO

L’avevo già sentito da Marco Travaglio, e rapidamente rimosso -“non può essere, sta esagerando…”-. E mi scuso con lui: autodifesa inconscia. Ebbene, mi arrendo. Titolo del Focus sul Corriere di ieri: I costi della politica: più 100 milioni.

Per riassumere: al Senato, spesi 260 mila euro per agendine Nazareno Gabrielli; 19.080 euro in sei mesi per noleggio piante ornamentali; 8200 euro (16 milioni di ex lire) in tre mesi per “calze e collant di servizio”; 56 mila euro (più di 100 ex milioni) in 6 mesi per “camicie di servizio” . E via così.

Ogni senatore ci costa 1 milione e 772 mila euro (+2.20 per cento); assegni di solidarietà ai senatori non rieletti: 307.328 euro a Clemente Mastella, 345.600 euro al compagno Armando Cossutta, 278.516 euro ad Alfredo Biondi, eccetera (sono 57). Oltre a pensioni e baby pensioni stramilionarie, tipo 8.836 euro mensili al quarantanovenne “verde” (si fa per dire) Alfonso Pecoraro Scanio.

Il governatore della Puglia (226.631 euro l’anno) guadagna quasi il doppio di quelli dello stato di New York, del Michigan e del New Jersey, e cinque volte quello del Maine. In media i governatori americani percepiscono 88 mila euro. Il presidente della provincia di Bolzano (320.496 euro) prende 36 mila euro in più del presidente degli Stati Uniti. Un vero sultano.


gianantonio stella

gianantonio stella

sergio rizzo

sergio rizzo

Con i nuovi casi, e gli incredibili ritocchi al rialzo, Sergio Rizzo e Gianantonio Stella aggiornano il best seller “La Casta”, 1.250 mila copie, 32 edizioni (in libreria da ieri), sottotitolo: “Così i politici italiani sono diventati intoccabili. E continuano a esserlo”.

Con un certo sgomento -il sentimento ormai è questo- chiedo al collega Sergio Rizzo di spiegarmi come mai la nostra classe politica resti intoccata dall’onda di indignazione suscitata dalle ripetute denunce. E anzi, quasi “a sgarro”, in un momento così difficile per tutti, nella prospettiva di un Natale magro come una Quaresima, aggiunga sperpero a sperpero, e privilegi ai privilegi.

“Intanto stiamo parlando di una politica che non funziona” dice. “E’ come pagare al prezzo del cachemire un maglioncino di acrilico. Se le cose andassero magnificamente, se l’efficienza fosse garantita, almeno si potrebbe anche capire, o almeno in parte. Ma qui paghiamo carissimo qualcosa che non arriva nemmeno alla sufficienza. E poi c’è il fatto che la disparità con l’Europa è assolutamente mostruosa. Ci adeguiamo alle normative europee più insignificanti, ma sui costi della politica non ci passa nemmeno per la testa”.

Ma ci provano e non gli riesce? Non sono proprio capaci di risparmiare, o addirittura di tagliare? O invece non ne hanno la minima intenzione?

Non c’è alcuna volontà in questo senso. Per esempio: si parlava di una norma che impedisse ai sottosegretari di usufruire degli aerei di stato. Cancellata. Berlusconi si è fatto portare in elicottero da Messegue…

Sono consapevoli del malcontento dei cittadini e fanno finta di nulla? E’ miopia, o semplice arroganza?

E’ la supponenza di sentirsi l’incarnazione della democrazia. Perciò intoccabili. Chi li critica, si mette contro la democrazia. E’ questo, che pensano.

Possibile che nessuno, nemmeno uno, provi vergogna? Che non ci sia qualcuno che assuma personalmente la questione, quanto meno a titolo di testimonianza?

Qualcuno ogni tanto ci prova. L’Italia dei Valori qualche tentativo l’ha fatto. Ma fatalmente tutto si è arenato.

L’Europa può fare qualcosa?

In questa materia, assolutamente niente.

Su quale meccanismo si dovrebbe fare leva, allora, per cambiare le cose?

Paradossalmente proprio sull’Europa. La sola possibilità è che a livello europeo si stabilisca che la politica non può costare più di tanto.

Non riesco a credere che non si rendano conto. Che siano lontani fino a questo punto dalla vita di chi presumono di rappresentare. Stiamo diventando una satrapìa orientale…

La nostra classe politica mostra di non avere ancora raggiunto la maturità necessaria ad assumere la questione. Calati junco, che passa la piena: l’atteggiamento è questo. Stiamo buoni un paio di giorni, che poi si dimenticano…

Possibile? Nemmeno il Presidente della Repubblica?