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media marzo 14, 2013

Francesco’s Dietrology

 

Non erano passate due ore dalla nomina di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio con il nome di Francesco che la rete era già intasata di rumours sul suo conto, uno in particolare che riguarda una sua supposta attiva collaborazione con il dittatore argentino Videla -andate su Facebook o su Twitter, lo troverete ovunque- mentre stamattina siamo stati informati di un suo supposto becero machismo latinoamericano, in base al quale il nuovo Papa (vedi foto) riterrebbe le donne inadatte ai ruoli politici.

Naturalmente questo genere di notizie si presta a essere stra-condiviso: chi lo fa sente di partecipare a uno scoop collettivo. Mentre le good news interessano poco o niente.

Una volta c’era quella che si chiamava “controinformazione”: che se in parte ci imbroccava, in parte distribuiva fuffa. Il fatto è che oggi la fuffa, grazie ai social network, prende immediatamente il volo.

Magari in questo caso fuffa non è. Non so se Francesco sia stato collaboratore di Videla -spero di no- e se davvero pensi che è meglio che le donne stiano a casa a fare la calzetta -idem-. Vanno cercate informazioni serie a riguardo.

So di sicuro che certi rumours non andrebbero diffusi con tanta leggerezza e senza un’accurata verifica. E che comunque non mi piace lo spirito aprioristicamente distruttivo con cui vengono diffusi.

media, Politica marzo 8, 2013

Caro Presidente dei giornalisti

barbara d’urso e il finto grillino

 

Caro Presidente Enzo Iacopino,

detto tra colleghi: non è bello, no, sentirsi dare dei “lupi“, dei pennivendoli e dei venduti, soprattutto se sei fra quelli che hanno sempre svolto la professione meglio che hanno potuto, con onestà, dignità e rispetto della deontologia. Perciò ti comprendo bene, quando avverti Beppe Grillo che “questo suo continuo insultare i giornalisti non è degno di un uomo che dice di voler moralizzare la vita pubblica”.

Sparare nel mucchio non è mai una scelta saggia, perché poi i primi a parlare di “casta” sono stati Sergio Rizzo e Gianantonio Stella, e se in questi anni è maturata una coscienza collettiva sulla corruzione, sugli sprechi e sulle ingiustizie, è stato soprattutto grazie al lavoro coraggioso, puntuale e tenace di tanti colleghi. Il nostro lavoro, quando è ben fatto, è garanzia di libertà per tutti. E, come ho già detto più volte, non mi dispiacerebbe che Beppe Grillo, dopo lo straordinario exploit del suo Movimento, decidesse di adottare un linguaggio più consono al ruolo di responsabilità che ha assunto.

Non possiamo nasconderci tuttavia il fatto che l’accoglienza riservata da molta stampa ai nuovi “marziani a Roma”, i neoparlamentari del Movimento 5 Stelle, non è stata una gran prova di professionalità. Cittadini liberamente eletti da altri cittadini -un quarto degli elettori, a voler essere precisi, tra loro anche molti giornalisti- e comprensibilmente spaesati in mezzo alla selva di flash e di telecamere, sono stati messi alla gogna, ridicolizzati, sbeffeggiati, passati ai raggi X con intento aprioristicamente demolitorio. Tutti in cerca dello scoop, della gaffe, dello svarione, del particolare bizzarro -un ingegnere elettronico o un docente universitario che si prestano generosamente alla politica, in uno spirito da civil servant, lo sappiamo bene, sono decisamente meno divertenti da raccontare dello studente che parla un po’ goffamente dei microchip sottopelle- quando invece quello che sta capitando meriterebbe ben altra attenzione e uno sguardo acuto e libero da pregiudizi. Peraltro le biografie degli eletti, ed è una cosa alla quale non siamo abituati, sono online da mesi, a disposizione di tutti: se davvero vogliamo raccontare chi sono, questi “marziani”, basta andare umilmente a guardare.

Perciò, caro Presidente, invitiamoci a un lavoro più rispettoso, attento e davvero utile al nostro Paese, che oggi ha bisogno del massimo impegno di tutti. E casomai rivolgiamo tutta la nostra attenzione critica a chi, svolgendo (abusivamente?) la nostra professione e godendo di ampia visibilità, offre del lavoro giornalistico un’immagine davvero degradante. Dopo l’impressionante “intervista” al suo datore di lavoro Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale, la signora Barbara D’Urso, spregiudicata e pronta a tutto per qualche decimale di share,  si è esibita l’altro giorno su Canale 5 nel falso scoop del collegamento con il “finto” grillino. Un’offesa grave per Grillo, per il Movimento 5 Stelle, per i telespettatori, per la politica e per la nostra categoria professionale.

Poi non ci si stupisca del fatto che Beppe Grillo rifiuta e inibisce ogni contatto con i giornalisti italiani.

Auspicherei al riguardo un tuo severo richiamo.

 

Donne e Uomini, femminicidio, media, questione maschile febbraio 19, 2013

La bella morta ammazzata

La salma di Reeva Steenkamp, uccisa da quel campione di Oscar Pistorius, giace da giorni in qualche obitorio di Johannesburg. Proprio in queste ore si sono svolte le esequie.

A partire dalla notte di San Valentino, Reeva è un cadavere in decomposizione, il ripugnante per definizione. Ma i siti dei giornali di mezzo mondo non la lasciano morire in pace, e insistono sulla “bella Reeva”, “tra le più sexy al mondo”, corredando di sempre nuove gallery di lei splendida in bikini o sulla spiaggia del suo ultimo reality. Una profanazione postuma davvero impressionante. Quelle gallery attirano lettori, come sempre l’esibizione del corpo femminile, aumentano i contatti, eventualmente eccitano i necrofili, perché no?

Il moto di pena è tutto per Pistorius e il suo “dramma”: Pistorius che piange, che si mette il cappuccio in testa, che singhiozza: “Ci amavamo”. Nessuna compassione per lei, e per la sua carne esibita post mortem.

Sarebbe bene ricordare che l’assassino, volontario o accidentale, è lui. E che la “bella” Reeva -bella ovvero in vantaggio su di lui, bella perciò capace di fare impazzire un pover’uomo, oltretutto gravemente disabile, insomma bella colpevole di esserlo, e magari perfino sul punto di tradirlo- è la vittima, una trentenne morta ammazzata: nella migliore delle ipotesi da un cretino criminale che spara sulle ombre, nella peggiore da una belva sanguinaria.

Dal trattamento mediatico di questa vicenda traspare un terribile disordine simbolico, che la dice lunga sul fatto che il discorso sulla violenza sessista e sul femminicidio al momento ha spostato ben poco, e solo in superficie.

Scrivo queste parole anche dure per fare un po’ di ordine.

media, Politica febbraio 4, 2013

#Propostachoc: le prime reazioni. Sbagliate

Oggi rebloggo un post fresco fresco di Giovanna Cosenza che analizza le reazioni degli avversari politici alla #propostachoc di Berlusconi su Imu e tutto il resto, e dice che al momento queste reazioni mancano l’obiettivo. Che poi, fino a prova contraria, sarebbe quello di impedire che i consensi a Berlusconi crescano, o più precisamente di fare in modo che diminuiscano.

“E alla fine, di domenica mattina, Berlusconi se ne esce con la “proposta choc”: una volta al governo, dice, non si limiterà ad abolire l’IMU ma la restituirà subito. Con un bonifico sul conto corrente o addirittura in contanti, a uno sportello postale.

A chi si rivolge Berlusconi? Anzitutto ai suoi ex elettori, come osserva anche Pierluigi Battista oggi sul Corriere, quelli che nel 2008 l’hanno votato ma poi, delusi da ciò che non ha fatto o ha fatto male, turbati dai suoi mille festini e scandali, hanno pensato di non votarlo più. In particolare poi (attenzione!), si rivolge ai suoi ex elettori dei ceti medio-bassi, quelli che negli ultimi cinque anni si sono impoveriti e hanno paura di impoverirsi ancora. Berlusconi cerca di recuperarli, ovvio, ma parte da una posizione molto più svantaggiata del 2008, dunque è assai meno temibile di allora. Eppure…

Eppure ieri hanno tutti dato immediatamente grande valore all’uscita di Berlusconi – proprio come lui voleva e prevedeva – perché, pur bollandola come “ridicola”, “irrealizzabile”, “demagogica”, “populista”, hanno dato mostra di agitarsi molto. E così è scattato subito il paradosso: dici che qualcosa non vale niente, ma cominci a girarci attorno come una mosca sul miele. Dici di sottovalutarla, ma in realtà stai dandole un gran valore. Inoltre, se pensiamo a quanto detto sopra – che Berlusconi è meno temibile di un tempo perché sta solo cercando di recuperare i voti persi, non di guadagnarne nuovi – stai addirittura facendo un errore di sopravvalutazione.

Ma andiamo poi a vedere cosa implicano le etichette che i vari leader hanno affibbiato alla “proposta choc” per svalutarla. Dici che è “irrealizzabile”, ma non spieghi bene perché, dunque resta il dubbio che possa essere realizzata. Dici che è “ridicola”, e finisci per dare implicitamente del ridicolo a tutti quelli che l’IMU l’hanno pagata a fatica, o non sono riusciti a pagarla; li ferisci, li offendi: “ridicola” una proposta che li aiuterebbe? Dici che è “demagogica” e “populista”, ma dimentichi che da anni tutti accusano più o meno tutti di “populismo” e “demagogia”: oggi a te, domani a me. Il che ha ormai svuotato queste etichette: è come dire “nobbuono”. E perché “nobbuono”? Perché lo dico io, punto.

E allora torniamo a pensare a tutti quelli – che sono molti – a cui la restituzione dei soldi dell’IMU non farebbe solo “comodo”, come si dice: ne hanno un bisogno enorme, urgente. Cosa offrono gli altri partiti a queste persone? Hanno qualcosa di altrettanto concreto e immediato da promettergli? No, perché «non raccontano favole», gli si dice. Ma quelle persone in realtà pensano che le favole le raccontino tutti, pure i partiti che dicono di non farlo. E allora, favola per favola – pensano quelle persone – tanto vale seguire la favola che mi promette un vantaggio spicciolo e concreto, qualcosa che mi arrivi subito in tasca, vedi mai che si avveri. Ma Berlusconi ha fatto mille promesse e non le ha mai mantenute, gli si dice. Non è vero – pensa chi ha urgenza di cash – quella volta l’ICI la tolse davvero, e pazienza se un anno dopo le cose andarono a catafascio, pazienza se fra un anno tornerà l’IMU o altro: io intanto so che, se Berlusconi vince, quei soldi mi tornano indietro. Questo pensano i molti, moltissimi, che in questi anni si sono impoveriti e sono sempre più poveri. Gente a cui Berlusconi sa parlare e altri no.

Sicuri che siano solo suoi ex elettori? Io non ne sarei così sicura. Per questo sbaglia chi sottovaluta la proposta di Berlusconi. Ma sbaglia pure chi ci gira intorno a vuoto, senza riuscire a parlare a quelle persone come sa fare lui. Occorre mentire a questa gente? Certo che no, ma anche per dire la verità a qualcuno bisogna pur parlarci”.

Questo articolo è uscito anche sul Fatto quotidiano

AMARE GLI ALTRI, Donne e Uomini, giovani, media, scuola, tv dicembre 6, 2012

Per i giovani, tutto

Per i

Per il suo documentario “Il corpo delle donne” (5 milioni di contatti online), la mia amica Lorella Zanardo è stata amata, odiata, celebrata, detestata, perfino un po’ perseguitata. Lì si vedeva semplicemente quello che ogni giorno vedevamo in tv: non c’era niente di diverso, se non lo sguardo. In questo caso, lo sguardo di un’italiana poco italiana e non assuefatta, grazie alla frequentazione assidua con altri Paesi. Prova del fatto che il cambio di sguardo sulle cose è tanto, è quasi tutto, e quindi che molto dipende da noi, dalla nostra volontà e dal nostro desiderio.

“Il corpo delle donne” è stato anche un libro, edito da Feltrinelli. Recentemente per lo stesso editore Lorella ha pubblicato “Senza chiedere il permesso-Come cambiamo la tv e l’Italia”, dedicato ai ragazzi. L’intento è l’educazione alla cittadinanza attiva, attraverso un uso consapevole dei media. Le chiedo di raccontarmi il cambio d’oggetto.

“Semplice” dice. “Quando uscì il documentario centinaia di docenti di tutta Italia ci chiamarono per presentarlo e commentarlo nelle  scuole. Insegnanti appassionati e responsabili, ma in qualche modo “vinti” dalla concorrenza imbattibile della tv. Ci siamo andati: qui è l’embrione di questo progetto di educazione ai media, che in altri Paesi è materia obbligatoria. Se non conosci il linguaggio dei media, a cominciare dalla tv, hai scarse possibilità di essere un cittadino attivo e consapevole.

La gente guarda moltissima tv, che resta in assoluto il primo mezzo di accesso alle informazioni. Secondo l’Istat la penetrazione è del 98 per cento. In gran parte delle case ci sono 2 o 3 apparecchi televisivi, e i programmi più guardati in assoluto sono quelli della tv generalista. Questo dà un’idea della potenza del mezzo e del livello di responsabilità. Altro dato da smentire è che i ragazzi guardino poco la tv: i bambini la guardano tantissimo, adolescenti e giovani vanno a cercarsi i programmi online. Anche la rete è invasa dalla tv.

A questi dati ne vanno intrecciati altri: il più alto tasso di abbandono scolastico in Europa, il più alto tasso di analfabetismo di ritorno -intendo gente che ormai fa fatica a leggere-, la più bassa percentuale di iscritti all’università (quest’anno c’è stato un crollo).

L’audience di tutti i quotidiani messi insieme probabilmente non raggiunge quella di una puntata di “Striscia la notizia”, 8 milioni di persone. Questo è il Paese con cui abbiamo a che fare. Questo significa non avere avuto, tra le tante altre cose, la legge sul conflitto di interessi. E nel frattempo la scuola viene messa in ginocchio.

Quando giriamo le scuole per portare il nostro corso di alfabetizzazione all’immagine, “Nuovi occhi per i media”, il cui schema è riprodotto nel manuale della seconda parte del libro, partiamo proprio dagli stereotipi di genere: qui sta l’anello di congiunzione con “Il corpo delle donne”. Questi stereotipi producono ancora disastri, in particolare sulle ragazze. In questi giorni ci tocca ancora subire lo spettacolo della valletta muta e seminuda, mi riferisco a una trasmissione di Paolo Bonolis. Fanno come se niente fosse.

Il modello è sempre quello, il vecchio maschio 50-60 enne e la ragazzina passivizzata, presentata come un oggetto, muta e senza cervello. E’ lo stesso vecchio maschio che detta legge dappertutto, in tv, in politica, nei consigli di amministrazione. Tutto il Paese, in ogni settore, è bloccato da questa figura.

Toccherebbe al Ministero della Pubblica Istruzione occuparsi di alfabetizzazione all’immagine, oltre che alla parola. C’è una grandissima domanda, a cui non corrisponde alcuna offerta. Noi riempiamo questo vuoto con i nostri mezzi. Particolarmente interessanti le esperienze che abbiamo realizzato in Toscana e in Trentino, dove abbiamo lavorato sui formatori”.

Il libro è un’ottima guida per gli educatori che vogliano acquisire consapevolezza e metodo per lavorare con i ragazzi sul linguaggio mediatico e la cittadinanza attiva. Un efficace corso di “educazione civica”, che veicola tra gli altri due importanti messaggi: il cambiamento di sguardo è un passaggio decisivo per cambiare ciò che guardi -o sei costretto a guardare-; ogni nostro atto politico oggi deve mettere al centro i piccoli -bambini e giovani, animali e piante- in una chiave di restituzione almeno parziale di ciò che la “generazione perduta” -la nostra- ha loro violentemente sottratto.

 

Donne e Uomini, femminicidio, media, questione maschile luglio 12, 2012

Il “caldo criminale” e altre panzane

a sassari la prima via intitolata a una “caduta” per femminicidio, monica moretti, giovane urologa uccisa nel 2002 da un suo paziente-stalker

 

Di fronte a una strage di donne che non ha precedenti nel nostro Paese (se continuasse a questo ritmo, entro fine anno si potrebbe registrare il 50 per cento in più di vittime rispetto al 2011), la Casa delle Donne Maltrattate di Milano invita le forze dell’ordine a prassi corrette ed efficaci, e richiama la stampa alla sua responsabilità. Richiamo al quale mi associo: continuare a parlare di “caldo criminale”, di “dramma della gelosia”, di “delitto passionale”, descrivendo questi crimini alla stregua di un’ineliminabile fatalità, di un male quasi-necessario, significa rendersene ideologicamente complici.

Femminicidio, certo, è una brutta parola, e i direttori dei giornali non amano vederla sulle loro pagine.  Ma è la parola giusta per descrivere questo orrore che sembra non avere mai fine.

 

COMUNICATO DELLA CASA DELLE DONNE MALTRATTATE DI MILANO

Ancora donne uccise: un massacro che si deve fermare

Milano, 12 luglio 2012

Nelle ultime settimane, purtroppo, i media hanno dedicato ampio spazio ai recenti fatti di cronaca
che ci raccontano di continui casi di violenza contro le donne. Questa violenza si è conclusa troppo
spesso con omicidi che hanno visto come vittime donne di diverse età ed estrazione sociale. Buona
parte di loro si era già rivolta alle Istituzioni denunciando la propria situazione e chiedendo aiuto.
La Casa delle Donne Maltrattate vuole ricordare ancora una volta che il momento in cui una donna
arriva a denunciare la violenza subìta è proprio quello più difficile e pericoloso.
È compito delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine attivarsi nei tempi più brevi possibili sin dalle
prime denunce senza mai dimenticare che il maltrattamento è un reato perseguibile d’ufficio la cui
notizia non può essere soggetta a ritiro di querela e deve comportare quanto più possibile
l’emissione di misure cautelari per evitare il compiersi di fatti più gravi.
È proprio in questo momento così delicato che la donna non deve essere lasciata sola a gestire una
situazione di pericolo, ma va indirizzata ai centri antiviolenza per una valutazione competente del
rischio e per poter essere supportata e accompagnata in questo difficilissimo percorso.
Il confronto con operatrici di accoglienza formate sul maltrattamento consente di dare risposte alle
richieste di aiuto della donna in modo diverso, mettendosi in relazione con lei.
Solo così si può cercare di evitare di arrivare alle conseguenze estreme che riempiono le pagine
delle cronache dei nostri giornali.
Purtroppo ci sono ancora testate giornalistiche che sottovalutano e minimizzano questi fatti fino al
punto di definirli causati dal “Caldo criminale”. E’ importante non dare mai una giustificazione alla
violenza contro le donne e smetterla con la consuetudine di scavare nella vita delle vittime e mai sui
colpevoli. E’ necessaria una grande sensibilità per non deviare la percezione
della violenza nell’opinione pubblica.
 

Corpo-anima, Donne e Uomini, media giugno 14, 2012

Femministe amoraliste

Secondo loro io sarei una cosiddetta “moralite”: una di quelle che non vorrebbero vedere il magnifico sedere di Belen in primetime, una di quelle che preferirebbero evitare che “Kooly Noody” diventasse la nuova sigla del tg.

Per questo le femministe amoraliste e i loro entusiasti supporter non ci amano, noi moralite. Dicono che boicottiamo il godimento. Talora trascendono un po’ e dicono che siamo cesse e invidiose, tipo le comari di “Bocca di rosa”.

Invece loro godono e godono. E lo dicono e lo scrivono, paventando che il femminismo bacchettone delle “moralite” ci riporterà indietro, a ri-essere donnine che esultano per il bianco-più-bianco e per la sfoglia-più-sfoglia. E’ infatti arcinota la casalinghitudine delle scandinave, che se un uomo per strada gli dice “Hey, bella!” chiamano l’esercito.

Ora avrei una notizia: anche noi “moralite” ce la spassiamo -o ce la siamo spassata, qui dipende dall’anagrafe e dal livello di estrogeni-. Almeno alcune di noi non sono affatto male, o lo sono state, le occasioni non sono mancate. E forse è proprio per il fatto che ce la spassiamo o ce la siamo spassata, che non ci viene poi tutta questa voglia di vedere sesso mentre diamo la pappa ai bambini e di dire e parlare di sesso. A riprova della nota legge “meno lo fai e più ne parli”. O anche a conferma dell‘intuizione di Foucault, secondo il quale non esiste la sessualità, esistono i corpi e i piaceri, i quali non richiedono necessariamente di essere detti. Ogni parola detta sul sesso è norma sul sesso.

Magari quello che ci fa soffrire è che lo splendore del corpo della madre (quella ragazza che è stata nostra madre, e che siamo state noi, o siamo noi) venga umiliato per ragioni di audience, ovvero per  vendere cose, e perciò ridotto a cosa.

Devo poi dire che tra l’originale e la copia tendo a preferire l’originale. E mi attacco al midollo di alcune leonesse, come Roberta (Tatafiore), o anche Catherine Millet, che quanto meno non hanno mai fatto mistero di quanto Thànatos ti arriva addosso ogni volta che fai troppo la spiritosa con Eros.

 

 

 

 

Corpo-anima, Donne e Uomini, media, TEMPI MODERNI aprile 27, 2012

Mai più complici (Femminicidio n. 54)

vanessa scialfa

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo.
L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sottosotto il ponte di una strada statale.
I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora
invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise
nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI.
E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la
responsabilità di chi le uccide perché incapace accettare la loro libertà.
E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di aprire gli occhi, di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.
Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.
Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Marina Terragni, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne

Per adesioni info@senonoraquando.eu

Donne e Uomini, media, TEMPI MODERNI marzo 30, 2012

Web@lfemminile!

Oggi ha inizio la quinta edizione di web@lfemminile, l’evento digitale di  futuro@lfemminile che proseguirà fino a fine maggio e tocca tutti i principali temi  femminili per  dimostrare ancora una volta come la tecnologia possa essere una straordinaria alleata delle donne, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Il tema di quest’anno è  “PARTECIPAZIONE”, indagini, sondaggi, dibattiti, interviste a più di 140 amiche ed amici  che hanno voluto dare il loro contributo a questo importante dibattito.

Dieci canali tematici: Politica, Formazione, Lavoro, Tecnologia, Comunicazione, Sociale, Bellezza, Imprenditoria, Finanza&Risparmio, Famiglia e molti progetti speciali.

Molti personaggi pubblici, molte ragazze universitarie, molte mamme, molte nonne, molti direttori di femminili, molte donne e uomini disponibili ad  esprimere insieme a noi  il valore che una maggiore partecipazione femminile può portare al Paese.

Per partecipare, cliccate qui.

Donne e Uomini, media marzo 22, 2012

Quarto potere… maschile

Questi sono i numeri delle presenze femminili in Rai (fonte CPO FNSI)  

33,7 per cento: giornaliste Rai.

4 per cento: donne dirigenti Rai.

2: donne direttore Rai.

3: donne vicedirettore Rai (a fronte di 33 uomini).

63: donne caperedattore Rai (236 gli uomini).

 

Questi sono i numeri delle presenze femminili nelle notizie Rai (dati Monitoraggio OERG Osservatorio di Pavia),

58 per cento: conduzione di Tg da parte di donne.

10 per cento: opinioniste autorevoli.

66 per cento: opinioniste “volanti”, cioè donne interpellate per strada (senza che di loro si sappia nulla: professione, età, scelte politiche).

16 per cento: donne “notiziate” in quanto vittime (contro il 6 per cento degli uomini). 11 per cento: donne “notiziate” per questioni politiche o economiche.

 

In Rai le italiane non fanno notizia, anche se raccolgono, diffondono, scrivono notizie. Quasi mai potendo scegliere quali notizie, come impaginarle, e in quale gerarchia.

 

Questa è invece la situazione della stampa nazionale italiana (fonte FNSI).

 5: donne direttore di quotidiani (113 gli uomini).

5: donne vicedirettore di quotidiani (99 gli uomini).

67: donne redattore-capo nei quotidiani (477 gli uomini).

 65 per cento: donne giornaliste rimaste dentro le aziende editoriali a seguito di stati di crisi. Tra queste, solo il 30 per cento ha un contratto. Tutte le altre sono precarie.

Fino al 40 per cento: gap di stipendio tra giornalisti uomini e donne.

 

Tirando le somme:

In Italia il quarto potere è in mano agli uomini in percentuali addirittura superiori a quelle che ci sono in politica. Questo giornalismo è mutilato, è un giornalismo a metà.

 

Non a caso, le donne italiane si stanno allontanando dalla lettura dei quotidiani:

 Corriere della Sera: donne che leggono il quotidiano: 25 per cento in meno.

La Repubblica: donne che leggono il quotidiano: 15 per cento in meno (fonte Audipress periodo II/2011).

 

Proposta:

Le giornaliste tedesche si sono unite per ottenere almeno il 30 per cento dei posti di direttore e caporedattore nelle testate giornalistiche entro i prossimi 5 anni.

Facciamolo anche noi, coordinandoci con loro:.

 

Gabor Steingart, direttore del quotidiano economico Handelsblatt, si è impegnato a riservare a una donna un posto su tre nei vertici del giornale: invitiamo direttori ed editori a seguire il suo esempio.

 

Chiediamo alle rappresentanze sindacali, alle CPO, di agire concretamente affinché l’informazione rappresenti donne e uomini, e non solo uomini.

 

postato contemporaneamente da

Giovanna Cosenza

Loredana Lipperini

Manuela Mimosa Ravasio

Lorella Zanardo

 

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THE MALE FOURTH ESTATE

 

These figures represent the number of women working in RAI (Italian State Radio and Television) source CPO FNSI

33.7 percent: female journalists in Rai

4 percent: female executives in Rai

2: female directors in Rai

3: female assistant directors in Rai (cfr 33 male)

63: female editor-in-chiefs in Rai (cfr. 236 male)

 

These figures represent the number of women working in Rai news (data Monitoraggio OERG Osservatorio di Pavia):

58 percent: female newsreaders

10 percent: female columnists

68 percent: randomly chosen women giving their opinions (‘women-in-the-street’)

16 percent: women in the news, as victims (cfr 6 percent men)

11 percent: women in the news for political or economic issues

 

In Rai women do not make news, even though they gather, broadcast and write news. Very rarely can they choose which news, its layout or hierarchy.

 

This, instead, is the situation of the Italian national press (source FNSI).

5: female newspaper editors (cfr 113 male)

5: female newspaper deputy editors (cfr 99 male)

67: female newspaper news editors (cfr 477 male)

65 percent: women journalists remaining on the editorial staff during economic crises, only 30 percent of them having a contract. The rest are considered temporary.

Up to 40 percent: the difference in wages between male and female journalists.

 

Summing up:

In Italy the press is in the hands of men at a percentage superior even to that of politics. This journalism is mutilated, it’s a half-way journalism.

It’s no coincidence that Italian women are reading the daily papers less and less:

Corriere della Sera: women who read the daily – 25 percent fewer.

La Repubblica: women who read the daily: 15 percent fewer (source Audipress periodo II/2011).

 

Proposal:

The German women journalists have united in order to obtain at least 30 percent of the positions as chief editor and news editor of the newspapers over the next 5 years.

Let’s do the same, co-ordinating with them.

Gabor Steingart, chief editor of the economic newspaper Handelsblatt, is committed to reserving one executive position out of three for a woman : we invite our executives and editors to follow his example.

(traduzione a cura di Jane Dolman, translator: Jane Dolman)

posted together from:

Giovanna Cosenza

Loredana Lipperini

Manuela Mimosa Ravasio

Lorella Zanardo