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doppia preferenza di genere

Donne e Uomini, Politica, questione maschile giugno 20, 2014

Calabria, legge elettorale: la resistenza degli ultimi machi

Su 51 consiglieri in Regione Calabria  le donne sono due (peraltro entrate per puro caso, subentrando a colleghi eletti in parlamento o arrestati): percentuale grottesca. Non troverete un solo maschio calabro che non vi canti la forza e la determinazione delle proprie madri, sorelle, compagne, figlie e concittadine. Ma quando si tratta di permettere a queste virtù di esercitarsi nello spazio pubblico, lo sbarramento è totale.

Con una presa di posizione antistorica, in totale controtendenza rispetto al mainstream, il 3 giugno scorso il Consiglio Regionale calabrese non ha accolto l’emendamento che prevedeva l’introduzione della doppia preferenza di genere, almeno un terzo di candidate donne e l’alternanza dei candidati nelle liste elettorali. La legge elettorale così come approvata, viola non solo dello Statuto della Regione Calabria, dal quale emerge il dovere di promuovere condizioni di parità tra i sessi nell’accesso alla carica di consigliere regionale, ma anche gli artt. 51, 117, 3 della Costituzione.

La Consigliera di Parità Stella Ciarletta ha scritto al presidente Matteo Renzi e alla ministra per gli affari regionali Maria Carmela Lanzetta (ex-sindaca di Monasterace) per  richiedere le promozione della questione di costituzionalità sull’anacronistica decisione del Consiglio

Nel frattempo è stata lanciata una petizione, sottoscrivibile qui.

I tempi sono strettissimi: in Calabria il prossimo autunno si andrà al voto per la Regione.

Diamo una mano alle amiche calabresi.

Donne e Uomini, Politica gennaio 3, 2013

Insomma, amiche: ce l’abbiamo fatta

Per celebrare con la necessaria solennità il momento, uso le parole di Alessandra Bocchetti, una delle mothers of us all, al convegno di Paestum: ” Comincio con un paradosso. Mi sembra che sia chiaro a tutte che, oggi, un governo senza donne sia impresentabile. Nessun Presidente del Consiglio si presenterebbe più con una squadra di soli uomini… Dunque, che cosa ha reso impresentabile un governo senza donne? E’ facile rispondere: è stata la forza delle donne“.

La realtà sta perfino superando l’ottimismo di Alessandra. E ha dimostrato con chiarezza un fatto: quando si permette che siano i cittadini a scegliere riducendo le mediazioni, donne e uomini indicano le donne in percentuale uguale e in qualche caso superiore alla quota di uomini. Perché ne conoscono e riconoscono capacità, competenza, onestà e senso di responsabilità.

Dopo l’exploit delle Parlamentarie grilline, con il 55 per cento di candidate, l’indicazione esce fortissima dalle primarie per i parlamentari del Partito Democratico, anche grazie all'”invito” costituito dalla doppia preferenza di genere, che tuttavia ha semplicemente dato corso a un progetto già maturo. Come nota Roberta Agostini, responsabile delle donne del Pd, se “la doppia preferenza di genere è stato lo strumento fondamentale per rendere realizzabile la voglia di cambiamento e il desiderio di esserci e di partecipare delle donne”, non sarebbe bastata la semplice applicazione di questa azione positiva  a garantire che “quasi dappertutto, dal sud al nord d’Italia, le donne venissero premiate dal voto popolare, conquistando i primi posti nella competizione“. Ben più dello strumento, quello che ha contato è stata la volontà politica generale. 

Un sondaggio che ormai più di un anno fa avevo fatto realizzare per “Io donna” evidenziava già un Paese prontissimo al “doppio sguardo”.

Gli altri schieramenti non potranno sottovalutare il segnale: è in corso una vera e furibonda caccia alla candidata -con curriculum pregevole: perché il bello è che insieme alle donne arriva anche il merito– soprattutto da parte di quelle forze che hanno da far dimenticare non solo la propria misoginia politica, ma un uso congiuntamente sprezzante delle donne e delle istituzioni, calpestate con la medesima determinazione. Andazzo protrattosi per quasi un ventennio, causa di un arretramento morale, politico, culturale e sociale della cui misura ci si rende perfettamente conto ogni volta che si varcano i confini nazionali, e che a noi cittadine italiane ha guadagnato un vergognoso 80° posto nel Global Gender Gap Report.

L’esito di questa tumultuosa femminilizzazione della politica -tutto corre veloce, di questi tempi, come al fondo di un imbuto- potrebbe finalmente essere quella rivoluzione del doppio sguardo che aspettavamo da tanto tempo, premessa indispensabile per la ricostruzione del Paese. Come sottotitolavo il mio ultimo libro “Un gioco da ragazze“, ora vedremo “come le donne rifaranno l’Italia“: avendolo scritto nel 2011, in pieno bunga-bunga, la profezia non era affatto facile. Ma la fiducia ha avuto la meglio.

Questa rivoluzione, in verità, altro non è che il risultato del grande, decennale, tenace, microfisico e a tratti disperato lavoro di molte, moltissime donne di questo Paese, dentro e fuori dai partiti, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nei giornali -per quello che ci è stato consentito-: ho ancora in mente, ormai mille anni fa, i computi disperati dei decimi di percentuale con Valeria Ajovalasit di Arcidonna, e poi la Carta delle Donne del Pci, i timidi passi avanti e quelli indietro, la pratica dell’estraneità, il senso opprimente di una realtà che sembrava non dovesse cambiare mai, fino all’esplosione del 13 febbraio e alla lotta per il 50/50 alle amministrative. Se n’è andato un bel pezzo delle nostre vite, in questa battaglia. Ma come dice Bocchetti, quello che ha reso “impresentabile” un governo senza le donne è stata “la forza delle donne”, la straordinaria capacità di resilienza di cui siamo dotate, in grado ogni volta di riguadagnare terreno dopo essere state scaraventate indietro.

E’ il momento di dirlo: è andata. Ci siamo. Di indugiare almeno un poco in questa soddisfazione. Di voltarsi indietro, come ci capita tante volte nella vita, per dirci con stupore: “Non so come sono riuscita a farlo, ma l’ho fatto”. Di rivolgere un pensiero grato a quelle che hanno aperto la strada. Di caricarci di tutta l’energia che servirà a fare il lavoro vero e grande: cambiare la politica per cambiare il Paese.

La mia fiducia oggi è centuplicata.

Donne e Uomini, Politica, questione maschile novembre 29, 2012

50/50 bocciato. Zullo: “Ecco perché ho chiesto il voto segreto”

 

Come sapete –vedi ultimo post- due giorni fa il Consiglio Regionale pugliese ha respinto con voto segreto la proposta di legge di iniziativa popolare, supportata da 30 mila firme di cittadine e cittadini, che chiedeva l’introduzione del 50/50 nella formazione delle liste elettorali (qui il resoconto completo).

La richiesta di voto segreto è partita dal consigliere di opposizione Antonino Zullo. Gli chiediamo di spiegarci com’è andata.

 

“In aula subivamo una forte pressione psicologica. Invece era giusto che ognuno votasse secondo coscienza”.

Addirittura una questione di coscienza?

 “Quella proposta di legge era una truffa, e ora le spiego perché. C’è già una norma in vigore dal 2005 secondo la quale nelle liste elettorali nessun genere può essere rappresentato per più di 2/3”.

E questa norma viene rispettata?

“Tengo a dire che anche il presidente Nichi Vendola ha dovuto pagare le multe per entrambe le liste che lo sostenevano, sia Sel sia Puglia per Vendola, per aver candidato meno di 1/3 di donne”.

Poi però ne ha chiamate molte in giunta.

“Sì, ma esterne. 4 esterne, proprio perché aveva candidato poche donne. Se ci fossero state delle elette fra cui scegliere, il tutto ci costerebbe molto meno”.

Lei nella sua lista la norma l’ha rispettata?

 “No, non l’ho rispettata”.

Quindi anche lei ha pagato la multa…

 “Sì”.

Insomma, pagare la multa conviene.

 “Eh sì, conviene… Ma guardi, il fatto vero è che donne da candidare non si trovano”.

Se vuole gliele trovo io… Ma torniamo al voto dell’altro giorno.

“Insomma, il presidente Vendola mi aveva invitato a ritirare la mia richiesta di voto segreto. Io ho detto: ok, io la ritiro, ma allora tu dimmi perché di donne ne hai candidate così poche. Lui non mi ha risposto, e io sono andato avanti”.

Anche la maggioranza vi ha dato una mano.

“Sì. Cinque o sei voti contro del centrosinistra”.

E’ vero che durante il dibattito si è detto che “la politica è una cosa da uomini”. E che una donna di Santa Maria di Leuca non potrebbe guidare da sola fino a Bari per venire in consiglio?

 “Sì, è stato detto. Ma io disapprovo”. 

Sinceramente: non si vergogna della situazione? In Puglia ci sono 2 consigliere donne e 70 uomini. Sa che il Rwanda ha il 53 per cento di elette?

“Ma se non votano le donne che cosa dobbiamo fare? Quello che serve è un lavoro culturale”.

Ma così aspettiamo un altro secolo.

 “Sa che in Consiglio anche le donne erano contrarie a questa legge?”.

Le uniche due consigliere, intende?

“Non solo loro. Ci sono anche le dirigenti, eccetera. Tutte a dire che vogliono entrare per merito, non grazie alle quote”.

Ma chissà com’è, questo merito una donna non c’è l’ha mai. Tutte quelle ragazze che si laureano di più e meglio dei ragazzi. Eppure una meritevole non si trova.

 “Senta, io sono anche presidente del consiglio comunale a Cassano delle Murge, e ho contribuito attivamente all’elezione di una donna sindaco. Senza quote”.

 Quote consuetudinarie e non scritte riservano agli uomini quasi il 100 per cento dei posti. Ma  il 50/50 non va bene.

 “Guardi che per le donne andrebbe peggio che con la legge attuale. Che in teoria consentirebbe l’elezione di 2/3 di donne. Ben più della metà”.

Mi sta prendendo in giro?

 “Ma no… Lo faremo, questo 50/50. Fra un po’ dovremo discutere della legge elettorale e vedrà che lo faremo passare”.

Pena la decadenza della lista, magari. Altrimenti continuerete a cavarvela con le multe…

“Il problema per me non è tanto il 50/50. Il problema è la doppia preferenza di genere. A quella resto contrario”.

E perché?

 “Sarebbe un rischio grosso per la democrazia”.

Nientemeno!

E’ sufficiente che 5 coppie facciano squadra e possono far saltare la maggioranza”.

Ma mica sono sposati!

Mi creda, sarebbe un pericolo. Lei s’intende di politica?”.

Al suo buon cuore…

 “No, non credo. Si fidi: sarebbe molto, molto pericoloso”.

 

 

Donne e Uomini, Politica novembre 28, 2012

Politici pugliesi, vili e machi

Puglia, manifestazione per il 50/50

Dunque l’hanno rifatto. In Puglia esattamente come in Sicilia un anno e mezzo fa (vedi quiqui).

Chiamato a votare sulla legge di iniziativa popolare sul 50/50 nelle liste elettorali e sulla doppia preferenza di genere (30 mila firme di donne e uomini faticosamente raccolte), il Consiglio Regionale pugliese ha respinto con voto segreto, non tenendo in alcun conto la volontà delle cittadine e dei cittadini.

Voto segreto richiesto da 7 consiglieri dell’opposizione, misogini palesi (segnarsi i nomi: Zullo, Gatta, Camporeale, Sala, Marti, Boccardi).

I cecchini (trasversali) hanno sparato nell’ombra. Determinanti anche le assenze nella maggioranza di Fabiano Amati, Lorenzo Nicastro e di Arcangelo Sannicandro.

Il Consiglio Regionale pugliese è quasi interamente monosex. Durante il dibattito, riferiscono le amiche del Comitato Promotore 50/50, si sono ascoltate affermazioni di questo genere:

“La politica e’ una cosa solo per uomini”.

“Come farebbe una donna di Santa Maria di Leuca a guidare fino a Bari per partecipare ai lavori del Consiglio Regionale?”.

“Ci sono già donne dappertutto: basta andare negli ospedali, nelle scuole, nei tribunali”.

“Bisogna rispettare la nostra sensibilità di fronte alle forme di coercizione delle masse urlanti” (Gatta del PDL).

“Devono esserci condizioni reali per favorire la presenza delle nostre donne in consiglio e in politica” (Negro-UDC).

“Una cosa del genere non fa parte della democrazia compiuta” ( Mazza – IDV ).

 

Grazie a gente come questa, l’Italia si piazza all’80 esimo posto del Global Gender Gap Report, con tendenza alla discesa.

 

Ecco i consiglieri che hanno chiesto il voto segreto:

Zullo Antonino (Cassano Murge – BA) (PDL) eletto con la lista Puglia prima di tutto. Medico dirigente del distretto socio sanitario di base dell’Azienda Asl/Ba.
zullo.ignazio@consiglio.puglia.it

Gatta Giacomo Diego (Manfredonia – FG) (PDL) Già Presidente del Parco Nazionale del Gargano. Docente in materia ambientale e del territorio dell’Università degli Studi di Foggia. Nel 2009 nominato componente del consiglio direttivo nazionale di Fedeparchi.
gatta.giacomo@consiglio.regione.puglia.it

Camporeale Antonino (Molfetta – BA) (PDL) Componente del coordinamento regionale del PDL.
campo reale.antonino@consiglio.puglia.it

Sala Arnaldo (Taranto) (PDL). Vice coordinatore provinciale del PDL.
sala.arnaldo@consiglio.puglia.it

Marti Roberto (Lecce) (PDL) Già assessore alla pubblica istruzione, ai servizi sociali e politiche abitative del Comune di Lecce. Consigliere comunale a Lecce con la carica di assessore all’urbanistica.
marti.roberto@consiglio.puglia.it

Boccardi Michele (Turi – BA) (PDL) Consigliere comunale e capogruppo del PDL al Comune di Turi. Componente del coordinamento provinciale del PDL.
boccardi.michele@consiglio.puglia.it

Donne e Uomini, Politica aprile 12, 2012

Per una democrazia paritaria: proposte

post aggiornato il 13 aprile

 

Il 2013 sarà un anno cruciale per la democrazia paritaria e la rappresentanza femminile.

Se ne parlerà a Milano sabato14, a Palazzo Reale, Piazza Duomo 14, dalle 9.30 del mattino: incontro nazionale di Se non ora quando.

Raggiungendo la massa critica nelle istituzioni rappresentative le donne potranno contribuire con il loro sguardo e la loro differenza alla formazione delle agende politiche e alla costruzione di una nuova visione per il Paese.

L’obiettivo è riprodurre a livello nazionale l’esperienza delle giunte di Milano, Bologna, Torino, Cagliari: 50/50 a ogni livello, condizione necessaria, anche se non sufficiente –sul passaggio dal 50/50 al patto di genere c’è molto da lavorare- per il cambiamento che noi tutt*, donne e uomini, auspichiamo.

Grande parte delle nostre energie dovranno convergere in questa direzione, individuando gli strumenti più efficaci.

Eccone alcuni

 

LEGGE ELETTORALE

Anche se nessun dispositivo può sostituire la volontà politica di eleggere un maggior numero di donne, sono indispensabili misure antidiscriminatorie che variano secondo il modello elettorale. In coda al post, alcune proposte elaborate dalla costituzionalista Marilisa D’Amico e da Stefania Leone (*).

Dopo le elezioni di maggio alla Camera si voterà su un testo unificato bipartisan sulla doppia preferenza di genere al voto amministrativo. Solo il lavoro trasversale delle donne di tutti gli schieramenti unite nel patto di genere può garantire risultati in tema di rappresentanza, come dimostrato dalla legge Golfo-Mosca sui cda delle società quotate in Borsa.

C’è il rischio che il voto segreto –bastano 40 firme per ottenerlo- consenta la sparatoria dei franchi tiratori –uomini- di tutti gli schieramenti. E’ capitato sullo stesso tema in Regione Sicilia. La proposta è organizzare in tutte le città mobilitazioni e presidi informativi contemporanei all’aula, per testimoniare un alto livello di vigilanza e di attenzione.
(in generale, sulla legge elettorale: non si può stare ad aspettare che “decidano”, ma si deve contribuire alla decisione con proposte. Tanto per dirne una, il livello dello “sbarramento” può pregiudicare il successo di eventuali iniziative civiche ed extrapartitiche, vedi Simone Weil, qui, e anche qui , che i partiti proponeva addirittura di abolirli).

 

CANDIDATURE

Apertura di consultazioni formali con i leader di tutti gli schieramenti, nonché con i promotori di liste civiche, per verificarne la volontà politica in tema di rappresentanza femminile. Collaborazione attiva con le donne dei partiti.

Verifica dell’impegno dei candidati premier a porre in atto il 50/50 nell’attribuzione di incarichi di governo, facendone punto qualificante del loro programma, come già avvenuto a Milano e in altre realtà locali: le candidature non bastano (se tuttavia vi dovessi dire che ho fiducia nel grado di apertura di partiti in totale difensiva, al 2 per cento della popolarità, con probabile diminuzione del 20% degli eletti… Be’, vi direi una bugia. La parola d’ordine è: autoconservazione).
Appello al Presidente della Repubblica per un alto pronunciamento, a conferma dell’attenzione già espressa per un riequilibrio della rappresentanza.

Impegno anche economico dei partiti a sostegno delle candidature femminil.

Sostegno e accompagnamento attivo di Snoq a libere candidature femminili in tutte le liste, con eventuale indicazione, tra le candidate,  di quelle esplicitamente legate al movimento delle donne e al patto di genere.

Tenersi pronte a un piano B: possibilità di liste civiche o liste Snoq, anche in partecipazione con altre proposte civiche, nel caso in cui l’impegno dei partiti sia giudicato insufficiente per il riequilibrio di genere.

Sottoscrizione unitaria della Lettera ai partiti.

 

CAMPAGNE

Campagna di sensibilizzazione sulla democrazia paritaria, di qui al momento del voto. L’interesse delle donne per la rappresentanza politica  resta piuttosto tiepido, e va in ogni modo suscitato: senza adeguata rappresentanza, nessuna delle nostre priorità entrerà a far parte delle agende politiche.

Nell’imminenza del voto, se la legge elettorale consentirà l’espressione di preferenze, campagna capillare “scegli una donna” rivolta a donne e uomini: il vota donna non ha mai funzionato, tenerlo ben presente.

Coinvolgimento come testimonial delle giunte 50/50 già operative.

Mobilitazione straordinaria di operatrici e operatori dei media e della comunicazione a favore di un riequilibrio di genere nella rappresentanza e a garanzia di pari opportunità nei dibattiti politici e negli spazi pre-elettorali.

Coordinamento con opinioniste internazionali che si sono già mostrate sensibili alla situazione delle donne italiane, come Tina Brown di “Newsweek” e Jill Abramson del “New York Times”, nonché con le giornaliste tedesche unite per il 30 per cento.  

Coordinamento con il movimento delle donne di altri paesi per fare della parabola politica delle donne italiane, dal 13 febbraio delle”indignate” alla democrazia paritaria, una vicenda-simbolo per le donne di tutto il mondo.

 

* MISURE PER UN RIEQUILIBRIO DI GENERE NELLA RAPPRESENTANZA POLITICA

Esempi di misure antidiscriminatorie nell’ambito di un sistema elettorale proporzionale

1. per il proporzionale a liste bloccate (Porcellum), parità nelle liste: “Nelle liste dei candidati i generi devono essere ugualmente rappresentati”. (posizione di eleggibilità per le candidate).

Primarie per le candidature, con doppia preferenza di genere o con altro dispositivo a garanzia della selezione di candidate.

2. per il proporzionale con voto di preferenza, le misure potrebbero essere le seguenti: “Nelle liste dei candidati nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento. L’elettore può esprimere uno o due voti di preferenza. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza” (doppia preferenza di genere)

Esempi di misure antidiscriminatorie nell’ambito di un sistema elettorale maggioritario

1. Doppia candidatura di collegio

“In ogni collegio il partito presenta due candidati, di genere diverso. L’elettore vota tracciando un segno sul rettangolo contenente il contrassegno del partito e il nome e cognome del candidato o della candidata. Il seggio viene assegnato al partito che ottiene più voti sommando quelli ricevuti da entrambi i candidati. Fra questi due, risulta eletto chi abbia ottenuto più voti”

                                                                                          oppure

2. Quota complessiva sul totale dei collegi uninominali

“Nel numero totale delle candidature presentate da ciascun partito per la parte dei seggi da assegnare nei collegi uninominali, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento”.

 

Queste alcune delle proposte su cui avviare  il confronto.

 

post condiviso da:

Giovanna Cosenza

InGenere-WebMagazine

Loredana Lipperini

Manuela Mimosa Ravasio

Lorella Zanardo

proposta sostenuta (oltre che da adesioni su molte pagine Fb Snoq e non solo), da: 

“Lettera ai partiti” per inziativa di Lidia Castellani e altre (che raduna alcune centinaia di singol* più molte associazioni e vari comitati Snoq territoriali). La lettera può essere ancora sottoscritta scrivendo a: ilvotodelledonne@gmail.com oppure firmando qui: http://www.petizionionline.it/petizione/lettera-aperta-ai-partiti-il-voto-delle-donne/6493

Conferenza Donne Democratiche di Massa e Carrara

Donne e Uomini, Politica aprile 5, 2012

Legge elettorale: attente al lupo!

Lo dico in particolare a quelle donne di Se non ora quando di Milano (Maria Grazia Ghezzi e altre) che ostacolano il pluralismo e parlano di “lotta di classe” (sic!), subordinando la lotta delle donne a ragioni di parte. Ma avviso tutte e tutti.

Dunque, a quanto pare entro fine aprile alla Camera si voterà per introdurre la norma della doppia preferenza di genere al voto amministrativo. Il meccanismo è questo: per ogni preferenza indicata per un candidato di un sesso, ne va indicata anche una per l’altro sesso, azione positiva che rompe il monopolio maschile in direzione di un’equa rappresentanza. Ovviamente la norma non prenderebbe le elezioni di maggio, ma potrebbe essere in vigore per il prossimo giro di amministrative.

Alla testo, presentato da deputate del Pd, stanno lavorando insieme in modo bipartisan donne del Pd e del Pdl. Il timore diffuso tra le parlamentari è che all’ultimo minuto qualcuno chieda il voto segreto, in modo che franchi tiratori di entrambi gli schieramenti possano sparare in pace e nascostamente per affossare la norma senza fare figuracce. Basta raccogliere 40 firme al momento della dichiarazione di voto: 40 peones che diano la possibilità anche ai maschi dei maggiori partiti di partecipare ben acquattati alla sparatoria. E’ già successo in Sicilia e ne avevamo parlato: rileggete la storia qui, e anche qui, e pure qui.

La circostanza è particolarmente importante anche perchè in quell’occasione, sempre in modo bipartisan, deputate dei due maggiori partiti chiederanno che nella nuova legge elettorale in discussione (in questo caso parliamo di elezioni politiche) contenga dispositivi per un riequilibrio della rappresentanza anche a livello nazionale.

Quindi vigiliamo! Attente al lupo! E facciamo sentire il nostro sostegno, donne e uomini, alle deputate che stanno facendo insieme questo lavoro per il bene comune. Ulteriore prova del fatto che, com’è stato per la legge sulle quote nei cda delle società quotate in Borsa, firmata da Lella Golfo (Pdl) e da Alessia Mosca (Pd), quando si parla di rappresentanza -e su molte altre questioni che riguardano le donne, a cominciare dalla violenza- il patto di genere deve prevalere su qualunque fedeltà al proprio schieramento.

 

Donne e Uomini, Politica marzo 17, 2012

Se non ora quando, le elezioni, i partiti

Incontro di tutti i comitati locali Se non ora quando, domani a Roma, Casa delle donne. Per individuare il modo migliore di coordinarsi efficacemente in quest’anno cruciale per la nostra democrazia rappresentativa.

I movimenti delle donne hanno sempre fatto fatica con dispositivi come quello della delega. Non basterà una giornata di dibattito per venirne fuori. Ma si potrà pur sempre trovare una soluzione interna provvisoria, delineando una struttura “a tempo” che consenta a Snoq di non distrarre energie dall’obiettivo prioritario: portare il maggior numero possibile di donne nelle istituzioni rappresentative nel 2013, puntando dritto al 50/50.

E tenendo ben presente che questo sarebbe solo il primo passo. Che il lavoro da fare è ben altro. Che portare la differenza femminile nello spazio pubblico, sfuggendo all’omologazione, significa ingaggiare un corpo a corpo quotidiano con “quella” politica scaduta e scadente, per cambiarne modi, tempi, linguaggio, agende e priorità. E si dovrà essere in molte per fare questo, strette in un patto di genere.

In che cosa consiste questo patto, che tiene insieme le molte differenze e trasversalità politiche? A me pare che cammini su due gambe:

1. portare nella politica e nello spazio pubblico la lingua femminile, quella che parliamo da sempre nel “privato” in cui siamo state chiuse per millenni. Cambiare il linguaggio della politica vuole dire cambiare forme, modi e tempi della politica: una forte presenza femminile nelle istituzioni fa cambiare la democrazia. Si va lì anche per disfare.

2. “primum vivere”: riportare al primo posto nelle agende della politica ciò che è primo, la vita, i bisogni, i desideri, le relazioni, la salute in senso lato, e rimettere al secondo posto le cose che oggi usurpano il primo posto: la finanza, il consumismo, la “necroeconomia”, la falsa crescita, eccetera.

Su queste due gambe dovremmo poter camminare tutte insieme.

Penso che si debba tenere conto anche di un altro fatto: oggi la fiducia nei partiti -tutti- è al 4 per cento, cioè tendente a zero. Ma in molti comitati locali di Se non ora quando la presenza di donne dei partiti, in particolare dei partiti di centrosinistra, e dei sindacati è molto forte. Cioè: il movimento è fatto prevalentemente da donne che non appartengono a partiti o sindacati, ma in un buon numero di comitati operativi locali sono le donne di partiti e sindacati a essere più attive. Un’anomalia che pone il problema della cosiddetta “doppia fedeltà”: fare la politica delle donne, ma doverne rendere in qualche modo conto alla politica degli uomini.

La storia ci insegna che questa doppia fedeltà si è quasi sempre risolta in un’infedeltà al proprio genere. Che tra le due fedeltà, quella all’organizzazione maschile di appartenenza ha sempre vinto. Ma in questo modo le donne -tutte, anche quelle che fanno parte di queste organizzazioni- hanno sempre perso. Il che dovrebbe fare riflettere le donne dei partiti e dei sindacati, e convincerle dell’inevitabilità di un conflitto con le loro organizzazioni, che oggi stanno al punto zero della fiducia.

Per concludere: iniziative come la Lettera ai partiti per ottenere un’equa rappresentanza sono passaggi importanti e in qualche modo inevitabili, ma si dovrà comunque tenere conto dell’estrema debolezza di questi interlocutori -i partiti- e della probabile moltiplicazione di alternative civiche alle prossime elezioni politiche: liste civiche vere, e anche liste “civetta” controllate dai partiti. Come intende muoversi Snoq, in questo scenario possibile? Come intende articolare la propria presenza?

Una possibilità sarebbe, oltre alla pressione forte per il 50/50 e il proprio sostegno unicamente a quelle forze che lo garantiranno -a livello di incarichi, e non solo di candidature-, l’indicazione a votare nelle varie liste quelle candidate la cui storia -e non solo una promessa dell’ultim’ora- garantisca un impegno forte al patto di genere di cui dicevamo.

L’altra possibilità sarebbe quella, più complessa, di liste civiche proprie, o di una compartecipazione a liste civiche.

Infine: la legge elettorale. Una delle prime questioni da affrontare sarà questa, evitando di delegarla ai partiti che non hanno alcuna intenzione di rinunciare all’esercizio del controllo consentito dal Porcellum, e indicando i meccanismi più favorevoli ad aumentare la partecipazione e l’elezione delle donne (es: doppia preferenza di genere?)

Infine-infine: il donna-vota-donna. Sappiamo benissimo che non ha mai funzionato. Si tratterà quindi di riflettere molto attentamente e di non lasciarsi ingannare da trompe-l’oeil consolatori come questo, adottando il maggiore realismo possibile. Anche se oggi, per la prima volta, potrebbe funzionare, chissà…
IMPORTANTE P.S.: esiste un oggettivo conflitto di interesse tra Snoq e i partiti. I partiti non hanno alcun interesse a candidare molte donne, Snoq dichiara invece questo obiettivo. Difficile tenerli insieme. Le donne dei partiti e le donne che non stanno nei partiti devono tenerlo molto ben presente. E lottare insieme, dentro e  fuori, per vincere insieme la loro battaglia.

 

 

 

Donne e Uomini, Politica marzo 31, 2011

MASCHIO SEGRETO

l'onorevole nino d'asero

Già vi ho detto e ridetto dei maschi 13 parlamentari regionali siciliani che hanno chiesto lo scrutinio segreto nel voto sulla doppia preferenza di genere. 13 dei 38 uomini che poi hanno votato contro l’emendamento-, anche i nomi ve li ho già fatti-.

Ne ho intervistato uno, Nino (Antonino) D’Asero del Pdl. Ecco quello che mi ha detto.

Onorevole D’Asero, perché ha richiesto il voto segreto?

“In aula si percepiva che non si sarebbe votato liberamente, c’era un clima che non favoriva la libertà di coscienza”.

Libertà di coscienza?

“Io rispetto il genere femminile, sono favorevole a creare le condizioni perché le donne accedano alla politica. E infatti abbiamo già una norma che obbliga a un 25 per cento di donne nelle liste. Fra un po’ ci toccherà riservare quote agli uomini…”.

In genere queste azioni positive non parlano di donne e uomini. Prescrivono qualcosa tipo: non si potrà attribuire più del 75 per cento del posti in lista a un solo sesso…

“Ma sì sì. Scherzavo… C’è anche una norma che riserva un quarto dei posti nella giunta. Questo è un percorso serio, che non insegue le mode del momento”.

Be’,  25 su 100 non è poi una percentuale così alta…

“Ma con la doppia preferenza di genere si rischiava l’incostituzionalità! Un conto è una cosa così, un altro sono i passaggi che le dicevo. Il problema della rappresentanza non si risolve con queste forzature”.

Lei pensa che sia una questione seria, quella di una politica senza le donne?

“Certo che lo è. Siamo fortemente determinati a sostenere le donne”.

Ma perché chiedere il voto segreto? Non poteva serenamente portare al dibattito gli argomenti che sta esponendo qui?

“Questa serenità non c’era! Abbiamo visto varie strumentalizzazioni. C’è stata una raccolta di firme a favore, e tanti hanno firmato per la doppia preferenza di genere, e poi sono venuti a dirmi: ma io non volevo firmare…”.

Accidenti! Uomini coraggiosi!

“Lei provoca. Ci sono uomini coraggiosi e donne coraggiose. E altri che non lo sono… E poi chi l’ha detto che con la doppia preferenza di genere verrebbero elette donne autorevoli?”.

Questa cosa dell’autorevolezza vale solo per le donne, a quanto pare.

“Ha ragione. E invece sia le donne sia gli uomini devono passare unicamente per il loro merito effettivo”.

Che cosa mi dice di Nicole Minetti?

“Penso che… E’ passata…”.

Prego?

“Be’ non è certamente un buon modello. Ma non si tratta del primo né dell’ultimo caso. Un sacco di candidature vengono scelte con la nomination… Ma scusi, con tutte le cose che ci sarebbero da dire sulla politica siciliana, proprio di questa dobbiamo parlare?”.

A me al momento interessava questa. Un’altra volta parleremo del resto. Grazie onorevole, e buon lavoro.

Donne e Uomini, Politica marzo 30, 2011

ECCO I NOMI

Montalbano sono!

Ecco i nomi dei parlamentari regionali siciliani, i famosi machi siculi, che hanno chiesto lo scrutinio segreto nel voto sulla doppia preferenza di genere. A occhio, se tanto mi da tanto, sono 13 dei 38 maschioni che hanno votato contro, per tenersi una regione tutta maschia e non rischiare di dover lasciare il cadreghino (la seggiuzza, credo, in idioma locale) per cederlo a una donna.

Prendetene nota, nel caso si dovessero candidare al Parlamento nazionale, e diffondete tra amiche e amici siculi.

Arrivederci alle urne, onorevoli! Per vostra sfortuna, le donne votano!

GRECO (GRUPPO MISTO)

ARICO’ (FLI)

CASCIO SALVATORE (PID)

CORONA (PDL)

CURRENTI (FLI)

D’ASERO (PDL)

DI MAURO (MPA)

FALCONE (PDL)

FEDERICO (MPA)

LEANZA EDOARDO (PDL)

MINEO (FORZA DEL SUD)

POGLIESE (PDL)

Non votateli più!